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Categorieamarcordawooo banana republic domande giochicateneaffini impressioni lupesche libri luna piena lupi in pantofole lupi on the road lupo sound manuale del piccolo sistemista news of the world ottimismo e fastidio quasi originale sciem trek senza parole soul landscapes topten tra le orecchie del lupo un lavoro da lupi vita Qualcosa sul Lupo"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano TerzaniAmoLei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sportOdioLe idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiareCommentiVecchioHidalgo in Alive 'n' kickin'FrancoG in Alive 'n' kickin' elleeci in Alive 'n' kickin' utente anonimo in Alive 'n' kickin' Aliseys in Alive 'n' kickin' Archiviooggiluglio 2008 aprile 2008 marzo 2008 febbraio 2008 gennaio 2008 dicembre 2007 novembre 2007 ottobre 2007 settembre 2007 agosto 2007 luglio 2007 giugno 2007 maggio 2007 aprile 2007 marzo 2007 febbraio 2007 gennaio 2007 dicembre 2006 novembre 2006 ottobre 2006 settembre 2006 agosto 2006 luglio 2006 giugno 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 novembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 Aggiungimi ai favoritiaggiungimi nei favoriti di splinderaggiungimi ai tuoi favoriti LinksAliseysAmmazzare la portinaia Amnesty International Avevo tempo da investire Beppe Grillo ChiaraParanoica Chinaski CryBoy Demon Kiss El Giramundo elleeci Ephrem Esercizio di buona follia Il Fantasma Il Pirata Metallico Il tempio di Theleme indymedia La Fabbrica Operante La Profe La strega metropolitana le fou jumeau LogorRomins Lupacchiotto MultiDario My Music Radio Capital Shelidon Squitto Stefano Benni Tessy The Gusty Bus Voglio Scendere Wikipedia Zanocom Contatore*loading* refreshCreditslayout: Lylaimages: Il Gemello Pazzo |
Depressione post votumIeri sono andato, insieme a Lei, a votare. Non l’ho fatto con piacere, nè con il conforto di grandi (e nemmeno piccole) speranze. L’ho fatto perchè non posso battermene il belino e basta. Devo provarci, per quanto flebile possa essere la possibilità di un risultato non tragico. Lei, che negli ultimi tempi è politicamente molto più agguerrita di me, forse perchè meno disillusa, spera ancora, ancora s’incazza a leggere o sentire certe frasi, ancora si sforza di portare altri a considerare le sue ragioni. Io non mi impegno in discussioni sulla politica da mesi, e nonostante mi sia tenuto informato, ho vissuto questo periodo pre-elettorale con distacco, cinismo ed in tutta sincerità un pizzico di fatalismo pessimista. Non so se ci riveleremo essere un popolo abbastanza intelligente da evitare di mettere il Paese in mano a chi ha già dimostrato di essere un venditore di fumo teso esclusivamente al proprio tornaconto, nè so, in caso “il nuovo che avanza” finisca al governo e non nel tritarifiuti, se e quanto potrà migliorare la situazione di una società marcia e pericolante fino dalle sue fondamenta più profonde. Soprattutto spero che non si verifichi la tanto ventilata e paventata situazione di “larghe intese” che molti pronosticano. Se c’è una cosa che ritengo più pericolosa di un nuovo governo Berlusconi, è la possibilità che Insomma, sono preoccupato e pessimista e so che in un modo o nell’altro, tra proiezioni, exit-poll, risultati, dichiarazioni ed azioni del dopo voto, m’incazzero’ parecchio perchè in fondo l’Italia è il mio Paese, ed io ci tengo. In tutta sincerità pero’ devo anche ammettere che non so se ho ancora la voglia e la forza per continuare a vivere nel mio Paese. Non vorrei scappare, ma ogni rapporto che si rispetti (non soltanto con altre persone, anche con il proprio Paese) andrebbe troncato nell’esatto momento in cui si realizza che trascinarlo ulteriormente sarebbe inutile e dannoso. Nei prossimi giorni potrei trovarmi servito, su un piatto d’argento, il migliore stimolo possibile per fare il “salto della quaglia”, ed abbandonare la nave. Non mi piace l’idea di scappare, di lasciare il Paese in cui sono nato, in cui sono diventato chi sono, ma ora ho responsabilità che vanno al di là della mia vita di individuo, ora ho una famiglia a cui pensare prima e al di sopra di tutto, e se sarà necessario, per poter dare a mia figlia il maggior numero di possibilità di vivere bene, faro’ quello che sarà necessario.
Nel dubbio, ho cominciato a tradurre i miei CV e ad inviarli un po’ dovunque. Di luoghi comuni e persone speciali[venerdì, 04 aprile 2008, ore 10:56] [impressioni lupesche, un lavoro da lupi] Spulciacchiando qua e là tra blog e siti, qualche tempo fa ho trovato un elenco di caratteristiche attribuite ai lettori, ovvero a quelle persone che (al contrario della media nazionale) leggono più (me molto più) di tre libri l’anno. Premetto che sono convinto che questa lista sia stata compilata da un non lettore, in ogni caso mi sono incuriosito e siccome non tutte le voci corrispondevano a quella che è la mia realtà, ho deciso di estendere il campione, prendendo in esame e cercando di applicare ogni punto anche ad un altro lettore, nella fattispecie mio padre (eh, il DNA non è un’opinione!). Quindi, di seguito l’elenco di caratteristiche dei “forti lettori” con accanto gli esempi relativi a me ed a mio padre. 1) I lettori hanno il comodino zeppo di libri – Io, uno, due al massimo. Gli altri sono sparsi per tutta la casa, in compenso, mai visto un libro sul comodino di mio padre. Quando va a letto lo fa per dormire, non per leggere. 