Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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Indecision's song

[venerdì, 21 marzo 2008, ore 13:10] [quasi originale, banana republic]

Ormai non manca più molto al momento in cui andremo a votare, infatti si comincia già a tirare in bello gli indecisi. A quanto pare gli indecisi sono una categoria di persona senza opinioni e senza raziocinio, che non riescono a frsi un'idea di quello che pansano e che per questo decidono chi votare in base a fattori quasi totalmente aleatori. Fa eccezione che è indeciso perchè si rende conto che da qualunque parte caschi il suo voto le possibilità che le conseguenze siano un miglioramento della situiazione del paese sono minime, per cui è si' indeciso, ma come uno scommettitore che deve puntare tutti i suoi soldi su uno tra dieci cavalli, tutti dati per sfavoriti, ed allora cerca di individuare il meno sfavorito.

Bene, a tutti gli indecisi (ma soprattutto alla seconda categoria di essi) è dedicata questa canzone:

Di Tozzi - Howlingwolf

Chi voto

Chi voto,

Un soldo

Chi voto,

In aria

Chi voto

Se viene testa io voto a sinistra

Proviamoci

Chi voto, io sono, chi voto, in fondo un indèciso

Che non ha capito chi ascoltare

Se Silvio

O Walter il problema è che se penso,

A quel che poi, fanno

E un cane che gira in tondo e si morde la coda

La scelta che col voto si fa

Rendeteci l’altra metà

Fate qualcosa per noi

Primo Maggio, che coraggio

Io chi voto mi chiedo da un po’

Non penso più ad altro

Fammi pensare, ad un voto utile

Dammi del vino ti prego

Che forse da ciucco gli credo

Uno vuol togliere l’ICI

L’altro dice, di cambiare

Il Pa

Ese

Intanto gli altri

Dicono che dopo

I due caporioni dei grossi partiti faranno

L’inciucio

E ci prenderanno in giro

Prima di rifar la balena

Quella che c’era una volta, quella bianca, con la croce

E allora chi voto, non riesco a pensare

Ad uno che vale

Chi voto, chi voto, chi voto chi voto

Dammi del vino ti prego

Che forse da ciucco gli credo

Uno vuol togliere l’ICI

L’altro dice, di cambiare

Il Pa

Ese

Intanto gli altri

Dicono che dopo

I due caporioni dei grossi partiti faranno

L’inciucio

E ci prenderanno in giro

Prima di rifar la balena

Quella che c’era una volta, quella bianca, con la croce

E allora chi voto, non riesco a pensare

Ad uno che vale

Chi voto, chi voto, chi voto chi voto...


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Le due facce di San Valentino

[giovedì, 14 febbraio 2008, ore 11:38] [quasi originale, impressioni lupesche]

Oggi è uno dei giorni più controversi dell’anno. C’è chi odia San Valentino perchè sostiene che si tratti di una festa puramente commerciale (una volta si diceva “consumistica”), chi (giustamente) sostiene che San Valentino, cosi’ come la Festa della donna, dovrebbe essere ogni giorno quando invece ci si ricorda di avere un pizzico di attenzione per le proprie donne (siano esse fidanzate, mogli, sorelle, amichie, colleghe, mamme) soltanto in occasione delle ricorrenze “istituzionali”.

Personalmente credo che entrambe le affermazioni contro questo tipo di celebrazioni siano vere, ma sono altrettanto convinto che se vissute con lo spirito giusto possano essere occasioni piacevoli per rinforzare un legame, per sottolineare la propria scelta di un’altra persona come compagna/o di vita, per dimostrae che si tiene davvero a qualcuno, al di là delle incomprensioni, dei piccoli screzi, dei momenti meno esaltanti.

Ovviamente, e scusatemi se mi ripeto, è necessario che si presti attenzione al proprio partner anche nei restanti 364 giorni dell’anno, o si rischia di fare come quelli che fanno gli attivisti nella “giornata mondiale per la salvaguardia dell’ambiente” e d’estate vanno in spiaggia e lasciano chili di rifiuti in giro.

 

Insomma, San Valentino, soprattutto in questo periodo ha due facce: sta a noi decidere quale preferiamo.

