Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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De disputatio

[venerdì, 22 febbraio 2008, ore 14:48] [tra le orecchie del lupo, banana republic]

Non è che io lo faccia apposta, ma proprio non riesco, quando sento parlare un sostenitore di colui che ancora oggi molti si ostinano a chiamare Presidente (e di cosa, del Milan?), a stare ad ascoltare senza incazzarmi.

Non è che io mi diverta a rifiutare il dialogo, anzi: chi mi conosce sa che discorsi, chiacchiere e discussioni, qualunque sia l’argomento, sono il mio pane. Il problema è che quando mi confronto (perchè è a questo che dovrebbe servire parlare, no?) con qualcuno cerco di ascoltarlo e di capire lui (lei) e le sue ragioni, per quanto le idee che esprime possano essere diverse dalla mia sensibilità.

Quello che mi fa salire pericolosamente i llivello di adrenalina è rendermi conto che chi ho di fronte non ha la minima intenzione di fare lo stesso sforzo nei miei confronti.

Voglio dire, per esempio: personalmente sono convinto che la masima espressione della pallacanestro fosse Magic Johnson (intelligenza, fantasia, altruismo, tecnica e gioia di giocare), ma se la persona con cui parlo vive nel mito di Jordan (tecnica, fisico, atletismo, serietà e “cattiveria”) non lo aggredisco, non lo interrompo all’inizio di ogni frase urlando “Menti sapendo di mentire!”, non mi metto a snoccilare statistiche citate (convenientemente) a memoria, non traduco secondo i miei bisogni i titoli delle pagine sportive americane, e amenità simili.

Mi piace molto parlare di società, di politica, di cultura, di etica e persino di religione con ogni tipo di persona, anche e soprattutto se vede le cose in modo diverso dal mio, ma se mi rendo conto che per fanatismo, per tornaconto personale, o semplicemente per chiusura mentale la controparte non prova nemmeno ad ascoltare le mie ragioni, lo ammetto, m’incazzo come un (indovinate?) lupo.

 

Poi mia moglie si spaventa se guardando Ballaro’ o Annozero (Porta a Porta nemmeno lo considero in palinsesto) comincio a bestemmiare verso la Tv e a dare in escandescanze finchè non la prego di cambiare canale, che c’è quel bel documentario sui rituali di corteggiamento del grillotalpa e non voglio perderlo.


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Monito del cantastorie

[mercoledì, 13 febbraio 2008, ore 10:53] [libri, tra le orecchie del lupo, quasi originale]

One describes a tale best by telling the tale. You see? The way one describes a story, to oneself or to the world, is by telling the story. It is a balancing act and it is a dream. The more accurate the map, the more it rensembles the territory. The most accurate map possible would be the territory, and this would be perfectly accurate and perfectly useless.

The tale is the map which is the territory.

You must remember this.

 

Il miglior modo per descrivere una storia è raccontarla. Capite? Il modo in cui una persona descrive una storia, a sé stesso o al mondo, è raccontandola. E’ un atto di equilibrio ed un sogno.

Più accurata è la mappa, più rispecchia il territorio. La più precisa mappa possibile sarebbe il territorio stesso, e questo sarebbe perfettamente accurato e perfettamente inutile.

La storia è la mappa, che è il territorio.

Non bisogna dimenticarlo.

 

Neil Gaiman, American Gods.

Titolo e traduzione del brano a cura del Lupo.


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Insofferenza

[mercoledì, 30 gennaio 2008, ore 11:04] [tra le orecchie del lupo, banana republic]

Non ce la faccio più. Ieri ho tentato di seguire la puntata di Ballaro’. Dopo mezz’ora ho lasciato che i milioni di parole che provenivano dalla televisione mi scivolassero addosso mentre giocavo con la mia piccola gioia dagli occhi (ancora) grigi.

Non sopporto più questo gioco al massacro, non riesco più ad ascoltare gente che passa le proprie giornate a sparare sentenze che il giorno dopo negherà di aver mai pronunciato, a fare cose che non ammetterà mai di aver compiuto.

Mi incazzo solamente quando penso che la priorità dei componenti della nostra sciagurata classe politica (salvo forse qualche rarissima ed ininfluente eccezione) è quella di conservare e gestire il proprio potere, sia esso quello di ricattare il governo in corso o quello esercitato sulla vita della popolazione tramite influenze più o meno oneste ed accettabili in ambito legislativo o ammnistrativo.

 

Mi piacerebbe vivere in un luogo che non esiste, un posto in cui ogni cinque anni si eleggono i propri rappresentanti in base a cio’ che dichiarano (e sono tenuti a cercare di) fare, indipendentemente da alleanze, patti col diavolo e comporomessi più o meno storici ed accettabili.

Mi piacerebbe che ogni partito annunciasse il proprio programma e che una volta formato il parlamento questo restasse in carica comunque per cinque anni, magari con un voto di conferma a metà legislatura. In questo modo, nel mio mondo ideale, ogni corrente di pensiero sarebbe libera di votare secondo il proprio programma per mettere in pratica i provvedimenti proposti ora da uno ora dall’altro partito, senza che a nessuno venga imposto di avallare idee o fatti che non condivide per evitare che il governo cada.