2) I lettori leggono ovunque, anche (a volte soprattutto) in bagno – Ebbene si’, io leggo in treno, in aereo, in auto (solo se non guido), in spiaggia, alla fermata del bus ed anche in bagno. Si sta tranquilli e non si perde tempo a contare le piastrelle della parete di fronte. Mio padre tende a leggere soprattutto sulla sua poltrona preferita e, si’, in bagno. 3) I lettori odiano (o guardano assai di rado) la televisione – Che la TV mi irriti parecchio è vero, ma non posso dire di odiarla. Odio il modo in cui viene fatta soprattuto qui in Italia, per cui seleziono attentamente cio’ che guardo e quando non trovo nulla che non mi convinca, non ho paura di spegnerla. La televisione, a casa dei miei, dev’essere accesa, anche se poi magari non se la fila nessuno. Mio padre è anche abbonato a Sky, ma poi è capace di perdersi in una rivista mentre (in teoria) sta guardando un film. 4) I lettori hanno la testa fra le nuvole – Amen fratello! Che dire, non è la prima volta che lo ammetto sul blog, ed aggiungo che quando sono immerso nella lettura perdo completamente la cognizione del tempo e dello spazio che mi circonda. Mio padre, a parte estraniarsi dal mondo durante la lettura, come capita a me, ha i piedi ben piantati per terra. 5) I lettori attaccano a parlare di libri non appena si presenta l'occasione giusta – Trovo che la letteratura sia un buon argomento di conversazione, ma non mi permetto di imporlo a nessuno. Lui se viene “provocato” risponde, ma non spinge mai per primo. Entrambi troviamo noiosi e supponenti coloro che ostentano le proprie letture con lunghi e pesantissimi discorsi. 6) I lettori accumulano materiale da leggere e non riescono mai a starci dietro – Vero: io per esempio ho l’intera Biblioteca Internazionale di Bordighera tra il materiale da leggere, e non arrivero’ ma a starci dietro. Per mio padre invece il ritardo massimo consentito a causa dell’accumulo delle letture è di un paio di mesi. Nulla rimane in giacenza più a lungo. 7) I lettori sono un po' snob, e si ritengono superiori ai non-lettori – Soltanto nell’ambito della proprietà d’espressione ed a volte dell’apertura mentale. In assoluto valgo tanto quanto chiunque altro, e non me ne scordo mai. Quanto a mio padre, non ho mai avuta quest’impressione. 8) I lettori vengono colti da crisi compulsive nelle vicinanze di una libreria – Si’, e fatico moltissimo a non entrare guardandomi in giro e domandando “dai, quanto volete per tutto?” Lei è arrivata a studiarsi percorsi che non ci portino in zone pericolose. Lui compra quello che vuole leggere e questo è tutto. Raramente si lascia trasportare dall’onda dell’entusiasmo. 9) I lettori sono esterofili – No, non necessariamente, almeno non per partito preso. Al limite si invidia (entrambi) il diverso “peso specifico” della letteratura in alcuni altri paesi. 10) I lettori vorrebbero a loro volta scrivere un romanzo di successo – Non so dire di mio padre, ma per quanto mi riguarda, quello di essere pubblicato (anche senza fare il botto) è uno dei miei sogni. Certo, a patto di non diventare un nuovo Moccia! 11) I lettori hanno almeno un parente stretto che li prende in giro per la loro passione – Nè con me, nè con mio padre nessuno di è mai azzardato. Sarà per via della stazza? 12) I lettori amano fare sfoggio di cultura – Odio l’ostentazione, ed è un principio che ho imparato proprio da mio padre. Ovvio che se sento fare una citazione sbagliata o un ragionamento cretino, soprattutto da qualcuno che sta facendo lo splendido, tendo a non resistere e controbattere, ma non “sfoggio” proprio nulla. 13) I lettori hanno una lista (perlopiù mentale) di libri preferiti, che aggiornano assai di rado – Se è per questo io i miei libri preferiti li rileggo spesso. Quanto ad aggiornare il “gotha”, mi capita sovente (più che altro di aggiungere voci). Lupo senior, per quello che ne so, rispecchia abbastanza fedelmente l’affermazione (guai a separarlo dai suoi Camilleri e Guareschi, per esempio!) 14) I lettori difficilmente cambiano idea su un libro – Balle. Come per ogni espressione artistica, molto dipende dallo stato mentale con cui l’approcciamo la prima volta, per cui cerco di dare sempre una seconda possibilità ai libri che mi hanno convinto poco. A questo proposito non so come la pensi il mio vecchio. 15) I lettori vanno (o andavano) male in matematica, ma prendono (prendevano) buoni voti nelle materie umanistiche – Io sono l’esempio classico che conferma questa tendenza, mio padre è esattamente l’opposto. 16) I lettori hanno gli occhiali, anche se a volte li nascondono – Ecco, io non ci ho mai visto una mazza, e dopo l’operazione porto occhiali da presbite. Mio padre fino ai 55 anni ha avuto 11 decimi... 17) I lettori sono sfigati e/o poco pragmatici – A parte che non vedo il collegamento tra pragmatismo e sfiga (credo si intenda a livello sociale), personalmente ho sempre fatto sport ed avuto un sacco di amici. Lui poi, è anche il pragmatismo in persona. Piccolo spazio pubblicità[martedì, 01 aprile 2008, ore 10:52] [lupi in pantofole, impressioni lupesche] Ovvero: ma certi spot passano qualche controllo prima di essere messi in onda? Per esempio, nel nuovo spot con Gattuso e No, non mi riferisco all’immagine di Gattuso nella vasca da bagno, nè all’idea dei bicchieri, anche perchè credo che tutti quelli cha abbiano almeno la mia età (ed avevano il Manuale delle Giovani Marmotte) ci abbiano provato almeno una volta, da bambini. Quello che non riesco a capire è come sia possibile che nessuno si sia ricordato che per trasferire la voce il filo dev’essere teso! Ok, mi si puo’ obiettare che si tratta di un dettaglio, che rispetto a molte altre pubblicità almeno c’è un’idea originale, che i pubblicitari non brillano per senso pratico... tutto vero, non lo nego, pero’ porca miseria, almeno