Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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senza titolo

[venerdì, 29 giugno 2007, ore 16:30] [un lavoro da lupi]

...non è che mi manchi la voglia di scrivere...

Il fatto è che in questi giorni il lavoro mi sta schiacciando a tal punto che non ho nemmeno il tempo di organizzare a sufficienza le idee per mettere in piedi un post degno di questo nome.

Insomma, buon week end, abbiate cura di voi!

M.


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Ma che bella giornata!!!

[mercoledì, 27 giugno 2007, ore 11:12] [lupi on the road, lupi in pantofole, ottimismo e fastidio]

A parte la citazione di Ugolino (non sapete chi è? Cercatevelo, male non farà), la cui canzone aveva un finale che spero di non ripetere, oggi non posso nemmeno dire “era meglio se restavo a letto”.

 

A letto, infatti, eravamo da tre ore quando alle (appunto) tre di stamattina una scampanellata imperiosa ed urgente ci ha fatti

- svegliare di colpo

- preoccupare parecchio

Sono andato alla porta e già a metà strada (un metro e mezzo su tre, non crediate che abitiamo in una reggia) ho cominciato a sentire del trambusto provenire dal pianerottolo. Buttato l’occhio allo spioncino mi sono trovato davanti alla porta un poliziotto col dito incollato al campanello che sbraitava “Il caseggato a fianco è in fiamme, dovete scendere subito in strada!”

Non posso dire che mi sono svegliato di colpo perchè mentirei spudoratamente, ma il pilota automatico che mi aiuta sempre nei casi d’emergenza ha preso il sopravvento.

Avverto Lei, ci infiliamo una parvenza d’abbigliamento da esterno, facciamo (a turno) un salto in bagno (chissà quanto tempo dovremo stare per strada...), recuperiamo il gatto e lo infiliamo nel trasportino, Lei prende due felpe, io raccatto cellulari portafogli documenti ed una bottiglia d’acqua (ci sarà sicuramente fumo) e ci fiondiamo per le scale.

Appena fuori dalla porta ci troviamo insieme agli altri condomini e mi rendo subito conto che siamo quelli che si sono meglio organizati.

Due ragazze che hanno affittato un appartamento per le ferie (che culo!) sono praticamente in camicia da notte, la coppia del piano di sopra è vestita ma lei ha in braccio il gatto avvolto in una coperta, gli anziani arrancano smadonnando e preoccupandosi in almeno quattro dialetti diversi.

Già dopo tre gradini l’aria comincia a farsi grigia, pesante ed acre; dico a Lei di proteggersi naso e bocca con una falda della maglia, e faccio appena in tempo perchè fuori dal portone sembra Vercelli in una mattina di novembre (la sola differenza è che la nebbia è bianca, quel fumo era quasi nero). Gli occhi bruciano, respirare è difficile, ma usciamo dal corridoio di fumo e ci ripariamo sottovento insieme agli altri.

La strada è piena di poliziotti, carabinieri e pompieri. La palazzina a due piani attaccata al nostro palazzo è un forno. Dalle finestre del primo piano escono enormi colonne di fumo che il leggero (per fortuna) vento schiaccia a terra.

Faro' il Pompiere!!!

Troviamo un posto dove ripararci, una panchina per Lei ed ho il tempo di guardarmi intorno. C’è chi è più tranquillo, chi fa commenti del cazzo come “era ora, finalmente la butteranno giù ‘sta topaia piena di sudamericani!”, chi telefona, chi chiede ai poliziotti quanto tempo dovrà restare fuori casa (come se loro lo sapessero!).

Una ragazzina è scalza, lo sguardo umido e fisso di chi è ad un passo dallo stato di shock, poi una sua amica l’abbraccia, un pompiere le dà una coperta e un amico una sigaretta, e lei si calma un po’.

Restiamo li’ a guardare i pompieri correre su e giù per un ora buona, poi il fumo comincia a diminuire fino a scomparire del tutto. I vigili del fuoco rallentano, poi cominciano a raccogliere l’attrezzatura mentre alcuni di loro portano all’esterno qualche maceria bruciacchiata.

Alle cinque ci permettono di rientrare: Lei sta bene, ha solo tossito un po’ all’inizio, io non ho problemi (sonno tremendo a parte), Leo si è comportato da micio coraggioso, tutto bene.

