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Categorieamarcordawooo banana republic domande giochicateneaffini impressioni lupesche libri luna piena lupi in pantofole lupi on the road lupo sound manuale del piccolo sistemista news of the world ottimismo e fastidio quasi originale sciem trek senza parole soul landscapes topten tra le orecchie del lupo un lavoro da lupi vita Qualcosa sul Lupo"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano TerzaniAmoLei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sportOdioLe idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiareCommentiVecchioHidalgo in Alive 'n' kickin'FrancoG in Alive 'n' kickin' elleeci in Alive 'n' kickin' utente anonimo in Alive 'n' kickin' Aliseys in Alive 'n' kickin' Archiviooggiluglio 2008 aprile 2008 marzo 2008 febbraio 2008 gennaio 2008 dicembre 2007 novembre 2007 ottobre 2007 settembre 2007 agosto 2007 luglio 2007 giugno 2007 maggio 2007 aprile 2007 marzo 2007 febbraio 2007 gennaio 2007 dicembre 2006 novembre 2006 ottobre 2006 settembre 2006 agosto 2006 luglio 2006 giugno 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 novembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 Aggiungimi ai favoritiaggiungimi nei favoriti di splinderaggiungimi ai tuoi favoriti LinksAliseysAmmazzare la portinaia Amnesty International Avevo tempo da investire Beppe Grillo ChiaraParanoica Chinaski CryBoy Demon Kiss El Giramundo elleeci Ephrem Esercizio di buona follia Il Fantasma Il Pirata Metallico Il tempio di Theleme indymedia La Fabbrica Operante La Profe La strega metropolitana le fou jumeau LogorRomins Lupacchiotto MultiDario My Music Radio Capital Shelidon Squitto Stefano Benni Tessy The Gusty Bus Voglio Scendere Wikipedia Zanocom Contatore*loading* refreshCreditslayout: Lylaimages: Il Gemello Pazzo |
Di luoghi comuni e persone speciali[venerdì, 04 aprile 2008, ore 10:56] [impressioni lupesche, un lavoro da lupi] Spulciacchiando qua e là tra blog e siti, qualche tempo fa ho trovato un elenco di caratteristiche attribuite ai lettori, ovvero a quelle persone che (al contrario della media nazionale) leggono più (me molto più) di tre libri l’anno. Premetto che sono convinto che questa lista sia stata compilata da un non lettore, in ogni caso mi sono incuriosito e siccome non tutte le voci corrispondevano a quella che è la mia realtà, ho deciso di estendere il campione, prendendo in esame e cercando di applicare ogni punto anche ad un altro lettore, nella fattispecie mio padre (eh, il DNA non è un’opinione!). Quindi, di seguito l’elenco di caratteristiche dei “forti lettori” con accanto gli esempi relativi a me ed a mio padre. 1) I lettori hanno il comodino zeppo di libri – Io, uno, due al massimo. Gli altri sono sparsi per tutta la casa, in compenso, mai visto un libro sul comodino di mio padre. Quando va a letto lo fa per dormire, non per leggere. 2) I lettori leggono ovunque, anche (a volte soprattutto) in bagno – Ebbene si’, io leggo in treno, in aereo, in auto (solo se non guido), in spiaggia, alla fermata del bus ed anche in bagno. Si sta tranquilli e non si perde tempo a contare le piastrelle della parete di fronte. Mio padre tende a leggere soprattutto sulla sua poltrona preferita e, si’, in bagno. 3) I lettori odiano (o guardano assai di rado) la televisione – Che la TV mi irriti parecchio è vero, ma non posso dire di odiarla. Odio il modo in cui viene fatta soprattuto qui in Italia, per cui seleziono attentamente cio’ che guardo e quando non trovo nulla che non mi convinca, non ho paura di spegnerla. La televisione, a casa dei miei, dev’essere accesa, anche se poi magari non se la fila nessuno. Mio padre è anche abbonato a Sky, ma poi è capace di perdersi in una rivista mentre (in teoria) sta guardando un film. 4) I lettori hanno la testa fra le nuvole – Amen fratello! Che dire, non è la prima volta che lo ammetto sul blog, ed aggiungo che quando sono immerso nella lettura perdo completamente la cognizione del tempo e dello spazio che mi circonda. Mio padre, a parte estraniarsi dal mondo durante la lettura, come capita a me, ha i piedi ben piantati per terra. 5) I lettori attaccano a parlare di libri non appena si presenta l'occasione giusta – Trovo che la letteratura sia un buon argomento di conversazione, ma non mi permetto di imporlo a nessuno. Lui se viene “provocato” risponde, ma non spinge mai per primo. Entrambi troviamo noiosi e supponenti coloro che ostentano le proprie letture con lunghi e pesantissimi discorsi. 6) I lettori accumulano materiale da leggere e non riescono mai a starci dietro – Vero: io per esempio ho l’intera Biblioteca Internazionale di Bordighera tra il materiale da leggere, e non arrivero’ ma a starci dietro. Per mio padre invece il ritardo massimo consentito a causa dell’accumulo delle letture è di un paio di mesi. Nulla rimane in giacenza più a lungo. 