In questo modo, nel moi paese dei sogni, il risultato del lavoro del parlamento sarebbe davvero specchio delle opinioni del popolo che ha votato ed eletto i propri rappresentanti.

 

Il problema è che il mio Paese ideale è abitato da cittadini pensanti e parlamentari responsabili, intellettualmente onesti e realmente interessati al bene comune.

 

Se pensate che la mia sia un’idea semplicistica, lo so già. Se pensate che sia utopistica, lo so già. Evitate di insultarmi per la mia ingenuità, lo faccio già da solo ogni volta che mi scopro ad incazzarmi a morte davanti ad una trasmissione o ad un articolo che parla di politica.


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Pubblicità regresso - Diventa un politico

[martedì, 18 dicembre 2007, ore 12:05] [tra le orecchie del lupo, quasi originale, awooo]

Natale sta per arrivare: lo si intuisce dalla comparsa di centinaia di Babbi Natale in miniatura impiccati alle finestre e dalla scomparsa di centinaia di Euro dai portafogli.

L’approssimarsi della festività più dispendiosa dell’anno sottolinea (come se ce ne fosse bisogno) lo stato disastroso di buona parte della popolazione italana, sotto una miriade di punti di vista.

Poco considerati, male informati, strumentalizzati, sottopagati, spremuti e beffati navighiamo come paperelle di gomma al largo del Capo di Buona Speranza, in balia della corrente (politica), sballottati dalle onde (elettromagnetiche), assaliti dagli squali (umani), i più sfortunati hanno anche stormi di gabbiani che gli cagano in testa.

 

Cosa possiamo fare noi appartenenti a quella categoria che pur non essendo ancora arrivata alla soglia della povertà, è già sul pianerottolo a cercare il campanello? Quale escamotage possiamo inventarci per sollevare un pochino la testa? Si’, perchè il problema non è tanto stare nella merda fino al collo, chè ormai siamo abituati, il problema viene quando qualche bastardo si tuffa a bomba e fa l’onda...

 

Pensa e ripensa, e poi con la gentile imbeccata di Avevo, sono arrivato a figurarmi una soluzione alle nostre pene di ceto mediobasso tendente ai pigreco mezzi: diventiamo tutti politici!

Se riusciremo a diventare tutti esponenti politici, non importa a che livello e non importa di quale schieramento, potremo finalmente godere dei privilegi, delle spintarelle, delle amicizie importanti, delle regole non scritte che li vedono sempre protagonisti e beneficiari!

A questo punto della mia riflessione, due obiezioni mi hanno dato da riflettere:

-se tutti diventassimo politici, chi potremmo sfruttare?

-come possiamo diventare politici?

 

Altro pensa e ripensa (penso molto in fretta!) e sono arrivato a trovare le risposte a queste importantissime domande:

-innanzi tutto non ho detto che tutti dobbiamo (possiamo) diventare politici. Io parlavo della classe mediobassa, di coloro che visti dal Darfur vivono come re ma che osservati da un paese di quelli che ci ostiniamo a considerare nostro pari (Francia, Olanda, Spagna ecc.) risultano essere provetti acrobati, specializzati nell’equilibrismo socio-finanziario.

In secondo luogo, forza, non fate i moralisti senza fantasia, si trova sempre qualcuno da opprimere...

-in effetti diventare politici non è poi semplice come sembra: indispensabile è avere talento nell’arte del ruffianaggio, faccia di bronzo e coscienza ipotrofica, ma soprattutto uno dei più grandi scogli da superare è riuscire a parlare per ore senza dire assolutamente nulla.

Bene, almeno questa caratteristica non è più un problema: grazie a questo prezioso specchietto, segnalato appunto da Avevo, ora tutti possiamo dare aria alla bocca senza che le nostre affermazioni possano nuocerci in alcun modo, e proprio perchè saranno talmente insensate da poter essere rivoltate secondo l’occasione!

Personalmente consiglio, per meglio utilizzare questo prezioso strumento, di adottare la tecnica dei dadi (i dadi a dieci facce sono diventati comuni dopo l’avvento dei giochi di ruolo).

Per esempio, sono su un palco, o meglio ospite di Vespa e devo parlare di sviluppo economico (ma anche di immigrazione, di sicurezza sul lavoro o di qualunque altro argomento). Ovviamente non ho la più pallida idea di come risolvere il problema, allora cosa faccio? Ricorro al Prontuario Di Frasi A Tutti Gli Usi Per Riempire Di Vuoto Il Nulla e cosi’ mi esprimo:

L’approccio programmatico presuppone un corretto rapporto fra struttura e sovrastrutture nel primario interesse della popolazione non sottacendo ma anzi puntualizzando a monte e a valle della situazione contingente l’appianamento di discrepanze e di discrasie esistenti”.

Cosa ho detto? Nulla, ma sfido chiunque a dimostrarlo!

La cosa migliore del Prontuario è che è ampliabile e modificabile mano a mano che l’esperienza lo renda necessario e l’occasione lo richieda.