Io scelgo questa:

 

Se ti tagliassero a pezzetti

il vento li raccoglierebbe

il regno dei ragni cucirebbe la pelle

e la luna tesserebbe i capelli e il viso

e il polline di Dio

di Dio il sorriso.

 

Ti ho trovata lungo il fiume

che suonavi una foglia di fiore

che cantavi parole leggere, parole d'amore

ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso

ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

 

Rosa gialla rosa di rame

mai ballato così a lungo

lungo il filo della notte sulle pietre del giorno

io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino

alla fine siamo caduti sopra il fieno.

 

Persa per molto persa per poco

presa sul serio presa per gioco

non c'è stato molto da dire o da pensare

la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera

spettinata da tutti i venti della sera.

 

E adesso aspetterò domani

per avere nostalgia

signora libertà signorina fantasia

così preziosa come il vino così gratis come la tristezza

con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

 

T'ho incrociata alla stazione

che inseguivi il tuo profumo

presa in trappola da un tailleur grigio fumo

i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino

camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti

il vento li raccoglierebbe

il regno dei ragni cucirebbe la pelle

e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso

e il polline di Dio

di Dio il sorriso.

F. De Andrè

 

E a chi ci crede, e lo fa davvero, auguro di passare una giornata meravigliosa in compagnia di coloro che portano nel cuore.

 


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Monito del cantastorie

[mercoledì, 13 febbraio 2008, ore 10:53] [libri, tra le orecchie del lupo, quasi originale]

One describes a tale best by telling the tale. You see? The way one describes a story, to oneself or to the world, is by telling the story. It is a balancing act and it is a dream. The more accurate the map, the more it rensembles the territory. The most accurate map possible would be the territory, and this would be perfectly accurate and perfectly useless.

The tale is the map which is the territory.

You must remember this.

 

Il miglior modo per descrivere una storia è raccontarla. Capite? Il modo in cui una persona descrive una storia, a sé stesso o al mondo, è raccontandola. E’ un atto di equilibrio ed un sogno.

Più accurata è la mappa, più rispecchia il territorio. La più precisa mappa possibile sarebbe il territorio stesso, e questo sarebbe perfettamente accurato e perfettamente inutile.

La storia è la mappa, che è il territorio.

Non bisogna dimenticarlo.

 

Neil Gaiman, American Gods.

Titolo e traduzione del brano a cura del Lupo.


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Si avvicina Sanremo

[venerdì, 01 febbraio 2008, ore 12:57] [quasi originale, banana republic]

Non nel senso che c'è stato un movilmento tellurico e la città s'è appropinquata al confine, nel senso del Festival che tutto fa scordare e tutto anestetizza... E siccome era un po' che non scrivevo una canzone, pensavo di presentarmi all'Ariston (ovviamente senza essere stato invitato) per cantare questa, peraltro pregna di significati legati all'attualità.

Dedicata ai miei cognati ed alla loro nipotina, ed a tutti gli amici che questa situazione la stanno vivendo in pieno.

Di Pappalardo - Howlingwolf: Inceneriamo (canto notturno di un guaglione errante del Napoletano)

Lassame gridare,
lasssame scfogare
io miezz’ a munnezz’ nun saccio stare....
Io non pozz' cchiù uscire
di casa  nè andare
'n copp'o balcone a fumare
non sono capace
di stare a guardare
‘sto mucchio e munnezza
e poi non provare
un moto di vomito

e correre dentro,
e pensar “Bassolino”...

Inceneriamo!
Voglio le strade pulite
e' un mio diritto
p'mo' stacc' zitto
ma pienz' di tutto
mi sveglio distrutto
però io ci provo
riciclo, lo giuro
differenzio, sicuro!
perché song' nel giusto

percio’, ci proviamo...
Inceneriamo!

Inceneriamo!

Inceneriamo!
Cosa vuoi che faccia?
Son disposto a tutto
il termovalorizzatore...
Un razzo per le stell'
per gettarci le munnezze
della città cchiù bell'

Tu non perdi occasione
per dire “ho ragione”
e farti vedere in televisione
ma famm'o piacere
ti voglio aiutare
su fammi provare
ancora proviamo
Inceneriamo...