7) I lettori sono un po' snob, e si ritengono superiori ai non-lettori – Soltanto nell’ambito della proprietà d’espressione ed a volte dell’apertura mentale. In assoluto valgo tanto quanto chiunque altro, e non me ne scordo mai. Quanto a mio padre, non ho mai avuta quest’impressione. 8) I lettori vengono colti da crisi compulsive nelle vicinanze di una libreria – Si’, e fatico moltissimo a non entrare guardandomi in giro e domandando “dai, quanto volete per tutto?” Lei è arrivata a studiarsi percorsi che non ci portino in zone pericolose. Lui compra quello che vuole leggere e questo è tutto. Raramente si lascia trasportare dall’onda dell’entusiasmo. 9) I lettori sono esterofili – No, non necessariamente, almeno non per partito preso. Al limite si invidia (entrambi) il diverso “peso specifico” della letteratura in alcuni altri paesi. 10) I lettori vorrebbero a loro volta scrivere un romanzo di successo – Non so dire di mio padre, ma per quanto mi riguarda, quello di essere pubblicato (anche senza fare il botto) è uno dei miei sogni. Certo, a patto di non diventare un nuovo Moccia! 11) I lettori hanno almeno un parente stretto che li prende in giro per la loro passione – Nè con me, nè con mio padre nessuno di è mai azzardato. Sarà per via della stazza? 12) I lettori amano fare sfoggio di cultura – Odio l’ostentazione, ed è un principio che ho imparato proprio da mio padre. Ovvio che se sento fare una citazione sbagliata o un ragionamento cretino, soprattutto da qualcuno che sta facendo lo splendido, tendo a non resistere e controbattere, ma non “sfoggio” proprio nulla. 13) I lettori hanno una lista (perlopiù mentale) di libri preferiti, che aggiornano assai di rado – Se è per questo io i miei libri preferiti li rileggo spesso. Quanto ad aggiornare il “gotha”, mi capita sovente (più che altro di aggiungere voci). Lupo senior, per quello che ne so, rispecchia abbastanza fedelmente l’affermazione (guai a separarlo dai suoi Camilleri e Guareschi, per esempio!) 14) I lettori difficilmente cambiano idea su un libro – Balle. Come per ogni espressione artistica, molto dipende dallo stato mentale con cui l’approcciamo la prima volta, per cui cerco di dare sempre una seconda possibilità ai libri che mi hanno convinto poco. A questo proposito non so come la pensi il mio vecchio. 15) I lettori vanno (o andavano) male in matematica, ma prendono (prendevano) buoni voti nelle materie umanistiche – Io sono l’esempio classico che conferma questa tendenza, mio padre è esattamente l’opposto. 16) I lettori hanno gli occhiali, anche se a volte li nascondono – Ecco, io non ci ho mai visto una mazza, e dopo l’operazione porto occhiali da presbite. Mio padre fino ai 55 anni ha avuto 11 decimi... 17) I lettori sono sfigati e/o poco pragmatici – A parte che non vedo il collegamento tra pragmatismo e sfiga (credo si intenda a livello sociale), personalmente ho sempre fatto sport ed avuto un sacco di amici. Lui poi, è anche il pragmatismo in persona. Proposte oscene[venerdì, 30 novembre 2007, ore 16:39] [topten, un lavoro da lupi] La settimana scorsa l’amministratore delegato della ditta ci ha riuniti e ci ha annunciato (cito testualmente) “una splendida iniziativa della direzione, idea che viene direttamente del proprietario”. Ovviamente sentire l’AD annunciare quella che definisce “una splendida iniziativa” senza prendersi un briciolo di merito è una delle cose più allarmanti che possano succedere in un ufficio. Premesso che la proposta era di partecipare a due sabati (domani e la settimana prossima) non pagati e non recuperabili di incontro dalle nove alle diciotto tra dirigenza e suddit... pardon, impiegati in cui i dirigenti illustreranno i loro progetti per la società e gli impiegati potranno fornire suggerimenti. Premesso che ovviamente non si tratta di una iniziativa la cui partecipazione è obbligatoria, ma soltanto vivamente consigliata, e premesso che mi sono chiamato fuori, vi lascio indovinare quale tra queste ragioni ho addotto per giustificare la mia mancata partecipazione: 01- Devo lavarmi i capelli (funziona per le donne, perchè non puo’ funzionare per me? Ho anche i capelli lunghi!) 02- Avro’ la febbre (si’, entrambi i sabati, e si’, lo so in anticipo, è febbre terzana!) 03- Ho scoperto di avere uno zio ricchissimo che sta per morire, devo andare al suo capezzale o non mi lascerà una lira 04- Non posso, al sabato ho il poker settimanale con gli alieni 05- Devo andare a due riunioni di Scientology 06- Mi sono appena convertito all’ebraismo ultra ortodosso, il sabbath è sacro, non posso fare assolutamente nulla 07- Devo testare la mia ultima invenzione: la pozione che rende invisibili. Se funziona (non) ci vediamo là 08- Se vengo finisce a rissa, per cui preferisco starmene a casa 09- Se volete vengo, ma sappiate che sono solito passare il sabato completamente ubriaco. Se vi va bene che canti canzonacce per tutto il tempo... 