provare a fare le cose per bene! Altro esempio: la nuova crema idratante della colombella che, grande novità, al suo interno ha l’ossigeno puro!!! Ora, io di chimica non ho mai avuto grandi voti, ma mi sono consultato anche con un paio di ingegnieri amici miei e siamo tutti arrivati alla conclusione che fino a prova contraria l’ossigeno è un gas, per cui metterlo in una crema significa, appunto, legarlo a qualche altro elemento il che, per definizione, non lo rende più “puro”. A meno che non intendano dire che l’ossigeno puro viene iniettato al posto dell’aria nel tubetto della crema, anche se vedo poi difficile riuscire a spalmarselo in faccia. Poi, ma questa è quasi storia vecchia, i cereali per la colazione che “aiutano a mantenere la linea*”. No, non mi sono sbagliato a digitare, l’asterisco c’è anche nelle pubblicità: infatti se si sta attenti, avvicinandosi moltoallo schermo si puo’ notare che in basso, in caratteri minuscoli c’è la spiegazione di quell’asterisco, ovvero una frase che dice “se abbinato ad alimentazione controllata ed equilibrata e a sufficiente attività sportiva”. A questo punto la mia perplessità è la seguente: ma se mangio cose sane e senza eccessi, e se faccio sport su base regolare, a che c@$$o mi servonoi cereali? Non starei in forma comunque, anche solo bevendo una tazza di latte al mattino? Infine, le compagnie telefoniche, soprattutto quelle che ricorrono a primati come testimonial (e non mi sto riferendo a Mike Bongiorno o a Cristian De Sica). “Attiva l’ADSL con noi e pagherai soltanto 4.90 al mese! Già, per un mese, poi scatta automaticamente la tariffa standard, che è di 24.90 al mese. Pero’ te lo dicono eh?! Vicino al A questo punto ho il terrore di scoprire che la banca della zucca, che ti dà il 5% (circa) d’interesse suil conto per il primo anno, dal secondo anno in poi vuole essere pagata per averti dato il privilegio di essere suo cliente... Ermeneutica dei valori[mercoledì, 19 marzo 2008, ore 14:37] [banana republic, impressioni lupesche] Ormai è da qualche tempo che dai nostri politici (e n on solo, giusto Eminenza?) si sente parlare con insistenza ed ardore soprattutto di valori: frasi come “bisogna preservare i velori”, “non dimentichiamo i valori”, “torniamo ai veri valori”, “noi siamo i veri custodi dei valori”, “la chiesa sconsiglia di votare per quei partiti che non fanno propri i giusti valori”. Bene, incuriosito dall’uso massiccio di questa parola mi sono dato la pena di andare a controllare sul dizionario, per cercare di rendermi veramente conto di cosa stiano parlando tutti con cotanta enfasi. Questo è il risultato della mia ricerca su un dizionario on-line. Valore: sostantivo maschile. Significati: 1a – equivalente in denaro di un bene, il suo prezzo, il suo costo. 1b – caratteristica di un bene per cui esso è scambiabile con una certa quantità di altri beni o puo’ essere utile soddisfacendo a determinati bisogni. 2 – tutto cio’ che puo’ essere oggetto di compravendita, di negoziazione 3 – al plurale, gioielli, preziosi. 4a – insieme di doti morali ed intellettuali che rendono una persona degna di considerazione 4b – capacità professionale, talento 4c – virtù 5 – coraggio, eroismo 6 – importanza, rilievo di una cosa, una situazione, una condizione e simili. 7 – validità, efficacia 8 – pregio, spec. artistico o culturale 9 – significato 10a – bene 10b – cio’ che è degno di apprezzamento secondo il giudizio personale o collettivo. Esistono poi, secondo il De Mauro, altri quattro significati che non riporto perchè relativi a contesti troppo tecnici e specifici per avere valore (7) in questa discussione. Ho letto questa lista più volte, soffermandomi a ragionare su ognuna delle interpretazioni del lemma e sulle possibili applicazioni che ciascuna di esse puo’ avere in relazione ad argomentazioni politiche. Per esempio, se prendiamo in considerazione la frase “Bisogna difendere i valori”, cosi’ inflazionato nelle bocche di politici ed ecclesiasti dediti al peccato di ingerenza nelle questioni secolari, quali diversi significati puo’ avere la frase? Questo è il risultato dei miei sforzi di comprensione. 1a – Bisogna difendere i prezzi dei beni – questa suona ambigua: vuol dire che se vi eleggiamo i prezzi resteranno gli stessi o che aumenteranno? Pensare che possano diminuire è pura utopia, per cui non prendo nemmeno in considerazione la possibilità. 1b - Bisogna difendere le caratteristiche per cui i beni sono scambiabili con una certa quantità di altri beni o possono soddiqsfare determinati bisogni – qua siamo nel politichese puro. Un interpretazione terra terra potrebbe essere “manterremo alta la qualità dei beni”, ma anche cosi’ è un tantino fumosa. 2 - Bisogna difendere tutto cio’ che puo’ essere oggetto di compravendita, di negoziazione – in pratica significa difendere la proprietà privata. Indovino: soprattutto quella di chi pronuncia la frase? 3 - Bisogna difendere i gioielli, i preziosi – anche in questo caso, a rischio di passaer per cinico qualunquista, l’unica interpretazione che mi passa per la tessta riguarda la difese dei loro preziosi. 4a - Bisogna difendere le doti morali ed intellettuali che rendono una personadegna di cosiderazione – un proposito del genere sarebbe lodevole, se ci scordassimo di quali categorie di persone sono maggiormente prese in considerazione oggi in Italia. Serve davvero qualche esempio. 4b - Bisogna difendere la capacità professionale, il talento – ecco, questo mi sembra già un discorso più politico, ma chi potrebbe pronunciarlo? E soprattutto, chi potrebbe mantenere una promessa del ganere in questo Paese di simoniti e compagnucci? 