Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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Happy Halloween! (ci si vede lunedi')

[mercoledì, 31 ottobre 2007, ore 16:38] [senza parole]


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Notturno ferroviario

[martedì, 30 ottobre 2007, ore 12:50] [lupi on the road, ottimismo e fastidio]

Ieri sera il treno che riportava me ed una cinquantina di altri pendolari internazionali a casa, dopo aver lasciato Menton ed aver passato la frontiera con l’Italia, ha deciso di fermarsi di colpo.

Radunati dai controllori nella carrozza di testa, io e gli altri fortunelli abbiamo scoperto che a causa di un guasto alla linea elettrica il treno non era più amimentto, quindi eravamo bloccati sul binario, con il mare a strapiombo da un lato ed un’erto muro di pietra dall’altra.

Deciso a non incazzarmi mi sono seduto in un angolo a continuare a leggere e ad ascoltare il mio prezioso (mai come in questi momenti) lettore Mp3, ma cercando comunque di tenermi aggiornato sugli sviluppi della situazione.

Dopo una ventina di minuti, serviti per farmi convinto che i soccorsi sarebbero arrivati con tempi biblici a causa della poca collaborazione tra SNCF (proprietaria del treno) e FS (eravamo su linea italiana), uno dei controllori annuncia che è stato in esplorazione e che cinquecento metri più avanti, lungo i binari, c’è una scaletta scavata nel ripido pendio che porta alla strada soprastante, l’Aurelia.

Ora che ero certo di non dover camminare al buio sui binari per chilometri, nulla mi ha trattenuto dal fare un breve giro esplorativo e, superato un cancelletto chiuso con la mia proverbiale agilità (ovvero quasi strappando i pantaloni), rendermi conto che eravamo alle porte di Latte.

Raggiunta l’Aurelia ho avuto la fortuna di trovare il buon Giuseppe (un amico che vive proprio a Latte) a casa e libero da impegni, cosi’ da potermi dare un passaggio senza troppo disturbo.

In sè l’avventura non ha nulla di eccezionale, ma camminare sulle rotaie alla sola luce della luna, con il mare che stormisce qualche decina di metri più sotto e le pietre della massicciata a scricchiolare sotto le suole mi ha donato una sensazione piacevole, che ha contribuito a non farmi perdere la pazienza all’ennesimo inconveniente causato dalla (scarsa) collaborazione tra due tra le aziende ferroviarie più scalcinate d’Europa.

 

...certo, a forza di grattare per vedere solo il lato positivo nelle cose, sto consumando il fondo del barile...


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Lunedi'

[lunedì, 29 ottobre 2007, ore 16:33] []

Oggi se mi fanno una lastra al cervello viene fuori più o meno cosi':


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B.D.C. (Botte Di Culo)

[venerdì, 26 ottobre 2007, ore 15:47] [impressioni lupesche, ottimismo e fastidio]

Ieri sera sono sceso dal treno che mi aveva riportato in patria e guardando il cielo mi sono messo ad imprecare: mi sarebbe toccato farmi il tragitto stazione – casa in Vespa sotto la pioggia battente.

Per fortuna la Vespa aveva la gomma posteriore a terra, cosi’ l’ho potuta lasciare nel parcheggio per andare ad aspettare tre quarti d’ora che arrivasse il bus alla fermata scoperta.

 

L’altro ieri la caldaia, che fino ad oggi pomeriggio, quando ci allacceranno il metano è alimentata da una bombola di GPL, andava in blocco se accendevo il riscaldamento, mentre scaldava senza problemi l’acqua corrente.

Per fortuna ieri sera è venuto il tecnico e mi ha detto che la caldaia non era guasta, ma bombola stava per terminare, per cui da ieri sera fino ad oggi pomeriggio saremmo stati senz’acqua calda e senza riscaldamento.

 

Questa mattina, orfano della Vespa, ho preso l’autobus per arrivare alla stazione, presagendo che tra il traffico che già c’è normalmente e quello causato dalla pioggia avrei rischiato di perdere anche il treno che tengo di riserva in caso non arrivi a prendere quello che mi porta in ufficio leggermante in anticipo.