10- Non puo’ fregarmene di meno, sia perchè appena avro’ l’occasione fuggiro’ da quest’azienda veloce come il vento, sia perchè se non lo ricordate il mio lavoro è l’assistenza tecnica, per cui non vedo cosa puo’ fregarmene delle strategie di mercato dell’azienda; in più se non lo ricordate ho una figlia di tre mesi che durante la settimana vedo praticamente solo dormire e preferisco passare l tempo con lei Ciao a tutti, e buon Week-end (per noi che ce lo godiamo!) M. ThanksgivingIl Lupo approfitta della ricorrenza e ringrazia: - I lavoratori delle ferrovie francesi per essere entrati in sciopero il 13 Novembre e soprattutto per avere ventilato l’ipotesi di protrarre il blocco fino alla metà di Dicembre. - La SNCF per aver deciso che i soli treni del mattino garantiti per Monte Carlo, da Ventimiglia, fossero il 6.44 ed il 9.23, neanche sapessero che io dovrei entrare al lavoro alle 8.30. - L’inverno per essere arrivato portando in dono freddo e forti piogge soltanto in concomitanza con lo sciopero e con la mia decisione di cavarmela andando a lavorare in Vespa. - La pioggia per avermi illuso, stamattina, di essere abbastanza leggera da permettermi di arrivare al Principato Palafitta senza uccidermi e senza rimediare una broncopolmonite. - Il treno che, una volta che sono arrivato all’altezza della stazione fradico e convinto ad abbandonare l’impresa su due ruote, si è presentato con 40 (quaranta) minuti di ritardo in arrivo ed è ripartito solo alle 10.00. - Quel deficiente del mio collega che vedendomi entrare in ritardo mostruoso (10.30 circa) ha avuto il coraggio di chiedermi se mi ero perso. - Il file su cui sto lavorando per essere cosi’ pieno di vaccate da rendere un procedimento espletabile in tre ore una maratona che dura da due giorni (e non ha l’aria di voler finire molto presto). Tassonomia analitica del Capo(ovvero: se gli si taglia la testa, il serpente rischia di vivere meglio.) Il capo è una sciagura. Non mi riferisco ad un capo in particolare, non al mio nè al vostro: intendo proprio dire che ogni Capo è una calamità. Quando parlo di “Capo” non mi riferisco al proprio superiore diretto. Con il vero Capo non si hanno contatti frequenti, il vero Capo non ha, il più delle volte, nemmeno idea di quale sia esattamente quello che fate per lui e sicuramente non ha mai fatto (né sarebbe mai in grado di fare) il vostro lavoro. Il Capo è quell’entità che si presenta al lavoro quando e per quanto vuole, sempre in abiti costosi e perfettamente stirati, è quello che ai nuovi assunti fa sempre un po’ paura, fino a che non si rendono conto anche loro di avere a che fare con un disastro in forma umana. Esistono varie forme di Capo, ma nessuna di esse è anche solo lontanamente utile ai suoi sottoposti. Qui di seguito provero’ ad analizzare alcune delle forme più comuni di Capo, che sono: Il Capo Ignorante (Bossus Imperitus) – Si tratta di un soggetto molto pericoloso ma anche uno dei più gestibili. Non sa neppure lontanamente in cosa consista il lavoro delle persone che gestisce, per cui tende a dare ordini irrealizzabili e s’incazza quando gli si risponde che qualcosa è impossibile. L’unico modo per evitare di subire la sua ira in casi del genere è riempirgli la testa di nozioni tecniche, possibilmente infarcendole di termini che non capisce. Non ammetterà mai di non avere la minima idea di cio’ di cui gli si sta parlando, ed avendo l’accortezza di inserire un paio di “lei m’insegna” o di “come lei certamente sa”, lo si metterà in condizione di dover concordare con l’analisi che gli si sta proponendo. Il Capo Dispotico (Bossus Caligolam) – Capo molto difficile da sopportare, è quello che pretende di avere l’approvazione incondizionata di tutti ad ogni idea, anche la più balzana, che gli passa per la testa, salvo poi scaricare la colpa sul primo che passa in caso la messa in opera dell’idea in questione si riveli un disastro. L’unico modo di sopravvivere ad un Capo del genere (e neanche sempre) è quello di farsi inviare per iscritto ogni ordine e di esternare, ovviamente con educazione e soprattutto remissiva umiltà, le proprie obiezioni nello stesso modo. Data la statisticamente provata inaffidabilità della maggior parte dei colleghi nel ruolo di testimoni, ricordo che attuare il procedimento di cui sopra a voce, anche se in pubblico, non ha lo stesso effetto. Il Capo Indeciso (Bossus Incertus) – Questa particolare tipologia di Capo puo’ essere irritante come poche al mondo, ma generalmente se non ci si lascia scoraggiare dal fatto di gettare ore ed ore di lavoro (ovvero se si è pagati a ore e non a progetto) è anche innocua. Il Capo Indeciso assegna un compito ai propri sottoposti, generalmente fornendo parecchi dettagli su come deve essere il risultato finale, salvo poi decidere di stravolgere tutto non appena il lavoro gli viene presentato o al limite quando è molto prossimo al suo completamento. Ovviamente le modifiche rendono tutto il lavoro fatto fino a quel momento inutile e costringono il povero impiegato a ricominciare daccapo, senza dimenticare che le specifiche potrebbero cambiare ancora, ed ancora, ed