4c - Bisogna difendere la virtù – ovvero? Ripristiniamo il delitto d’onore e le cinture di castità? No, perchè l’andazzo mi pare sia quello. 5 - Bisogna difendere il coraggio, l’eroismo – ecco perchè non si fa una mazza per limitare le morti sul lavoro, nè per permettere alle famiglie di arrivare alla fine del mese senza fare acrobazie senza rete! Ora è tutto chiaro, è per tenerci in allenamento il coraggio e l’eroismo! 6 - Bisogna difendere l’importanza di una condizione – questa frase la farei commentare a Stella e Rizzo, perchè a leggerla cosi’, la condizione da difendere mi sembra quella di privilegiati, sia che si parli dei parlamentari sia degli appartenenti ai gradi medio alti della chiesa cattolica. 7 - Bisogna difendere la validità, l’efficacia – questa è interpretabile, se non altro perchè di valido ed efficace, tra pubblica amministrazione e politica, da queste parti non è rimasto molto. 8 - Bisogna difendere il pregio artistico e culturale – scusate, non riesco a scrivere nulla mentre piango. 9 - Bisogna difendere il significato – bisognerebbe trovarlo, in quello che dite ed in quello che fate... 10a - Bisogna difendere il bene – fin qui d’accordo, ma stiamo parlando di bene comune o di bene immobiliare? 10b - Bisogna difendere cio’ che è degno di apprezzamento secondo il giudizio personale o collettivo – ecco, finalmente l’interpretazione perfetta. Peccato che ciascuno voglia affermare in esclusiva i propri valori senza prendere minimamente in considerazione quelli degli altri. E poi, tutti questi discorsi teorici sui valori, non ci distrarranno un pochino dai problemi contingenti in cui stiamo affogando? No, perchè io di proposte concrete, in questa campagna elettorale, non ne ho ancora sentita una...
Dalla parte del "nemico"[mercoledì, 05 marzo 2008, ore 15:02] [impressioni lupesche] NOTA: questo è un post “dialettico”, cioè un modo per esporre una mia perplessità e chiedere il vostro parere a proposito. Sinceramente non capisco. Non è che non voglia farlo, il fatto è che proprio non ci riesco. Sono anni che a tempo perso ritorno a ragionare su questa vecchia storia, ma nonostante almeno in teoria con gli anni io diventi più saggio, non arrivo acd una conclusione, e nemmeno a poterne intuire, da lontano, la presenza. La questione che per anni ha esulato dalla mia capacità di razionalizzazione è semplice, ma non per questo meno determinante. Come è possibile che se un uomo inanella una serie di avventure con il sesso opposto si parli di un figo mentre se a privilegiare la quantità alla qualità (delle relazioni, non dei soggetti con cui queste relazioni sono intraprese), abbiamo automaticamente a che fare con una donna di malaffare? Voglio dire, le relazioni lampo prevedono che entrambi i soggetti interessati decidano di approfittare della disponibilità dell’altro(a) e consumino uno o più rapporti sessuali senza porsi problemi a proposito della durata della relazione e puntando esclusivamente all’appagamento dell’impulso del momento, giusto? Allora, se è vero che una donna che dopo pochi giorni (ma anche minuti, perchè no?) di frequentazione decide che vale la pena di arrivare al dunque probabilmente ha una visione di sè stessa e della vita un tantino particolare, lo stesso discorso dovrebbe valere anche per l’uomo, no? Ora, non mi si presenti, per favore, una spiegazione di tipo etologico, perchè se stiamo a vedere il comportamento animale (e ricordo a tutti che tali siamo e tali, nel profondo, restiamo), il maschio tende ad accoppiarsi con il maggior numero possibile di femmine per avere più possibilità di trasmettere il proprio corredo genetico, ma allo stesso tempo la femmina è portata ad accoppiarsi con tutti quegli uomini che possono assicurarle (o perlomeno darle l’impressione di farlo) la fornitura di un patrimonio genetico di qualità, per cui, all’atto pratico, le due cose s’equivalgono. Dal punto di vista sociale forse il problema assume un aspetto diverso, ma soltanto perchè i canoni della società “civile” sono basati su fondamenta gettate da uomini per uomini, premessa che non contribuisce a dare delle regole esistenti un’immagine particolarmente equa. Insomma, a mio modo di vedere le cose, o entrambi (uomini e donne) “vogliamo divertirci” o entrambi siamo da considerare alla stregua di malati o professionisti del sesso.
194Non sono una donna, per cui non posso sapere cosa si possa provare nel momento in cui si rimane incinte, nè tantomeno posso arrivare ad immaginare quanto difficile e doloroso possa essere prendere la decisione di abortire, o quanto pesante possa essere rimpiangere una scelte per il resto della propria vita, per cui se quello che sto per scrivere per qualcuno fosse insopportabilmente stupido, che almeno faccia lo sforzo di trovare un altro argomento per diimostrarmi che parlo a vanvera. A vanvera o meno, ho anch’io voglia di dire la mia sulla questione “Legge Capiamoci, non ho intenzione di fare commenti a proposito di questo o quel politico, questo o quello schieramento. Non sono gli attori che m’interessano, è la trama. La situazione la conoscete tutti (altrimenti informatevi, che non fa mai male!): un po’ per l’ingerenza della chiesa cattolica, un po’ per pruriti personali, esistono tra i nostri politici, correnti più o meno trasversali che vorrebbero ridurre al minimo (se non a zero) le possibilità per le donne italiane di interrompere la gravidanza. Liste elettorali apposite, correnti santarelline in partiti che (almeno idealmente) dovrebbero essere laici, persone che se ne sono sempre infischiate della morale cattolica (che alla radice non è diversa