 


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Destra Sinistra

[lunedì, 21 gennaio 2008, ore 10:57] [quasi originale, banana republic]

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra,
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra,
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra,
quasi tutte le canzoni son di destra
se annoiano son di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po' di destra,
ma portarle tutte sporche e un po' slacciate
è da scemi più che di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra,
il concerto dello stadio è di sinistra
mentre i prezzi sono un po' di destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La patata per natura è di sinistra
spappolata nel purè è di destra,
la corsia del sorpasso è a sinistra
ma durante le elezioni è a destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra,
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
son di merda più che sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia,
è la passione, l'ossessione della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa
dove non si sa.

Io direi che il culatello è di destra
la mortadella è di sinistra,
quasi sempre il mal di testa è di destra
la colite invece è di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La tangente per natura è di destra
col permesso di chi sta a sinistra,
non si sa se la fortuna sia di destra
ma la sfiga è sempre di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra,
quello un po' degli anni '20, un po' romano
è da stronzi oltre che di destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
non so se è un mito del passato o un'isteria,
è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c'è
se c'è chissà dov'è
se c'è chissà dov'è.

Canticchiar con la chitarra è di sinistra
con il karaoke è di destra,
i collant sono quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La risposta delle masse è di sinistra
col destino di spostarsi a destra,
son sicuro che il bastardo è di sinistra
mentre il figlio di puttana è a destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra,
ma un figone resta sempre un'attrazione
che va bene per sinistra e destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra,
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!

Giorgio Gaber


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[giovedì, 17 gennaio 2008, ore 14:26] [quasi originale, awooo, banana republic]

Leggo e linko, perchè non c'è proprio niente da aggiungere.


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Quotations

[giovedì, 20 dicembre 2007, ore 12:14] [quasi originale]

Qualche citazione sparsa, nell’impossibilità di produrre qualcosa di mio.

 

La mente di terza classe è felice quando pensa con la maggioranza. La mente di seconda classe è felice quando pensa con la minoanza. La mente di prima classe è felice quando pensa.

A. Milne (creatore di Winny Pooh)

 

Meglio aver fatto qualcosa che essere stati qualcuno.

Claude Monet

 

Sii sincero, ma poi vattene immediatamente.

Proverbio sloveno

 

La vita non è una cosa da ridere, ma chi puo’ immaginare di vivere senza ridere.

Leonid Sukhorukov

 

Un gatto è un leone in una giungla di piccoli cespugli

Proverbio indiano

 

Amo il lavoro; mi affascina. Posso star seduto a guardarlo per ore. Adoro tenermelo vicino; l’idea di liberarmene mi spezza il cuore.

Jerome K. Jerome

 

Chi concede un favore dovrebbe scordarsene subito, se non vuole dimostrare di avere uno spirito sordido ed ingeneroso. Ricordare ad un uomo di avergli concesso una gentilezza e parlargliene, equivale in sostanza alla recriminazione.

Demostene


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Pubblicità regresso - Diventa un politico

[martedì, 18 dicembre 2007, ore 12:05] [tra le orecchie del lupo, quasi originale, awooo]

Natale sta per arrivare: lo si intuisce dalla comparsa di centinaia di Babbi Natale in miniatura impiccati alle finestre e dalla scomparsa di centinaia di Euro dai portafogli.

L’approssimarsi della festività più dispendiosa dell’anno sottolinea (come se ce ne fosse bisogno) lo stato disastroso di buona parte della popolazione italana, sotto una miriade di punti di vista.

Poco considerati, male informati, strumentalizzati, sottopagati, spremuti e beffati navighiamo come paperelle di gomma al largo del Capo di Buona Speranza, in balia della corrente (politica), sballottati dalle onde (elettromagnetiche), assaliti dagli squali (umani), i più sfortunati hanno anche stormi di gabbiani che gli cagano in testa.

 

Cosa possiamo fare noi appartenenti a quella categoria che pur non essendo ancora arrivata alla soglia della povertà, è già sul pianerottolo a cercare il campanello? Quale escamotage possiamo inventarci per sollevare un pochino la testa? Si’, perchè il problema non è tanto stare nella merda fino al collo, chè ormai siamo abituati, il problema viene quando qualche bastardo si tuffa a bomba e fa l’onda...