Per fortuna sono arrivato in tempo per saltare sul treno di riserva, che peraltro partiva dopo che i due precedenti erano stati soppressi, e sono riuscito a fare il viaggio insieme ad altre ottomila persone per carrozza e ad arrivare in ufficio in ritardo di soli dieci minuti.


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Test

[giovedì, 25 ottobre 2007, ore 09:02] [giochicateneaffini]

Mi sono preso la briga, istigato da Shelidon, di fare un test che dovrebbe dire quale carta dei tarocchi più ci rappresenta.

Il risultato è stato questo:

You are The Fool

Idea, thought, spirituality, that which endeavours to rise above the material.

The Fool is the card of infinite possibilities. The bag on the staff indicates that he has all he need to do or be anything he wants, he has only to stop and unpack. He is on his way to a brand new beginning. But the card carries a little bark of warning as well. Stop daydreaming and fantasising and watch your step, lest you fall and end up looking the fool.

Personalmente lo trovo lusinghiero ed azzeccato, non credete anche voi?

Se vi venisse la curiosità di sapere quale tra gli Arcani Maggiori meglio vi rappresenta, il test lo trovate QUI.


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Absence

[martedì, 23 ottobre 2007, ore 15:42] [awooo, news of the world]

Che non scrivo un rigo da giovedi' è un dato di fatto: i più curiosi (e meno impegnati) di voi portebbero essersi chiesti per un millesimo di secondo, perchè.

La risposta più sintetica è che in questi giorni se penso troppo mi viene la nausea. Ancora, chi proprio non ha altro a cui pensare potrebbe chiedersi perchè:

Beh, per QUESTO e QUESTO e QUESTO e QUESTO e QUEST'ALTRO e ancora QUESTO motivo, per prendere solo il giornale di oggi e per fare soltanto qualche esempio, peraltro limitato all'Italia e dando ai problemi "quotidiani" (sul lavoro, con la proprietaria della casa che stiamo acquistando, ecccetera) il loro giusto peso nell'economia generale delle cose.

La consapevolezza che quell'ingranaggio delicatissimo che è la convivenza civile sia pieno di sabbia mi atterrisce.

Prometto che appena mi passa questo brutto blues torno a scrivere vaccate.

Ciao a tutti, abbiate cura di voi, ma senza dimenticare il prossimo.

M.

EDIT: Ora che ci faccio caso: tra le voci di bilancio della mafia non compare il traffico di droga: che sia una dimenticanza?


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Ideologie e buon senso

[giovedì, 18 ottobre 2007, ore 14:35] [tra le orecchie del lupo, ottimismo e fastidio]

Oggi ho passato tutta l'ora di pausa (a dire il vero anche qualche minuito in più) a parlare con un imprenditore destrorso.

Abbiamo parlato di economia (spicciola, la macroeconomia ormai è al di fuori della portata di praticamente chiunque), di sociologia, di costo del lavoro, di strategie di conduzione delle imprese e della china terrificante che ha preso il nostro Paese (e non solo). Abbiamo confrontato i nostri punti di vista, fondamentalmente opposti, ed abbiamo fatto ciascuno le proprie considerazioni ed ipotesi cercando, per quanto possibile, di essere obiettivi.

Alla fine mi sono alzato dal tavolino del bar più incazzato di prima per due motivi: il primo è stato rendersi conto che la situazione è ancora più spaventosa di quanto non possa sembrare, il secondo è stato realizzare che per quanto diverse per formazione, ideologie, stato (economico e sociale) attuale e condizioni economiche, due persone che ragionano se messe di fronte allo stesso problema e se hanno voglia di impiegare la propria razionalità e la propria obiettività, arrivano se non alle stesse, a conclusioni molto poco distanti l'una dall'altra, ovvero a pochissimi passi dal compromesso che la nostra classe (casta) dirigente (sia a livello politico che economico) dicono di cercare senza trovarlo da secoli.

La prossima volta vado a mangiare da un'altra parte.


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Bravo pirla!

[lunedì, 15 ottobre 2007, ore 17:03] [awooo, ottimismo e fastidio]

Impara l'inglese, lo spagnolo, il francese (soprattutto!), qualche parola di tedesco e due o tre insulti in greco...