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Milla

[giovedì, 13 dicembre 2007, ore 11:34] [vita, tra le orecchie del lupo]

Qualcuno, per esempio Lemny (a proposito, scusa per non avere nemmeno risposto alla tua richiesta, ora spiego a te ed agli altri perchè) mi ha chiesto di parlare della nostra splendida lupacchiotta qui sul blog.

In effetti, quando pensavo al rapporto Camilla/Blog durante la di Lei gravidanza e nei primi giorni dopo il 21 Agosto (eh si’, è una leoncina!) pensavo che avrei pubblicato sue foto e riempito il blog di post entusiasti e sdolcinati.

Beh, non ci riesco.

Con questo non voglio dire che non ne abbia motivo, anzi. Milla è una bimba meravigliosa, precoce (e già molto alta!), sempre di buon umore e ben disposta verso il mondo, ed i suoi sorrisi, che elargisce con grande generosità, hanno il potere di illuminare qualunque stanza e di fare scordare ogni stanchezza e malumore.

Il problema è che per quanto praticamente ogni volta che vivo grazie a lei momenti di gioia, divertimento o commozione mi passi per la testa di scrivere un post a proposito, all’atto pratico non ci riesco mai. Non riesco innanzi tutto perchè mi sono riproposto all’inizio di questa mia avventura on-line di non scrivere di nessuno senza prilma avere ottenuto il suo consenso o senza renderlo inidentificabile (entrambe le cose, ne converrete, impossibili da realizzare almeno in questo momento), in secondo luogo, e spero non la prenderete a male, perchè più ci penso e più mi rendo conto che riportare  momenti che passo con la mia famiglia, salvo rare eccezioni, esuli da quello che è lo scopo, la direzione di questo blog.

Chi apre un blog lo fa principalmente per desiderio di comunicare i propri pensieri e le proprie esperienze. Beh, credetemi, anche se non vi riempio di dati ed episodi che la riguardano, sappiate che a questo punto ogni mio pensiero, ogni mia opinione, persino il modo stesso di vedere il mondo, sono influenzati, quando non radicalmente modificati o addirittura generati, dalla presenza di mia figlia.

Per un po’ dovrete accontentarvi di leggere di lei attraverso l’influenza che ha su di me.

Un giorno chissà...


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Dumb man blues

[martedì, 11 dicembre 2007, ore 11:16] [tra le orecchie del lupo]

Lo scemo dice che non ti crede

Perchè lui ‘sta cosa non l’ha mai sentita

Pero’ poi il giornale che compra e che legge

Ha le pagine rosa.

Lo scemo è convinto di cose che non sa

Odia gente che nemmeno conosce.

 

Lo scemo ti squadra, lo scemo sa già

Quello che pensi, l’ha detto un sondaggio in TV.

E’ sicuro di tutto, ma si chiede perchè

Tu non t’accontenti di quello che c’è

Lo scemo non pensa, ricicla concetti

idee, parole, racconti e soggetti

 

Lo scemo borbotta, pensando che in fondo

Anche se il mondo sta andando a puttane

Lavora e sta zitto, e merita un premio

Esser famoso, anche solo per un giorno

Non importa perchè, nè bene nè male

Un quiz, una strage, tutto fa brodo

 

Lo scemo ti squadra, lo scemo sa già

Quello che pensi, l’ha detto un sondaggio in TV.

E’ sicuro di tutto, ma si chiede perchè

Tu non t’accontenti di quello che c’è

Lo scemo non pensa, ricicla concetti

idee, parole, racconti e soggetti

 

Sa di essere un duro, un furbo ed un ViP

Col jeans arancione e il pullover in spalla

La faccia abbronzata, l’occhiale sportivo

In vacanza in Africa, sei metri in cammello

Senza mai mettere il naso fuori dal villaggio

E a casa cambiali, che è colpa dell’Euro

 

Lo scemo ti squadra, lo scemo sa già...


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Il calcio che piace a me

[martedì, 13 novembre 2007, ore 10:54] [amarcord, tra le orecchie del lupo]

Mi piace guardare i bambini che giocano nei campetti con i palloni mezzi sgonfi, in particolare mi divertono quelli che mentre giocano si fanno la telecronaca da soli.

Mi piace giocare le partitelle tra amici, quelle con la birra o la pizza in palio, o semplicemente quelle in cui lo scopo è fare due corse e divertirsi un po’.

I campi da pallone mi affascinano, soprattutto quelli con le porte senza rete, quelli che quando ci giochi, non importa se il tiro è finito dentro o fuori, ci sono comunque centinaia di metri da fare per recuperare il pallone.

Adoro giocare nei posti più impensati: greti di torrenti ghiaiosi, parcheggi asfaltati (possibilmente la notte, fuori dai pub e con scarpe calcisticamente improponibili) e giardinetti pubblici, vado in visibilio quando ci si comincia ad esaltare e si provano i “numeri”, soprattutto quando il risultato è che il pallone finisce su un albero, sotto ad una macchina o in altri luoghi ameni e difficilmente raggiungibili.

Mi diverto da morire a giocare con i compagni e gli avversari più impensati come amici negati e ragazze volenterose, cinquantenni scanzonati e trentenni alticci.

