Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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[mercoledì, 09 aprile 2008, ore 09:30] [vita, senza parole, awooo]

Oggi avrei potuto, e sinceramente preferito, scrivere a proposito di questo articolo. Mi sarei infiammato, avrei potuto dire cosa penso di chi ancora sta ad ascoltare certi soggetti, avrei potuto lanciarmi in qualche battuta acida sulla collocazione che la Reuters ha dato alla notizia.

Non faro' nulla di tutto questo. L'articolo è linkato per onor di cronaca, ma tutto finisce qui.

Ieri il mio più caro amico ha perso una persona molto importante ed io non posso distogliere il pensiero da quello che immagino essere il suo dolore.

Ci vediamo venerdi', o forse direttamente lunedi'.

Ciao, abbiate cura di voi

M.


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Semiotica sebacea

[martedì, 25 marzo 2008, ore 08:57] [vita, domande]

L'altro giorno mi sono spuntati, contemporaneamente, due brufoli: uno odioso sul mento ed uno fastidiosissimo su una natica.

...mi chiedo se la natura abbia deciso di mandarmi un messaggio celato in tutto questo...


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Life’s what happens while you’re making other plans

[martedì, 18 marzo 2008, ore 15:07] [vita, topten]

Era qualche giorno che avevo in testa l’idea per quella che potrebbe passare alla storia (di questo blog) come la prima top ten interamente seria, e l’invito di ieri ad elencare cinque rimpianti mi ha dato la scossa e la spinta necessaria per produrre la lista delle

 

Dieci cose che non mi sarei mai aspettato dalla vita

 

01- Imparare il francese (lingua che non ho mai sopportato)

02- Sposarmi (davvero, pensavo che nessuna mi si sarebbe preso!)

03- Avere una bambina (e cosi’ bella poi!)

04- Diventare un vespista convinto (ed orgoglioso)

05- Fare lavoro d’ufficio (l’idea di stare cinque giorni a settimana chiuso nello stesso posto mi terrorizzava)

06- Vedere la Juventus in B e l’Inter vincere due scudetti di fila

07- Ritrovarmi ad avere un cane (sempre stato uno da gatti!)

08- Arrivere al punto di chiedermi se valga la pena di andare a votare

09- Sapere che ci sono persone che s’interessano a quello che scrivo

10- Arrivare a (quasi) trentatrè anni senza sapere se sono un cinico o un romantico, un ingenuo od un furbo, egoista o altruista, simpatico o pesante, affidabile o vanesio.

 

La cosa bella è che i primi tre/quattro puntio sono tutti conseguenza del moi aver trovato Lei, e la cosa ancora migliore è che sono felice di ognuno di questi cambiamenti, tanto che se tornassi indietro rifarei tutto…


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Lust

[lunedì, 11 febbraio 2008, ore 15:49] [vita, impressioni lupesche]

Ho resistito per anni. Sicuro di me, convinto delle mie idee e certo di fare la scelta giusta, mi sono guardato bene, per anni, dal cedere.

Ho avuto decine di occasioni, un paio di volte sono anche stato ad un passo dal cedere alla tentazione, ma ho sempre opposto alle lusinghe una ferrea volontà ed una feroce ostinazione a difendere uno stato mentale, uno stile di vita, una convinzione profonda.

Anche quando i mezzi mi stavano abbandonando, ho continuato a credere in quel principio di fedeltà allo scopo che credevo imprescindibile, ed a mia parziale discolpa posso dire di essere rimasto praticamente solo, senza nessuno a condividere questa mia convinzione.

 

Ieri, alla fine, non ho resistito. Abbandonato dallo strumento che per anni mi aveva permesso di vivere serenamente senza ascoltare il canto di quella sirena nonostante la melodia, la voce e la musica mi perseguitassero ovunque andassi, sono caduto in contraddizione con me stesso, ed ho ceduto come l’ultimo degli smidollati.

