Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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Ancora Benni

[venerdì, 14 dicembre 2007, ore 15:34] [domande, quasi originale, ottimismo e fastidio]

Cito a memoria, per cui non garantisco la corrispondenza totale con il brano in questione. Spero che nè l’autore nè i suoi lettori mnemonicamente più dotati me ne vogliano.

 

Primario – “Allora, mi dica, chi preferirebbe venisse eletto, Corvo o Cornacchia?”

 

Paziente – “Lei cosa preferirebbe, un cancro al fegato o metastasi maligne in sede epatica?”

 

P.s.

In libreria da qualche giorno c’è “La grammatica di Dio”, l’ultimo libro di Stefeno Benni. Non l’ho ancora letto, ma so di non sbagliare nel consigliarlo a tutti.

 

Se proprio non lo trovaste, portatevi a casa un altro suo titolo, a caso. Non sbaglierete.

 

Ciao, buon fine settimana, abbiate cura di voi!


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Somewhere, over the rainbow...

[mercoledì, 28 novembre 2007, ore 15:24] [senza parole, ottimismo e fastidio]


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Thanksgiving

[giovedì, 22 novembre 2007, ore 11:44] [lupi on the road, un lavoro da lupi, ottimismo e fastidio]

Il Lupo approfitta della ricorrenza e ringrazia:

 

- I lavoratori delle ferrovie francesi per essere entrati in sciopero il 13 Novembre e soprattutto per avere ventilato l’ipotesi di protrarre il blocco fino alla metà di Dicembre.

- La SNCF per aver deciso che i soli treni del mattino garantiti per Monte Carlo, da Ventimiglia, fossero il 6.44 ed il 9.23, neanche sapessero che io dovrei entrare al lavoro alle 8.30.

- L’inverno per essere arrivato portando in dono freddo e forti piogge soltanto in concomitanza con lo sciopero e con la mia decisione di cavarmela andando a lavorare in Vespa.

- La pioggia per avermi illuso, stamattina, di essere abbastanza leggera da permettermi di arrivare al Principato Palafitta senza uccidermi e senza rimediare una broncopolmonite.

- Il treno che, una volta che sono arrivato all’altezza della stazione fradico e convinto ad abbandonare l’impresa su due ruote, si è presentato con 40 (quaranta) minuti di ritardo in arrivo ed è ripartito solo alle 10.00.

- Quel deficiente del mio collega che vedendomi entrare in ritardo mostruoso (10.30 circa) ha avuto il coraggio di chiedermi se mi ero perso.

- Il file su cui sto lavorando per essere cosi’ pieno di vaccate da rendere un procedimento espletabile in tre ore una maratona che dura da due giorni (e non ha l’aria di voler  finire molto presto).


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Crisi di coscienza

[lunedì, 05 novembre 2007, ore 14:09] [ottimismo e fastidio]

Avro’ fatto male, dopo un bellissimo e lunghissimo fine settimana, dopo l’inatteso rimborso delle tasse del 2004 (!), dopo il piacevole addolcimento del clima degli ultimi giorni, a bestemmiare in sanscrito questa mattina, quando il filo dell’acceleratore della Vespa mi ha abbandonato a metà strada tra casa e la stazione?


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Notturno ferroviario

[martedì, 30 ottobre 2007, ore 12:50] [lupi on the road, ottimismo e fastidio]

Ieri sera il treno che riportava me ed una cinquantina di altri pendolari internazionali a casa, dopo aver lasciato Menton ed aver passato la frontiera con l’Italia, ha deciso di fermarsi di colpo.

Radunati dai controllori nella carrozza di testa, io e gli altri fortunelli abbiamo scoperto che a causa di un guasto alla linea elettrica il treno non era più amimentto, quindi eravamo bloccati sul binario, con il mare a strapiombo da un lato ed un’erto muro di pietra dall’altra.

Deciso a non incazzarmi mi sono seduto in un angolo a continuare a leggere e ad ascoltare il mio prezioso (mai come in questi momenti) lettore Mp3, ma cercando comunque di tenermi aggiornato sugli sviluppi della situazione.