ancora... Il Capo Arrogante (Bossus Silvius) – Categoria tra le peggiori che esistano, il Capo Arrogante considera immancabilmente chi lavora sotto la sua direzione come un branco di incapaci totali, gli parla come si parla a dei ritardati mentali e non perde occasione per sottolinearne l’ignoranza, vera o presunta che sia. Poco importa all’Arrogante che i suoi discorsi siano spesso infarciti di sfondoni grammeticali o di orribili ragionamenti totalmente sbagliati, sono sempre e comunque gli altri a sbagliare. L’unico sistema per reggere il confronto con un Capo Arrogante senza spaccargli la testa è cercare di incontrarlo il più raramente possibile e, nelle occasioni in cui non si puo’ fare a meno di averci a che fare, scollegare l’udito dai centri del cervello che regolano l’umore. Il Capo Compagnone (Bossus Familiaris Subdolum) – Il Familiaris Subdolum è quel Capo che obbliga tutti a dargli del tu, che si prodiga in pacche sulla schiena e vince da anni il campionato di barzellette sporche della macchinetta del caffè. Organizza gite, partite di calcio e partecipa (di solito autoinvitandosi) agli aperitivi dei suoi impiegati facendo più casino di tutti ma memorizzando (nei casi più estremi registrando) ogni sillaba che viene pronunciata dai suoi compagni/sottoposti e riutilizzando le informazioni ottenute per avere a disposizione, oltre al potere che gli deriva dalla posizione che occupa, anche quello del ricatto. La frase preferita del Capo Compagnone è “Io sono come voi!”, pronunciata un attimo prima di salire su un’auto da centomila Euro. Il Capo Machiavellico (Bossus Machiavellicus) – Caratteristica precipua del Machiavellico è quella di passare più tempo ad organizzare giochi di potere piuttosto che a fare il suo lavoro. Un Machiavellico non si diverte se non riesce a mettere una contro l’altra almeno due persone al giorno. Il divertimento principale di questa infame categoria di Capo è vedere due o più colleghi che cercano di danneggiarsi reciprocamente, soprattutto se questa guerra viene combattuta per mezzo di colpi bassi e pugnalate alle spalle. Il Machiavellico, per mezzo di allusioni, premi e promozioni dati soltanto a chi ha affondato un collega per ottenerli e voci di corridoio diffuse ad hoc, ottiene di solito che ogni componente della sua squadra odi e tema tutti i suoi colleghi. Se qualcuno gli chiedesse spiegazioni a proposito di questo atteggiamento risponderebbe che “la pressione fa lavorare meglio”, senza tenere conto che la paranoia porta in manicomio. Il Capo Gentile (Bossus Humanus) – Suo malgrado questo Capo è tra i peggiori che possano capitare ad un onesto lavoratore. Questo capo non ordina, chiede. Il problema è che essendo educato e gentile si sente in diritto di chiedere molto e spesso. Un Humanus, forte della sua cortesia, non si sente in colpa a chiedere ai suoi impiegati di prodigarsi in compiti che non gli competono, di lavorare per due (“mi dispiace chiederle una cosa del genere, ma Tizio è malato e la deadline è vicina...”), fermarsi per straordinari non retribuiti e cosi’ via. La grande menzogna che il Capo Gentile racconta a sè stesso è che chiedendo e non ordinando lascia la possibilità ai lavoratori di rifiutargli il favore. Il fatto che nessun impiegato si permetterebbe mai di dare buca al proprio capo che gli chiede un favore prospettandogli un avvenire tragico per l’azienda (o la branca di azienda) in caso lui non glie lo conceda, è puramente secondario. Ovviamente, ma da non dimenticare, il credito di favori degli impiegati nei confronti del proprio Capo Gentile è destinato a non ridursi mai. Il Gentile non ricambia i favori, chiede se per favore puo’ farlo “la prossima volta, oggi c’è un’emergenza...” BUH!Eccomi qua, sono tornato! Un post veloce (mentre Outlook scarica le solite 300 mail) per informarvi che sono di nuovo on line nonostante sia riuscito ad accendere il pc solo dieci minuti fa dopo un ora che ero in ufficio (ormai non mi lasciano nemmeno levare la giacca, mi aspettano fuori dal mio ufficio), che Camilla cresce a vista d'occhio e sta benissimo, che Lei sta bene, che io ho avuto modo in queste due settimane di approfitare al massimo della loro compagnia, di ascoltare insieme alla mia piccolina un sacco di Soul e di Blues (cosa che non riuscivo a fare da eoni), che tra un lavoretto e l'altro ho avuto tempo anche epr riposarmi e rilassarmi. ...ah, fare il papà è faticoso e spaventoso, ma soprattutto è meraviglioso! A dopo, vado a piangere davanti ad Outlook! M. Ode al panino davanti al Pc[giovedì, 13 settembre 2007, ore 13:03] [tra le orecchie del lupo, un lavoro da lupi] O panino davanti al computer mangiato Ultima risorsa dell’IT disperato Le briciole tue pavesan la tastiera E l’acqua t’accompagna, non (ahimè) il Barbera Nonostante l’aspetto un tantino dimesso Io ti son grato perchè mi hai permesso Nel corso degli anni ed in varie occasioni Di guadagnare del tempo e non lasciarci i coglioni (licenza poetica!)