Ieri mi sono lasciato andare alla lussuria, complice anche la convinzione del fatto che non sarei stato io a pagare.

Quello che mi stupisce di più è che dopo tutti questi anni di autodisciplina e tutti i proclami di purezza che ho gridato al vento in ogni occasione, ci sia voluto cosi’ poco a convincermi. Nel giro di cinque minuti mi stavo già baloccando entusiasta con il nuovo "giocattolo".

 

Ho dimenticato, ho gettato via la semplicità, l’essenzialità, la purezza.

 

 

 

 

 

Ora anch’io ho un cellulare con fotocamera, radio e lettore Mp3.


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Post di resistenza umana

[giovedì, 24 gennaio 2008, ore 17:32] [vita, lupi on the road]

Negli ultimi tre giorni, per ragioni che sarebbe troppo lungo spiegare mi sono trovato a tenere una media di venti ore di veglia al giorno, il che significa andare a dormire alle tre di mattina ed alle sette alzarsi per andare a lavorare. (prima che i più apprensivi si preoccupino, stiamo tutti bene, non ho dovuto vegliare nessuno)

Fino a qualche anno fa quattro ore di sonno, per periodi di tempo limitati, mi astavano e potevo svolgere qualunque attività con lucidità e senza accusare in particolar modo stanchezza o "appannamento" mentale, ma temevo, essendo fuori allenamento (da qualche anno ormai faccio il bravo ragazzo), che mi sarei ritrovato ad arrivare in ufficio con la faccia da zombie e la capacità di ragionamento di un sampietrino.

Ebbene, è con grande orgoglio che ho constatato che, nonostante gli anni passino ed il periodo "no limits" sia ormai un ricordo, ho superato questi tre giorni con una scioltezza inaspettata, stupendo sia me che coloro che incontro quotidianamente e sono al corrente di questi piccolo tour de force. Soltanto oggi, infatti, ho avuto i primi problemi di stanchezza, peraltro fisica più che mentale.

...il problema è che stasera, per concludere in bellezza il test di resistenza, senza aver avuto la possibilità di inanellare una decina di ore di sonno ristoratrici (o meglio restauratrici), ho la partita di calcetto.

Accetto scommesse su come (se) arrivero' alla fine del match.


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Storia di “A”

[lunedì, 14 gennaio 2008, ore 16:52] [vita, amarcord, luna piena]

Durante l’inverno in cui ho lavorato in Spagna mi è capitato di dover sostituire per una decina di giorni, insieme ad un ragazzo italiano, la collega che si occupava del Miniclub.

Nè io nè Gianluca, il mio collega e compatriota, avevamo grande esperienza di gestione di bambini, ma essendo bassa stagione sapevamo che non ne avremmo dovuti gestire più di una decina al massimo, per cui ce la serammo cavata facendo con la proiezione di un cartone animato e (speravamo) lasciando i pargoli liberi di scarrozzare per i gochi del giardino.

Le nostre previsioni si rivelarono esatte, finchè il terzo giorno non arrivo’ “A”.

“A” era un bimbo di quattro o cinque anni, biondissimo e bianchissimo, che trovammo già al miniclub quando arrivammo la mattina.

La procedura non era da manuale, ma siccome non era la prima volta che un genitore più frettoloso degli altri passava cinque minuti in anticipo e non avendo voglia di aspettare piazzava il pargolo nel cortile ad aspettarci, non ci facemmo nemmeno troppo caso.

Non sapendo quale potesse essere la nazionalità del bimbo, ma deducendo che sicuramente non era turco o greco, provammi a salutarlo in inglese e tedesco, ma lui non dava l’impressione di capire.

Nonostante l’aspetto del nostro piccolo e misterioso ospite non fosse esattamente mediterraneo tentammo con lo spagnolo, l’italiano, il francese e, disperati, anche col greco, ovviamente senza successo. Ad ogni frase che gli si rivolgeva, il biondino rispondeva soltanto “A!” variando, secondo i casi, l’intonazione. Per capirci:

 

Io (o Gianluca) - Ciao piccolo!