Un giorno ti deprimerai rendendoti conto che non riesci più a ricordare il tuo (e soprattutto di tuo nonno) dialetto!


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Unstopp(ten)able!

[venerdì, 12 ottobre 2007, ore 16:16] [topten]

Questa mattina, Mi Hermano (che nonostante non abbia più tempo per postare rimane attivissimo sia dal punto di vista mentale che da ogni altro) ed io siamo arrivati, non ricordo più in seguito a quale linea di pensiero, a parlare di telenovelas e ci siamo resi conto che esistono dei canoni specifici per definire questo tipo di programma.

Insomma, per farla breve: con la partecipazione di MultiDario, ecco a voi le

Dieci caratteristiche essenziali della vera soap opera

 

01- Almeno un personaggio deve perdere la memoria, e possibilmente riacquistarla nel peggior momento immaginabile

02- Devono esserci almeno un incidente aereo ed un paio di incidenti stradali all’anno

03- Almeno un personaggio deve essere creduto morto per mesi (meglio ancora anni) e tornare all’improvviso

04- La fedeltà coniugale deve essere un optional (tutti devono cornificarsi con tutti). In alternativa almeno un personaggio maschile ed uno femminile devono scoparsi (ciascuno) il 51% del cast

05- Almeno un personaggio deve rendersi irriconoscibile, possibilmente con una plastica facciale e/o agire per qualche tempo sotto falsa identità

06- Almeno tre personaggi devono scoprire in modo drammatico che il loro vero padre non è quello che hanno sempre creduto (nelle migliori soap questo punto si applica anche alle madri)

07- Almeno un personaggio deve andare in prigione/essere un ex carcerato/avere contatti con la malavita/essere un criminale incallito. L’ideale è quando si verificano tutte le opzioni.

08- Almeno un personaggio (di solito è una donna) deve essere disturbato mentalmente ed odiare praticamente tutti, tramando per distruggere i propri avversari, veri o presunti

09- Non deve morire mai nessuno. A tale scopo devono abbondare i viaggi all’estero e situazioni come ai punti 02, 03, 07/1, 10

10- Almeno un paio di personaggi devono trascorrere lunghi periodi in coma

 

Inoltre, e queste sono caratteristiche talmente basilari che non vanno nemmeno inserite nell’elenco perchè fanno parte del DNA delle soap:

-Almeno per il 90% i personaggi devono essere fighissimi, o ricchissimi, o entrambe le cose

-Il motore primario delle azioni dei personaggi puo’ essere l’amore, il denaro o la vendetta. Soltanto in rare occasioni è ammessa la brama di potere. Tutte le altre motivazioni, in particolare quelle altruistiche sono immancabilmente pretestuose.


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That's incredible!

[giovedì, 11 ottobre 2007, ore 15:37] [news of the world]

Riporto una notizia ANSA cosi' come è appena arrivata sul mio cellulare:

"Germania, stupra la sua ex: giudice riduce pena perchè è sardo. Tribunale di Buckerburg giustifica il colpevole: da loro si usa".

Ora, a parte tutti i discorsi più o meno significativi che ci si puo' fare su quanto sia furbo lo stupratore o bravo il suo avvoceto, la domanda che veramente merita una risposta è: ma quanto ci credono incivili in Germania?

Non sono sardo nè ho mai vissuto in quella splendida isola, ma l'ho frequentata spesso e volentieri per lavoro e tra tutti i sardi che ho conosciuto, non mi sembra ci fossero persone che possono sostenere che è un "uso locale" aquello di stuprare le proprie ex fidanzate...

Sardi (e non soltanto i sardi) che passate di qua, fatemi sapere la vostra opinione in merito, grazie!


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Vena Top Ten

[giovedì, 11 ottobre 2007, ore 11:50] [topten]

Da quando sono diventato papà mi scopro sempre più spesso a notare quanti bambini obesi, anche molto piccoli, si possano incrociare per le strade al giorno d'oggi. Preoccupato che anche la mia piccola possa un giorno avere problemi di peso mi sono informato ed ho trovato un articolo che preparava i genitori a gestire, per quanto possibile, l'apporto calorico dei figli. L'articolo era molto completo, e l'autore, per evitare il rischio che qualche genitore fissato mettesse a dieta i propri figli anche in caso non fossero a rischio, forniva i

Dieci segnali che tuo figlio è troppo grasso

01- Il passeggino in realtà è una carriola riadattata

02- Anzichè il ciuccio succhia panetti di burro

03- Ha la testa grossa come quella di Platinette

04- Ha più menti che dita

05- Due volte al giorno lo scambiano per Galeazzi

06- A tre anni una squadra di Rugby l’ha già opzionato come pilone

07- La sua prima parola è stata “Pizza!”