Dopo una ventina di minuti, serviti per farmi convinto che i soccorsi sarebbero arrivati con tempi biblici a causa della poca collaborazione tra SNCF (proprietaria del treno) e FS (eravamo su linea italiana), uno dei controllori annuncia che è stato in esplorazione e che cinquecento metri più avanti, lungo i binari, c’è una scaletta scavata nel ripido pendio che porta alla strada soprastante, l’Aurelia.

Ora che ero certo di non dover camminare al buio sui binari per chilometri, nulla mi ha trattenuto dal fare un breve giro esplorativo e, superato un cancelletto chiuso con la mia proverbiale agilità (ovvero quasi strappando i pantaloni), rendermi conto che eravamo alle porte di Latte.

Raggiunta l’Aurelia ho avuto la fortuna di trovare il buon Giuseppe (un amico che vive proprio a Latte) a casa e libero da impegni, cosi’ da potermi dare un passaggio senza troppo disturbo.

In sè l’avventura non ha nulla di eccezionale, ma camminare sulle rotaie alla sola luce della luna, con il mare che stormisce qualche decina di metri più sotto e le pietre della massicciata a scricchiolare sotto le suole mi ha donato una sensazione piacevole, che ha contribuito a non farmi perdere la pazienza all’ennesimo inconveniente causato dalla (scarsa) collaborazione tra due tra le aziende ferroviarie più scalcinate d’Europa.

 

...certo, a forza di grattare per vedere solo il lato positivo nelle cose, sto consumando il fondo del barile...


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B.D.C. (Botte Di Culo)

[venerdì, 26 ottobre 2007, ore 15:47] [impressioni lupesche, ottimismo e fastidio]

Ieri sera sono sceso dal treno che mi aveva riportato in patria e guardando il cielo mi sono messo ad imprecare: mi sarebbe toccato farmi il tragitto stazione – casa in Vespa sotto la pioggia battente.

Per fortuna la Vespa aveva la gomma posteriore a terra, cosi’ l’ho potuta lasciare nel parcheggio per andare ad aspettare tre quarti d’ora che arrivasse il bus alla fermata scoperta.

 

L’altro ieri la caldaia, che fino ad oggi pomeriggio, quando ci allacceranno il metano è alimentata da una bombola di GPL, andava in blocco se accendevo il riscaldamento, mentre scaldava senza problemi l’acqua corrente.

Per fortuna ieri sera è venuto il tecnico e mi ha detto che la caldaia non era guasta, ma bombola stava per terminare, per cui da ieri sera fino ad oggi pomeriggio saremmo stati senz’acqua calda e senza riscaldamento.

 

Questa mattina, orfano della Vespa, ho preso l’autobus per arrivare alla stazione, presagendo che tra il traffico che già c’è normalmente e quello causato dalla pioggia avrei rischiato di perdere anche il treno che tengo di riserva in caso non arrivi a prendere quello che mi porta in ufficio leggermante in anticipo.

Per fortuna sono arrivato in tempo per saltare sul treno di riserva, che peraltro partiva dopo che i due precedenti erano stati soppressi, e sono riuscito a fare il viaggio insieme ad altre ottomila persone per carrozza e ad arrivare in ufficio in ritardo di soli dieci minuti.


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Ideologie e buon senso

[giovedì, 18 ottobre 2007, ore 14:35] [tra le orecchie del lupo, ottimismo e fastidio]

Oggi ho passato tutta l'ora di pausa (a dire il vero anche qualche minuito in più) a parlare con un imprenditore destrorso.

Abbiamo parlato di economia (spicciola, la macroeconomia ormai è al di fuori della portata di praticamente chiunque), di sociologia, di costo del lavoro, di strategie di conduzione delle imprese e della china terrificante che ha preso il nostro Paese (e non solo). Abbiamo confrontato i nostri punti di vista, fondamentalmente opposti, ed abbiamo fatto ciascuno le proprie considerazioni ed ipotesi cercando, per quanto possibile, di essere obiettivi.

