Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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El chico y el leon

[giovedì, 31 gennaio 2008, ore 12:58] [topten]

A quanto pare in Spagna un bambino (questo qui) di otto anni ha intrapreso la carriera di domatore di leoni nel corco di famiglia.

Per carità, contento lui contento anch’io, e poi si sa, le tradizioni di famiglia, se possibile vanno rispettate. Certo, se i genitori gli permettono di “giocare” con i leoni, non oso pensare a cosa gli possano negare perchè troppo pericoloso. Già m’immagino le conversazioni in famiglia:

 

“Cara, Jorge dov’è?”

“Tranquillo amore, è andato a giocare a casa del figlio del nuovo vicino, il dottor Lecter!”

 

oppure

“Jorge, scendi dal palo dell’alta tensione! Piove e c’è vento, prenderai un raffreddore!”  

 

Proprio questo tipo di pensieri mi ha portato a stilare la lista dei

 

Dieci passatempi del piccolo domatore

(ovvero, cosa fa un domatore di leoni di otto anni nel tempo libero?)

 

01- Passare di proposito i compiti sbagliati a Ramon, il suo compagno di classe violento e pluriripetente

02- Costruire col Meccano sedie elettriche funzionanti

03- Tirare gavettoni alle tigri dello zoo

04- Tuffarsi a bomba dalle scogliere di Acapulco (solo d’estate, e almeno due ore dopo i pasti!)

05- Giocare a nascondino nelle miniere abbandonate

06- Giocare alla guerra con la pistola di papà

07- Giocare a pallone in autostrada

08- Giocare a mosca cieca sul tetto di casa

09- Fare i palleggi con o'pallon' e Maradona

10- Coccolare il suo caimano da compagnia


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Insofferenza

[mercoledì, 30 gennaio 2008, ore 11:04] [tra le orecchie del lupo, banana republic]

Non ce la faccio più. Ieri ho tentato di seguire la puntata di Ballaro’. Dopo mezz’ora ho lasciato che i milioni di parole che provenivano dalla televisione mi scivolassero addosso mentre giocavo con la mia piccola gioia dagli occhi (ancora) grigi.

Non sopporto più questo gioco al massacro, non riesco più ad ascoltare gente che passa le proprie giornate a sparare sentenze che il giorno dopo negherà di aver mai pronunciato, a fare cose che non ammetterà mai di aver compiuto.

Mi incazzo solamente quando penso che la priorità dei componenti della nostra sciagurata classe politica (salvo forse qualche rarissima ed ininfluente eccezione) è quella di conservare e gestire il proprio potere, sia esso quello di ricattare il governo in corso o quello esercitato sulla vita della popolazione tramite influenze più o meno oneste ed accettabili in ambito legislativo o ammnistrativo.

 

Mi piacerebbe vivere in un luogo che non esiste, un posto in cui ogni cinque anni si eleggono i propri rappresentanti in base a cio’ che dichiarano (e sono tenuti a cercare di) fare, indipendentemente da alleanze, patti col diavolo e comporomessi più o meno storici ed accettabili.

Mi piacerebbe che ogni partito annunciasse il proprio programma e che una volta formato il parlamento questo restasse in carica comunque per cinque anni, magari con un voto di conferma a metà legislatura. In questo modo, nel mio mondo ideale, ogni corrente di pensiero sarebbe libera di votare secondo il proprio programma per mettere in pratica i provvedimenti proposti ora da uno ora dall’altro partito, senza che a nessuno venga imposto di avallare idee o fatti che non condivide per evitare che il governo cada.

In questo modo, nel moi paese dei sogni, il risultato del lavoro del parlamento sarebbe davvero specchio delle opinioni del popolo che ha votato ed eletto i propri rappresentanti.

 

Il problema è che il mio Paese ideale è abitato da cittadini pensanti e parlamentari responsabili, intellettualmente onesti e realmente interessati al bene comune.

 

Se pensate che la mia sia un’idea semplicistica, lo so già. Se pensate che sia utopistica, lo so già. Evitate di insultarmi per la mia ingenuità, lo faccio già da solo ogni volta che mi scopro ad incazzarmi a morte davanti ad una trasmissione o ad un articolo che parla di politica.