La casa puzzava un pochino di bruciato, ma non ce ne siamo quasi acorti. Ci siamo fiondati nel letto perchè la mia sveglia, implacabile, alle sette meno dieci avrebbe suonato come tutte le mattine.

 

Ora, tutto questo già giustificherebbe il titolo del post, ma siccome non mi faccio mancare nulla i treni per Monaco stamattina avevano tutti dai quaranta ai settanta minuti di ritardo, il primo a partire s’è riempito come un vasetto di alici sott’olio (vi giuro che c’era anche l’olio!) e quando sono arrivato in ufficio ho scoperto che il mio collega (sul quale facevo affidamento per permettermi di riposarmi un po’ durante la mattinata) oggi è assente (giustificatissimo, per carità!). In compenso cretini e casini non mancano mai.

 

...e sono solo le undici di mattina...


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Schhhhhttt....

[martedì, 26 giugno 2007, ore 08:33] [news of the world, ottimismo e fastidio]

....zitti tutti....

che forse 'sto governo sta facendo qualcosa di sinistra!!!


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The times they are a’ changin' (un’altra volta again)

[giovedì, 21 giugno 2007, ore 08:12] [tra le orecchie del lupo, ottimismo e fastidio]

Dopo un inverno caldo ed una primavera dalla personalità sdoppiata, ecco i primi segnali dell’estate, quella vera, quella bastarda e torrida, sudata e godereccia.

Le giornate sono già lunghe come discorsi di politica, le temperature si stanno alzando in fretta ed anche i temporali assumono le caratteristiche di durata e di violenza tipiche del periodo estivo. I passeri sono in fibrillazione, le rane passano la notte a reinterpretare interminabili canzoni millenarie, i gabbiani volano con più convinzione ed allegria.

Anche il mondo vegetale partecipa alla festa: i fiori fanno a gara e sembrano dire “Guardami! Annusami! Incantati!”, gli alberi sono rigogliosi ed orgogliosi, profumi e colori si fondono e si rincorrono nell’aria.

Il mare poi, da gelido monito al confine del campo visivo è tornato amico con cui giocare, fresco abbraccio nel quale abbandonarsi, rilassante suono notturno.

La sera, per le strade dell'entroterra, si cominciano ad incontrare quelle meraviglie entomologiche chs rispondono al nome di lucciole...

...e sulla strada tra Ospedaletti e Sanremo sono arrivate le prime prostitute di stagione.


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Doppia top ten "scolastica"

[martedì, 19 giugno 2007, ore 17:11] [impressioni lupesche, topten]

Più leggo il blog della sempre più lodevole Profe, più mi convinco che se gli insegnanti con la sua passione fossero almeno in maggioranza (ed a tutti i livelli della scuola italiana), vivremmo in una società migliore.

Il problema è che la maggior parte degli insegnanti che ho conosciuto (da studente e non solo) sono quelli che mi hanno fatto venire in mente i

 

Dieci segnali che l’insegnante dei tuoi figli doveva scegliere un altro mestiere

 

01- Si presenta in classe in divisa da SS e frustino

02- Fatica a completare una frase senza commettere enormi errori linguistici

03- Entra in classe, si siede alla cattedra e si addormenta

04- Chiama alcuni alunni “amore mio” ed insiste per dargli ripetizioni private fuori orario

05- Più che a fare un buon tema all’esame, prepara gli studenti a copiarlo

06- Insiste per aggiungere massicce dosi di codeina ai pasti della mensa

07- A novembre sa già chi bocciare

08- Nonostante i tre mesi di ferie all’anno, i pomeriggi liberi (ok, non proprio liberi liberi, ma quasi) e l’orario ridottissimo sostiene di fare un lavoro insoddisfacente sottopagato e stressante (venite a fare da balia ai miei utenti per otto ore al giorno, cinque/sei giorni a settimana, 50 settimane all’anno, poi vediamo chi è più stressato!)

