Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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images: Il Gemello Pazzo


Monito del cantastorie

[mercoledì, 13 febbraio 2008, ore 10:53] [libri, tra le orecchie del lupo, quasi originale]

One describes a tale best by telling the tale. You see? The way one describes a story, to oneself or to the world, is by telling the story. It is a balancing act and it is a dream. The more accurate the map, the more it rensembles the territory. The most accurate map possible would be the territory, and this would be perfectly accurate and perfectly useless.

The tale is the map which is the territory.

You must remember this.

 

Il miglior modo per descrivere una storia è raccontarla. Capite? Il modo in cui una persona descrive una storia, a sé stesso o al mondo, è raccontandola. E’ un atto di equilibrio ed un sogno.

Più accurata è la mappa, più rispecchia il territorio. La più precisa mappa possibile sarebbe il territorio stesso, e questo sarebbe perfettamente accurato e perfettamente inutile.

La storia è la mappa, che è il territorio.

Non bisogna dimenticarlo.

 

Neil Gaiman, American Gods.

Titolo e traduzione del brano a cura del Lupo.


HowlingWolf | permalink | commenti (3)




Pugni nello stomaco (recensione atipica)

[venerdì, 18 gennaio 2008, ore 16:12] [libri, impressioni lupesche]

Ho appena finito di leggere La grammatica di Dio, di Benni.

Mi ha fatto quasi lo stesso effetto di Comici Spaventati Guerrieri. Quando l’ho chiuso (e più volte mentre lo leggevo) avevo un groppo un gola.

Diversamente dagli altri suoi romanzi, soprattutto i meno recenti (sia Terra! che Elianto, Baol, Spiriti, La Compagnia dei Celestini eccetera), in cui gli spunti di riflessione, spesso amarissima, erano integrati e collegati da momenti di comicità irresistibile, in questa raccolta di racconti sulla solitudine la parte comica, salvo in un paio di episodi, manca quasi totalmente.

Protagonisti della maggior parte dei racconti sono personaggi senza lati positivi o vittime dell’emarginazione, della solitudine, sia essa imposta o cercata per ragioni più o meno futili. I pochi personaggi positivi presenti nei racconti ricoprono nella quasi totalità dei casi il ruolo di vittime: di altre persone, della società, dell’impossibilità di confrontarsi ad armi pari con i propri demoni.

Attenzione, non sto dicendo che la qualità della scrittura sia scarsa, anzi. Le storie sono meravigliose, toccanti, evocative, alcune visionarie e surreali, altre plausibili e convincenti, e tutte suscitano emozione, indignazione. Insomma, gli spunti di riflessione tipici delle opere di Benni ci sono tutti, ma non sono filtrati dall’ironia, dalla risata, per cui colpiscono ancora più duramente il lettore.

L’effetto, soprattutto per chi già conosce ed apprezza Benni, è quello di un colpo in testa,

dell’immersione in un pozzo dal quale è quasi impossibile vedere la luce. Sembra quasi che anche uno come lui, che trovava il modo di ridere anche delle cose che fanno più paura, stia perdendo la speranza.

Già, perchè ridere di qualcosa significa non lasciarsi sopraffare dalla paura, dalla delusione, dalla rassegnazione. Vedere il ridicolo che c’è nelle situazioni è il modo migliore per affrontarle senza nascondersi, senza farsi annientare.

Tolto questo, ad aiutarci a fare di noi stessi e del mondo luoghi migliori, ci rimane soltanto l’ostinazione.

 

Ciao a tutti, abbiate cura di voi (e delle vostre risate).

M.


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