Lui – A!

I o G – Come ti chiami?

Lui – A.

I o G - Vuoi giocare?

Lui – A...

I o G – Credi che il surriscaldamento del globo porti davvero all’innalzamento del livello dei mari? E se si’, cosa pensi che potremmo fare per contrastare questa tendenza tanto dannosa per l’ecosistema?

Lui – A?

 

Insomma, era chiaro che l’unico modo per comunicare con quel bambino fosse quello di giocarsela a gesti ed intonazioni della voce. Il problema era che ovviamente, non potendo comunicare, il nostro amico “A” (la decisione di chiamarlo cosi’ fu la cosa più naturale del mondo) non riusciva nemmeno a partecipare ai giochi degli altri bambini.

Gianluca ed io ci consultammo e decidemmo che lui si sarebbe occupato del gruppetto di quelli con cui si riusciva bene o male a capirsi mentre io avrei tenuto occupato “A” con giochi per cui la comunicazione verbale fosse limitata al minimo.

A dire la verità ero felice di far compagnia ad “A”, avevo preso a cuore questo bimbo che si trovava in un posto che non conosceva e senza nessuno, nemmeno i suoi coetanei, che spiccicasse una sola parola nella sua lingua.

Misi molto impegno nell’impresa di farlo divertire: giocammo a pallone, ci arrampicammo sulle giostre, disegnammo animali assurdi, riuscimmo persino a divertirci entrambi, perchè “A” era simpatico e sorridente, nonostante la barriera linguistica.

 

La sera la madre si presento’ a prenderlo e scoprimmo che “A” era Finlandese ed era in vacanza con entrambi i genitori, i quali parlavano un ottimo inglese, appena venato da un accento slavo. Incuriositi chiedemmo alla madre il nome del bimbo e venimmo a scoprire che era “Ondro” (chiedo scusa agli eventuali lettori finnici, la trascrizione del nome è ovviamente fonetica) e che si era comunque divertito.

 

Per tutta la settimana io e “A” (confesso che continuammo a chiamarlo cosi’) diventammo inseparabili, e ci divertimmo a giocare; riuscii persino ad insegnargli a ritagliare forme (farfalle, animali, visi e persone) simmetriche da regalare alla madre piegando in due i figli di carta, e con mia grande soddisfazione, dopo un piccolo corso accelerato di italiano “A” prese a salutare sua madre con un sonoro “Ciao Mamma!”, quando lei lo veniva a prendere.

Al momento della partenza della famiglia i genitori di “A” mi dissero che il bambino era un po’ triste perchè si era divertito molto con noi e confesso che la cosa mi fece un enorme piacere.

 

Ora “A” sarà un teen-ager grande e grosso, ma ogni tanto mi scopro achiedermi se sa ancora dire “Ciao Mamma!”.


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Milla

[giovedì, 13 dicembre 2007, ore 11:34] [vita, tra le orecchie del lupo]

Qualcuno, per esempio Lemny (a proposito, scusa per non avere nemmeno risposto alla tua richiesta, ora spiego a te ed agli altri perchè) mi ha chiesto di parlare della nostra splendida lupacchiotta qui sul blog.

In effetti, quando pensavo al rapporto Camilla/Blog durante la di Lei gravidanza e nei primi giorni dopo il 21 Agosto (eh si’, è una leoncina!) pensavo che avrei pubblicato sue foto e riempito il blog di post entusiasti e sdolcinati.

Beh, non ci riesco.

Con questo non voglio dire che non ne abbia motivo, anzi. Milla è una bimba meravigliosa, precoce (e già molto alta!), sempre di buon umore e ben disposta verso il mondo, ed i suoi sorrisi, che elargisce con grande generosità, hanno il potere di illuminare qualunque stanza e di fare scordare ogni stanchezza e malumore.