Alla fine mi sono alzato dal tavolino del bar più incazzato di prima per due motivi: il primo è stato rendersi conto che la situazione è ancora più spaventosa di quanto non possa sembrare, il secondo è stato realizzare che per quanto diverse per formazione, ideologie, stato (economico e sociale) attuale e condizioni economiche, due persone che ragionano se messe di fronte allo stesso problema e se hanno voglia di impiegare la propria razionalità e la propria obiettività, arrivano se non alle stesse, a conclusioni molto poco distanti l'una dall'altra, ovvero a pochissimi passi dal compromesso che la nostra classe (casta) dirigente (sia a livello politico che economico) dicono di cercare senza trovarlo da secoli.

La prossima volta vado a mangiare da un'altra parte.


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Bravo pirla!

[lunedì, 15 ottobre 2007, ore 17:03] [awooo, ottimismo e fastidio]

Impara l'inglese, lo spagnolo, il francese (soprattutto!), qualche parola di tedesco e due o tre insulti in greco...

Un giorno ti deprimerai rendendoti conto che non riesci più a ricordare il tuo (e soprattutto di tuo nonno) dialetto!


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Bambocci! Fantocci! Pupazzi! Insomma lei, venghi qui e si metti a 90!

[venerdì, 05 ottobre 2007, ore 12:51] [awooo, impressioni lupesche, ottimismo e fastidio]

“Una manovra, ha sottolineato il ministro, attenta al sociale. Le misure a favore delle famiglie - ha detto Padoa-Schioppa - serviranno anche «a mandare i bamboccioni fuori di casa - dice il ministro - cioè incentivare l’uscita di casa da parte dei giovani che adesso restano fino a età inverosimili con i genitori. Non crescono mai, non si sposano, non si rendono autonomi. È un’idea secondo me importante».”

 

Queste le parole, riportate insieme a molte altre, pronunciate dal nostro caro ministro dell’economia.

 

...

...(birra)...

...

 

Ok, ora posso commentare, mi sono calmato a sufficienza.

Sorvolando sul fatto che sono convinto che i nostri politici sparino vaccate del genere a turno al solo scopo di far distrarre le persone da quello che fanno coinvolgendole in lunghi commenti su cio’ che dicono, la domanda che mi pongo è tanto semplice quanto triste: il signor Padoa Schioppa non ha nipoti? E se li ha, vuole farmi credere che a diciott’anni se ne sono andati di casa mantenendosi autonomamente senza usufruire del (suppongo pingue) contributo economici dei genitori?

 

Mi spiego meglio. Ho 32 anni e da due anni, con Lei, viviamo insieme, prima in regime di convivenza, poi come marito e moglie ed ora come papà e mamma di Camilla. Questo significa che fino a trent’anni me ne sono stato a fare il “bamboccione”, a vivere cioè in casa dei miei genitori.

Alzi la mano chi è convinto che avere trent’anni, un lavoro, una vita che si vorrebbe propria e privata, magari una compagna (od un compagno) stabile e vivere con i propri genitori sia una condizione invidiabile, una scelta deliberata.

Per quanto ne so, e al di là dell’esperienza personale posso dire di conoscere un sacco di persone che sono in queste condizioni, e di aver ben chiaro in mente che se “i giovani”, (come dice sempre chi giovane non è più o non è mai stato) non se ne vanno dal groppone dei genitori è semplicemente perchè non ne hanno la possibilità.

Se il signor ministro si fosse dato la pena di leggere qualcuna di quelle belle statistiche che all’occasione fanno tanto comodo alla casta politica, si sarebbe reso conto che gli italiani (non solo, per carità, ma essere in compagnia non aiuta in certi casi) tra i diciotto ed i trenta (e rotti) anni, nella stragrande maggioranza dei casi sono disoccupati, o lavoratori (molto) precari, il che significa che con difficoltà enormi riescono, sempre che ce la facciano, a raggranellare un migliaio di Euro al mese, il più delle volte avendo piena coscienza del fatto che ogni stipendio potrebbe essere l’ultimo per parecchio tempo.