Restando al lavoro per tempi inumani.
Panino mangiato davanti al Pc Non fosse per te io non sarei qui Dovendo finire un lavoro importante Non potrei soddisfare la grafomania esuberante Panino volante, o mio salvatore Ti farei un monumento ma non sono scultore Pero’ tu assai meriti d’essér omaggiato E pensa e ripensa un sistema ho trovato:
Con gran gusto ti mangio pure domani. Ma oggi è solo martedi'?Questa mattina, verso le sei, ero sveglio (beh, più o meno!) e stavo rigirandomi in testa l'ossatura di un bel post: divertente ma con qualche spunto di riflessione più seria, persino con un paio di frasi ad effetto. Poi mi sono riaddormantato, ma sono riuscito a conservare l'idea fino al riusveglio, ed ero proprio felice, perchè non mi succede spesso. Purtroppo appena sveglio ho cominciato a girare come una trottola nel tentativo di portare due divani ed una lavatrice su per due rampe di scale strettie e ripide, poi una volta riuscito nell'impresa (che ha richiesto, tra una cosa e l'altra, tutta la mattinata), sono venuto in ufficio e tra mezzogiorno ed ora ho affrontato un riavvio di server, tre diversi problemi di procedure (e quando delle procedure automatiche vanno fatte girare a mano non è un buon segno), un blocco inspiegabile del server di stampa e una decina di piccoli interventi di ordinaria disperazione. Morale, non ho la più pallida idea di cosa mi passasse per la testa stamattina, ho male alla schiena e il mio stomaco è offesissimo perchè il panino con i wurstel trangugiato davanti al pc all'una gli ha fatto il solletico... ...MAH![mercoledì, 01 agosto 2007, ore 16:03] [awooo, un lavoro da lupi] Sinceramente non so dire se sia per il caldo, per sfiga, o per quale oscura e crudele congiunzione astrale, pero' oggi, nell'ordine, sono saltati: La stampante (intendo LA stampante, ovvero l'unica stampante che abbiamo qui, che ha deciso di continuare a fare il suo lavoro salvo fare un rumore che la fa sembrare sul punto di esplodere da un momento all'altro) Un server (che sta funzionando, ma che da stamattina emette un "bip" ininterrotto, che oltre ad essere fastidiosissimo è anche particolarmente inquietante) Le linee telefoniche (che rispettando la tendenza generale funzionano ma con una qualità della comunicazione talmente bassa da rendere praticamente impossibili le conversazioni) Un computer (la macchina di una delle utenti più simpatiche e meno rompipalle, che (indovina?) funziona, ma fa un rumore orrrendo e si è già riavviata due volte da sola) Capirete che in queste condizioni svolgere il proprio lavoro quotidiano ed ordinario diventa impossibile, soprattutto se a tutto questo aggiungiamo un rimescolamento di posti di lavoro che mi porta a dover trasferire Pc e linee telefoniche da una parte all'altra dei locali. Nulla di particolarmente strano se a questo punto si è verificata l'ennesima esplosione, che ha interessato i miei coglioni! Ciao a tutti, e se siete in ferie non ditemelo! M. Riflessione lampo[lunedì, 16 luglio 2007, ore 10:02] [un lavoro da lupi] Se c'è una controindicazione nel passare un fine settimana tranquillo, rilassante e piacevole, è l'impatto devastante che si subisce tornando al lavoro il lunedi' mattina. Per esempio, oggi ne ho già piene le scatole, e sono soltanto le dieci! De vita incasinata[giovedì, 12 luglio 2007, ore 12:19] [lupi in pantofole, un lavoro da lupi] In questo periodo avrei bisogno di giornate un tantino più lunghe di quelle che la natura ci ha messo a disposizione. Sul lavoro le cose stanno procedendo senza eccessivi scossoni e/o tragedie immani, ma il carico di cose da fare è pesante ed impegnativo. Se a tutto questo aggiungiamo che col caldo il livello di sanità mentale dei miei amatissimi utenti tende a crollare come un castello di carte sotto un uragano, capite bene che arrivo alle cinque e mezza con la testa che mi fa male ed un subbuglio immane nei boxer, tanto mi girano. Per fortuna per andare e tornare dalla stazione da questa settimana posso usare la tanto cercata Vespa “old fashioned” che ho trovato su Ebay qualche tempo fa, e che fino alla settimana scorsa non avevo nemmeno avuto il tempo di assicurare. In effetti girare per questo estremo angolo di Liguria, famoso per avere una sola strada ed un traffico degno di ben altre categorie di città, sgusciando tra le auto incolonnate a cavallo di quello che è già diventato il mio mezzo preferito è un piacere che rende le mie giornate lavorative molto meno pesanti di quanto non fossero quando restavo incastrato nelle code con l’autobus. Sul fronte casa/famiglia poi, tutto sta procedendo speditamente e nel migliore dei modi, anche se l’impegno per portare avanti i vari “fronti” sta mettendo a dura prova la mia e (soprattutto) Insieme ai Suoi genitori, giunti qui per portare il loro sostegno fisico e morale in preparazione dell’imminente trasloco