Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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Proposte oscene

[venerdì, 30 novembre 2007, ore 16:39] [topten, un lavoro da lupi]

La settimana scorsa l’amministratore delegato della ditta ci ha riuniti e ci ha annunciato (cito testualmente) “una splendida iniziativa della direzione, idea che viene direttamente del proprietario”. Ovviamente sentire l’AD annunciare quella che definisce “una splendida iniziativa” senza prendersi un briciolo di merito è una delle cose più allarmanti che possano succedere in un ufficio.

Premesso che la proposta era di partecipare a due sabati (domani e la settimana prossima) non pagati e non recuperabili di incontro dalle nove alle diciotto tra dirigenza e suddit... pardon, impiegati in cui i dirigenti illustreranno i loro progetti per la società e gli impiegati potranno fornire suggerimenti.

Premesso che ovviamente non si tratta di una iniziativa la cui partecipazione è obbligatoria, ma soltanto vivamente consigliata, e premesso che mi sono chiamato fuori, vi lascio indovinare quale tra queste ragioni ho addotto per giustificare la mia mancata partecipazione:

 

01- Devo lavarmi i capelli (funziona per le donne, perchè non puo’ funzionare per me? Ho anche i capelli lunghi!)

02- Avro’ la febbre (si’, entrambi i sabati, e si’, lo so in anticipo, è febbre terzana!)

03- Ho scoperto di avere uno zio ricchissimo che sta per morire, devo andare al suo capezzale o non mi lascerà una lira

04- Non posso, al sabato ho il poker settimanale con gli alieni

05- Devo andare a due riunioni di Scientology

06- Mi sono appena convertito all’ebraismo ultra ortodosso, il sabbath è sacro, non posso fare assolutamente nulla

07- Devo testare la mia ultima invenzione: la pozione che rende invisibili. Se funziona (non) ci vediamo là

08- Se vengo finisce a rissa, per cui preferisco starmene a casa

09- Se volete vengo, ma sappiate che sono solito passare il sabato completamente ubriaco. Se vi va bene che canti canzonacce per tutto il tempo...

10- Non puo’ fregarmene di meno, sia perchè appena avro’ l’occasione fuggiro’ da quest’azienda veloce come il vento, sia perchè se non lo ricordate il mio lavoro è l’assistenza tecnica, per cui non vedo cosa puo’ fregarmene delle strategie di mercato dell’azienda; in più se non lo ricordate ho una figlia di tre mesi che durante la settimana vedo praticamente solo dormire e preferisco passare l tempo con lei

 

Ciao a tutti, e buon Week-end (per noi che ce lo godiamo!)

M.


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Middle age vs. Today

[giovedì, 29 novembre 2007, ore 10:36] [vita, awooo, impressioni lupesche]

Ormai è qualche tempo che sostengo che stiamo tornando al Medio evo. Qualcuno mi da ragione, altri mi considerano un pessimista. Siccome sono solito motivare le mie opinioni, ecco un parallelo tra la società medievale e quella attuale, per come le vedo io.

 

Medio evo: il popolo viveva nell’ignoranza più totale, la cultura era in mano a pochi eletti (nobili e clerici)

Oggi: il popolo vive nell’ignoranza, l’informazione è in mano a pochi eletti (politici/lobbisti e clero)

 

Medio evo: la chiesa influenzava pesantemente le decisioni politiche dei governi

Oggi: la chiesa influenza pesantemente le decisioni politiche del governo

 

Medio evo: i nobili godevano di potere e privilegi illimitati sui (e rispetto ai) propri sudditi

Oggi: i politici godono di potere e privilegi pressochè illimitati rispetto ai cittadini

 

Medio evo: i nobili sottostavano a leggi diverse da quelle che regolavano la vita dei propri sudditi

Oggi: in teoria la legge è uguale per tutti, salvo che i "nuovi nobili" godono di impunità quasi totale rispetto ai cittadini