Il problema è che per quanto praticamente ogni volta che vivo grazie a lei momenti di gioia, divertimento o commozione mi passi per la testa di scrivere un post a proposito, all’atto pratico non ci riesco mai. Non riesco innanzi tutto perchè mi sono riproposto all’inizio di questa mia avventura on-line di non scrivere di nessuno senza prilma avere ottenuto il suo consenso o senza renderlo inidentificabile (entrambe le cose, ne converrete, impossibili da realizzare almeno in questo momento), in secondo luogo, e spero non la prenderete a male, perchè più ci penso e più mi rendo conto che riportare  momenti che passo con la mia famiglia, salvo rare eccezioni, esuli da quello che è lo scopo, la direzione di questo blog.

Chi apre un blog lo fa principalmente per desiderio di comunicare i propri pensieri e le proprie esperienze. Beh, credetemi, anche se non vi riempio di dati ed episodi che la riguardano, sappiate che a questo punto ogni mio pensiero, ogni mia opinione, persino il modo stesso di vedere il mondo, sono influenzati, quando non radicalmente modificati o addirittura generati, dalla presenza di mia figlia.

Per un po’ dovrete accontentarvi di leggere di lei attraverso l’influenza che ha su di me.

Un giorno chissà...


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Middle age vs. Today

[giovedì, 29 novembre 2007, ore 10:36] [vita, awooo, impressioni lupesche]

Ormai è qualche tempo che sostengo che stiamo tornando al Medio evo. Qualcuno mi da ragione, altri mi considerano un pessimista. Siccome sono solito motivare le mie opinioni, ecco un parallelo tra la società medievale e quella attuale, per come le vedo io.

 

Medio evo: il popolo viveva nell’ignoranza più totale, la cultura era in mano a pochi eletti (nobili e clerici)

Oggi: il popolo vive nell’ignoranza, l’informazione è in mano a pochi eletti (politici/lobbisti e clero)

 

Medio evo: la chiesa influenzava pesantemente le decisioni politiche dei governi

Oggi: la chiesa influenza pesantemente le decisioni politiche del governo

 

Medio evo: i nobili godevano di potere e privilegi illimitati sui (e rispetto ai) propri sudditi

Oggi: i politici godono di potere e privilegi pressochè illimitati rispetto ai cittadini

 

Medio evo: i nobili sottostavano a leggi diverse da quelle che regolavano la vita dei propri sudditi

Oggi: in teoria la legge è uguale per tutti, salvo che i "nuovi nobili" godono di impunità quasi totale rispetto ai cittadini

 

Medio evo: la popolazione era divisa in caste: chi nasceva da servi non poteva aspirare a migliorare la propria condizione sociale

Oggi: ufficialmente i cittadini sono tutti uguali, in pratica il potere rimane all’interno di una stretta cerchia di persone e tramandato per diritto di nascita (o di affiliazione)

 

Medio evo: i governanti perseguivano i propri interessi senza tenere conto delle esigenze dei propri sudditi

Oggi: i politici tendono a conservare i propri privilegi trascurando le esigenze dei cittadini

 

Medio evo: la chiesa godeva di privilegi amministrativi e non doveva pagare tributo a nessun governo per le proprietà che deteneva in territorio straniero, riscuoteva anzi decime da chi usufruiva dei suoi possedimenti

Oggi: la chiesa non paga tasse sulle proprietà immobiliari situate sul nostro territorio e percepisce d’ufficio una parte dell’introito fiscale dello stato

 

Medio evo: l’ignoranza e la sottomissione dei sudditi consentiva ai governanti di indicare di volta in volta quale fosse il nemico da combattere, senza fornire spiegazioni sulle ragioni dei conflitti