dalle regole del buon vivere comune), che improvvisamente si sentono in dovere di gridare al sacrilegio ogni volta che viene praticato un aborto. Ultimamente, a quanto pare, grazie a quella bella invenzione che è l’obiezione di coscienza da parte di medici e farmacisti, si fa anche fatica a trovare la “pillola del giorno dopo”, e continuando di questo passo temo che presto si potranno comprare i preservativi soltanto previa ricetta. Quello che non capisco, per quanti sforzi possa fare, è questo desiderio impellente, da parte di molti degli appartenenti alla nostra (mai cosi’ disastrata) classe politica, di mettere le mani sulla legge che regola la pratica dell’aborto, e soprattutto di farlo in senso prepotentemente restrittivo. Se non ricordo male siamo (almeno per la costituzione) un Paese laico e sovrano, in cui tutti i cittadini hanno gli stessi diritti e doveri, giusto? Benissimo. Appurato questo, posso anche capire che i cattolici siano contro l’aborto, la pillola del giorno dopo, i preservativi, il gelato al pistacchio ed il cioccolato al peperoncino, ne hanno tutti i diritti. Quello che mi fa incazzare come un lupo mannaro che ha appena pestato una merda nel proprio salotto è il fatto che siccome loro sono contrari all’interruzione di gravidanza, una persona che non ha le stesse remore non possa avere la possibilità di scegliere, a meno che (e qui salta l’uguaglianza di diritti) non abbia i soldi per andare a farlo all’estero. Voglio dire, a me fanno cagare i reality show, li considero stupidi, beceri e lesivi per l’equilibrio mentale di una buona percentuale della popolazione, ma non per questo mi permetto di fondare un partito o di cercare di far passare una legge che impedisce la loro messa in onda. Quando ne comincia uno reprimo i conati di vomito, le bestemmie e cambio canale o (meglio ancora) spengo la televisione, ma non mi sono mai permesso di andare dal vicino, fare irruzione nel suo salotto e di mettere “Report” a forza. Tu sei contrario a qualcosa ed io no? Va bene, lo accetto, convincimi (se ci riesci) a non farlo più, ma non perchè se lo faccio vado in galera, perchè mi hai fatto capire che hai ragione tu! Stiamo sempre a lamentarci del fatto che i testimoni di Geova v engano a rompere i coglioni a casa con il loro “Torre di Guardia” e le loro chiacchiere sul Vero Dio eccetera, poi permettiamo a un gruppo di vecchiacci in sottana, che in teoria non hanno nemmeno più memoria di quello che possa essere un rapporto sessuale (ho detto in teoria!) di imporci per interposta persona le proprie regola a proposito di quello che si puo’ e quello che non si puo’ fare prima, dopo, durante e con chi, nel proprio letto. Andiamo, ora non venite a dirmi che ci sono persone che abortiscono senza nemmeno pensarci, perchè non ci credo. O meglio, ci credo, ma sono convinto che si tratti dello stesso numero di persone che nell’impossibilità di interrompere la gravdanza darebbe alla luce bambini che finirebbero nel più vicino cassonetto. Io ho grande e reale stima dell’intelligenza e della sensibilità delle donne, e per questo sono sicuro che, escludendo i casi patologici, non esista una donna che decide di liberarsi di un figlio senza prima aver considerato tutte le possibili alternative a disposizione, per cui, ripeto: diamo la possibilità alle persone di esercitare il proprio libero arbitrio (aspetta, chi è che l’aveva detta ‘sta cosa?) e di lasciarli decidere almeno su cose come questa, almeno per rispetto alla fatica che abbiamo fatto per poterci fregiare dell’appellativo di Paese Libero e Democratico... Ho scritto abbastanza, per cui le mie paure di vedere, dopo la 194 e la fecondazione assistita, attaccata la legge sul divorzio, ve le risparmio. Ciao a tutti, abbiate cura di voi (e non curatevi troppo degli altri)! Le due facce di San Valentino[giovedì, 14 febbraio 2008, ore 11:38] [quasi originale, impressioni lupesche] Oggi è uno dei giorni più controversi dell’anno. C’è chi odia San Valentino perchè sostiene che si tratti di una festa puramente commerciale (una volta si diceva “consumistica”), chi (giustamente) sostiene che San Valentino, cosi’ come la Festa della donna, dovrebbe essere ogni giorno quando invece ci si ricorda di avere un pizzico di attenzione per le proprie donne (siano esse fidanzate, mogli, sorelle, amichie, colleghe, mamme) soltanto in occasione delle ricorrenze “istituzionali”. Personalmente credo che entrambe le affermazioni contro questo tipo di celebrazioni siano vere, ma sono altrettanto convinto che se vissute con lo spirito giusto possano essere occasioni piacevoli per rinforzare un legame, per sottolineare la propria scelta di un’altra persona come compagna/o di vita, per dimostrae che si tiene davvero a qualcuno, al di là delle incomprensioni, dei piccoli screzi, dei momenti meno esaltanti. Ovviamente, e scusatemi se mi ripeto, è necessario che si presti attenzione al proprio partner anche nei restanti 364 giorni dell’anno, o si rischia di fare come quelli che fanno gli attivisti nella “giornata mondiale per la salvaguardia dell’ambiente” e d’estate vanno in spiaggia e lasciano chili di rifiuti in giro. Insomma, San Valentino, soprattutto in questo periodo ha due facce: sta a noi decidere quale preferiamo. Io scelgo questa: Se ti tagliassero a pezzetti il vento li raccoglierebbe il regno dei ragni cucirebbe la pelle e la luna tesserebbe i capelli e il viso e il polline di Dio di Dio il sorriso. Ti ho trovata lungo il fiume che suonavi una foglia di fiore che cantavi parole leggere, parole d'amore ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso. Rosa gialla rosa di rame