 

Poste queste condizioni, e tenendo conto del fatto che:

-senza un lavoro fisso ottenere un mutuo è praticamente impossibile

-con mille euro (se va bene) al mese, anche se il mutuo lo ottieni poi non sai come pagarlo

-il mercato immobiliare presenta prezzi assurdamente alti e, come se non bastasse, in continuo aumento

-lo stesso potere d’acquisto dei famosi mille euro è in calo costante (per info controllare prezzi di benzina, pane, latte ecc.) ormai da anni e soprattutto non sembra avere nessuna intenzione di fermare la sua discesa

Sarei veramente grato a chiunque mi riuscisse ad illustrare un modo onesto per andare a vivere da soli, sposarsi, rendersi autonomi.

Qualcuno potrebbe pensare che proprio io faccio questo tipo di discorso, io che ora sto comprando casa e che una famiglia (splendida) sono riuscito a crearmela.

Proprio a questo tipo di obiezione rispondo dicendo che per riuscire a lavorare senza la spada di Damocle del precariato (e di uno stipendio da fame) sulla testa mi sono trovato costretto ad “emigrare”, andando a lavorare a Monte Carlo (pur continuando a vivere in Italia), dove ho trovato un contratto ed salario molto meno insultanti di quelli che mi venivano proposti dalle aziende italiane, che nonostante questa maggiore disponibilità economica, senza l’aiuto dei nostri genitori non saremmo mai riusciti a sposarci o a pensare di acquistare una casa, e soprattutto che ci ritroviamo a asperare che Lei cominci a lavorare appena possibile (senza per questo abbandonare la nostra meravigliosa piccola lupacchiotta), cosi’ da non doversi trovare a fare comunque i salti mortali per far quadrare il bilancio familiare.

 

Ok, credo di avere sputato abbastanza veleno, le conclusioni e le riflessioni le lascio a voi.

 

Ciao, abbiate cura di voi (perchè pochi lo faarnno per voi)

M.


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Ma che bella giornata!!!

[mercoledì, 27 giugno 2007, ore 11:12] [lupi on the road, lupi in pantofole, ottimismo e fastidio]

A parte la citazione di Ugolino (non sapete chi è? Cercatevelo, male non farà), la cui canzone aveva un finale che spero di non ripetere, oggi non posso nemmeno dire “era meglio se restavo a letto”.

 

A letto, infatti, eravamo da tre ore quando alle (appunto) tre di stamattina una scampanellata imperiosa ed urgente ci ha fatti

- svegliare di colpo

- preoccupare parecchio

Sono andato alla porta e già a metà strada (un metro e mezzo su tre, non crediate che abitiamo in una reggia) ho cominciato a sentire del trambusto provenire dal pianerottolo. Buttato l’occhio allo spioncino mi sono trovato davanti alla porta un poliziotto col dito incollato al campanello che sbraitava “Il caseggato a fianco è in fiamme, dovete scendere subito in strada!”

Non posso dire che mi sono svegliato di colpo perchè mentirei spudoratamente, ma il pilota automatico che mi aiuta sempre nei casi d’emergenza ha preso il sopravvento.

Avverto Lei, ci infiliamo una parvenza d’abbigliamento da esterno, facciamo (a turno) un salto in bagno (chissà quanto tempo dovremo stare per strada...), recuperiamo il gatto e lo infiliamo nel trasportino, Lei prende due felpe, io raccatto cellulari portafogli documenti ed una bottiglia d’acqua (ci sarà sicuramente fumo) e ci fiondiamo per le scale.

Appena fuori dalla porta ci troviamo insieme agli altri condomini e mi rendo subito conto che siamo quelli che si sono meglio organizati.

Due ragazze che hanno affittato un appartamento per le ferie (che culo!) sono praticamente in camicia da notte, la coppia del piano di sopra è vestita ma lei ha in braccio il gatto avvolto in una coperta, gli anziani arrancano smadonnando e preoccupandosi in almeno quattro dialetti diversi.

Già dopo tre gradini l’aria comincia a farsi grigia, pesante ed acre; dico a Lei di proteggersi naso e bocca con una falda della maglia, e faccio appena in tempo perchè fuori dal portone sembra Vercelli in una mattina di novembre (la sola differenza è che la nebbia è bianca, quel fumo era quasi nero). Gli occhi bruciano, respirare è difficile, ma usciamo dal corridoio di fumo e ci ripariamo sottovento insieme agli altri.