08- Il lettino ha le doghe in acciaio

09- I compagni d’asilo lo chiamano “Shreck”

10- Anzichè lo scuolabus passa a prenderlo un autocarro

 


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Ridere per non piangere

[mercoledì, 10 ottobre 2007, ore 09:53] [awooo, topten]

Non ce la faccio più ad ascoltare dichiarazioni di politici che cercano di far passare il “movimento Grillo” per un esempio di antipolitica. Scendere in piazza con delle proposte non è antipolitica, al limite è antipolitici.

Quello che mi fa incazzare è che i politici dovrebbero stare dove stanno per interpretare e rappresentare il volere della popolazione, pero' poi decidono loro se le persone che scendono in piazza vanno prese in considerazione o meno, sono loro a decidere se le manifestazioni di piazza (che li sostengono) sono legittime o se si tratta (nel caso per esempio del VDay) di pericolosa antipolitica. Questo, che è soltanto un esempio, non depone certo favore del loro punto di vista...

Non sono andato al Vaffanculo Day perchè ero al lavoro, e perchè intrupparmi non mi ha mai convinto, in fondo sono e rimango (almeno intellettualmente e per quanto possibile) un individualista, ma sono dell’idea che le proposte fatte in quell’occasione siano sacrosante (anche se ovviamente discutibili, nel senso buono e democratico del termine) e siano soltanto un buon punto di partenza, soprattutto quando mi capita di leggere cose come QUESTA.

 

In seguito all’overdose di dichiarazioni e di controdichiarazioni, di smentite e di rettifiche, di vaccate e di balle, di meriti rubati e demeriti scaricati, l’altra notte come in sogno mi è apparsa la lista delle

 

Dieci cose che i politici potrebbero fare per recuperare consensi

 

01- Fare la corna ad un capo di stato straniero in una foto ufficiale (ah, no, già tentato e non funziona!)

02- Mettersi delle parrucche ricce per assomigliare a Grillo

03- Stare zitti

04- Darsi pubblicamente delle gran bacchettate sulle nocche delle dita (ma forte eh!), possibilmente con un profilato metallico dagli spigoli accuminati

05- Eleggere le 12 parlamentari più sexy (ma ce le abbiamo 12 parlamentari?) e far loro pubblicare un calendario di nudo

06- Uscire tutti con le mani in alto

07- Rifarsi le tette (anche gli uomini)

08- Regalare indulti ed appalti (no, anche questa già fatta, e non funziona più)

09- Convincere almeno le proprie madri che stanno facendo un buon lavoro

10- Suicidarsi in massa


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Tassonomia analitica del Capo

[martedì, 09 ottobre 2007, ore 11:32] [tra le orecchie del lupo, topten, un lavoro da lupi]

(ovvero: se gli si taglia la testa, il serpente rischia di vivere meglio.)

 

Il capo è una sciagura. Non mi riferisco ad un capo in particolare, non al mio nè al vostro: intendo proprio dire che ogni Capo è una calamità. Quando parlo di “Capo” non mi riferisco al proprio superiore diretto. Con il vero Capo non si hanno contatti frequenti, il vero Capo non ha, il più delle volte, nemmeno idea di quale sia esattamente quello che fate per lui e sicuramente non ha mai fatto (né sarebbe mai in grado di fare) il vostro lavoro.

Il Capo è quell’entità che si presenta al lavoro quando e per quanto vuole, sempre in abiti costosi e perfettamente stirati, è quello che ai nuovi assunti fa sempre un po’ paura, fino a che non si rendono conto anche loro di avere a che fare con un disastro in forma umana.