09- E’ talmente timido ed insicuro che tiene le proprie lezioni dall’interno del cassetto della cattedra

10- Chiama i maschi “i teppisti” e le femmine “le puttanelle”

 

Certo, ci sono anche moltissimi (troppi) studenti che non rendono assolutamente facile il lavoro degli insegnanti, infatti non potevo esimermi dal fare anche l’elendo dei

 

Dieci alunni che anzichè alle medie dovrebbero stare in miniera

 

01- Quello che al primo richiamo del professore gli spacca in testa un banco

02- Quello che a undici anni è pluripregiudicato

03- Quello che gioca al tiro a segno con il compagno disabile

04- Quello che filma il tiro a segno e lo mette su internet

05- Quello che chiede al padre di corrompere i professori (soprattutto se il padre accetta)

06- Quello che all’intervallo per arrotondare monta un banchetto nel corridoio e vende coca, crack e fumo (almeno vendesse solo fumo...)

07- Quello che a scuola si vede un giorno al mese ed il resto del tempo lo passa a rubare motorini

08- Quello che mette la colla (o le puntine, o la vernice, o una bomba) sulla sedia della cattedra

09- Quello che parla con i rutti

10- Quello che non parla e scruta tutti con l’aria allucinata mentre affila un machete

 

Per la cronaca, solo alcune delle voci di entrambe le classifiche sono inventate di sana pianta (o perlomeno non sono frutto di una testimonianza diretta), per cui, come si dice: sappiatevi regolare...

 

Ciao a tutti, abbiate cura di voi (e della vostra vocazione, qualunque essa sia)!

M.


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uomini e Gatti

[martedì, 19 giugno 2007, ore 10:59] [news of the world, impressioni lupesche]

Poi li chiamano bestie... a quanto pare sono più civili ed educati di alcuni senatori!


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ZOT! E sei fregato!

[venerdì, 15 giugno 2007, ore 15:35] [awooo, lupi in pantofole, impressioni lupesche]

Come tutti coloro che hanno un contratto con l’ENEL e probabilmente anche gli altri sanno, tra breve sarà possibile cambiare il proprio fornitore di energia elettrica.

Nulla di male in tutto questo, anzi! Almeno in teoria la concorrenza dovrebbe rendere le tariffe più eque ed abbordabili (almeno in teoria, poi il fatto che siamo in Italia aggiunge all’equazione una variabile impazzita che non si puo’ ignorare...).

A me sono già arrivate alcune lettere da parte di diversi prossimi concorrenti dell’ENEL in cui mi si facevano offerte e mi si blandiva per convincermi a sottoscrivere un contratto con loro.

La più bella, lo ammetto, è quella che mi è arrivata dall’ENI in cui si diceva che mi avrebbero regalato un’ora di elettricità al giorno (probabilmente dalle due alle tre di notte), che se gli rimandavo l’adesione firmata avrebbero provveduto personalmente a disdire il contratto con ENEL senza chiedermi una lira (ci mancherebbe ancora!), che sarebbe stata una comodità IMMANE avere radunate in un’unica bolletta le spese per corrente e gas (eh, si’, cosi’ pagare diventa uno spasso!).

Nella busta c’erano il modulo di adesione da firmare e da riempire con tutti i dati del contratto da trasferire, la busta preaffrancata per rispedire il modulo e tre o quattro fogli in cui veniva decantata la convenienza dell’offerta.

 

...peccato che non ci fosse nessun cenno delle tariffe...

Ciao a tutti, and take care of you and your pockets!

M.


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Turista fai da te?

[giovedì, 14 giugno 2007, ore 16:10] [topten]

Grazie alla mia pluriennale esperienza come tecnico trasfertista,  per tre anni in giro per l’Italia, come animatore/assistente turistico all’estero, e come viaggiatore a cui piace guardarsi intorno, ma soprattutto grazie all’input di Cryboy, ho deciso di compilare la classifica dei

 

Dieci segnali che hai proprio sbagliato albergo

 

(dove per “sbagliare albergo” s’intende finire in una struttura che non si consiglierebbe al proprio peggior nemico)

 

01- L’insegna recita “Sottoposto a Sequestro Giudiziario Hotel”

02- Il portiere di notte è spaventosamente simile a Bela Lugosi

03- Il facchino trasporta la valigia caricandola su uno scarafaggio gigante e te lo presenta come “Il mio amico ’Fonso”

04- La cameriera del piano estrae dal carrello un’autoradio, un laptop e sei giacche di pelle e cerca di venderteli

05- A giudicare dall’odore, nella tua camera è nascosto un cadavere

06- Il parcheggiatore ha una mascherina nera sugli occhi e appena gli consegni le chiavi dell’auto parte sgommando

07- Alla domanda “A che ora per la colazione?” ti senti rispondere “Quando vuole, all’angolo c’è il dopolavoro ferroviario che fa orario continuato!”