Oggi: mancanza di senso critico e disiformazione dei cittadini consentono a chi governa di pilotare l’odio della popolazione verso i soggetti per loro al momento più convenienti

 

Medio evo: la maggior parte delle risorse economiche erano in mano a nobili e clero

Oggi: Il novanta per cento delle risorse economiche sono in mano al dieci per cento della popolazione (“nuovi nobili” e clero)

 

Medio evo: il popolino lavorava tutta la vita senza la minima possibilità di migiorare la propria posizione economica e sociale

Oggi: i fortunati che hanno un impiego lavorano tutta la vita senza grandi possibilità di cambiare sensibilmente la propria posizione sociale ed economica

 

...sembro ancora cosi’ pessimista?


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In memoria di una persona. E di un luogo

[lunedì, 08 ottobre 2007, ore 11:35] [vita, tra le orecchie del lupo, quasi originale]

La prima volta che ho sentito una canzone dei Modena City Ramblers era il 1994.

Un pomeriggio, anzichè studiare, stavo guardando senza troppo entusiasmo la televisione e capitai su Videomusic (l’antenata italiana di MTV e di AllMusic). Lasciai le canzoni a fare da sottofondo, utilizzando la televisione al posto della radio, cercando di tornare a concentrarmi sui libri, cosi’ che presto smisi di ascoltare con la parte cosciente di me, impegnata a sviscerare i segreti di un raconto di Nathaniel Hawthorne.

Ad un certo punto, una canzone profondamente diversa dalle altre colpi’ la mia attenzione: per il primo minuto avevo inconsciamente seguito ed apprezzato la melodia di ispirazione folk irlandese (già da allora la mia passione per l’Isola di Smeraldo era radicata e palese) senza fare gran caso al resto, poi mi resi conto che era cantata in italiano, e la stranezza della cosa mi stupi’, cosi’ mi misi ad ascoltare con attenzione: la voce solista era calda, il tin whistle ti trasportava dritto nel cuore di una terra antica e magica, le parole erano una dichiarazione d’amore e di nostalgia come raramente ne ho sentite fare per terre in cui non si è nati.

Mi scrissi il nome del gruppo ed alla prima occasione mi precipitai da Mauro.

Mauro era il proprietario dell’ultimo vero negozio di dischi di Tortona: un buco piazzato in un vicolo che lui, cresciuto e formato a suon di Deep Purple (tanto da dare al negozio il nome di “Il magico Glenn” in omaggio a Glenn Huges) gestiva con un’apertura mentale invidiabile.

Nonostante la grande passione che il mio ormai amico e confidente musicale aveva per il prog metal e per l’hard rock anni ‘70 infatti, “il Magico” era il ritrovo di tutti coloro che non si erano mai rassegnati ad ascoltare solo quello che passava il convento, ma desideravano allargare i propri orizzonti e cercare, ognuno secondo i propri gusti, tra dischi nuovi e “d’epoca” qualcosa che facesse vibrare la propria anima.

In negozio si potevano trovare dischi e cd di blues, soul, rock, punk, folk, cantautori italiani e stranieri, country, e quello che non aveva sul momento, Mauro cercava e trovava sempre.

Quella volta gli chiesi di cercare “Riportando tutto a casa”, e lui, quando lo trovo’ ed io andai a prenderlo, mi chiese di ascoltarlo insieme li’ in negozio come faceva quasi sempre con cio’ che non conosceva. Rimase entusiasta della commistione tra melodie e strumenti tipici irlandesi e la fisarmonica, il folk ed il dialetto modenese, e comincio’ a consigliare a chi sapeva che avrebbe apprezzato l’acquisto del cd, che peraltro era venduto all’onestissimo prezzo di 24mila lire.

Nel frattempo io imparavo a memoria tutte le canzoni di quel cd e mi ripromettevo (mantenendo l’impegno) di seguire assiduamente la carrierra di questo gruppo di vagabondi, che negli anni hanno continuato a viaggiare, a imbastardire il loro stile e soprattutto a credere fermamente nella musica come messaggio di ideali.