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Per cominciare

[lunedì, 28 gennaio 2008, ore 16:06] [lupo sound]

Ho deciso che, nella vagonata di cose di cui non v'importa nulla che vi propino, una in più o una in meno non puo' rappresentare un peso insostenibile, per cui oggi agli appuntamenti assolutamente senza scadenze precise con le Top Ten, si aggiungono anche quelli a ricorrenza casuale con Lupo Sound, ovvero un’excursus attraverso la mia musica, senza restrizioni di genere, distanza nel tempo o qualità in termini assoluti. Avvertenza: tendero’ a segnalare album e gruppi poco conosciuti, per cui chi ascolta soltanto musica strafamosa e/o di moda, puo’ cliccare qui.

 

Altra piccola premessa: Compatibilmente con la disponibilità di Jake ed Elwood (i miei due neuroni), ogni puntata di Lupo Sound avrà un tema. Il tema di oggi è “musica divertente”.

 

Primo album: Violent Femmes, New Times

I Violent Femmes sono attivi dagli anni ottanta, e questo album in particolare è del 1994, ma il loro indefinibile genere di musica non potrà mai passare di moda per il semplice motivo che di moda non è mai stato.

Ogni canzone del disco è diversa dalle altre per impostazione, arrangiamento, stile e sonorità, ed ognuna è un gioco, uno scherzo in cui è evidente che i tre componenti del gruppo si divertono come pazzi.

C’è di tutto, il (quasi) hard rock (Key of 2), il pezzo elettronico (Machine, alienante e bellissimo), la ballata (When Everybody’s Happy), persino una specie di valzer (Jesus Of Rio) ma tutto è filtrato e deformato dallo stile tutto personale che possono dare (oltre a tre menti folli) un bassista e polistrumentista geniale, un cantante dal timbro assurdo ed un batterista il cui strumento è costituito da soli tre pezzi.

 

Secondo album: Primus, Sailing The Seas Of Cheese

Altro disco degli anni ’90 (1994, per la precisione).

I Primus sono un altro gruppo dal genere indefinibile, anche se tendenzialmente fanno musica più vicina al rock di quanto non accada per i Violent Femmes.

La prima cosa che si nota ascoltando questo album è che ogni componente della band ha una tecnica mostruosa, e subito dopo ci si accorge che prendersi sul serio è l’ultima cosa che vogliono fare. Le canzoni hanno testi folli, ironici o dichiaratamente demenziali, i ritmi sono serratissimi e la voce, nasale e dal timbro particolare, del cantante contribuisce a creare una serie di canzoni che si possono ascoltare per godere di ottima musica splendidamente suonata, ma anche per divertirsi e basta.

Da non perdere “Tommy the Cat”, con la collaborazione di quel genio di Tom Waits, “Seas of Cheese” (grande l’effetto “navigazione a vela” ottenuto col contrabbasso), e se non ricordo male (non ho l’album sottomano) “Grandad’s Little Ditty”, cantata sotto la doccia.

 

Terzo album: Little Charlie & The Nightcats, Night Vision

Finalmente il disco blues. Che poi, in realtà, non è che sia proprio blues classico, anzi. Qui si parla di una (spaventosa) base Blues su cui è stato costruito un album che sconfina ora nel rockabilly, ora nel jazzy, ora nel blues più “delta”, con il risultato di ottenere una specie di “happy blues” che non puo’ non far sorridere anche chi non è proprio di umore solare.

C’è tutto quello che serve: chitarra, armonica, basso, piano, una sezione fiati, e tutti gli strumenti sono molto ben suonati da persone che hanno una voglia matta di divertirsi giocando con i suoni ed i testi. Splendide nella loro ironia “My Next ex-wife” e “I’ll Never do That no More”, nella quale la voce solista dichiara “I’ll never do that no more” ed un coro di voci nasali e petulanti risponde “Ain’t that the same thing you said before?”.

Altri due pezzi che amo particolarmente sono “You Win” e “Sure Seems Strange”, e da non dimenticare è la presenza come ospite alla chitarra di Joe Louis Walker.


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The day after

[venerdì, 25 gennaio 2008, ore 10:19] []

Come previsto. Sono a pezzi.