Esistono varie forme di Capo, ma nessuna di esse è anche solo lontanamente utile ai suoi sottoposti. Qui di seguito provero’ ad analizzare alcune delle forme più comuni di Capo, che sono:

 

Il Capo Ignorante (Bossus Imperitus) – Si tratta di un soggetto molto pericoloso ma anche uno dei più gestibili. Non sa neppure lontanamente in cosa consista il lavoro delle persone che gestisce, per cui tende a dare ordini irrealizzabili e s’incazza quando gli si risponde che qualcosa è impossibile. L’unico modo per evitare di subire la sua ira in casi del genere è riempirgli la testa di nozioni tecniche, possibilmente infarcendole di termini che non capisce. Non ammetterà mai di non avere la minima idea di cio’ di cui gli si sta parlando, ed avendo l’accortezza di inserire un paio di “lei m’insegna” o di “come lei certamente sa”, lo si metterà in condizione di dover concordare con l’analisi che gli si sta proponendo.

 

Il Capo Dispotico (Bossus Caligolam) – Capo molto difficile da sopportare, è quello che pretende di avere l’approvazione incondizionata di tutti ad ogni idea, anche la più balzana, che gli passa per la testa, salvo poi scaricare la colpa sul primo che passa in caso la messa in opera dell’idea in questione si riveli un disastro. L’unico modo di sopravvivere ad un Capo del genere (e neanche sempre) è quello di farsi inviare per iscritto ogni ordine e di esternare, ovviamente con educazione e soprattutto remissiva umiltà, le proprie obiezioni nello stesso modo. Data la statisticamente provata inaffidabilità della maggior parte dei colleghi nel ruolo di testimoni, ricordo che attuare il procedimento di cui sopra a voce, anche se in pubblico, non ha lo stesso effetto.

 

Il Capo Indeciso (Bossus Incertus) – Questa particolare tipologia di Capo puo’ essere irritante come poche al mondo, ma generalmente se non ci si lascia scoraggiare dal fatto di gettare ore ed ore di lavoro (ovvero se si è pagati a ore e non a progetto) è anche innocua. Il Capo Indeciso assegna un compito ai propri sottoposti, generalmente fornendo parecchi dettagli su come deve essere il risultato finale, salvo poi decidere di stravolgere tutto non appena il lavoro gli viene presentato o al limite quando è molto prossimo al suo completamento. Ovviamente le modifiche rendono tutto il lavoro fatto fino a quel momento inutile e costringono il povero impiegato a ricominciare daccapo, senza dimenticare che le specifiche potrebbero cambiare ancora, ed ancora, ed ancora...

 

Il Capo Arrogante (Bossus Silvius) – Categoria tra le peggiori che esistano, il Capo Arrogante considera immancabilmente chi lavora sotto la sua direzione come un branco di incapaci totali, gli parla come si parla a dei ritardati mentali e non perde occasione per sottolinearne l’ignoranza, vera o presunta che sia. Poco importa all’Arrogante che i suoi discorsi siano spesso infarciti di sfondoni grammeticali o di orribili ragionamenti totalmente sbagliati, sono sempre e comunque gli altri a sbagliare. L’unico sistema per reggere il confronto con un Capo Arrogante senza spaccargli la testa è cercare di incontrarlo il più raramente possibile e, nelle occasioni in cui non si puo’ fare a meno di averci a che fare, scollegare l’udito dai centri del cervello che regolano l’umore.

 

Il Capo Compagnone (Bossus Familiaris Subdolum) – Il Familiaris Subdolum è quel Capo che obbliga tutti a dargli del tu, che si prodiga in pacche sulla schiena e vince da anni il campionato di barzellette sporche della macchinetta del caffè. Organizza gite, partite di calcio e partecipa (di solito autoinvitandosi) agli aperitivi dei suoi impiegati facendo più casino di tutti ma memorizzando (nei casi più estremi registrando) ogni sillaba che viene pronunciata dai suoi compagni/sottoposti e riutilizzando le informazioni ottenute per avere a disposizione, oltre al potere che gli deriva dalla posizione che occupa, anche quello del ricatto. La frase preferita del Capo Compagnone è “Io sono come voi!”, pronunciata un attimo prima di salire su un’auto da centomila Euro.