Qualche anno fa “Il Magico Glenn” ha cambiato proprietario ed è diventato uno di quei negozi di rarità musicali tutto prezzo e niente sostanza, nel quale sono entrato una sola volta poco dopo il cambio di gestione, e che ho accuratamente evitato e continuo a scansare come la peste. Lo spirito di porto franco della musica in cui il metallaro ed il soul man potevano discutere per ore di bassisti senza comprare nulla anzi, distraendo il proprietario dal servire gli altri clienti, era completamente scomparso. Di quel piccol oparadiso di provincia rimanevano l’insegna ed i muri, ma l’anima se n’era andata con Mauro e con i clienti storici.

L’altro ieri un’altra anima se n’è andata: quella di Luca “Gabibbo” Giacometti, uno dei componenti dei Modena City Ramblers, in cui suonava chitarra, mandolino, banjo e buzouki irlandese.

A lui ed al ricordo di un piccolo negozio di dischi voglio dedicare questo testo:

 

Di tutti i poeti e i pazzi
che abbiamo incontrato per strada
ho tenuto una faccia o un nome
una lacrima o qualche risata
abbiamo bevuto a Galway
fatto tardi nei bar di Lisbona
riscoperto le storie d'Italia
sulle note di qualche canzone.

Abbiamo girato insieme
e ascoltato le voci dei matti
incontrato la gente più strana
e imbarcato compagni di viaggio
qualcuno è rimasto
qualcuno è andato e non s'è più sentito
un giorno anche tu hai deciso
un abbraccio e poi sei partito.

Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo
la strada.

Di
tutti i paesi e le piazze
dove abbiamo fermato il furgone
abbiamo perso un minuto ad ascoltare
un partigiano o qualche ubriacone
le strane storie dei vecchi al bar
e dei bambini col tè del deserto
sono state lezioni di vita
che ho imparato e ancora conservo.

Buon viaggio...

Non sto piangendo sui tempi andati
o sul passato e le solite storie
perché è stupido fare casino
su un ricordo o su qualche canzone
non voltarti ti prego
nessun rimpianto per quello che è stato
che le stelle ti guidino sempre
e la strada ti porti lontano

Buon viaggio...

 

MCR – La Strada (Grande Famiglia)


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BUH!

[lunedì, 01 ottobre 2007, ore 09:50] [vita, impressioni lupesche, un lavoro da lupi]

Eccomi qua, sono tornato!

Un post veloce (mentre Outlook scarica le solite 300 mail) per informarvi che sono di nuovo on line nonostante sia riuscito ad accendere il pc solo dieci minuti fa dopo un ora che ero in ufficio (ormai non mi lasciano nemmeno levare la giacca, mi aspettano fuori dal mio ufficio), che Camilla cresce a vista d'occhio e sta benissimo, che Lei sta bene, che io ho avuto modo in queste due settimane di approfitare al massimo della loro compagnia, di ascoltare insieme alla mia piccolina un sacco di Soul e di Blues (cosa che non riuscivo a fare da eoni), che tra un lavoretto e l'altro ho avuto tempo anche epr riposarmi e rilassarmi.

...ah, fare il papà è faticoso e spaventoso, ma soprattutto è meraviglioso!

A dopo, vado a piangere davanti ad Outlook!

M.


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I dieci motivi per cui sono sparito per un po'

[martedì, 21 agosto 2007, ore 22:51] [vita, luna piena]

01- Abbiamo un trasloco "a puntate" in corso

02- Erano gli ultimi giorni della di Lei gravidanza

03- Lei è stata ricoverata per il parto

04- La lupacchiotta non si decideva a nascere

05- La lupacchiotta ritardava il momento della nascita

06- Aspettavamo la lupacchiotta

07- Eravamo in ospedale ad aspettare la lupacchiotta

08- La lupacchiotta, sebbene pronta, si rifiutava di uscire a vedere il mondo

09- Oggi si è deciso per un cesareo....