 

...mi mancano il Tango e persino un po’ il Super Tele.


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No, no e poi NO!

[venerdì, 09 novembre 2007, ore 11:17] [tra le orecchie del lupo, awooo]

Allora, non hanno voluto nemmeno pensare al conflitto d'interessi (metti che un giorno si comprano un paio di TV o qualche giornale...); non hanno neanche ancora pensato a modificare la legge 30 (nonostante i richiami della Comunità Europea); non si sono voluti dimezzare lo stipendio (eccerto, con tutto quello che spendono di coca, puttane eccetera...); non vogliono diminuire di numero (per forza, spacciatori e bordelli fanno lo sconto comitive, se diminuiscono di numero gli saltano i gruppi d'acquisto...); non hanno voluto far pagare l'ICI agli immobili adibiti ad uso commerciale della chiesa e non hanno voluto togliere l'ICI sulla prima casa.

In compenso, per il rotto della cuffia, hanno deciso che per cinque anni non ci sarà l'adeguamento automatico delle loro "indennità" (chissà, potrebbe essere un pretesto per aumentarle "a mano" più spesso di quanto non succedesse in automatico...)

Ora, datemi del qualunquista, oppure dite che questa è antipolitica (tanto ormai è quasi un complimento), pero' più sento cose come questa più mi viene voglia di prendere Lei e la piccola e partire alla ricerca di un Paese veramente civile, in cui chi sta al governo almeno provi a fare il bene della nazione e della sua popolazione.


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Ideologie e buon senso

[giovedì, 18 ottobre 2007, ore 14:35] [tra le orecchie del lupo, ottimismo e fastidio]

Oggi ho passato tutta l'ora di pausa (a dire il vero anche qualche minuito in più) a parlare con un imprenditore destrorso.

Abbiamo parlato di economia (spicciola, la macroeconomia ormai è al di fuori della portata di praticamente chiunque), di sociologia, di costo del lavoro, di strategie di conduzione delle imprese e della china terrificante che ha preso il nostro Paese (e non solo). Abbiamo confrontato i nostri punti di vista, fondamentalmente opposti, ed abbiamo fatto ciascuno le proprie considerazioni ed ipotesi cercando, per quanto possibile, di essere obiettivi.

Alla fine mi sono alzato dal tavolino del bar più incazzato di prima per due motivi: il primo è stato rendersi conto che la situazione è ancora più spaventosa di quanto non possa sembrare, il secondo è stato realizzare che per quanto diverse per formazione, ideologie, stato (economico e sociale) attuale e condizioni economiche, due persone che ragionano se messe di fronte allo stesso problema e se hanno voglia di impiegare la propria razionalità e la propria obiettività, arrivano se non alle stesse, a conclusioni molto poco distanti l'una dall'altra, ovvero a pochissimi passi dal compromesso che la nostra classe (casta) dirigente (sia a livello politico che economico) dicono di cercare senza trovarlo da secoli.

La prossima volta vado a mangiare da un'altra parte.


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Tassonomia analitica del Capo

[martedì, 09 ottobre 2007, ore 11:32] [tra le orecchie del lupo, topten, un lavoro da lupi]

(ovvero: se gli si taglia la testa, il serpente rischia di vivere meglio.)

 

Il capo è una sciagura. Non mi riferisco ad un capo in particolare, non al mio nè al vostro: intendo proprio dire che ogni Capo è una calamità. Quando parlo di “Capo” non mi riferisco al proprio superiore diretto. Con il vero Capo non si hanno contatti frequenti, il vero Capo non ha, il più delle volte, nemmeno idea di quale sia esattamente quello che fate per lui e sicuramente non ha mai fatto (né sarebbe mai in grado di fare) il vostro lavoro.

Il Capo è quell’entità che si presenta al lavoro quando e per quanto vuole, sempre in abiti costosi e perfettamente stirati, è quello che ai nuovi assunti fa sempre un po’ paura, fino a che non si rendono conto anche loro di avere a che fare con un disastro in forma umana.

Esistono varie forme di Capo, ma nessuna di esse è anche solo lontanamente utile ai suoi sottoposti. Qui di seguito provero’ ad analizzare alcune delle forme più comuni di Capo, che sono:

 

Il Capo Ignorante (Bossus Imperitus) – Si tratta di un soggetto molto pericoloso ma anche uno dei più gestibili. Non sa neppure lontanamente in cosa consista il lavoro delle persone che gestisce, per cui tende a dare ordini irrealizzabili e s’incazza quando gli si risponde che qualcosa è impossibile. L’unico modo per evitare di subire la sua ira in casi del genere è riempirgli la testa di nozioni tecniche, possibilmente infarcendole di termini che non capisce. Non ammetterà mai di non avere la minima idea di cio’ di cui gli si sta parlando, ed avendo l’accortezza di inserire un paio di “lei m’insegna” o di “come lei certamente sa”, lo si metterà in condizione di dover concordare con l’analisi che gli si sta proponendo.