 

Il Capo Machiavellico (Bossus Machiavellicus) – Caratteristica precipua del Machiavellico è quella di passare più tempo ad organizzare giochi di potere piuttosto che a fare il suo lavoro. Un Machiavellico non si diverte se non riesce a mettere una contro l’altra almeno due persone al giorno. Il divertimento principale di questa infame categoria di Capo è vedere due o più colleghi che cercano di danneggiarsi reciprocamente, soprattutto se questa guerra viene combattuta per mezzo di colpi bassi e pugnalate alle spalle. Il Machiavellico, per mezzo di allusioni, premi e promozioni dati soltanto a chi ha affondato un collega per ottenerli e voci di corridoio diffuse ad hoc, ottiene di solito che ogni componente della sua squadra odi e tema tutti i suoi colleghi. Se qualcuno gli chiedesse spiegazioni a proposito di questo atteggiamento risponderebbe che “la pressione fa lavorare meglio”, senza tenere conto che la paranoia porta in manicomio.

 

Il Capo Gentile (Bossus Humanus) – Suo malgrado questo Capo è tra i peggiori che possano capitare ad un onesto lavoratore. Questo capo non ordina, chiede. Il problema è che essendo educato e gentile si sente in diritto di chiedere molto e spesso. Un Humanus, forte della sua cortesia, non si sente in colpa a chiedere ai suoi impiegati di prodigarsi in compiti che non gli competono, di lavorare per due (“mi dispiace chiederle una cosa del genere, ma Tizio è malato e la deadline è vicina...”), fermarsi per straordinari non retribuiti e cosi’ via. La grande menzogna che il Capo Gentile racconta a sè stesso è che chiedendo e non ordinando lascia la possibilità ai lavoratori di rifiutargli il favore. Il fatto che nessun impiegato si permetterebbe mai di dare buca al proprio capo che gli chiede un favore prospettandogli un avvenire tragico per l’azienda (o la branca di azienda) in caso lui non glie lo conceda, è puramente secondario.

Ovviamente, ma da non dimenticare, il credito di favori degli impiegati nei confronti del proprio Capo Gentile è destinato a non ridursi mai. Il Gentile non ricambia i favori, chiede se per favore puo’ farlo “la prossima volta, oggi c’è un’emergenza...”


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In memoria di una persona. E di un luogo

[lunedì, 08 ottobre 2007, ore 11:35] [vita, tra le orecchie del lupo, quasi originale]

La prima volta che ho sentito una canzone dei Modena City Ramblers era il 1994.

Un pomeriggio, anzichè studiare, stavo guardando senza troppo entusiasmo la televisione e capitai su Videomusic (l’antenata italiana di MTV e di AllMusic). Lasciai le canzoni a fare da sottofondo, utilizzando la televisione al posto della radio, cercando di tornare a concentrarmi sui libri, cosi’ che presto smisi di ascoltare con la parte cosciente di me, impegnata a sviscerare i segreti di un raconto di Nathaniel Hawthorne.

Ad un certo punto, una canzone profondamente diversa dalle altre colpi’ la mia attenzione: per il primo minuto avevo inconsciamente seguito ed apprezzato la melodia di ispirazione folk irlandese (già da allora la mia passione per l’Isola di Smeraldo era radicata e palese) senza fare gran caso al resto, poi mi resi conto che era cantata in italiano, e la stranezza della cosa mi stupi’, cosi’ mi misi ad ascoltare con attenzione: la voce solista era calda, il tin whistle ti trasportava dritto nel cuore di una terra antica e magica, le parole erano una dichiarazione d’amore e di nostalgia come raramente ne ho sentite fare per terre in cui non si è nati.

Mi scrissi il nome del gruppo ed alla prima occasione mi precipitai da Mauro.

Mauro era il proprietario dell’ultimo vero negozio di dischi di Tortona: un buco piazzato in un vicolo che lui, cresciuto e formato a suon di Deep Purple (tanto da dare al negozio il nome di “Il magico Glenn” in omaggio a Glenn Huges) gestiva con un’apertura mentale invidiabile.

Nonostante la grande passione che il mio ormai amico e confidente musicale aveva per il prog metal e per l’hard rock anni ‘70 infatti, “il Magico” era il ritrovo di tutti coloro che non si erano mai rassegnati ad ascoltare solo quello che passava il convento, ma desideravano allargare i propri orizzonti e cercare, ognuno secondo i propri gusti, tra dischi nuovi e “d’epoca” qualcosa che facesse vibrare la propria anima.