10- OGGI E' NATA CAMILLA!!!!!!!!!

Sono un lupo esausto e totalmente sconvolto dalla gioia.

Occhio però, carogne, disonesti, cattivi in generale: il lupo con famiglia diventa ancora più cattivo ed agguerrito!


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Le mie Pigioni

[giovedì, 09 agosto 2007, ore 12:58] [vita, tra le orecchie del lupo, lupi on the road]

Uno dei posti più assurdi in cui io abbia vissuto è stata la stanza che mi fu assegnata quando lavoravo in un hotel/villaggio a Rodi.

Ora, credo che nessuno si aspetti che il personale di un albergo o di un villaggio turistico alloggi in camere allo stesso livello di quelle degli ospiti, ma finchè non si prova a stare dall’altra parte della barricata non si puo’ nemmeno immaginare a quali livelli di abbruttimento si rischia di arrivare.

Per esempio, la camera in questione era in fondo ad un corridoio di servizio brutto, sporco e orribilmente caldo, illuminato da un paio di lampadine appese al soffitto. Non che la scarsa illuminazione mi creasse poi tutti questi problemi, tanto di solito quando rientravo in camera ero talmente lesso che avrei comunque ondeggiato sbattendo da un muro all’altro, pero’ devo ammettere che le due o tre volte che mi è capitato di essere lucido l’ho trovato parecchio deprimente.

La camera misurava circa sei metri quadrati, bagno (cieco) compreso, ed aveva un minuscolo finestrino che affacciava sulla cucina dell’albergo. Ricordo ancora quella volta che una collega per svegliarmi la mattina di un giorno libero dimostro’ di avere una mira eccezionale centrandomi in piena faccia con una patata “presa in prestito” dagli scarti della cucina e lanciata attraverso la finestra, che restava aperta giorno e notte nel vano tentativo di disperdere un pizzico di calore.

Già, perchè quella stanza era un vero e proprio forno: grazie al cielo di giorno non ci stavo, ma anche di notte la temperatura si aggirava intorno ai trentacinque/quaranta gradi.

Prima che qualcuno di voi pensi che sono un millantatore che ingigantisce le cose, vorrei fosse chiaro che la stanza era situata esattamente sotto alla strada asfaltata che passava davanti all’hotel (e che restava a cuocere sotto il sole per l’intera giornata) e sopra alla lavanderia/stireria dell’albergo. La notte (perchè prima di mezzanotte non mi sono mai arrischiato a rientrare) faceva talmente caldo che anche nel sonno sudavo cosi’ copiosamente da svegliarmi in una pozza bagnata e con i capelli che a causa dell’effetto sauna da lisci mi diventavano boccoluti. Non so se avete mai provato a visualizzare una specie di incrocio tra Shirley Temple ed un giocatore di basket con la barba lunga, ma nel (malaugurato) caso in cui doveste riuscirci, ecco, quello ero io. Le cose sono migliorate un po’ (poco, ma tant’è...) a partire dal quarto (su sei) mese della mia permanenza, quando mi sono impadronito di un ventilatore e l’ho lasciato acceso, puntato direttamente verso il letto, giorno e notte per settanta giorni.

Il rumore? No, non mi dava fastidio, anche perchè pochi metri fuori dalla finestra c’era il motore dello scambiatore di calore della cella frigorifera dell’albergo, che per tutta la durata della notte partiva con fragore wagneriano, scoppiettava per dieci minuti e poi si spegnava per una mezz’oretta. Abituato a quelle condizioni acustiche, il rumore (peraltro costante) del ventilatore era diventato per me come lo stormire delle foglie di una quercia solitaria in una mattina di brezza primaverile.