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Post di resistenza umana

[giovedì, 24 gennaio 2008, ore 17:32] [vita, lupi on the road]

Negli ultimi tre giorni, per ragioni che sarebbe troppo lungo spiegare mi sono trovato a tenere una media di venti ore di veglia al giorno, il che significa andare a dormire alle tre di mattina ed alle sette alzarsi per andare a lavorare. (prima che i più apprensivi si preoccupino, stiamo tutti bene, non ho dovuto vegliare nessuno)

Fino a qualche anno fa quattro ore di sonno, per periodi di tempo limitati, mi astavano e potevo svolgere qualunque attività con lucidità e senza accusare in particolar modo stanchezza o "appannamento" mentale, ma temevo, essendo fuori allenamento (da qualche anno ormai faccio il bravo ragazzo), che mi sarei ritrovato ad arrivare in ufficio con la faccia da zombie e la capacità di ragionamento di un sampietrino.

Ebbene, è con grande orgoglio che ho constatato che, nonostante gli anni passino ed il periodo "no limits" sia ormai un ricordo, ho superato questi tre giorni con una scioltezza inaspettata, stupendo sia me che coloro che incontro quotidianamente e sono al corrente di questi piccolo tour de force. Soltanto oggi, infatti, ho avuto i primi problemi di stanchezza, peraltro fisica più che mentale.

...il problema è che stasera, per concludere in bellezza il test di resistenza, senza aver avuto la possibilità di inanellare una decina di ore di sonno ristoratrici (o meglio restauratrici), ho la partita di calcetto.

Accetto scommesse su come (se) arrivero' alla fine del match.


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Clemente(catto)

[mercoledì, 23 gennaio 2008, ore 12:13] [topten]

Domanda a bruciapelo: ma il Paladino dei Perseguitati ha dato una giustificazione (vorrei aggiungere “politica” alla frase, ma la renderebbe troppo fantascientifica) della sua decisione di abbandonare la coalizione di governo?

Voglio dire, ha detto chiaramente (ah, me tapino, ancora uso certe parole...) il motivo per cui non si considera più parte del governo?

Non che mi aspettassi una spiegazione politicamente plausibile, nè tantomeno una plausibile in assoluto, pero’ una spiegazione, per quanto fumosa e contorta (ed inutile) deve essere fornita, altrimenti poi la gente comincia a pensare che “il gran rifiuto” derivi dal fatto che il pascià di Ceppaloni sia fuggito perchè tanto non era più ministro, o perchè “di là” gli hanno promesso un’aggiustatina alla legge elettorale per consentire al suo micropartito di sopravvivere, o simili.

 

Per riempire questo vuoto che mi dilania, e per contribuire nel mio piccolo a non far venire (altre) idee pericolosamente vicine alla realtà alla pecorazione popolazione, proporro’ qui di seguito, a suo gratuito uso e consumo

Dieci scuse per aver causato la crisi di governo

 

01- Come fondamentalista cattolico non posso stare con la coalizione che lecca con meno entusiasmo le pantofole papali

02- Mi hanno lasciato dimettere, dovevo vendicare questo affronto ingiustificabile!

03- Fino a ieri ero convinto di stare col centro destra, quando mi sono reso conto del mio errore sono corso ai ripari

04- Lo faccio per dimostrare al mondo che l’eutanasia (in questo caso di un governo) è un errore

05- Mi ero rotto i coglioni di sentire Berlusconi dire “il governo cade, il governo cade, il governo cade...” Ora almeno cambierà frase!

06- ...ma lo sapevate voi che nel centrosinistra c’erano un paio di comunisti?

07- Io vi avevo avvertiti, ho detto “Mi dimetto ma l’appoggio al governo”

08- Ora ce l’ho con i giudici: secondo voi è più logica un'alleanza con prodi o con Berlusconi?

09- Non mi viene, l'1,5% dei miei neuroni ha ritirato il suo appoggio all'emisfero dominante

10- Ho finito ieri di leggere il programma del Centrosinistra. Non sono d’accordo


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Bucket List

[martedì, 22 gennaio 2008, ore 16:15] [topten]

A breve arriverà al cinema (considerato quanto sono aggiornato, potrebbe essere già uscito) il film, con Morgan Freeman e Jack Nicholson, Bucket List (tradotto in italiano con un “non è mai troppo tardi” che fa pensare alla lotta all’analfabetismo).

Il film prende spunto da quelle liste che si fanno a volte (per l’appunto bucket list) in cui si elenca tutto cio’ che si vuole fare almeno una volta nella vita prima di (come dirlo in modo poco crudo e crudele?) tirare le cuoia.

Non ho visto il film, e nemmeno so se lo andro’ a vedere, ma l’idea della bucket list mi ha incuriosito, per cui ecco qua, tutta per voi, la mia personale

 

(bucket) lista delle dieci cose che voglio (spero di) fare prima di morire

 

01- Giocare un intera partita di calcetto senza sanguinare (sembra facile...)