 

Pensa e ripensa, e poi con la gentile imbeccata di Avevo, sono arrivato a figurarmi una soluzione alle nostre pene di ceto mediobasso tendente ai pigreco mezzi: diventiamo tutti politici!

Se riusciremo a diventare tutti esponenti politici, non importa a che livello e non importa di quale schieramento, potremo finalmente godere dei privilegi, delle spintarelle, delle amicizie importanti, delle regole non scritte che li vedono sempre protagonisti e beneficiari!

A questo punto della mia riflessione, due obiezioni mi hanno dato da riflettere:

-se tutti diventassimo politici, chi potremmo sfruttare?

-come possiamo diventare politici?

 

Altro pensa e ripensa (penso molto in fretta!) e sono arrivato a trovare le risposte a queste importantissime domande:

-innanzi tutto non ho detto che tutti dobbiamo (possiamo) diventare politici. Io parlavo della classe mediobassa, di coloro che visti dal Darfur vivono come re ma che osservati da un paese di quelli che ci ostiniamo a considerare nostro pari (Francia, Olanda, Spagna ecc.) risultano essere provetti acrobati, specializzati nell’equilibrismo socio-finanziario.

In secondo luogo, forza, non fate i moralisti senza fantasia, si trova sempre qualcuno da opprimere...

-in effetti diventare politici non è poi semplice come sembra: indispensabile è avere talento nell’arte del ruffianaggio, faccia di bronzo e coscienza ipotrofica, ma soprattutto uno dei più grandi scogli da superare è riuscire a parlare per ore senza dire assolutamente nulla.

Bene, almeno questa caratteristica non è più un problema: grazie a questo prezioso specchietto, segnalato appunto da Avevo, ora tutti possiamo dare aria alla bocca senza che le nostre affermazioni possano nuocerci in alcun modo, e proprio perchè saranno talmente insensate da poter essere rivoltate secondo l’occasione!

Personalmente consiglio, per meglio utilizzare questo prezioso strumento, di adottare la tecnica dei dadi (i dadi a dieci facce sono diventati comuni dopo l’avvento dei giochi di ruolo).

Per esempio, sono su un palco, o meglio ospite di Vespa e devo parlare di sviluppo economico (ma anche di immigrazione, di sicurezza sul lavoro o di qualunque altro argomento). Ovviamente non ho la più pallida idea di come risolvere il problema, allora cosa faccio? Ricorro al Prontuario Di Frasi A Tutti Gli Usi Per Riempire Di Vuoto Il Nulla e cosi’ mi esprimo:

L’approccio programmatico presuppone un corretto rapporto fra struttura e sovrastrutture nel primario interesse della popolazione non sottacendo ma anzi puntualizzando a monte e a valle della situazione contingente l’appianamento di discrepanze e di discrasie esistenti”.

Cosa ho detto? Nulla, ma sfido chiunque a dimostrarlo!

La cosa migliore del Prontuario è che è ampliabile e modificabile mano a mano che l’esperienza lo renda necessario e l’occasione lo richieda.


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Ancora Benni

[venerdì, 14 dicembre 2007, ore 15:34] [domande, quasi originale, ottimismo e fastidio]

Cito a memoria, per cui non garantisco la corrispondenza totale con il brano in questione. Spero che nè l’autore nè i suoi lettori mnemonicamente più dotati me ne vogliano.

 

Primario – “Allora, mi dica, chi preferirebbe venisse eletto, Corvo o Cornacchia?”

 

Paziente – “Lei cosa preferirebbe, un cancro al fegato o metastasi maligne in sede epatica?”

 

P.s.

In libreria da qualche giorno c’è “La grammatica di Dio”, l’ultimo libro di Stefeno Benni. Non l’ho ancora letto, ma so di non sbagliare nel consigliarlo a tutti.

 

Se proprio non lo trovaste, portatevi a casa un altro suo titolo, a caso. Non sbaglierete.

 

Ciao, buon fine settimana, abbiate cura di voi!