 

Medio evo: la popolazione era divisa in caste: chi nasceva da servi non poteva aspirare a migliorare la propria condizione sociale

Oggi: ufficialmente i cittadini sono tutti uguali, in pratica il potere rimane all’interno di una stretta cerchia di persone e tramandato per diritto di nascita (o di affiliazione)

 

Medio evo: i governanti perseguivano i propri interessi senza tenere conto delle esigenze dei propri sudditi

Oggi: i politici tendono a conservare i propri privilegi trascurando le esigenze dei cittadini

 

Medio evo: la chiesa godeva di privilegi amministrativi e non doveva pagare tributo a nessun governo per le proprietà che deteneva in territorio straniero, riscuoteva anzi decime da chi usufruiva dei suoi possedimenti

Oggi: la chiesa non paga tasse sulle proprietà immobiliari situate sul nostro territorio e percepisce d’ufficio una parte dell’introito fiscale dello stato

 

Medio evo: l’ignoranza e la sottomissione dei sudditi consentiva ai governanti di indicare di volta in volta quale fosse il nemico da combattere, senza fornire spiegazioni sulle ragioni dei conflitti

Oggi: mancanza di senso critico e disiformazione dei cittadini consentono a chi governa di pilotare l’odio della popolazione verso i soggetti per loro al momento più convenienti

 

Medio evo: la maggior parte delle risorse economiche erano in mano a nobili e clero

Oggi: Il novanta per cento delle risorse economiche sono in mano al dieci per cento della popolazione (“nuovi nobili” e clero)

 

Medio evo: il popolino lavorava tutta la vita senza la minima possibilità di migiorare la propria posizione economica e sociale

Oggi: i fortunati che hanno un impiego lavorano tutta la vita senza grandi possibilità di cambiare sensibilmente la propria posizione sociale ed economica

 

...sembro ancora cosi’ pessimista?


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Somewhere, over the rainbow...

[mercoledì, 28 novembre 2007, ore 15:24] [senza parole, ottimismo e fastidio]


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Plin Plon...

[martedì, 27 novembre 2007, ore 15:20] [news of the world, topten]

A quanto pare (i santommasi anglofoni possono verificare QUI) a Londra è stata licenziata una donna che lavorava nella metropolitana in qualità di “voce annunciatrice”, ovvero era colei che leggeva i messaggi come “il treno è in ritardo, ci scusiamo per il disagio” e “si prega di allontnarsi dal bordo del marciapiede”, perchè aveva l’abitudine di fare annunci ironici e dal contenuto non esattamente attinante ai servizi della metro.

Lei si è difesa dicendo che si trattava soltanto di farsi due risate aspettando i treni, ma la società che amministra il Tube non l’ha presa nello stesso modo, per cui, per farla breve, gli annunci “umoristici” le sono costati il lavoro.

Premesso che a quanto pare la signora (o signorina, non so) Clarke non se l’è presa troppo, visto che ha creato un sito dal quale scaricare Mp3 dei suoi annunci (ovvero questo), ecco una piccola raccolta di esempi: attenzione perchè soltanto quattro sono reali, gli altri sono di mia invenzione, fatti espressamente per completare la lista dei

 

Dieci più assurdi annunci da sentire nel Tube

 

01- “Si ricorda ai signori viaggiatori che è vietato buttarsi sotto ai treni”

02- “Si ricorda ai turisti americani che quasi certamente stanno parlando a voce troppo alta”

03- “Il treno in arrivo in direzione Blackfriars è impestato dall’orribile puzza emessa da un passeggero: consigliamo di aspettare il prossimo”

04- “Si avvisa il passeggero con la maglia rossa che finge di leggere il giornale che è palese che sta fissanddo il seno della ragazza di fronte a lui: Smettila subito, pervertito!”