In negozio si potevano trovare dischi e cd di blues, soul, rock, punk, folk, cantautori italiani e stranieri, country, e quello che non aveva sul momento, Mauro cercava e trovava sempre.

Quella volta gli chiesi di cercare “Riportando tutto a casa”, e lui, quando lo trovo’ ed io andai a prenderlo, mi chiese di ascoltarlo insieme li’ in negozio come faceva quasi sempre con cio’ che non conosceva. Rimase entusiasta della commistione tra melodie e strumenti tipici irlandesi e la fisarmonica, il folk ed il dialetto modenese, e comincio’ a consigliare a chi sapeva che avrebbe apprezzato l’acquisto del cd, che peraltro era venduto all’onestissimo prezzo di 24mila lire.

Nel frattempo io imparavo a memoria tutte le canzoni di quel cd e mi ripromettevo (mantenendo l’impegno) di seguire assiduamente la carrierra di questo gruppo di vagabondi, che negli anni hanno continuato a viaggiare, a imbastardire il loro stile e soprattutto a credere fermamente nella musica come messaggio di ideali.

Qualche anno fa “Il Magico Glenn” ha cambiato proprietario ed è diventato uno di quei negozi di rarità musicali tutto prezzo e niente sostanza, nel quale sono entrato una sola volta poco dopo il cambio di gestione, e che ho accuratamente evitato e continuo a scansare come la peste. Lo spirito di porto franco della musica in cui il metallaro ed il soul man potevano discutere per ore di bassisti senza comprare nulla anzi, distraendo il proprietario dal servire gli altri clienti, era completamente scomparso. Di quel piccol oparadiso di provincia rimanevano l’insegna ed i muri, ma l’anima se n’era andata con Mauro e con i clienti storici.

L’altro ieri un’altra anima se n’è andata: quella di Luca “Gabibbo” Giacometti, uno dei componenti dei Modena City Ramblers, in cui suonava chitarra, mandolino, banjo e buzouki irlandese.

A lui ed al ricordo di un piccolo negozio di dischi voglio dedicare questo testo:

 

Di tutti i poeti e i pazzi
che abbiamo incontrato per strada
ho tenuto una faccia o un nome
una lacrima o qualche risata
abbiamo bevuto a Galway
fatto tardi nei bar di Lisbona
riscoperto le storie d'Italia
sulle note di qualche canzone.

Abbiamo girato insieme
e ascoltato le voci dei matti
incontrato la gente più strana
e imbarcato compagni di viaggio
qualcuno è rimasto
qualcuno è andato e non s'è più sentito
un giorno anche tu hai deciso
un abbraccio e poi sei partito.

Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo
la strada.

Di
tutti i paesi e le piazze
dove abbiamo fermato il furgone
abbiamo perso un minuto ad ascoltare
un partigiano o qualche ubriacone
le strane storie dei vecchi al bar
e dei bambini col tè del deserto
sono state lezioni di vita
che ho imparato e ancora conservo.

Buon viaggio...

Non sto piangendo sui tempi andati
o sul passato e le solite storie
perché è stupido fare casino
su un ricordo o su qualche canzone
non voltarti ti prego
nessun rimpianto per quello che è stato
che le stelle ti guidino sempre
e la strada ti porti lontano

Buon viaggio...

 

MCR – La Strada (Grande Famiglia)


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Bambocci! Fantocci! Pupazzi! Insomma lei, venghi qui e si metti a 90!

[venerdì, 05 ottobre 2007, ore 12:51] [awooo, impressioni lupesche, ottimismo e fastidio]

“Una manovra, ha sottolineato il ministro, attenta al sociale. Le misure a favore delle famiglie - ha detto Padoa-Schioppa - serviranno anche «a mandare i bamboccioni fuori di casa - dice il ministro - cioè incentivare l’uscita di casa da parte dei giovani che adesso restano fino a età inverosimili con i genitori. Non crescono mai, non si sposano, non si rendono autonomi. È un’idea secondo me importante».”