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Non Disprezzare

[venerdì, 14 dicembre 2007, ore 09:58] [quasi originale]

Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza
L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso
Perché quando saranno passati amori e battaglie
Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza

Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara
Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota
Il poco, il meno il non abbastanza

Stefano Benni


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Quotation (alibi)

[venerdì, 23 novembre 2007, ore 09:54] [quasi originale]

The man who writes about himself and his own time is the only man who writes about all people and all time.
  
George Bernard Shaw


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In memoria di una persona. E di un luogo

[lunedì, 08 ottobre 2007, ore 11:35] [vita, tra le orecchie del lupo, quasi originale]

La prima volta che ho sentito una canzone dei Modena City Ramblers era il 1994.

Un pomeriggio, anzichè studiare, stavo guardando senza troppo entusiasmo la televisione e capitai su Videomusic (l’antenata italiana di MTV e di AllMusic). Lasciai le canzoni a fare da sottofondo, utilizzando la televisione al posto della radio, cercando di tornare a concentrarmi sui libri, cosi’ che presto smisi di ascoltare con la parte cosciente di me, impegnata a sviscerare i segreti di un raconto di Nathaniel Hawthorne.

Ad un certo punto, una canzone profondamente diversa dalle altre colpi’ la mia attenzione: per il primo minuto avevo inconsciamente seguito ed apprezzato la melodia di ispirazione folk irlandese (già da allora la mia passione per l’Isola di Smeraldo era radicata e palese) senza fare gran caso al resto, poi mi resi conto che era cantata in italiano, e la stranezza della cosa mi stupi’, cosi’ mi misi ad ascoltare con attenzione: la voce solista era calda, il tin whistle ti trasportava dritto nel cuore di una terra antica e magica, le parole erano una dichiarazione d’amore e di nostalgia come raramente ne ho sentite fare per terre in cui non si è nati.

Mi scrissi il nome del gruppo ed alla prima occasione mi precipitai da Mauro.

Mauro era il proprietario dell’ultimo vero negozio di dischi di Tortona: un buco piazzato in un vicolo che lui, cresciuto e formato a suon di Deep Purple (tanto da dare al negozio il nome di “Il magico Glenn” in omaggio a Glenn Huges) gestiva con un’apertura mentale invidiabile.

Nonostante la grande passione che il mio ormai amico e confidente musicale aveva per il prog metal e per l’hard rock anni ‘70 infatti, “il Magico” era il ritrovo di tutti coloro che non si erano mai rassegnati ad ascoltare solo quello che passava il convento, ma desideravano allargare i propri orizzonti e cercare, ognuno secondo i propri gusti, tra dischi nuovi e “d’epoca” qualcosa che facesse vibrare la propria anima.

In negozio si potevano trovare dischi e cd di blues, soul, rock, punk, folk, cantautori italiani e stranieri, country, e quello che non aveva sul momento, Mauro cercava e trovava sempre.

Quella volta gli chiesi di cercare “Riportando tutto a casa”, e lui, quando lo trovo’ ed io andai a prenderlo, mi chiese di ascoltarlo insieme li’ in negozio come faceva quasi sempre con cio’ che non conosceva. Rimase entusiasta della commistione tra melodie e strumenti tipici irlandesi e la fisarmonica, il folk ed il dialetto modenese, e comincio’ a consigliare a chi sapeva che avrebbe apprezzato l’acquisto del cd, che peraltro era venduto all’onestissimo prezzo di 24mila lire.

Nel frattempo io imparavo a memoria tutte le canzoni di quel cd e mi ripromettevo (mantenendo l’impegno) di seguire assiduamente la carrierra di questo gruppo di vagabondi, che negli anni hanno continuato a viaggiare, a imbastardire il loro stile e soprattutto a credere fermamente nella musica come messaggio di ideali.

Qualche anno fa “Il Magico Glenn” ha cambiato proprietario ed è diventato uno di quei negozi di rarità musicali tutto prezzo e niente sostanza, nel quale sono entrato una sola volta poco dopo il cambio di gestione, e che ho accuratamente evitato e continuo a scansare come la peste. Lo spirito di porto franco della musica in cui il metallaro ed il soul man potevano discutere per ore di bassisti senza comprare nulla anzi, distraendo il proprietario dal servire gli altri clienti, era completamente scomparso. Di quel piccol oparadiso di provincia rimanevano l’insegna ed i muri, ma l’anima se n’era andata con Mauro e con i clienti storici.