02- Farmi un mese di vacanze (pagate) in viaggio per l’Irlanda (praticamente impossibile)

03- Finire quel gioco di ruolo sul Pc a cui vado dietro da anni

04- Portare i dreadlocks per almeno un paio di settimane

05- Capire cosa ci trova la gente in certi racconti di Bukowsky

06- Vedermi pubblicare un racconto/romanzo (impossibile, almeno finchè non ci provo)

07- Conoscere tutti gli amici di blog (soprattutto quelli che mi lasceranno un saluto qui)

08- Guardare la televisione per un’intera sera senza sentire nemmeno un congiuntivo sbagliato

09- Leggere tutti i libri che m’incuriosiscono

10- Vedere almeno tre ex ministri italiani finire in galera (giustamente, per carità!)


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Storiella

[martedì, 22 gennaio 2008, ore 11:00] [giochicateneaffini]

Questa mi è arrivata oggi via mail, e siccome la condivido in pieno, non potevo esimermi dal postarla.

A Londra, dopo un convegno delle maggiori aziende produttrici di birra del mondo, i presidenti di alcune di queste aziende vanno al bar a bere un bicchiere in compagnia.

Il presidente della Corona chiama il barista e gli dice

- Quiero la migliore birra del mundo, una Corona !

Il barista prende una bottiglia di Corona, la stappa e la porge al cliente.

Il presidente della Budweiser sorride, poi dice al barista

- Mi dia la “the king of beers”, una Bud!

Il barista esegue.

Il presidente della Coors sghignazza un po’ e poi dice

- Io voglio l’unica birra che puo’ fregiarsi di essere fatta con l’acqua dlle Montagne Rocciose, la migliore birra del mondo, una Coors!

Ancora il barista prende la botiglia giusta e la serve.

 

Il presidente della Guinness, serissimo, si avvicina al bancone e dice

- Un latte macchiato, per favore.

Gli altri presidenti, increduli, gli chiedono perchè non prenda una Guinness, e lui risponde

 

- Mah, ho visto che voi non ordinavate birra e allora non ne bevo neanch'io!


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Destra Sinistra

[lunedì, 21 gennaio 2008, ore 10:57] [quasi originale, banana republic]

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra,
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra,
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra,
quasi tutte le canzoni son di destra
se annoiano son di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po' di destra,
ma portarle tutte sporche e un po' slacciate
è da scemi più che di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra,
il concerto dello stadio è di sinistra
mentre i prezzi sono un po' di destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La patata per natura è di sinistra
spappolata nel purè è di destra,
la corsia del sorpasso è a sinistra
ma durante le elezioni è a destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra,
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
son di merda più che sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia,
è la passione, l'ossessione della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa
dove non si sa.

Io direi che il culatello è di destra
la mortadella è di sinistra,
quasi sempre il mal di testa è di destra
la colite invece è di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La tangente per natura è di destra
col permesso di chi sta a sinistra,
non si sa se la fortuna sia di destra
ma la sfiga è sempre di sinistra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra,
quello un po' degli anni '20, un po' romano
è da stronzi oltre che di destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
non so se è un mito del passato o un'isteria,
è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c'è
se c'è chissà dov'è
se c'è chissà dov'è.

Canticchiar con la chitarra è di sinistra
con il karaoke è di destra,
i collant sono quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

La risposta delle masse è di sinistra
col destino di spostarsi a destra,
son sicuro che il bastardo è di sinistra
mentre il figlio di puttana è a destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra,
ma un figone resta sempre un'attrazione
che va bene per sinistra e destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra,
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra...

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!

Giorgio Gaber


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Pugni nello stomaco (recensione atipica)

[venerdì, 18 gennaio 2008, ore 16:12] [libri, impressioni lupesche]

Ho appena finito di leggere La grammatica di Dio, di Benni.

Mi ha fatto quasi lo stesso effetto di Comici Spaventati Guerrieri. Quando l’ho chiuso (e più volte mentre lo leggevo) avevo un groppo un gola.

Diversamente dagli altri suoi romanzi, soprattutto i meno recenti (sia Terra! che Elianto, Baol, Spiriti, La Compagnia dei Celestini eccetera), in cui gli spunti di riflessione, spesso amarissima, erano integrati e collegati da momenti di comicità irresistibile, in questa raccolta di racconti sulla solitudine la parte comica, salvo in un paio di episodi, manca quasi totalmente.