 

Il Capo Dispotico (Bossus Caligolam) – Capo molto difficile da sopportare, è quello che pretende di avere l’approvazione incondizionata di tutti ad ogni idea, anche la più balzana, che gli passa per la testa, salvo poi scaricare la colpa sul primo che passa in caso la messa in opera dell’idea in questione si riveli un disastro. L’unico modo di sopravvivere ad un Capo del genere (e neanche sempre) è quello di farsi inviare per iscritto ogni ordine e di esternare, ovviamente con educazione e soprattutto remissiva umiltà, le proprie obiezioni nello stesso modo. Data la statisticamente provata inaffidabilità della maggior parte dei colleghi nel ruolo di testimoni, ricordo che attuare il procedimento di cui sopra a voce, anche se in pubblico, non ha lo stesso effetto.

 

Il Capo Indeciso (Bossus Incertus) – Questa particolare tipologia di Capo puo’ essere irritante come poche al mondo, ma generalmente se non ci si lascia scoraggiare dal fatto di gettare ore ed ore di lavoro (ovvero se si è pagati a ore e non a progetto) è anche innocua. Il Capo Indeciso assegna un compito ai propri sottoposti, generalmente fornendo parecchi dettagli su come deve essere il risultato finale, salvo poi decidere di stravolgere tutto non appena il lavoro gli viene presentato o al limite quando è molto prossimo al suo completamento. Ovviamente le modifiche rendono tutto il lavoro fatto fino a quel momento inutile e costringono il povero impiegato a ricominciare daccapo, senza dimenticare che le specifiche potrebbero cambiare ancora, ed ancora, ed ancora...

 

Il Capo Arrogante (Bossus Silvius) – Categoria tra le peggiori che esistano, il Capo Arrogante considera immancabilmente chi lavora sotto la sua direzione come un branco di incapaci totali, gli parla come si parla a dei ritardati mentali e non perde occasione per sottolinearne l’ignoranza, vera o presunta che sia. Poco importa all’Arrogante che i suoi discorsi siano spesso infarciti di sfondoni grammeticali o di orribili ragionamenti totalmente sbagliati, sono sempre e comunque gli altri a sbagliare. L’unico sistema per reggere il confronto con un Capo Arrogante senza spaccargli la testa è cercare di incontrarlo il più raramente possibile e, nelle occasioni in cui non si puo’ fare a meno di averci a che fare, scollegare l’udito dai centri del cervello che regolano l’umore.

 

Il Capo Compagnone (Bossus Familiaris Subdolum) – Il Familiaris Subdolum è quel Capo che obbliga tutti a dargli del tu, che si prodiga in pacche sulla schiena e vince da anni il campionato di barzellette sporche della macchinetta del caffè. Organizza gite, partite di calcio e partecipa (di solito autoinvitandosi) agli aperitivi dei suoi impiegati facendo più casino di tutti ma memorizzando (nei casi più estremi registrando) ogni sillaba che viene pronunciata dai suoi compagni/sottoposti e riutilizzando le informazioni ottenute per avere a disposizione, oltre al potere che gli deriva dalla posizione che occupa, anche quello del ricatto. La frase preferita del Capo Compagnone è “Io sono come voi!”, pronunciata un attimo prima di salire su un’auto da centomila Euro.

 

Il Capo Machiavellico (Bossus Machiavellicus) – Caratteristica precipua del Machiavellico è quella di passare più tempo ad organizzare giochi di potere piuttosto che a fare il suo lavoro. Un Machiavellico non si diverte se non riesce a mettere una contro l’altra almeno due persone al giorno. Il divertimento principale di questa infame categoria di Capo è vedere due o più colleghi che cercano di danneggiarsi reciprocamente, soprattutto se questa guerra viene combattuta per mezzo di colpi bassi e pugnalate alle spalle. Il Machiavellico, per mezzo di allusioni, premi e promozioni dati soltanto a chi ha affondato un collega per ottenerli e voci di corridoio diffuse ad hoc, ottiene di solito che ogni componente della sua squadra odi e tema tutti i suoi colleghi. Se qualcuno gli chiedesse spiegazioni a proposito di questo atteggiamento risponderebbe che “la pressione fa lavorare meglio”, senza tenere conto che la paranoia porta in manicomio.

 

Il Capo Gentile (Bossus Humanus) – Suo malgrado questo Capo è tra i peggiori che possano capitare ad un onesto lavoratore. Questo capo non ordina, chiede. Il problema è che essendo educato e gentile si sente in diritto di chiedere molto e spesso. Un Humanus, forte della sua cortesia, non si sente in colpa a chiedere ai suoi impiegati di prodigarsi in compiti che non gli competono, di lavorare per due (“mi dispiace chiederle una cosa del genere, ma Tizio è malato e la deadline è vicina...”), fermarsi per straordinari non retribuiti e cosi’ via. La grande menzogna che il Capo Gentile racconta a sè stesso è che chiedendo e non ordinando lascia la possibilità ai lavoratori di rifiutargli il favore. Il fatto che nessun impiegato si permetterebbe mai di dare buca al proprio capo che gli chiede un favore prospettandogli un avvenire tragico per l’azienda (o la branca di azienda) in caso lui non glie lo conceda, è puramente secondario.