L’altro ieri un’altra anima se n’è andata: quella di Luca “Gabibbo” Giacometti, uno dei componenti dei Modena City Ramblers, in cui suonava chitarra, mandolino, banjo e buzouki irlandese.

A lui ed al ricordo di un piccolo negozio di dischi voglio dedicare questo testo:

 

Di tutti i poeti e i pazzi
che abbiamo incontrato per strada
ho tenuto una faccia o un nome
una lacrima o qualche risata
abbiamo bevuto a Galway
fatto tardi nei bar di Lisbona
riscoperto le storie d'Italia
sulle note di qualche canzone.

Abbiamo girato insieme
e ascoltato le voci dei matti
incontrato la gente più strana
e imbarcato compagni di viaggio
qualcuno è rimasto
qualcuno è andato e non s'è più sentito
un giorno anche tu hai deciso
un abbraccio e poi sei partito.

Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo
la strada.

Di
tutti i paesi e le piazze
dove abbiamo fermato il furgone
abbiamo perso un minuto ad ascoltare
un partigiano o qualche ubriacone
le strane storie dei vecchi al bar
e dei bambini col tè del deserto
sono state lezioni di vita
che ho imparato e ancora conservo.

Buon viaggio...

Non sto piangendo sui tempi andati
o sul passato e le solite storie
perché è stupido fare casino
su un ricordo o su qualche canzone
non voltarti ti prego
nessun rimpianto per quello che è stato
che le stelle ti guidino sempre
e la strada ti porti lontano

Buon viaggio...

 

MCR – La Strada (Grande Famiglia)


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Quello che gli animali non dicono

[venerdì, 13 luglio 2007, ore 10:48] [quasi originale, giochicateneaffini]

Dirige l’orchestra il maestro Doolittle, cantano Dana e Leopoldo

Di Ruggeri, Dana e Leopoldo:

“Quello che gli animali non dicono”

 

Ci facciamo compagnia, un gatto ed una cagna
ed i padroni, che restano con noi,
non possiamo andare via
ma nascondiamo del rancore
che scivola, lo sentiremo poi,
abbiamo troppa antipatia, e se ringhiamo cosi’ sia
è una mancata rissa già, che forse non succederà
cambia il vento ma noi no
e se ci ignoriamo un po'
è per la voglia di piacere a chi c'è già o potrà arrivare a stare con noi,
siamo così
un gatto ed una cagna
e se ci guardiamo male, lascia stare, è già tanto che non ci si morde qui,
con le nostre scaramucce,
lasciaci nelle cucce, noi ci organizzeremo gli spazi, si’.
In fretta vanno via delle giornate senza fine,
ma come fa a piacerti questa roba qua,
e lasciamo in giro una scia di odori e di peli
che restano, ma chi le annuserà...
E’ la mia ciotola, che vuoi
a te non piace il tonno sai,
ma già non ci ringhiamo più
poi tanto male non sei tu
ma la mia ciotola pero’

se la tocchi sai che ti mordero’
e quando è sera ci spartiamo gli occupanti del divano
ognuno per sè.
Siamo così, un gatto ed una cagna,
sempre meno incazzati, combattivi
in fondo ci si abitua pure a te
tu devi far le passeggiate
io m’addormento un po’ dovunque
negli armadi
più o meno in tutti i posti liberi,
è difficile convivere
ma ci possiam riuscire non t’inquietare, tanto ci potrai trovare qui,
a mangiare le crocchette,
e non saremo mai sazi ed ai pasti, te ne chiederemo ancora in coro


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Montessori contro Tyson - Analisi sociopedagogica generazionale

[venerdì, 18 maggio 2007, ore 09:21] [quasi originale, impressioni lupesche]

Non vorrei sembrare uno di quei “vecchi dentro” che bigotteggiano tutto il giorno e rimpiangono fantomatici tempi migliori, uno di quelli che “si stava meglio quando si stava peggio” e “non ci sono più i giovani di una volta”, pero’ ultimamente mi sto rendendo conto di una cosa.