05- “Si pregano i signori viaggiatori di non dar da mangiare ai topi”

06- “Si ricorda ai passeggeri che stanno compilando i propri Sudoku che si tratta di parole crociate per persone di poca fantasia che non impressionano nessuno con il fatto che sono pieni di numeri”

07- “Il signore anziano con il cappello è pregato di non sputare a terra, o almeno di farlo sui binari e non sul marciapiede”

08- “Eccoci ancora incastrati in un enorme ingorgo umano: signore e signorine sono pregate di scegliersi un poveraccio dall’aria sfigata e di sorridergli. Considerando che presumibilmente non copa da mesi gli avrete raddrizzato la giornata”

09- “Il terno in direzione Islington è in ritardo di dieci minuti: si pregano i viaggiatori intonati di cantare qualcosa per ingannare l’attesa”

10- “Si avvisano le viaggiatrici che se per una volta vogliono essere loro a fissare le grazie di un uomo, sul binario in direzione Earl's Court c'è un bellissimo ragazzo!”


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Infarti

[martedì, 27 novembre 2007, ore 11:43] [awooo]

Ci è mancato poco... apro Explorer, clicco sulla pagina del blog (volevo vedere se qualcuno si era accorto dei mille link nascosti nel post precedente)...

"Error: the page contains no data"

Oddio, panico! Non ho salvato una riga del blog, e adesso? Tutt ele mie top ten, le riflessioni, i commenti, le cazzate e i post seri! Chi me li ridarà?

Faccio un refresh e la pagina mi appare come se nulla fosse, quasi con impertinenza.

Ora chiamo l'avvocato e faccio causa a Splinder.


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Parodie

[lunedì, 26 novembre 2007, ore 16:28] [giochicateneaffini]

Oggi sul blog di Shelidon (il link è in basso a sinistra, oggi mi sento pigro) ho trovato modo di riscoprire il grande Weird Al Yankovich, ovvero colui che anni fa mi aveva fatto morire con le canzoni Fat e Like a Surgeon e Living With a Hernia

Bene, grazie ad una piccola ricerca su YouTube ho trovato perle come Ebay, Ode to a superhero, Another one rides the bus, Spam, You don't love me anymore, Amish Paradise, Bob (i cui versi sono tutti palindromi!), Saga Begins, You're pitiful, One more minute, White and Nerdy, Smells like Nirvana, Livin' in the Fridge, Headline News eccetera.

...noi, in Italia, abbiamo Leone di Lernia...


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Quotation (alibi)

[venerdì, 23 novembre 2007, ore 09:54] [quasi originale]

The man who writes about himself and his own time is the only man who writes about all people and all time.
  
George Bernard Shaw


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Thanksgiving

[giovedì, 22 novembre 2007, ore 11:44] [lupi on the road, un lavoro da lupi, ottimismo e fastidio]

Il Lupo approfitta della ricorrenza e ringrazia:

 

- I lavoratori delle ferrovie francesi per essere entrati in sciopero il 13 Novembre e soprattutto per avere ventilato l’ipotesi di protrarre il blocco fino alla metà di Dicembre.

- La SNCF per aver deciso che i soli treni del mattino garantiti per Monte Carlo, da Ventimiglia, fossero il 6.44 ed il 9.23, neanche sapessero che io dovrei entrare al lavoro alle 8.30.

- L’inverno per essere arrivato portando in dono freddo e forti piogge soltanto in concomitanza con lo sciopero e con la mia decisione di cavarmela andando a lavorare in Vespa.

- La pioggia per avermi illuso, stamattina, di essere abbastanza leggera da permettermi di arrivare al Principato Palafitta senza uccidermi e senza rimediare una broncopolmonite.

- Il treno che, una volta che sono arrivato all’altezza della stazione fradico e convinto ad abbandonare l’impresa su due ruote, si è presentato con 40 (quaranta) minuti di ritardo in arrivo ed è ripartito solo alle 10.00.