Protagonisti della maggior parte dei racconti sono personaggi senza lati positivi o vittime dell’emarginazione, della solitudine, sia essa imposta o cercata per ragioni più o meno futili. I pochi personaggi positivi presenti nei racconti ricoprono nella quasi totalità dei casi il ruolo di vittime: di altre persone, della società, dell’impossibilità di confrontarsi ad armi pari con i propri demoni.

Attenzione, non sto dicendo che la qualità della scrittura sia scarsa, anzi. Le storie sono meravigliose, toccanti, evocative, alcune visionarie e surreali, altre plausibili e convincenti, e tutte suscitano emozione, indignazione. Insomma, gli spunti di riflessione tipici delle opere di Benni ci sono tutti, ma non sono filtrati dall’ironia, dalla risata, per cui colpiscono ancora più duramente il lettore.

L’effetto, soprattutto per chi già conosce ed apprezza Benni, è quello di un colpo in testa,

dell’immersione in un pozzo dal quale è quasi impossibile vedere la luce. Sembra quasi che anche uno come lui, che trovava il modo di ridere anche delle cose che fanno più paura, stia perdendo la speranza.

Già, perchè ridere di qualcosa significa non lasciarsi sopraffare dalla paura, dalla delusione, dalla rassegnazione. Vedere il ridicolo che c’è nelle situazioni è il modo migliore per affrontarle senza nascondersi, senza farsi annientare.

Tolto questo, ad aiutarci a fare di noi stessi e del mondo luoghi migliori, ci rimane soltanto l’ostinazione.

 

Ciao a tutti, abbiate cura di voi (e delle vostre risate).

M.


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[giovedì, 17 gennaio 2008, ore 14:26] [quasi originale, awooo, banana republic]

Leggo e linko, perchè non c'è proprio niente da aggiungere.


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La macchina del tempo

[giovedì, 17 gennaio 2008, ore 10:04] [news of the world, impressioni lupesche]

Napolitano lancia un accorato appello: "Attenti all'anticlericalismo, rischiamo un ritorno al passato"

...cosa veniva prima del medio evo?

P.S.

Vorrei far notare in che sezione Repubblica, che non è il quotidiano di Vladivostok e nemmeno di Città del Capo, ha messo l'articolo.


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Top Ten Metereologica

[mercoledì, 16 gennaio 2008, ore 15:32] [topten]

Dieci vantaggi derivanti dalle inarrestabili piogge

 

01- Ho la macchina pulitissima (fuori)

02- Sto imparando a guidare la Vespa sul bagnato

03- Risparmio un sacco di soldi sulla bolletta dell’acqua facendo la doccia all’aperto

04- Sui tappetini della macchina comincia a crescere qualcosa, e visto quali semi potrebbero esserci caduti, sono molto ottimista

05- Ancora qualche giorno e potro’ pescare senza uscire di casa

06- Non ho mai visto le strade più pulite di cosi’

07- Il livello di polveri sottili nell’aria è ai minimi storici

08- Il papiro sul terrazzo era quasi morto, ora sembra una mangrovia

09- Ancora un paio di frane e mi si libera la vista mare

10- Trovo che le branchie mi stiano proprio bene


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Persecuzioni

[mercoledì, 16 gennaio 2008, ore 14:53] [awooo]

Incredibile come ce la si possa prendere con un uomo di tale levatura morale.

Pazzesco come si possa "prendere in ostaggio" la moglie di un uomo che cosi' tanto sta facendo per il proprio Paese.

Spaventoso che un Ministro debba subire un trattamento simile, debba essere "fatto bersaglio" di una "persecuzione" cosi' accanita.dopo aver dato "prova della mia (sua) onestà intellettuale e dell'assenza di secondi fini".

Un solo commento mi sgorga spontaneo dal cuore, in rapporto ad un evento simile:

A Cleme', ma vaffanculo!

P.s.

Dici che tra l'amore per il potere e quello per la tua famiglia, scegli quest'ultima. Beh, sono certo di non essere l'unico felice di sentirti affermare una cosa del genere.


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Storia di “A”

[lunedì, 14 gennaio 2008, ore 16:52] [vita, amarcord, luna piena]

Durante l’inverno in cui ho lavorato in Spagna mi è capitato di dover sostituire per una decina di giorni, insieme ad un ragazzo italiano, la collega che si occupava del Miniclub.