mai ballato così a lungo lungo il filo della notte sulle pietre del giorno io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino alla fine siamo caduti sopra il fieno. Persa per molto persa per poco presa sul serio presa per gioco non c'è stato molto da dire o da pensare la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera spettinata da tutti i venti della sera. E adesso aspetterò domani per avere nostalgia signora libertà signorina fantasia così preziosa come il vino così gratis come la tristezza con la tua nuvola di dubbi e di bellezza. T'ho incrociata alla stazione che inseguivi il tuo profumo presa in trappola da un tailleur grigio fumo i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino camminavi fianco a fianco al tuo assassino. Ma se ti tagliassero a pezzetti il vento li raccoglierebbe il regno dei ragni cucirebbe la pelle e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso e il polline di Dio di Dio il sorriso. F. De Andrè E a chi ci crede, e lo fa davvero, auguro di passare una giornata meravigliosa in compagnia di coloro che portano nel cuore.
Lust[lunedì, 11 febbraio 2008, ore 15:49] [vita, impressioni lupesche] Ho resistito per anni. Sicuro di me, convinto delle mie idee e certo di fare la scelta giusta, mi sono guardato bene, per anni, dal cedere. Ho avuto decine di occasioni, un paio di volte sono anche stato ad un passo dal cedere alla tentazione, ma ho sempre opposto alle lusinghe una ferrea volontà ed una feroce ostinazione a difendere uno stato mentale, uno stile di vita, una convinzione profonda. Anche quando i mezzi mi stavano abbandonando, ho continuato a credere in quel principio di fedeltà allo scopo che credevo imprescindibile, ed a mia parziale discolpa posso dire di essere rimasto praticamente solo, senza nessuno a condividere questa mia convinzione. Ieri, alla fine, non ho resistito. Abbandonato dallo strumento che per anni mi aveva permesso di vivere serenamente senza ascoltare il canto di quella sirena nonostante la melodia, la voce e la musica mi perseguitassero ovunque andassi, sono caduto in contraddizione con me stesso, ed ho ceduto come l’ultimo degli smidollati. Ieri mi sono lasciato andare alla lussuria, complice anche la convinzione del fatto che non sarei stato io a pagare. Quello che mi stupisce di più è che dopo tutti questi anni di autodisciplina e tutti i proclami di purezza che ho gridato al vento in ogni occasione, ci sia voluto cosi’ poco a convincermi. Nel giro di cinque minuti mi stavo già baloccando entusiasta con il nuovo "giocattolo". Ho dimenticato, ho gettato via la semplicità, l’essenzialità, la purezza. Ora anch’io ho un cellulare con fotocamera, radio e lettore Mp3. PhishingOra, io capisco che uno ci provi perchè non ha un cazzo di voglia di lavorare e gli servono i soldi per comprarsi droga, donne, eccetera (anche se secondo me i phishers sono nerds che reinvestono i guadagni in pc più potenti), pero' se proprio devi cercare di abbindolarmi con una mail farlocca, almeno cerca (e sottolineo cerca) di impegnarti e farla bene... Ecco cosa mi è arrivato oggi. Pago personalmente psichiatra ed iscrizione urgente al CEPU a chi ha il coraggio di dirmi che c'è cascato. "CONGRATULAZIONI"
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La ringraziamo per aver scelto i nostri servizi. © Poste italiane 2008 P.s. Giuro che non ho modificato il testo della mail di una virgola! Ciao a tutti, abbiate cura di voi. M. Pugni nello stomaco (recensione atipica)[venerdì, 18 gennaio 2008, ore 16:12] [libri, impressioni lupesche] Ho appena finito di leggere La grammatica di Dio, di Benni. Mi ha fatto quasi lo stesso effetto di Comici Spaventati Guerrieri. Quando l’ho chiuso (e più volte mentre lo leggevo) avevo un groppo un gola. Diversamente dagli altri suoi romanzi, soprattutto i meno recenti (sia Terra! che Elianto, Baol, Spiriti, La Compagnia dei Celestini eccetera), in cui gli spunti di riflessione, spesso amarissima, erano integrati e collegati da momenti di comicità irresistibile, in questa raccolta di racconti sulla solitudine la parte comica, salvo in un paio di episodi, manca quasi totalmente. Protagonisti della maggior parte dei racconti sono personaggi senza lati positivi o vittime dell’emarginazione, della solitudine, sia essa imposta o cercata per ragioni più o meno futili. I pochi personaggi positivi presenti nei racconti ricoprono nella quasi totalità dei casi il ruolo di vittime: di altre persone, della società, dell’impossibilità di confrontarsi ad armi pari con i propri demoni. Attenzione, non sto dicendo che la qualità della scrittura sia scarsa, anzi. Le storie sono meravigliose, toccanti, evocative, alcune visionarie e surreali, altre plausibili e convincenti, e tutte suscitano emozione, indignazione. Insomma, gli spunti di riflessione tipici delle opere di Benni ci sono tutti, ma non sono filtrati dall’ironia, dalla risata, per cui colpiscono ancora più duramente il lettore. L’effetto, soprattutto per chi già conosce ed apprezza Benni, è quello di un colpo in testa, dell’immersione in un pozzo dal quale è quasi impossibile vedere Già, perchè ridere di qualcosa significa non lasciarsi sopraffare dalla paura, dalla delusione, dalla rassegnazione. Vedere il ridicolo che c’è nelle situazioni è il modo migliore per affrontarle senza nascondersi, senza farsi annientare. Tolto questo, ad aiutarci a fare di noi stessi e del mondo luoghi migliori, ci rimane soltanto l’ostinazione. Ciao a tutti, abbiate cura di voi (e delle vostre risate). M. La macchina del tempo[giovedì, 17 gennaio 2008, ore 10:04] [news of the world, impressioni lupesche] Napolitano