- Quel deficiente del mio collega che vedendomi entrare in ritardo mostruoso (10.30 circa) ha avuto il coraggio di chiedermi se mi ero perso.

- Il file su cui sto lavorando per essere cosi’ pieno di vaccate da rendere un procedimento espletabile in tre ore una maratona che dura da due giorni (e non ha l’aria di voler  finire molto presto).


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Donne e motori

[mercoledì, 21 novembre 2007, ore 14:48] [impressioni lupesche]

Questa mattina a causa degli scioperi che da una settimana stanno bloccando la Francia, la fila di auto che tentavano di entrare al Principato Palafitta era lunga chilometri.

Normalmente mi limito a sfilare accanto alle auto esibendomi nel classico gesto dei militari che significa “non vi passa più”, ma oggi animato da uno spirito più attivo e scientifico, ho verificato con successo una mia teoria, ovvero che “statisticamente è molto più probabile vedere un uomo in un’auto piccola piuttosto che una donna in un’auto grande”. Se infatti in alcune delle piccole auto che ho superato stamettina ho potuto vedere un uomo alla guida, nelle auto di grossa cilindrata (superate, lo confesso,  con soddisfazione ancora maggiore) non una sola volta il guidatore era di sesso femminile.

Questa osservazione mi ha portato a formulare alcune teorie che possono spiegare il perchè di questa fenomenologia:

 

Teoria Maschilista – Le donne guidano malissimo e soprattutto non sanno parcheggiare, per cui è naturale che guidino auto piccole, maneggevoli e soprattutto poco costose.

 

Teoria Femminista – E’ arcinoto che le dimensioni dell’automobile sono, per gli uomini, un mezzo per affermare (più spesso millantare) la propria virilità. Essendo le donne superiori a certi processi mentali determinati dal testosterone, non hanno necessità di guidare auto enormi, risparmiandosi cosi’ alti costi di manutenzione e scarsa praticità nel traffico.

 

Teoria Economica – Le donne, come confermato dalle statistiche, a parità di impiego guadagnano meno degli uomini e difficilmente arrivano ad occupare posti di responsabilità (e di resa economica elevata), per cui non possono permettersi auto costose.

Postulato alla Teoria Economica - Le donne che grazie ad elevati redditi di congiunti possono permettersele non hanno bisogno di alzarsi alle sette per andare a lavorare.

 

Teoria Oggettiva – Le donne non attribuiscono grande importanza a dimensioni e cilindrata delle loro auto, per cui prediligono auto più maneggevoli ed economiche, soprattutto quando non sono soggette a compiere lunghi e frequenti viaggi.

 

Teoria Fèscion – Esteticamente le automobili piccole sono più intriganti, simpatiche e alla moda. A nessuna donna verrebbe in mente di mettersi di sua spontanea volontà al volante di un capodoglio di sei metri.

 

Teoria del complotto – Le case automobilistiche, seguendo il principio secondo il quale alle donne le auto interessano solo relativamente, progettano e immettono sul mercato mezzi di grossa cilindrata pensati espressamente per il gusto maschile, che di conseguenza non attirano le brame dell’utenza femminile.

 

Teoria Minimalista – Saranno cazzi loro!


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Cieconlocuzioni

[giovedì, 15 novembre 2007, ore 13:10] [topten]

Questo post di Zano mi ha fatto pensare a quante volte si vorrebbe mandare a quel paese qualcuno che per ragioni gerarchice o di semplice autoconservazione non si puo’ toccare. Una volta non si poteva mandare serenamente affanculo il proprio capo perchè si rischia di venire licenziati, ora per la legge del contrappasso (e anche per quella italiana) un capo non puo’ dire chiaramente ad un proprio sottoposto che si è rotto i coglioni di vederlo cazzeggiare anzichè dedicarsi al lavoro.