La mia generazione, quella di chi è intorno ai trent’anni, è l’ultima alla quale i genitori si sono sentiti in diritto di rifilare qualche schiaffone in occasione degli immancabili casini o delle mancanze di rispetto nei loro confronti, e casualmente è anche una delle ultime costituita da persone che sanno cosa vuol dire essere educati e rispettosi nei confronti del prossimo.

Ora, non voglio passare (soprattutto non ora che sto per diventare papà) per uno che si lancia in apologie dell’educazione a metodo “tattile” e riconosco che spesso abbiamo (in quanto categoria) preso botte inutili o esagerate in rapporto a quanto avessimo combinato. So anche che è molto più importante far capire ad un bambino/ragazzino dove e perchè sbaglia piuttosto che non farlo smettere di sbagliare per paura di sputare un dente. In tutta la mia vita sono sempre stato convinto che il dialogo come strumento per far capire al prossimo il proprio punto di vista sia il metodo migliore per risolvere problemi e vertenze di ogni tipo.

Il problema è che da quanto vedo accadere davanti ai miei occhi quotidianamente, ovvero bambini e ragazzi che si prendono libertà inconcepibili con genitori, insegnanti e sconosciuti mi rendo conto che anche se sono “passate di moda”, due sberle ogni tanto, date con cognizione di causa, ci starebero in pieno.

Come non sentirsi prudere la mani nell’assistere alla scena di un bambino di dieci anni che manda la madre affanculo o che la apostrofa come cretina o stronza?

Chi non ha mai avuto l’impulso di sparare un manrovescio al ragazzino di quindici anni che si crede il cugino di Dio e prende a male parole il vecchietto o la signora di turno sull’autobus?

Da figlio (ed ex bambino ed adolescente) casinista, polemico, tendente alla ribellione fisica ed intellettuale e poco propenso (soprattutto ai tempi) a ponderare le mie azioni, riconosco che qualcuno (non tutti, per carità) degli schiaffoni che ho preso nel corso degli anni mi sia tornato prepotentemente utile, almeno per farmi capire che alle persone, in primo luogo ai propri genitori, si deve portare rispetto.

Certo, se poi ci si rende conto che chi si ha di fronte il rispetto non lo merita è un altro discorso, ma la base di partenza irrinunciabile per la convivenza con il resto della popolazione mondiale è e deve essere il rispetto per il prossimo e se per inculcarlo nei giovani virgulti servono una o due sberle, bah, a mio avviso il gioco vale la candela.

 

A tal proposito mi torna in mente una canzone...

 

Di Alan Sorrenti – Howling Wolf: “Figli delle Sberle”

 

Con delle sberle noi

Siamo stati educati “con la mano”

Due belle sberle e noi

Istantaneamente le orecchie

Abbassavamo

Non puoi risponder male

Non puoi far grandi cazzate

Che arrivano gli schiaffi

A ricordarti la regola

Che non si sgarra

Quante ne hai prese tu, quante ne han date a me

Noi siamo figli delle sberle

Figli di quei genitori all’antica

Noi siamo figli delle sberle

Che certi giorni abbiam la testa che ancora gira

Noi siamo figli delle sberle

Senza segni senza lividi ma col ricordo

Noi oggi figli delle sberle

Sappiam distinguere il giusto dell’errore

A suon di sberle noi

Siamo stati educati “con la mano”

Due belle sberle e noi

Di non dar fuoco al letto ricordavamo

Non era mica per cambiarti

Soltanto un po’ per ricordarti

Anche il rispetto sai

Certe lezioni sai

Io non le scordero’

Dovunque tu sarai

Dovunque io saro’

Noi siamo figli delle sberle

Figli di quei genitori all’antica

Noi siamo figli delle sberle

Che certi giorni abbiam la testa che ancora gira

Noi siamo figli delle sberle

Senza segni senza lividi ma col ricordo

Noi oggi figli delle sberle

Sappiam distinguere il giusto dell’errore


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Buon Week-end

[venerdì, 27 aprile 2007, ore 14:22] [vita, quasi originale, un lavoro da lupi]

Spero non ne abbiate bisogno quanto me, in ogni caso riposatevi, divertitevi e soprattutto abbiate cura di voi!

Un piccolo augurio...


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