Ovviamente, ma da non dimenticare, il credito di favori degli impiegati nei confronti del proprio Capo Gentile è destinato a non ridursi mai. Il Gentile non ricambia i favori, chiede se per favore puo’ farlo “la prossima volta, oggi c’è un’emergenza...”


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In memoria di una persona. E di un luogo

[lunedì, 08 ottobre 2007, ore 11:35] [vita, tra le orecchie del lupo, quasi originale]

La prima volta che ho sentito una canzone dei Modena City Ramblers era il 1994.

Un pomeriggio, anzichè studiare, stavo guardando senza troppo entusiasmo la televisione e capitai su Videomusic (l’antenata italiana di MTV e di AllMusic). Lasciai le canzoni a fare da sottofondo, utilizzando la televisione al posto della radio, cercando di tornare a concentrarmi sui libri, cosi’ che presto smisi di ascoltare con la parte cosciente di me, impegnata a sviscerare i segreti di un raconto di Nathaniel Hawthorne.

Ad un certo punto, una canzone profondamente diversa dalle altre colpi’ la mia attenzione: per il primo minuto avevo inconsciamente seguito ed apprezzato la melodia di ispirazione folk irlandese (già da allora la mia passione per l’Isola di Smeraldo era radicata e palese) senza fare gran caso al resto, poi mi resi conto che era cantata in italiano, e la stranezza della cosa mi stupi’, cosi’ mi misi ad ascoltare con attenzione: la voce solista era calda, il tin whistle ti trasportava dritto nel cuore di una terra antica e magica, le parole erano una dichiarazione d’amore e di nostalgia come raramente ne ho sentite fare per terre in cui non si è nati.

Mi scrissi il nome del gruppo ed alla prima occasione mi precipitai da Mauro.

Mauro era il proprietario dell’ultimo vero negozio di dischi di Tortona: un buco piazzato in un vicolo che lui, cresciuto e formato a suon di Deep Purple (tanto da dare al negozio il nome di “Il magico Glenn” in omaggio a Glenn Huges) gestiva con un’apertura mentale invidiabile.

Nonostante la grande passione che il mio ormai amico e confidente musicale aveva per il prog metal e per l’hard rock anni ‘70 infatti, “il Magico” era il ritrovo di tutti coloro che non si erano mai rassegnati ad ascoltare solo quello che passava il convento, ma desideravano allargare i propri orizzonti e cercare, ognuno secondo i propri gusti, tra dischi nuovi e “d’epoca” qualcosa che facesse vibrare la propria anima.

In negozio si potevano trovare dischi e cd di blues, soul, rock, punk, folk, cantautori italiani e stranieri, country, e quello che non aveva sul momento, Mauro cercava e trovava sempre.

Quella volta gli chiesi di cercare “Riportando tutto a casa”, e lui, quando lo trovo’ ed io andai a prenderlo, mi chiese di ascoltarlo insieme li’ in negozio come faceva quasi sempre con cio’ che non conosceva. Rimase entusiasta della commistione tra melodie e strumenti tipici irlandesi e la fisarmonica, il folk ed il dialetto modenese, e comincio’ a consigliare a chi sapeva che avrebbe apprezzato l’acquisto del cd, che peraltro era venduto all’onestissimo prezzo di 24mila lire.

Nel frattempo io imparavo a memoria tutte le canzoni di quel cd e mi ripromettevo (mantenendo l’impegno) di seguire assiduamente la carrierra di questo gruppo di vagabondi, che negli anni hanno continuato a viaggiare, a imbastardire il loro stile e soprattutto a credere fermamente nella musica come messaggio di ideali.

Qualche anno fa “Il Magico Glenn” ha cambiato proprietario ed è diventato uno di quei negozi di rarità musicali tutto prezzo e niente sostanza, nel quale sono entrato una sola volta poco dopo il cambio di gestione, e che ho accuratamente evitato e continuo a scansare come la peste. Lo spirito di porto franco della musica in cui il metallaro ed il soul man potevano discutere per ore di bassisti senza comprare nulla anzi, distraendo il proprietario dal servire gli altri clienti, era completamente scomparso. Di quel piccol oparadiso di provincia rimanevano l’insegna ed i muri, ma l’anima se n’era andata con Mauro e con i clienti storici.

L’altro ieri un’altra anima se n’è andata: quella di Luca “Gabibbo” Giacometti, uno dei componenti dei Modena City Ramblers, in cui suonava chitarra, mandolino, banjo e buzouki irlandese.

A lui ed al ricordo di un piccolo negozio di dischi voglio dedicare questo testo:

 

Di tutti i poeti e i pazzi
che abbiamo incontrato per strada
ho tenuto una faccia o un nome
una lacrima o qualche risata
abbiamo bevuto a Galway
fatto tardi nei bar di Lisbona
riscoperto le storie d'Italia
sulle note di qualche canzone.

Abbiamo girato insieme
e ascoltato le voci dei matti
incontrato la gente più strana
e imbarcato compagni di viaggio
qualcuno è rimasto
qualcuno è andato e non s'è più sentito
un giorno anche tu hai deciso
un abbraccio e poi sei partito.

Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo
la strada.

Di
tutti i paesi e le piazze
dove abbiamo fermato il furgone
abbiamo perso un minuto ad ascoltare
un partigiano o qualche ubriacone
le strane storie dei vecchi al bar
e dei bambini col tè del deserto
sono state lezioni di vita
che ho imparato e ancora conservo.

Buon viaggio...

Non sto piangendo sui tempi andati
o sul passato e le solite storie
perché è stupido fare casino
su un ricordo o su qualche canzone
non voltarti ti prego
nessun rimpianto per quello che è stato
che le stelle ti guidino sempre
e la strada ti porti lontano

Buon viaggio...

 

MCR – La Strada (Grande Famiglia)


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Ode al panino davanti al Pc

[giovedì, 13 settembre 2007, ore 13:03] [tra le orecchie del lupo, un lavoro da lupi]

O panino davanti al computer mangiato

Ultima risorsa dell’IT disperato

Le briciole tue pavesan la tastiera

E l’acqua t’accompagna, non (ahimè) il Barbera

Nonostante l’aspetto un tantino dimesso

Io ti son grato perchè mi hai permesso

Nel corso degli anni ed in varie occasioni

Di guadagnare del tempo e non lasciarci i coglioni (licenza poetica!)

Restando al lavoro per tempi inumani.

 

Panino mangiato davanti al Pc

Non fosse per te io non sarei qui

Dovendo finire un lavoro importante

Non potrei soddisfare la grafomania esuberante

Panino volante, o mio salvatore

Ti farei un monumento ma non sono scultore

Pero’ tu assai meriti d’essér omaggiato

E pensa e ripensa un sistema ho trovato:

Con gran gusto ti mangio pure domani.


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Songs – Stavolta la catena l’inizio io!

[mercoledì, 12 settembre 2007, ore 09:23] [tra le orecchie del lupo, giochicateneaffini]

Ieri sera, trovandomi a fare qualche chilometro in auto in completa solitudine, mi sono reso conto che esistono alcune canzoni che pagherei per avere scritto io.

Non che percepire i diritti d’autore di questi pezzi mi dispiacerebbe, ma quello che più mi renderebbe felice sarebbe il fatto di avere la consapevolezza di poter creare qualcosa di cosi’ vero e/o di tanto bello.

Nel caso vi interessi (ma anche se non ve ne importa nulla), ecco la lista delle dieci canzoni che avrei voluto scrivere e del perchè proprio quelle.

 

Mi piacerebbe, per una volta, essere il punto di partenza di una catena via blog, per cui vorrei coinvolgere Zano, Kissola, Chiara, Cryboy e se posso permettermi FrancoG.

Le regole sono le solite, date il meglio (ed il peggio) di voi e coinvolgete qualcun’altro.

 

01- Ain’t no sunshine – Bill Withers (perchè è una dichiarazione d’amore perfetta ed una canzone stupenda. Consiglio di ascoltare le versioni di Al Jarreau e di Giorgia)

02- Qui non è Hollywood – Negrita (perchè è una mia profonda convinzione messa in musica. Se hai vent’anni e sei cresciuto in un posto come Tortona non puo’ non entrarti nell'anima)

03- La donna Cannone – De Gregori (adoro le storie ben raccontate… per non parlare della musica !)

04- Minnie The Moocher – Cab Calloway (perchè sogno di cantarla come nel film The Blues Brothers)

05- Soul Man – Sam & Dave (perchè è vero "I'm a soul man", e basta)

06- Che cossè l’amor – Vinicio Capossela (perchè non è solo una canzone, è un quadro di Kandinsky, un delirio, un bellissimo gioco)

07- Boogie – Paolo Conte (quando l’ascolto nella mia testa si proietta un film di Cagney)

08- Ogni Volta – Vasco Rossi (...e ogni volta che la sento…)

09- Cyrano – Guccini (non amo particolarmente Guccini, ma alcune canzoni sono e restano dei capolavori. Questa è stata il mio ritratto finchè la mia Rossana non ha deciso che mi avrebbe sposato)

10- Blue Valentines – Tom Waits (ne ho scelta una perchè non potevo metterle tutte. Tom Waits ha la voce e lo stile che vorrei avere se cantassi. Ogni sua canzone è un sogno, oppure un incubo, tanto reale quanto visionario, è un mondo a parte nel quale ogni volta mi perdo volentieri)

EDIT (13/09/07, 9.00)

Mi sono reso conto che la mia procedura per stilare questa lista è stata sbagliata fin dall'inizio: avevo trovato almeno sette canzoni la sera stessa dell'idea del post, ma stavo guidando e non sono riuscito ad annotarle, per cui quando sono arrivato a casa, complice l'autoradio lasciata incautamente accesa, non sono riuscito a ricordarle tutte e mi sono trovato a ripensarne una buona parte. Altro errore procedurale, non ho stilato una lista di una ventina (almeno) di canzoni per poi scremarle come farebbe qualsiasi persona sana di mente che si trovi a stilare un elenco del genere, ma mi sono (stupidamente) limitato ad inserire le prima dieci che mi sono venute in mente e che avessero un senso.