lancia un accorato appello: "Attenti all'anticlericalismo, rischiamo un ritorno al passato" ...cosa veniva prima del medio evo? P.S. Vorrei far notare in che sezione Repubblica, che non è il quotidiano di Vladivostok e nemmeno di Città del Capo, ha messo l'articolo. Ragazzi problematici[martedì, 08 gennaio 2008, ore 12:29] [impressioni lupesche] Questa mattina, sull’autobus che in contumacia della fedele (ma in riparazione) Vespa mi porta alla stazione, c’erano un sacco di ragazzini che andavano a scuola. Tutto normale, l’autobus è sempre zeppo di ragazzini, tant’è che durante le vacanze scolastiche passa dai cinque ai dieci minuti prima perchè riduce drasticamente il numero delle fermate. Il problema è che comincio ad invecchiare, e di conseguenza se nei giorni buoni l’idea di essere circondato da adolescenti chiassosi alle sette e mezza di mattina non mi disturba, basta che mi sia svegliato un tantino irritato per farmi meditare stragi e torture. Per fortuna la mia stazza (anche la faccia per dirla tutta) mi consentono un piacevole isolamento, del quale ammetto che probabilmente non potrei godere se fossi un nerd di trenta chili (bagnato), per cui posso permettermi di scegliermi il mio angolino, appoggiarmi ad un sostegno (non mi siedo mai, quel modello di autobus non ha abbastanza spazio tra le file dei sedili per consentirmi di metterci le gambe) e guardarmi intorno indisturbato. Ormai è passata parecchia acqua sotto ai ponti da quando ero io ad avere quindici anni ed a prendere il bus per andare a scuola, ma la differenza tra le tipologie classiche di adolescente e le nuove leve non è poi cosi’ marcata come certe mail nostalgiche per trentenni vorrebbero farci credere. D’accordo, noi non avevamo cellulari di cui cominciare ad abusare prima del’alba, ma tra gli Ipod e i nostri Walkman, in sostanza non cambia molto, e le mode d’abbigliamento sono insensate ora come lo erano allora. Non ci credete? Allora provate a dire che un Emo, a suo modo, è molto più ridicolo di quanto non fosse un Paninaro! Guardiamoli bene ‘sti ragazzini che chiamiamo violenti, ignoranti, ciccioni ed insensibili: non sembrano un pochino noi quindici anni fa? Certo, noi eravamo meno alla ribalta, anche perchè spesso nemmeno i nostri genitori avevano una telecamera, ed anche avendola non c’era YouTube per mostrare al mondo le nostre malefatte, pero’ alzi la mano chi non ha mai fatto battute crudeli su chi era più debole (fisicamente, socialmente) di lui o che non ha (o avrebbe) mai, avendone avuto la possibilità, esercitato “pressioni” fisiche su qualche compagno di scuola. La differenza, l’unica ed ENORME differenza tra noi e loro, è che noi dopo aver piantato dei casini, prendevamo fior di schiaffi, fisici o morali che fossero. Un'altra differenza anche se non credo che sia poi cosi' marcata sta nel livello di superficialità generale delle società in cui viviamo, per cui, ammettendo che "i giovani d'oggi" siano veramente tutti brutti come ce li dipingono/dipingiamo, non sarà mica che come al solito il problema dei ragazzini sono gli adulti? Middle age vs. TodayOrmai è qualche tempo che sostengo che stiamo tornando al Medio evo. Qualcuno mi da ragione, altri mi considerano un pessimista. Siccome sono solito motivare le mie opinioni, ecco un parallelo tra la società medievale e quella attuale, per come le vedo io. Medio evo: il popolo viveva nell’ignoranza più totale, la cultura era in mano a pochi eletti (nobili e clerici) Oggi: il popolo vive nell’ignoranza, l’informazione è in mano a pochi eletti (politici/lobbisti e clero) Medio evo: la chiesa influenzava pesantemente le decisioni politiche dei governi Oggi: la chiesa influenza pesantemente le decisioni politiche del governo Medio evo: i nobili godevano di potere e privilegi illimitati sui (e rispetto ai) propri sudditi Oggi: i politici godono di potere e privilegi pressochè illimitati rispetto ai cittadini Medio evo: i nobili sottostavano a leggi diverse da quelle che regolavano la vita dei propri sudditi Oggi: in teoria la legge è uguale per tutti, salvo che i "nuovi nobili" godono di impunità quasi totale rispetto ai cittadini Medio evo: la popolazione era divisa in caste: chi nasceva da servi non poteva aspirare a migliorare la propria condizione sociale Oggi: ufficialmente i cittadini sono tutti uguali, in pratica il potere rimane all’interno di una stretta cerchia di persone e tramandato per diritto di nascita (o di affiliazione) Medio evo: i governanti perseguivano i propri interessi senza tenere conto delle esigenze dei propri sudditi Oggi: i politici tendono a conservare i propri privilegi trascurando le esigenze dei cittadini Medio evo: la chiesa godeva di privilegi amministrativi e non doveva pagare tributo a nessun governo per le proprietà che deteneva in territorio straniero, riscuoteva anzi decime da chi usufruiva dei suoi possedimenti Oggi: la chiesa non paga tasse sulle proprietà immobiliari situate sul nostro territorio e percepisce d’ufficio una parte dell’introito fiscale dello stato Medio evo: l’ignoranza e la sottomissione dei sudditi consentiva ai governanti di indicare di volta in volta quale fosse il nemico da combattere, senza fornire spiegazioni sulle ragioni dei conflitti Oggi: mancanza di senso critico e disiformazione dei cittadini consentono a chi governa di pilotare l’odio della popolazione verso i soggetti per loro al momento più convenienti Medio evo: la maggior parte delle risorse economiche erano in mano a nobili e clero Oggi: Il novanta per cento delle risorse economiche sono in mano al dieci per cento della popolazione (“nuovi nobili” e