Nè io nè Gianluca, il mio collega e compatriota, avevamo grande esperienza di gestione di bambini, ma essendo bassa stagione sapevamo che non ne avremmo dovuti gestire più di una decina al massimo, per cui ce la serammo cavata facendo con la proiezione di un cartone animato e (speravamo) lasciando i pargoli liberi di scarrozzare per i gochi del giardino.

Le nostre previsioni si rivelarono esatte, finchè il terzo giorno non arrivo’ “A”.

“A” era un bimbo di quattro o cinque anni, biondissimo e bianchissimo, che trovammo già al miniclub quando arrivammo la mattina.

La procedura non era da manuale, ma siccome non era la prima volta che un genitore più frettoloso degli altri passava cinque minuti in anticipo e non avendo voglia di aspettare piazzava il pargolo nel cortile ad aspettarci, non ci facemmo nemmeno troppo caso.

Non sapendo quale potesse essere la nazionalità del bimbo, ma deducendo che sicuramente non era turco o greco, provammi a salutarlo in inglese e tedesco, ma lui non dava l’impressione di capire.

Nonostante l’aspetto del nostro piccolo e misterioso ospite non fosse esattamente mediterraneo tentammo con lo spagnolo, l’italiano, il francese e, disperati, anche col greco, ovviamente senza successo. Ad ogni frase che gli si rivolgeva, il biondino rispondeva soltanto “A!” variando, secondo i casi, l’intonazione. Per capirci:

 

Io (o Gianluca) - Ciao piccolo!

Lui – A!

I o G – Come ti chiami?

Lui – A.

I o G - Vuoi giocare?

Lui – A...

I o G – Credi che il surriscaldamento del globo porti davvero all’innalzamento del livello dei mari? E se si’, cosa pensi che potremmo fare per contrastare questa tendenza tanto dannosa per l’ecosistema?

Lui – A?

 

Insomma, era chiaro che l’unico modo per comunicare con quel bambino fosse quello di giocarsela a gesti ed intonazioni della voce. Il problema era che ovviamente, non potendo comunicare, il nostro amico “A” (la decisione di chiamarlo cosi’ fu la cosa più naturale del mondo) non riusciva nemmeno a partecipare ai giochi degli altri bambini.

Gianluca ed io ci consultammo e decidemmo che lui si sarebbe occupato del gruppetto di quelli con cui si riusciva bene o male a capirsi mentre io avrei tenuto occupato “A” con giochi per cui la comunicazione verbale fosse limitata al minimo.

A dire la verità ero felice di far compagnia ad “A”, avevo preso a cuore questo bimbo che si trovava in un posto che non conosceva e senza nessuno, nemmeno i suoi coetanei, che spiccicasse una sola parola nella sua lingua.

Misi molto impegno nell’impresa di farlo divertire: giocammo a pallone, ci arrampicammo sulle giostre, disegnammo animali assurdi, riuscimmo persino a divertirci entrambi, perchè “A” era simpatico e sorridente, nonostante la barriera linguistica.

 

La sera la madre si presento’ a prenderlo e scoprimmo che “A” era Finlandese ed era in vacanza con entrambi i genitori, i quali parlavano un ottimo inglese, appena venato da un accento slavo. Incuriositi chiedemmo alla madre il nome del bimbo e venimmo a scoprire che era “Ondro” (chiedo scusa agli eventuali lettori finnici, la trascrizione del nome è ovviamente fonetica) e che si era comunque divertito.

 

Per tutta la settimana io e “A” (confesso che continuammo a chiamarlo cosi’) diventammo inseparabili, e ci divertimmo a giocare; riuscii persino ad insegnargli a ritagliare forme (farfalle, animali, visi e persone) simmetriche da regalare alla madre piegando in due i figli di carta, e con mia grande soddisfazione, dopo un piccolo corso accelerato di italiano “A” prese a salutare sua madre con un sonoro “Ciao Mamma!”, quando lei lo veniva a prendere.

Al momento della partenza della famiglia i genitori di “A” mi dissero che il bambino era un po’ triste perchè si era divertito molto con noi e confesso che la cosa mi fece un enorme piacere.

 

Ora “A” sarà un teen-ager grande e grosso, ma ogni tanto mi scopro achiedermi se sa ancora dire “Ciao Mamma!”.


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