Altra attrattiva della camera, oltre alle scritte più o meno filosofiche fatte da tutti i malcapitati che giunsero e soggiornarono li’ prima del sottoscritto, era una trave di cemento armato posta all’altezza di un metro e novanta che attraversava la stanza longitudinalmente.

Chi non mi conosce direttamente a questo punto si chiederà perchè dare tanta importanza ad un dettaglio del genere, ma chi sa che sono alto due metri forse ha già capito la tragicità della situazione.

Per spiegarmi meglio: la trave era posizionata esattamente due passi più in là del punto dal quale scendevo dal letto, per cui ogni volta che di notte mi svegliavo per andare in bagno (spesso con l’intenzione di buttarmi sotto la doccia e ritornare a dormire bagnato) assonnato ed al buio (l’unico interruttore di corrente era accanto alla porta) sbattevo la testa sul cemento e ricadevo, istantaneamente riaddormentato, sul letto. Dopo qualche minuto la vescica (o il caldo) mi svegliava ancora: mi alzavo, mi massaggiavo la testa misteriosamente dolorante e ripartivo verso il bagno...

Una notte sono arrivato a destinazione soltanto al quinto tentativo, quando ormai la vescica mi stava per scoppiare.


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Signs

[giovedì, 09 agosto 2007, ore 11:59] [vita, lupi on the road]

Già: uno passa del tempo ad inquietare gli amici descrivendo il proprio stato di stress e stanchezza mentale, poi prende il treno per andare a casa e vede il mare agitato dal vento, di un blu cobalto come credevo non potesse esistere in natura, con le creste delle onde a creare bianchi disegni in movimento e gli passa di colpo tutto lo spleen.

...depressione evitata, ma post sprecato!


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Tired

[mercoledì, 08 agosto 2007, ore 17:27] [vita]

Sono stanco.

Non che io sia esaurito fisicamente, anzi: anche se arrivo la sera “cotto” non dipende da un sovraccarico di attività muscolare, nè dal fatto che il caldo (che ho sempre ben sopportato) mi rubi energia.

Il problema è che sono stanco nella testa.

Non sopporto più i casini, i grattacapi, le contrarietà, certi colleghi, le preoccupazioni, le inquietudini, insomma, vivere troppo “liscio” è noioso, ma neanche farsi arrivare una mattonata in faccia (almeno) ogni giorno...

Negli ultimi tempi, e non mi era mai successo prima, nei momenti di stress mi ritrovo a serrare la mandibola con forza, e l’altra settimana mio cognato mi ha fatto notare che la barba mi sta diventando sale e pepe (per ora più pepe, pero’...), ovvero che negli ultimi mesi il numero di peli bianchi (ed intendo proprio candidi) sta aumentando in maniera esponenziale.

Fortunatamente nel giro di un paio di settimane questo periodo di stress allucinante dovrebbe finire (o almeno ridurre drasticamente la propria virulenza), per cui, complici anche le ferie (programmate per poter stare con Lei e la lupacchiotta almeno nei primi giorni), dovrei tornare il solito deficiente di sempre e ricominciare a riempirvi di Top Ten, riflessoni semiserie (soprattutto semi) e deliri vari...

Insomma, godetevi questa quiete finchè dura, ma senza scordarvi che non è facile liberarsi di me!

Ciao a tutti, abbiate cura di voi

M.


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Antipatie

[mercoledì, 25 luglio 2007, ore 14:20] [vita, impressioni lupesche]

Personalmente trovo che la stagione perfetta non esista: ognuna di esse ha i suoi pregi ed i suoi difetti e trovo che l'idea di farle durare soltanto tre mesi (questo prima che il clima impazzisse, spinto dal genere (in)umano) sia una vera e propria genialata.

Per esempio, l'estate mi piace parecchio (anche se non più di ciascuna delle sue tre "sorelle". La cosa che proprio mi risulta antipatica è che mi si scalda la birra a velocità impressionante.


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