Risultato, sono rimaste escluse canzoni che avrebbero ampiamente meritato di comparire, come per esempio:

- Creuza de ma - De Andrè (forse la migliore canzone della storia della musica italiana pr atmosfera, sicuramente un pezzo che mi provoca pelle d'oca e groppo in gola ogni volta che lo sento)

- Fata Morgana - Litfiba (i Litfiba sono stati la colonna sonora di uno dei periodi più folli e meravigliosi della mia vita, e se anche non fosse stato per quello, basterebbe l'ultimo verso della canzone:"Ho sete, significa che sono vivo, che importa se l'ultimo o il primo, il cuore vuol battere ancora")

- With or Without You - U2 (ho imparato ad amare gli U2 mentre imparavo che la ragazza che me li fece apprezzare non mi avrebbe mai amato e con me stava solo giocando. Nonostante tutto continuo ad adorare loro ed una delle canzoni che meglio fotografano una delle situazioni sentimentali più brutte nelle quali trovarsi)

Ovviamente anche da questa integrazione sono rimaste fuori canzoni che più tardi mi verranno in mente come ingiustamente escluse, ma, si sa, la mente umana è lacunosa ed imperfetta.


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Utopia (ovvero, quanta differenza tra realtà e desiderio)

[lunedì, 27 agosto 2007, ore 15:39] [tra le orecchie del lupo, awooo]

Mi piacerebbe vivere in un Paese che non esiste.

 

Un Paese in cui non esistano “emergenze” ma “problemi”, magari “in via di soluzione”.

Un Paese in cui i politici non vadano in televisione a cantare e a discutere di calcio o di quanto (se) faccia bene un bicchiere di vino a pasto.

Un Paese in cui le cose pubbliche siano “di tutti”, e non “di nessuno”.

Un Paese in cui le tragedie non siano una malcelata benedizione per i “giornalisti” ma fatti da riferire con tatto e rispetto.

Un Paese in cui i politici non rilascino dichiarazioni che cominciano con “faremo”, ma con “abbiamo fatto”.

Un Paese in cui i modelli da imitare non siano personaggi senza scrupoli, faccendieri, puttane ed esseri dalla moralità atrofizzata, ma persone vere, eroiche nel loro vivere la quotidianità con dignità e coraggio, senza trucchi.

Un Paese in cui il fine non giustifichi i mezzi.

Un Paese in cui fare un piccolo sacrificio per il bene comune non suoni come un'orranda bestemmia.

Un Paese in cui le decisioni vengano prese da chi è stato deputato allo scopo e non da un biancovestito capo di stato estero (sebbene molto confinante).

Un Paese in cui il calcio sia soltanto un gioco.

Un Paese per il quale le regole abbiano un significato reale e nel quale la parola data abbia ancora un valore.

Un Paese in cui per risolvere i contrasti la prima opzione sia il dialogo civile.

 

Mi piacerebbe vivere in un Paese che, temo, non esisterà mai.

 

P.s.

Grazie (e le mie scuse) a Thomas More per il titolo del post. Il sottotitolo, ovviamente, è mio.


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Gibson e Cornell

[lunedì, 13 agosto 2007, ore 16:19] [tra le orecchie del lupo]

Non so quanti di voi conoscano un autore che si chiama William Gibson.

Questo signore, che ha l’età di mio padre, ha il grandissimo merito di avere scritto la “Trilogia dello Sprawl”, ovvero la serie di opere che ha dato inizio al filone della fantascienza Cyberpunk (per capirci, Blade Runner è, a modo suo, “il” film cyberpunk).

Il signor Gibson non si è limitato a questi tre splendidi libri (più una raccolta di racconti che fanno da “prequel” alla storia ed all’ambiente della trilogia), ma ha poi creato altre splendide storie, più o meno fantascientifiche (una su tutte “L’accademia dei sogni”) che hanno il potere di avvincermi completamente e farmi dimenticare del mondo reale.

La scrittura di Gibson ha la capacità, che per quanto mi riguarda segna il più alto punteggio nella mia scala della qualità letteraria, di farmi venire voglia di scrivere un libro (o almeno un paio di racconti).

Esiste un autore che scatena in voi lo steso bisogno di creare un’opera vostra?

 

Ora, per giustificare la seconda parte del titolo del post, che ammetto risale ad una precedente versione del post stesso in cui tutto prendeva una strada diversa (‘fanculo agli utenti spaccapalle ed ai post scritti "a singhiozzo"!), Mr. Gibson ha avuto anche il merito di farmi conoscere un artista tanto “strano” (per dirla con Verdone) quanto interessante, ovvero Joseph Cornell.

Siccome il bastardo nuovo Proxy mi blocca inesorabilmente ogni possibile escursione su Imageshack, Photobucket ecc. (non vedo nemmeno più il mio stesso header!), vi lascio il piacere di trovare da soli immagini delle sue scatole...

 

Ciao a tutti, take care!

 

P.S.

No, non è ancora nata, altrimenti lo sapreste! ;-)


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