e dell’ormai prossimo parto, ieri è arrivata anche Dana, una dolcissima e un po’ lagnosa cagna undicenne che sta ancora cercando di trovare un compromesso di convivenza con il buon Leopoldo (per smemorati e neofiti, il gatto più bello e carogna del mondo che vive con noi da quasi tutti i suoi due anni di vita), il chè, se da un lato rende le giornate ancora più piene (come se ce ne fosse bisogno), dall’altro aggiunge un altro motivo di divertimento nell’immaginarsi il significato degli sguardi che i due si lancheno quando s’incrociano. In tutta sincerità devo ammettere di essere stupito dal fatto che non sia scoppiata una rissa di dimensioni bibliche nel momento del primo incontro, e le ultime notizie da casa mi dicono che l’atmosfera è già parecchio rilassata. Devo ricordarmi di comprare qualcosa di buono per entrambi, per ringraziarli di non aver trasformato il salotto in un ring. Insomma, tutta ‘sta storia per dirvi che se ogni tanto sparisco per un giorno o due, non è perchè non vi voglio più bene o (ORRORE!) perchè ho perso la voglia di scrivere, ma semplicemente perchè mi mancano il tempo o le energie mentali per gettarvi in pasto una delle mie vaccate quotidiane... Ciao a tutti, and take care of you all! M. senza titolo[venerdì, 29 giugno 2007, ore 16:30] [un lavoro da lupi] ...non è che mi manchi la voglia di scrivere... Il fatto è che in questi giorni il lavoro mi sta schiacciando a tal punto che non ho nemmeno il tempo di organizzare a sufficienza le idee per mettere in piedi un post degno di questo nome. Insomma, buon week end, abbiate cura di voi! M. Arbeit Macht FreiIntitolo questo post con una delle frasi più agghiaccianti che esistano, e non tanto per il significato quanto per il potere evocativo che ha, proprio per permettermi una riflessione su lavoro, libertà e qualità della vita. La frase “il lavoro rende liberi”, oltre ad essere una orrenda e disgustosa presa in giro se scritta all’ingresso di un campo di prigionia, è un nonsense assoluto, soprattutto se rapportata alla società odierna. Partiamo da lontano. Da ragazzini si desidera guadagnare qualche soldo per potersi permettere i propri svaghi e le proprie passioni. Se cio’ che si ottiene da genitori e parenti tutti non è sufficiente, si comincia a pensare che “quando lavorero’ mi comprero’ uno stereo della madonna, la collezione completa del mio fumetto preferito, la moto, faro’ un sacco di viaggi, andro’ al cinema tutte le sere...” ed altre amenità del genere. Finite (o abbandonate) le scuole si comincia a lavorare, o almeno si comincerebbe a farlo se ci si riuscisse: nella maggior parte dei casi ci si ritrova a saltare da un contratto interinale (o da un lavoro in nero) all’altro, guadagnando una miseria e non avendo diritto a ferie ed altri dettagli simili, per cui la “bella vita” deve essere rimandata fino a nuovo ordine. Nel momento in cui si riesce a piazzarsi (sempre che ci si riesca) meglio dal punto di vista lavorativo, scatta un altro meccanismo nelle nostre povere menti già traballanti e minate da anni di spot televisivi e dichiarazioni di “vips”: il desiderio di guadagnare il più possibile, e poi ancora qualcosa in più. Il problema è che per guadagnare sempre di più (cercando di restare almeno a grandi linee nella legalità, ma in fondo anche infischiandosene) bisogna lavorare sempre di più, sempre più a lungo e sempre più duro, con il risultato che (tornando ai desideri espressi da ragazzino) ci si puo’ permettere lo stereo, ma non si ha il tempo di ascoltarlo; la collezione di fumetti viene completata ma non la si leggerà mai perchè è troppo preziosa per essere tenuta in bagno e in altre occasioni viene soppiantata da rapporti di lavoro (più importanti), quotidiani sportivi (meno impegnativi) eccetera; la moto, comprata in un rigurgito di adolescenzialismo compulsivo, viene tirata fuori dal garage soltanto in rari e benedetti fine settimana in cui sussistono condizioni quali bel tempo, qualche ora libera e voglia di farsi una sgasata, il che succede con frequenza talmente bassa da essere paragonabile a quella dei “sei” al superenalotto; i viaggi magari si faranno anche, soprattutto se potranno poi servire per impressionare qualche cliente (o superiore), ma verranno comunque passati col pensiero all’ufficio (cantiere, officina, studio...) o con l’ossessione di divertirsi ad ogni costo per “staccare”, dimenticandosi che proprio l’ozio è il modo migliore per ricaricare le batterie; quanto a cinema e serate con gli amici, beh... chi ha la forza e la voglia di andare in giro a fare notte quando è uscito di casa la mattina alle sei per andare a lavorare ed è tornato solo alle otto di sera? Insomma, il problema di fondo, che poi è la dimostrazione del fatto che la frase del titolo è una immane presa per il culo, almeno in società come la nostra, è che si è ribaltata