08- Sulla moquette della camera c’è disegnata col gesso una sagoma umana

09- Alla chiave della camera è attaccata una Beretta 7.65 con scritto sul calcio “courtesy gun”

10- Se chiedi un’indicazione per trovare l’hotel la gente del posto si allontana scuotendo la testa e bofonchiando qualcosa che assomiglia a “Ma non imparano mai?"


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Dieci segnali che sei ad un pessimo torneo di calcetto

[mercoledì, 13 giugno 2007, ore 10:39] [giochicateneaffini]

01- Il campo è effettivamente un campo. Di patate

02- L’arbitro, prima della partita, si raccomanda:”Ragazzi, mi raccomando, non sparate via il pallone che è l’unico che abbiamo”

03- Oltre alla tua c’è soltanto un’altra squadra iscritta, e alla partita si presentano in tre

04- Il premio è una fornitura per un mese di deodoranti per il water

05- Non si possono fare supplementari perchè i vecchietti della bocciofila devono giocare

06- Non si possono fare supplementari perchè i vecchietti della bocciofila sono l’altra squadra e su cinque ne sono partiti quattro con l’ambulanza e la bombola d’ossigeno

07- Le righe del campo sono fatte di pietre bianche ed aguzze o di calce viva

08- Il “pubblico” è fatto dai passeggeri delle auto che passano accanto al  campo in autostrada

09- L’arbitro ha otto anni

10- La tua squadra viene eliminata al primo turno (“ah, era una cazzata, abbiamo abbandonato!”)


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Arbeit Macht Frei

[martedì, 12 giugno 2007, ore 12:29] [vita, impressioni lupesche, un lavoro da lupi]

Intitolo questo post con una delle frasi più agghiaccianti che esistano, e non tanto per il significato quanto per il potere evocativo che ha, proprio per permettermi una riflessione su lavoro, libertà e qualità della vita.

La frase “il lavoro rende liberi”, oltre ad essere una orrenda e disgustosa presa in giro se scritta all’ingresso di un campo di prigionia, è un nonsense assoluto, soprattutto se rapportata alla società odierna.

Partiamo da lontano.

Da ragazzini si desidera guadagnare qualche soldo per potersi permettere i propri svaghi e le proprie passioni. Se cio’ che si ottiene da genitori e parenti tutti non è sufficiente, si comincia a pensare che “quando lavorero’ mi comprero’ uno stereo della madonna, la collezione completa del mio fumetto preferito, la moto, faro’ un sacco di viaggi, andro’ al cinema tutte le sere...” ed altre amenità del genere.

Finite (o abbandonate) le scuole si comincia a lavorare, o almeno si comincerebbe a farlo se ci si riuscisse: nella maggior parte dei casi ci si ritrova a saltare da un contratto interinale (o da un lavoro in nero) all’altro, guadagnando una miseria e non avendo diritto a ferie ed altri dettagli simili, per cui la “bella vita” deve essere rimandata fino a nuovo ordine.

Nel momento in cui si riesce a piazzarsi (sempre che ci si riesca) meglio dal punto di vista lavorativo, scatta un altro meccanismo nelle nostre povere menti già traballanti e minate da anni di spot televisivi e dichiarazioni di “vips”: il desiderio di guadagnare il più possibile, e poi ancora qualcosa in più.