Da questa piccola riflessione, e dalla voglia di non rimuginare troppo su altre notizie molto più tristi e tragiche, nasce questa Top Ten che vede la partecipazione attiva (ed inconsapevole) proprio di Zano (le frasi in blu sono sue) e di Bisax (che come me ha raccolto l’appello di Zano a fine post, al quale devo riconoscere la paternità del punto 9, evidenziato in verde)

Bene, bando alle ciance e partiamo con la lista dei

 

 

Dieci modi (commentati) per dire ad un dipendente che non fa un cazzo senza perdere la causa

 

01- "Mo' te m'hai scassato a uallera, basta trastullarsi la minchia" (i termini dialettali e forbiti mescolati rendono questa frase molto funzionale soprattutto con i sottoposti leghisti)

02- "Lo sai vero che lo stipendio non te lo passa Google?" (fine ma diretta, indicata soprattutto per i cazzeggiatori on-line)

03- "Quando sua maestà ha tempo potrebbe occuparsi anche delle faccende per cui è pagato?" (sarcastica e pungente, l’unico rischio è di essere presi in parola)

04- "A Recobba de noantri" (la doppia b è voluta) (nulla da aggiungere.)

05- "Ah, allora parli! Ma non eri un fermacarte?" (velata ma non troppo. Indicata per gli “imbambolati”)

06- “Se i fancazzisti volassero a te darebbero da mangiare con la fionda" (rivisitazione di un vecchio modo di dire delle mie parti, peraltro sempre in voga)

07- “La invito a considerare l'increscioso fatto che la mia sopportazione ha raggiunto il proprio limite naturale, per cui nel caso la Signoria Vostra non aumenti sensibilmente, drasticamente e rapidamente il suo standard di produttività mi vedro' costretto ad intervenire in modo diretto e fisico su parti della sua persona difficilmente raggiunte dall'illuminazione solare" (con questa si è praticamente certi di non rischiare sentenze negative, non altrettanto di far arrivare il messaggio)

08- “Sei utile come un attaccapanni ad un pesce rosso" (quasi poetica, un classico)

09- “Buongiorno, lei è nuovo da queste parti?
Sta aspettando qualcuno?
Vuole che le porti un giornale?”
(talmente amichevole che nessuno potrà mai aver nulla da ridire)

10- “Vai a prendere un caffè, almeno mi dimostri di essere vivo" (se non puoi batterli puoi sperare che s’ammazzino di caffeina)


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Il calcio che piace a me

[martedì, 13 novembre 2007, ore 10:54] [amarcord, tra le orecchie del lupo]

Mi piace guardare i bambini che giocano nei campetti con i palloni mezzi sgonfi, in particolare mi divertono quelli che mentre giocano si fanno la telecronaca da soli.

Mi piace giocare le partitelle tra amici, quelle con la birra o la pizza in palio, o semplicemente quelle in cui lo scopo è fare due corse e divertirsi un po’.

I campi da pallone mi affascinano, soprattutto quelli con le porte senza rete, quelli che quando ci giochi, non importa se il tiro è finito dentro o fuori, ci sono comunque centinaia di metri da fare per recuperare il pallone.

Adoro giocare nei posti più impensati: greti di torrenti ghiaiosi, parcheggi asfaltati (possibilmente la notte, fuori dai pub e con scarpe calcisticamente improponibili) e giardinetti pubblici, vado in visibilio quando ci si comincia ad esaltare e si provano i “numeri”, soprattutto quando il risultato è che il pallone finisce su un albero, sotto ad una macchina o in altri luoghi ameni e difficilmente raggiungibili.

Mi diverto da morire a giocare con i compagni e gli avversari più impensati come amici negati e ragazze volenterose, cinquantenni scanzonati e trentenni alticci.

 

...mi mancano il Tango e persino un po’ il Super Tele.


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Di due pesi e due misure

[lunedì, 12 novembre 2007, ore 10:57] [impressioni lupesche]

Quando sento pronunciare la frase “Il mondo è dei furbi” mi perdo sempre in profonde ed un pochino amare riflessioni.