la scala dei valori, per cui dal lavorare per vivere si è passati al vivere (o meglio, sopravvivere) per lavorare, ovvero: Guadagnare un sacco di soldi per permettersi splendidi appartamenti in cui non si sta che poche ore al giorno, e di solito ridotti talmente in coma da non accorgersi nemmeno se è crollato un muro. Guadagnare sempre di più per comprarsi auto costosissime in cui rimanere chiusi in mezzo al traffico mentre si va e si torna dal posto di lavoro. Fare un monte di ore di straordinario per permettersi ferie in cui si verrà schiavizzati ed allucinati dagli orari dei voli, dagli animatori, dalle guide, ed in cui si sarà convinti a comprare un’intera valigia di cazzate da portare a casa e agli amici. Lavorare come asini per permettersi di andare una volta al mese nel ristorante trendy a mangiare zuppa di insetti striscianto del gabon con salsa di fango vietnamita, salvo poi cenare gli altri 29 giorni del mese con surgelati (mal) riscaldati perchè non si ha nemmeno tempo (e voglia), arrivati a casa, di farsi una carbonara. Correre su e giù per fare due cose contemporaneamente in ufficio per avere il tempo di andare in palestra a fare dell’altra fatica, con la sola differenza che anzichè il capo a gridarti insulti “per incoraggiarti” è il personal trainer. Accettare trasferte massacranti, roba da diciottomila chilometri in due settimane (in auto) per avere un premio produzione che servirà a comprarsi un divano che sarà il gatto a godersi, visto che chi lo paga è in una squallida stanza d’albergo a Baden Baden, in mutande sul letto a guardare una partita di calcio venezualano in televisione (ma satellitare!). A questo punto tradizione vorrebbe che io scrivessi una conclusione, magari ornata da una perla di saggezza che illumini me e coloro che leggeranno questo post e li convinca che a volte accontentarsi è la miglior via per la felicità, ma questa volta temo proprio che la tradizione rimarrà delusa... Ciao a tutti, abbiate cura di voi (e del vostro tempo) M. Habeamus responsabiles informaticus![lunedì, 21 maggio 2007, ore 12:37] [topten, un lavoro da lupi] Oggi è arrivato il nuovo responsabile informatico, ovvero colui che avrà l’ingratissimo compito di sostituire il Gemello Pazzo alla guida del servizio più sfruttato, bistrattato, interrogato, ulcerato, incazzato, ignorato, chiamato (al telefono), depredato (di fondi), incompreso e soprattutto italiano della ditta. Per ora il mio nuovo capo sta facendo il giro degli uffici per conoscere i colleghi ed i loro compiti, ma presto sarà qui nell’ufficio che divideremo almeno fino a che non scapperà urlando o non verrà internato (povero, lui si aspetta un’azienda normale...). Come buon augurio per lui, gesto apotropaico per me e occasione di divertimento (spero) per voi, vi metto a conoscenza delle Dieci frasi meno rassicuranti che il nuovo Resp. Informatico potrebbe dire presentandosi 01- Il mio metodo di lavoro è semplice: cio’ che non funziona bene si formatta! 02- A dire la verità tutta la mia esperienza sul campo l’ho fatta col Sapientino... 03- DHCP, SPAM, IIS, DLL... ma che lingua parli? 04- ...psst... nemmeno tu hai voglia di fare un cazzo? 05- “Tu mi dici quello che devo fare e io lo faccio” 06- Porca vacca! Io ero convinto che il sistema fosse Mac! 07- Привет, мое имя Vassily и Я разговариваю! 08- Io li odio i computer! Preferirei fare lo stalliere, ma i cavalli mi odiano. Credo dipenda dall’odore della mia pelle... 09- Vuoi vedere la mia lettera di referenze? L’ha firmata il signor Spock in persona! 10- Non c’è niente di meglio di una bell pinta di grappa per cominciare la giornata! Ne vuoi un po'? Scuola Lupo ElettraDa oggi, grazie alla collaborazione tra Scuola Lupo Elettra e Ce(Lu)pu, è a disposizione il nuovissimo ed indispensabile Corso di sopravvivenza per utenti di computer, ovvero “Come non farsi ammazzare dai propri colleghi del’ufficio IT”.
Iscriviti subito! I primo mille iscritti potranno ricevere le dispense del corso GRATIS grazie al contributo dell’A.I.E.P.O. (Associazione Informatici Esauriti e Potenzialmente Omicidi).
Il Corso di sopravvivenza per utenti di computer è rivolto espressamente a tutti coloro che lavorano in un ufficio ed hanno l’impressione che i loro colleghi informatici stiano progettando di torturarli e/o ucciderli. Grazie alle nostre dispense, rigorosamente cartacee (nessun CD, nessun DVD, nemmeno audiocassette! Non serve nulla di elettronico per seguire il nostro Corso!) riuscirete ad interrompere quella lunghissima catena di vaccate quotidiane che vi è costata sguardi assassini ed e-mail minatorie da parte del vostro addetto all’assistenza.
Il corso si articola in varie unità cognitive, cosi’ organizzate:
Getting Started (pre-corso propedeutico)
Il tasto ON-OFF: cenni sulla sua localizzazione
Il cavo d’alimentazione: il pc funziona lo stesso senza?