 

Queste le parole, riportate insieme a molte altre, pronunciate dal nostro caro ministro dell’economia.

 

...

...(birra)...

...

 

Ok, ora posso commentare, mi sono calmato a sufficienza.

Sorvolando sul fatto che sono convinto che i nostri politici sparino vaccate del genere a turno al solo scopo di far distrarre le persone da quello che fanno coinvolgendole in lunghi commenti su cio’ che dicono, la domanda che mi pongo è tanto semplice quanto triste: il signor Padoa Schioppa non ha nipoti? E se li ha, vuole farmi credere che a diciott’anni se ne sono andati di casa mantenendosi autonomamente senza usufruire del (suppongo pingue) contributo economici dei genitori?

 

Mi spiego meglio. Ho 32 anni e da due anni, con Lei, viviamo insieme, prima in regime di convivenza, poi come marito e moglie ed ora come papà e mamma di Camilla. Questo significa che fino a trent’anni me ne sono stato a fare il “bamboccione”, a vivere cioè in casa dei miei genitori.

Alzi la mano chi è convinto che avere trent’anni, un lavoro, una vita che si vorrebbe propria e privata, magari una compagna (od un compagno) stabile e vivere con i propri genitori sia una condizione invidiabile, una scelta deliberata.

Per quanto ne so, e al di là dell’esperienza personale posso dire di conoscere un sacco di persone che sono in queste condizioni, e di aver ben chiaro in mente che se “i giovani”, (come dice sempre chi giovane non è più o non è mai stato) non se ne vanno dal groppone dei genitori è semplicemente perchè non ne hanno la possibilità.

Se il signor ministro si fosse dato la pena di leggere qualcuna di quelle belle statistiche che all’occasione fanno tanto comodo alla casta politica, si sarebbe reso conto che gli italiani (non solo, per carità, ma essere in compagnia non aiuta in certi casi) tra i diciotto ed i trenta (e rotti) anni, nella stragrande maggioranza dei casi sono disoccupati, o lavoratori (molto) precari, il che significa che con difficoltà enormi riescono, sempre che ce la facciano, a raggranellare un migliaio di Euro al mese, il più delle volte avendo piena coscienza del fatto che ogni stipendio potrebbe essere l’ultimo per parecchio tempo.

 

Poste queste condizioni, e tenendo conto del fatto che:

-senza un lavoro fisso ottenere un mutuo è praticamente impossibile

-con mille euro (se va bene) al mese, anche se il mutuo lo ottieni poi non sai come pagarlo

-il mercato immobiliare presenta prezzi assurdamente alti e, come se non bastasse, in continuo aumento

-lo stesso potere d’acquisto dei famosi mille euro è in calo costante (per info controllare prezzi di benzina, pane, latte ecc.) ormai da anni e soprattutto non sembra avere nessuna intenzione di fermare la sua discesa

Sarei veramente grato a chiunque mi riuscisse ad illustrare un modo onesto per andare a vivere da soli, sposarsi, rendersi autonomi.

Qualcuno potrebbe pensare che proprio io faccio questo tipo di discorso, io che ora sto comprando casa e che una famiglia (splendida) sono riuscito a crearmela.

Proprio a questo tipo di obiezione rispondo dicendo che per riuscire a lavorare senza la spada di Damocle del precariato (e di uno stipendio da fame) sulla testa mi sono trovato costretto ad “emigrare”, andando a lavorare a Monte Carlo (pur continuando a vivere in Italia), dove ho trovato un contratto ed salario molto meno insultanti di quelli che mi venivano proposti dalle aziende italiane, che nonostante questa maggiore disponibilità economica, senza l’aiuto dei nostri genitori non saremmo mai riusciti a sposarci o a pensare di acquistare una casa, e soprattutto che ci ritroviamo a asperare che Lei cominci a lavorare appena possibile (senza per questo abbandonare la nostra meravigliosa piccola lupacchiotta), cosi’ da non doversi trovare a fare comunque i salti mortali per far quadrare il bilancio familiare.

 

Ok, credo di avere sputato abbastanza veleno, le conclusioni e le riflessioni le lascio a voi.

 

Ciao, abbiate cura di voi (perchè pochi lo faarnno per voi)

M.


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