Il problema è che per guadagnare sempre di più (cercando di restare almeno a grandi linee nella legalità, ma in fondo anche infischiandosene) bisogna lavorare sempre di più, sempre più a lungo e sempre più duro, con il risultato che (tornando ai desideri espressi da ragazzino) ci si puo’ permettere lo stereo, ma non si ha il tempo di ascoltarlo;

la collezione di fumetti viene completata ma non la si leggerà mai perchè è troppo preziosa per essere tenuta in bagno e in altre occasioni viene soppiantata da rapporti di lavoro (più importanti), quotidiani sportivi (meno impegnativi) eccetera;

la moto, comprata in un rigurgito di adolescenzialismo compulsivo, viene tirata fuori dal garage soltanto in rari e benedetti fine settimana in cui sussistono condizioni quali bel tempo, qualche ora libera e voglia di farsi una sgasata, il che succede con frequenza talmente bassa da essere paragonabile a quella dei “sei” al superenalotto;

i viaggi magari si faranno anche, soprattutto se potranno poi servire per impressionare qualche cliente (o superiore), ma verranno comunque passati col pensiero all’ufficio (cantiere, officina, studio...) o con l’ossessione di divertirsi ad ogni costo per “staccare”, dimenticandosi che proprio l’ozio è il modo migliore per ricaricare le batterie;

quanto a cinema e serate con gli amici, beh... chi ha la forza e la voglia di andare in giro  a fare notte quando è uscito di casa la mattina alle sei per andare a lavorare ed è tornato solo alle otto di sera?

 

Insomma, il problema di fondo, che poi è la dimostrazione del fatto che la frase del titolo è una immane presa per il culo, almeno in società come la nostra, è che si è ribaltata la scala dei valori, per cui dal lavorare per vivere si è passati al vivere (o meglio, sopravvivere) per lavorare, ovvero:

Guadagnare un sacco di soldi per permettersi splendidi appartamenti in cui non si sta che poche ore al giorno, e di solito ridotti talmente in coma da non accorgersi nemmeno se è crollato un muro.

Guadagnare sempre di più per comprarsi auto costosissime in cui rimanere chiusi in mezzo al traffico mentre si va e si torna dal posto di lavoro.

Fare un monte di ore di straordinario per permettersi ferie in cui si verrà schiavizzati ed allucinati dagli orari dei voli, dagli animatori, dalle guide, ed in cui si sarà convinti a comprare un’intera valigia di cazzate da portare a casa e agli amici.

Lavorare come asini per permettersi di andare una volta al mese nel ristorante trendy a mangiare zuppa di insetti striscianto del gabon con salsa di fango vietnamita, salvo poi cenare gli altri 29 giorni del mese con surgelati (mal) riscaldati perchè non si ha nemmeno tempo (e voglia), arrivati a casa, di farsi una carbonara.

Correre su e giù per fare due cose contemporaneamente in ufficio per avere il tempo di andare in palestra a fare dell’altra fatica, con la sola differenza che anzichè il capo a gridarti insulti “per incoraggiarti” è il personal trainer.

Accettare trasferte massacranti, roba da diciottomila chilometri in due settimane (in auto) per avere un premio produzione che servirà a comprarsi un divano che sarà il gatto a godersi, visto che chi lo paga è in una squallida stanza d’albergo a Baden Baden, in mutande sul letto a guardare una partita di calcio venezualano in televisione (ma satellitare!).

 

A questo punto tradizione vorrebbe che io scrivessi una conclusione, magari ornata da una perla di saggezza che illumini me e coloro che leggeranno questo post e li convinca che a volte accontentarsi è la miglior via per la felicità, ma questa volta temo proprio che la tradizione rimarrà delusa...

 

Ciao a tutti, abbiate cura di voi (e del vostro tempo)

M.


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L'ottimismo è il profumo della vita

[lunedì, 11 giugno 2007, ore 22:12] [ottimismo e fastidio]

Finirà prima il cibo della merda...


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The day after

[giovedì, 07 giugno 2007, ore 20:09] [vita, lupi on the road]

***Attenzione, post condizionato da improvviso black-out e da conseguente riscrittura***

Cronaca di una partita desiderata, cercata e temuta.

Ieri sera il vostro lupo preferito ha affrontato la prima partita di torneo dopo più di due anni di inattività.

Confesso che la mia prima preoccupazione (e forse lo avete tutti evinto dal post precedente) era quella di non rimanere ucciso o gravemente ferito, seguita da vicino dalla speranza di fare una figura decente.

Quella cha segue è la cronaca di ciò che è accaduto.

Mezz’ora prima della partita, il Lupo è perso per le colline tra Vallecrosia e Perinaldo alla ricerca di quello che sembra essere a tutti gli effetti il campo sportivo segreto di Diabolik.