clero) Medio evo: il popolino lavorava tutta la vita senza la minima possibilità di migiorare la propria posizione economica e sociale Oggi: i fortunati che hanno un impiego lavorano tutta la vita senza grandi possibilità di cambiare sensibilmente la propria posizione sociale ed economica ...sembro ancora cosi’ pessimista? Donne e motori[mercoledì, 21 novembre 2007, ore 14:48] [impressioni lupesche] Questa mattina a causa degli scioperi che da una settimana stanno bloccando la Francia, la fila di auto che tentavano di entrare al Principato Palafitta era lunga chilometri. Normalmente mi limito a sfilare accanto alle auto esibendomi nel classico gesto dei militari che significa “non vi passa più”, ma oggi animato da uno spirito più attivo e scientifico, ho verificato con successo una mia teoria, ovvero che “statisticamente è molto più probabile vedere un uomo in un’auto piccola piuttosto che una donna in un’auto grande”. Se infatti in alcune delle piccole auto che ho superato stamettina ho potuto vedere un uomo alla guida, nelle auto di grossa cilindrata (superate, lo confesso, con soddisfazione ancora maggiore) non una sola volta il guidatore era di sesso femminile. Questa osservazione mi ha portato a formulare alcune teorie che possono spiegare il perchè di questa fenomenologia: Teoria Maschilista – Le donne guidano malissimo e soprattutto non sanno parcheggiare, per cui è naturale che guidino auto piccole, maneggevoli e soprattutto poco costose. Teoria Femminista – E’ arcinoto che le dimensioni dell’automobile sono, per gli uomini, un mezzo per affermare (più spesso millantare) la propria virilità. Essendo le donne superiori a certi processi mentali determinati dal testosterone, non hanno necessità di guidare auto enormi, risparmiandosi cosi’ alti costi di manutenzione e scarsa praticità nel traffico. Teoria Economica – Le donne, come confermato dalle statistiche, a parità di impiego guadagnano meno degli uomini e difficilmente arrivano ad occupare posti di responsabilità (e di resa economica elevata), per cui non possono permettersi auto costose. Postulato alla Teoria Economica - Le donne che grazie ad elevati redditi di congiunti possono permettersele non hanno bisogno di alzarsi alle sette per andare a lavorare. Teoria Oggettiva – Le donne non attribuiscono grande importanza a dimensioni e cilindrata delle loro auto, per cui prediligono auto più maneggevoli ed economiche, soprattutto quando non sono soggette a compiere lunghi e frequenti viaggi. Teoria Fèscion – Esteticamente le automobili piccole sono più intriganti, simpatiche e alla moda. A nessuna donna verrebbe in mente di mettersi di sua spontanea volontà al volante di un capodoglio di sei metri. Teoria del complotto – Le case automobilistiche, seguendo il principio secondo il quale alle donne le auto interessano solo relativamente, progettano e immettono sul mercato mezzi di grossa cilindrata pensati espressamente per il gusto maschile, che di conseguenza non attirano le brame dell’utenza femminile. Teoria Minimalista – Saranno cazzi loro! Di due pesi e due misure[lunedì, 12 novembre 2007, ore 10:57] [impressioni lupesche] Quando sento pronunciare la frase “Il mondo è dei furbi” mi perdo sempre in profonde ed un pochino amare riflessioni. La cosa che mi irrita di più è l’ipocrisia della cosa: si tratta infatti di un’affermazione che viene fatta soltanto in occasione delle proprie manifestazioni di “furbizia“, ovvero quando si riesce ad abbindolare qualcuno o a trarre profitto da un errore del nostro prossimo, mentre nelle occasioni in cui il vantaggio non va a chi parla si sprecano parole come disonestà ed opportunismo, a volte persino raggiro. La domanda che mi pongo è elementare: se il mondo è dei furbi, perchè quando siamo furbi noi va tutto bene ma se per caso troviamo qualcuno che riesce a fregarci si tratta sicuramente di uno stronzo, disonesto, ladro e delinquente? Qualche anno fa sono andato in banca a versare 300.000 lire. La cassiera della banca, da poco assunta, s’è sbagliata nel compilare il modulo di versamento ed ha scritto 3.000.000. Non mi vergogno a dire che glie l’ho fatto notare e mi sono accontentato dei miei (pochi) soldi, mentre se fossi stato “furbo” avrei potuto fingere indifferenza e stare a vedere se poi qualcuno, una volta fatti i conti dei soldi in cassa, sarebbe potuto risalire a me. Nell’ottica dell’ognuno per se che è racchiusa nella frase scatenante di questa riflessione ho fatto la figura del cretino non approfittando dell’occasione che mi era capitata, giusto? Sbagliato. Almeno per quanto mi riguarda, il vecchio precetto “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” è ancora valido, per cui cosi’ come m’incazzerei come un caimano se scoprissi che qualcuno si è approfitato di un mio momento di disattenzione, preferisco non marciare imperterrito sulle debolezze (momentanee o meno che siano) altrui. Se avessi fatto il furbo e avessi firmato quel modulo mal compilato la cassiera avrebbe dovuto reintegrare di tasca propria la somma mancante e si sarebbe trovata addosso in un attimo l’etichetta di persona inaffidabile. Ai tempi, come oggi, due milioni e sette “piovuti dal cielo” mi avrebbero fatto molto comodo, ma non al prezzo di camminare addosso a qualcuno, causandogli un danno simile e rischiando di compromettergli la carriera. Per concludere: non ho nulla in contrario al fatto che qualcuno possa pensare che il mondo appartiene ai furbi, mi piacerebbe soltanto sapere che chi pronuncia frasi del genere ci ha prima pensato su ed è disposto ad accettare di stare dall’altra parte. Ciao, abbiate cura di voi (davvero!) M. |