La cosa che mi irrita di più è l’ipocrisia della cosa: si tratta infatti di un’affermazione che viene fatta soltanto in occasione delle proprie manifestazioni di “furbizia“, ovvero quando si riesce ad abbindolare qualcuno o a trarre profitto da un errore del nostro prossimo, mentre nelle occasioni in cui il vantaggio non va a chi parla si sprecano parole come disonestà ed opportunismo, a volte persino raggiro.

La domanda che mi pongo è elementare: se il mondo è dei furbi, perchè quando siamo furbi noi va tutto bene ma se per caso troviamo qualcuno che riesce a fregarci si tratta sicuramente di uno stronzo, disonesto, ladro e delinquente?

Qualche anno fa sono andato in banca a versare 300.000 lire. La cassiera della banca, da poco assunta, s’è sbagliata nel compilare il modulo di versamento ed ha scritto 3.000.000. Non mi vergogno a dire che glie l’ho fatto notare e mi sono accontentato dei miei (pochi) soldi, mentre se fossi stato “furbo” avrei potuto fingere indifferenza e stare a vedere se poi qualcuno, una volta fatti i conti dei soldi in cassa, sarebbe potuto risalire a me.

Nell’ottica dell’ognuno per se che è racchiusa nella frase scatenante di questa riflessione ho fatto la figura del cretino non approfittando dell’occasione che mi era capitata, giusto?

 

Sbagliato.

Almeno per quanto mi riguarda, il vecchio precetto “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” è ancora valido, per cui cosi’ come m’incazzerei come un caimano se scoprissi che qualcuno si è approfitato di un mio momento di disattenzione, preferisco non marciare imperterrito sulle debolezze (momentanee o meno che siano) altrui.

Se avessi fatto il furbo e avessi firmato quel modulo mal compilato la cassiera avrebbe dovuto reintegrare di tasca propria la somma mancante e si sarebbe trovata addosso in un attimo l’etichetta di persona inaffidabile. Ai tempi, come oggi, due milioni e sette “piovuti dal cielo” mi avrebbero fatto molto comodo, ma non al prezzo di camminare addosso a qualcuno, causandogli un danno simile e rischiando di compromettergli la carriera.

 

Per concludere: non ho nulla in contrario al fatto che qualcuno possa pensare che il mondo appartiene ai furbi, mi piacerebbe soltanto sapere che chi pronuncia frasi del genere ci ha prima pensato su ed è disposto ad accettare di stare dall’altra parte.

 

Ciao, abbiate cura di voi (davvero!)

M.


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No, no e poi NO!

[venerdì, 09 novembre 2007, ore 11:17] [tra le orecchie del lupo, awooo]

Allora, non hanno voluto nemmeno pensare al conflitto d'interessi (metti che un giorno si comprano un paio di TV o qualche giornale...); non hanno neanche ancora pensato a modificare la legge 30 (nonostante i richiami della Comunità Europea); non si sono voluti dimezzare lo stipendio (eccerto, con tutto quello che spendono di coca, puttane eccetera...); non vogliono diminuire di numero (per forza, spacciatori e bordelli fanno lo sconto comitive, se diminuiscono di numero gli saltano i gruppi d'acquisto...); non hanno voluto far pagare l'ICI agli immobili adibiti ad uso commerciale della chiesa e non hanno voluto togliere l'ICI sulla prima casa.

In compenso, per il rotto della cuffia, hanno deciso che per cinque anni non ci sarà l'adeguamento automatico delle loro "indennità" (chissà, potrebbe essere un pretesto per aumentarle "a mano" più spesso di quanto non succedesse in automatico...)

Ora, datemi del qualunquista, oppure dite che questa è antipolitica (tanto ormai è quasi un complimento), pero' più sento cose come questa più mi viene voglia di prendere Lei e la piccola e partire alla ricerca di un Paese veramente civile, in cui chi sta al governo almeno provi a fare il bene della nazione e della sua popolazione.