La strada è piena di poliziotti, carabinieri e pompieri. La palazzina a due piani attaccata al nostro palazzo è un forno. Dalle finestre del primo piano escono enormi colonne di fumo che il leggero (per fortuna) vento schiaccia a terra.

Faro' il Pompiere!!!

Troviamo un posto dove ripararci, una panchina per Lei ed ho il tempo di guardarmi intorno. C’è chi è più tranquillo, chi fa commenti del cazzo come “era ora, finalmente la butteranno giù ‘sta topaia piena di sudamericani!”, chi telefona, chi chiede ai poliziotti quanto tempo dovrà restare fuori casa (come se loro lo sapessero!).

Una ragazzina è scalza, lo sguardo umido e fisso di chi è ad un passo dallo stato di shock, poi una sua amica l’abbraccia, un pompiere le dà una coperta e un amico una sigaretta, e lei si calma un po’.

Restiamo li’ a guardare i pompieri correre su e giù per un ora buona, poi il fumo comincia a diminuire fino a scomparire del tutto. I vigili del fuoco rallentano, poi cominciano a raccogliere l’attrezzatura mentre alcuni di loro portano all’esterno qualche maceria bruciacchiata.

Alle cinque ci permettono di rientrare: Lei sta bene, ha solo tossito un po’ all’inizio, io non ho problemi (sonno tremendo a parte), Leo si è comportato da micio coraggioso, tutto bene.

La casa puzzava un pochino di bruciato, ma non ce ne siamo quasi acorti. Ci siamo fiondati nel letto perchè la mia sveglia, implacabile, alle sette meno dieci avrebbe suonato come tutte le mattine.

 

Ora, tutto questo già giustificherebbe il titolo del post, ma siccome non mi faccio mancare nulla i treni per Monaco stamattina avevano tutti dai quaranta ai settanta minuti di ritardo, il primo a partire s’è riempito come un vasetto di alici sott’olio (vi giuro che c’era anche l’olio!) e quando sono arrivato in ufficio ho scoperto che il mio collega (sul quale facevo affidamento per permettermi di riposarmi un po’ durante la mattinata) oggi è assente (giustificatissimo, per carità!). In compenso cretini e casini non mancano mai.

 

...e sono solo le undici di mattina...


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Schhhhhttt....

[martedì, 26 giugno 2007, ore 08:33] [news of the world, ottimismo e fastidio]

....zitti tutti....

che forse 'sto governo sta facendo qualcosa di sinistra!!!


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The times they are a’ changin' (un’altra volta again)

[giovedì, 21 giugno 2007, ore 08:12] [tra le orecchie del lupo, ottimismo e fastidio]

Dopo un inverno caldo ed una primavera dalla personalità sdoppiata, ecco i primi segnali dell’estate, quella vera, quella bastarda e torrida, sudata e godereccia.

Le giornate sono già lunghe come discorsi di politica, le temperature si stanno alzando in fretta ed anche i temporali assumono le caratteristiche di durata e di violenza tipiche del periodo estivo. I passeri sono in fibrillazione, le rane passano la notte a reinterpretare interminabili canzoni millenarie, i gabbiani volano con più convinzione ed allegria.

Anche il mondo vegetale partecipa alla festa: i fiori fanno a gara e sembrano dire “Guardami! Annusami! Incantati!”, gli alberi sono rigogliosi ed orgogliosi, profumi e colori si fondono e si rincorrono nell’aria.

Il mare poi, da gelido monito al confine del campo visivo è tornato amico con cui giocare, fresco abbraccio nel quale abbandonarsi, rilassante suono notturno.

La sera, per le strade dell'entroterra, si cominciano ad incontrare quelle meraviglie entomologiche chs rispondono al nome di lucciole...

...e sulla strada tra Ospedaletti e Sanremo sono arrivate le prime prostitute di stagione.


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L'ottimismo è il profumo della vita

[lunedì, 11 giugno 2007, ore 22:12] [ottimismo e fastidio]

Finirà prima il cibo della merda...


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