Il lettore CD non è un portabicchieri: esempi ed esercizi pratici
Il mouse, questo sconosciuto: differenze sostanziali tra tasto destro e tasto sinistro
Come rispondere alla domanda: “Che sistema operativo usi?”
Hands-On (livello base)
Clic, doppio clic e tasto destro: differenze di causa ed effetto. Esercizi pratici da fare a casa
Barra degli indirizzi del Browser e barra del motore di ricerca: perchè non funzionano allo stesso modo?
Perchè ai messaggi di Warning di Windows non bisogna rispondere si’ senza leggerli. Esercizi di autocondizionamento
Il tasto Caps Lock e le password: un rapporto difficile. Testimonianze di chi è riuscito ad uscire dal tunnel
Corrispondenze tra le estensioni dei files e i programmi che riescono ad aprirli. Schemi illustrativi
Inviare un’e-mail: le componenti di un indirizzo: perchè è indispensabile scriverle tutte
Getting Smarter (livello avanzato)
Gli allegati alle e-mail: dimensioni e tipologie di quelli consentiti. Perchè non è strano che un allegato di 300MB sia bloccato dal server
Antivirus questi sconosciuti: perchè aggiornarli vale quanto e più di installarli
Messaggi d’errore: vero o falso che annotarli e riferirli all’IT abbrevia i tempi di soluzione dei problemi?
Nominare un file: esercizi per ricordare che “meno di 255 caratteri è bello”
Principali differenze tra un disco di rete ed un disco locale: quando e come si raggiungono, quale uso farne
Liste di distribuzione: perchè gli It perdono tempo a crearne e poi gli utenti selezionano a mano mille indirizzi (dimenticandosi sempre qualcuno)?
Chiarezza = salvezza: perchè “Non va” non è una risposta valida alla domanda “Qual è il problema?”
Esame finale su quanto appreso nelle unità cognitive
Master in sopravvivenza da IT (livello facoltativo ma caldamente consigliato)
Prendersi le proprie responsabilità: l’inutilità dell’affermazione “Io non ho toccato niente!”
Prendere appunti quando l’IT spiega qualcosa: testimonianze di utenti picchiati selvaggiamente per aver posto la stessa domanda 20 volte in 15 giorni
Riconoscere le priorità: perchè la mail con la barzelletta che non parte è un problema minore della cartella condivisa che non si trova più
Sport estremi: quali sono i rischi di ignorare il cartello “Vietato l’ingresso” ed entrare in sala server mentre l’IT sta bestemmiando in serbocroato per chiedere aiuto a compilare un foglio di Excel
Farewell Bro'!Oggi è l'ultimo giorno in questa ditta per mi Hermano Querido. Da domani lui sarà libero, dopo anni in cui ha dato molto più di quanto non fosse umanamente auspicabile. Se sto lavorando qui è solo ed esclusivamente per merito suo, ed un questo anno è stato molto più e molto meglio di un collega, un capo, un amico. Mi ha aiutato, difeso, incoraggiato e sostenuto. Mi ha insegnato moltissimo ed in cambio non ha mai chiesto nulla. Insomma, ha trasposto in ambito professionale l'atteggiamento che ha sempre avuto, nei miei confronti, ogni giorno della nostra decennale amicizia. So che continueremo ad essere fratelli, che forse d'ora in poi ci vedremo ancora più (e meglio) di quanto non facciamo ora, ma un pizzico di magone ce l'ho lo stesso. Sarà difficile, per quanto io tenti, riuscire a fargli capire quanto ha contato, conta e conterà per me avere avuto la possibilità di lavorare con lui, mio fratello, ed in generale quanto sia stato importante per me trovare e conservare un'amicizia come la nostra, per cui voglio cominciare a provarci augurandogli di trovare soltanto il meglio, una volta che sarà fuori di qui:
Di tutti i poeti e i pazzi che abbiamo incontrato per strada ho tenuto una faccia o un nome una lacrima o qualche risata abbiamo bevuto a Galway fatto tardi nei bar di Lisbona riscoperto le storie d'Italia sulle note di qualche canzone. Abbiamo girato insieme e ascoltato le voci dei matti incontrato la gente più strana e imbarcato compagni di viaggio qualcuno è rimasto qualcuno è andato e non s'è più sentito un giorno anche tu hai deciso un abbraccio e poi sei partito. Buon viaggio hermano querido e buon cammino ovunque tu vada forse un giorno potremo incontrarci di nuovo lungo la strada. Di tutti i paesi e le piazze dove abbiamo fermato il furgone abbiamo perso un minuto ad ascoltare un partigiano o qualche ubriacone le strane storie dei vecchi al bar e dei bambini col tè del deserto sono state lezioni di vita che ho imparato e ancora conservo. Buon viaggio hermano querido e buon cammino ovunque tu vada forse un giorno potremo incontrarci di nuovo lungo la strada. Non sto piangendo sui tempi andati o sul passato e le solite storie perché è stupido fare casino su un ricordo o su qualche canzone non voltarti ti prego nessun rimpianto per quello che è stato che le stelle ti guidino sempre e la strada ti porti lontano Buon viaggio hermano querido e buon cammino ovunque tu vada forse un giorno potremo incontrarci di nuovo lungo la strada.
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