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Il Calippo

[giovedì, 08 novembre 2007, ore 11:53] [amarcord]

Quando ancora dovevo arrivare ad essere un teenager, uno dei momenti più attesi delle mie giornate estive era quello dell’acquisto e della degustazione del Calippo..

Per chi sia sbarcato oggi da un altro pianeta ricordo che il calippo è, all’atto pratico, un ghiacciolo che anzichè avere il classico bastoncino infilzato nelle parti basse è contenuto in un involucro di cartone che viene spremuto più o meno come un tubetto di dentifricio. Il grande vantaggio del calippo rispetto ai ghiaccioli standard consiste nel fatto che, soprattutto nelle giornate più torride, lo sciroppo sciolto non cola sulle mani (e non solo) ma rimane in fondo al cartone, pronto per essere bevuto, con grande soddisfazione, una volta terminato il ghiacciolo.

Altra grande attrattiva del Calippo (oltre alla grande soddisfazione ormonale nel guardare le ragazze mangiarlo, soprattutto in quel particolare periodo della vita che va dai dodici/tredici ai quattordici/quindici anni) era quella di avere, spesso ma non sempre, la parte superiore composta per circa un centimetro di cristalli di ghiaccio intrisi di sciroppo e ammonticchiati uno sull’altro anzichè essere accorpati in un unico pezzo di ghiaccio. Questa differenza nella consistenza del Calippo rendeva i primi due o tre morsi molto più soddisfacenti e l’apertura del tappo di stagnola una piccola emozione (ci sarà la parte cristallizzata?).

 

Purtroppo il negozio vicino al cortile dell casa dei miei nonni dove ero solito giocare da bambino, che faceva da emporio, panetteria, gelateria eccetera, non vendeva i gelati Algida ma Sanson. Ora, premetto che personalmente non ho nulla contro la Sanson, faceva altri gelati molto buoni, ma con la propria versione del Calippo (di cui non ricordo il nome) aveva commesso un gravissimo errore progettuale: anzichè essere in un involucro di cartone il ghiacciolo era nella plastica.

A prima vista, lo so, non sembra una cosa cosi’ grave, ma se avete mai provato ad aprirne uno ed a schiacciare l’involucro per fare uscire il ghiacciolo vi sareste resi conto che a parità di temperatura la plastica fredda si deforma con maggiore difficoltà del cartone e soprattutto che quando lo fa imprime al pezzo di ghiaccio che contiene una spinta tale da spararlo letteralmente ad almeno mezzo metro di distanza, e vi assicuro che se si hanno dieci anni e si sta scoppiando di caldo, vedere il proprio ghiacciolo compiere una perfetta parabola discendente ed andarsi a schiantare a terra è un colpo terribile...

 

Grande ammirazione suscito’, nella nostra compagnia, il gesto di una di noi che, visto il ghiacciolo decollare, si tuffo’ con grande sprezzo del pericolo (e della ghiaia che pavimentava il cortile) e riusci’ a riagguantarlo prima che finisse per terra.

La applaudimmo tutti ed in un certo senso considerammo le profonde abrasioni che si procuro’ in quell’occasione come ferite di guerra.


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Addio

[martedì, 06 novembre 2007, ore 10:22] [awooo, impressioni lupesche]

Questa mattina se n'è andato Enzo Biagi.

In un Paese di giornali e giornalisti da commedia dell'arte, lui era rimasto a testimoniare quanto e come il vero giornalismo fosse diverso da quello che ci propinano (con rarissime eccezioni) quotidianamente allo scopo di tenerci buoni. Nessun timore reverenziale, nessun inopinato innalzamento del tono della voce, ma lucidità nell'analisi delle cose, ironia e sagacia. Non so a voi, ma a me mancherà.


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