Trovato grazie alla mappa del tesoro del Corsaro Nero (che notoriamente è di Ventimiglia), il campo, il Lupo scopre che il fondo è composto da terra ricoperta di sabbia per uso edile, il che sommato alle linee tracciatre con la calce ed alla lieve pioggerella forma… Dai che lo sapete… Bravi, proprio il cemento!

Cemento, tra parentesi, dal quale alla fine della partita ero talmente ricoperto da essere più simile ad una statua antropomorfa che non ad un vero essere umano.

Non divaghiamo comunque: la partita inizia, il Lupo entra in campo convinto di alternarsi, un tempo per uno, con l’altro portiere della squadra. Ottima soluzione per evitare di risultare, vista la squadra avversaria (che gioca in un campionato, quindi con regolarità e ad un livello superiore al nostro) il portiere che ha incassato diciotto goal.

Alla fine del primo tempo, dopo un rigore parato, qualche altro bell’intervento e soltanto un goal preso, l’altro portiere mi intima di non lasciare il campo, “stai giocando troppo bene”, che è uno dei complimenti più belli cha abbiano mi abbiano mai fatto, sportivamente parlando.

Il campo comincia ad assomigliare sempre di più all’interno di una betoniera e la partita continua. Nonostante il risultato finale (sconfitta per 4 a 2) sono felice di come io e tutta la squadra abbiamo giocato.

Mi mancava l’atmosfera di un torneo. L’adrenalina, l’impegno, la soddisfazione di sapere che qualunque sia il risultato hai dato tutto…

 

…e non mi sono nemmeno fatto troppo male (a parte una brutta abrasione all’osso dell’anca)!!!


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De infortunistica

[mercoledì, 06 giugno 2007, ore 16:00] [vita, impressioni lupesche]

Il cortile in cui giocavo da bambino era ed è tuttora composto per la metà da ghiaia e per l’altra metà da erbacce lasciate incolte (e quindi per la maggior parte del tempo più alte di quanto io non fossi allora). I giochi più praticati dalla mia piccola compagnia di amici, poi, prevedevano di piombare al suolo con frequenza allarmante, vuoi dalla bicicletta lanciata a tutta birra in curva sul pietrisco, vuoi a causa di un contrasto esagerato giocando a pallone, vuoi tuffandosi per acchiappare qualcuno eccetera.

Naturale quindi che tra i cinque ed i dodici anni io fossi totalmente, ma in particolare in corrispondenza con le giunture, ricoperto di lividi, abrasioni e croste di sangue essiccato.

Considerando poi che a quei tempi le pomate cicatrizzanti non esistevano e l’unica alternativa era il Mercuro Cromo (per i più giovani o smemorati: il mercuro cromo è un medicinale liquido, credo ancora in vandita, dallo spiccato colore rosso che mediante un contagocce e molta cautela veniva applicato su ferite ed abrasioni per prevenire infezioni e favorire la cicatrizzazione), in pratica per sette anni, ogni estate, io andavo in giro che sembravo la Pimpa.

Crescendo ho smesso di scartavetrarmi per terra (anche se un paio di momenti “amarcord” col motorino me li sono concessi) e gambe e braccia hanno perso i pois rossi tipici dell’infanzia, ma con l’avvento della passsione per la pallacanestro sono cominciati guai più seri.

Tenendo conto che a quattordici anni ero già un metro e ottanta ma che a stento raggiungevo i settanta chili è facile credere che in dieci anni di basket io sia riuscito a procurarmi:

-almeno dieci distorsioni tibio tarsiche per ciascuna caviglia, col risultato di avere due calcificazioni ossee sotto ai malleoli

-l’incrinatura di una costola

-una frattura non troppo composta del terzo metacarpo della mano sinistra (mal saldata)

-una sublussazione della clavicola sinistra

-la frattura (e conseguente asportazione chirurgica) di entrambi i menischi mediali, per fortuna non contemporaneamente

-estese lesioni alla membrana sinoviale del ginocchio destro (asportata insiame al menisco) e alla maggior parte delle altre cartilagini del suddetto ginocchio

-la lesione (mai curata) del legamento mediale del ginocchio sinistro

-l’incrinatura dell’ulna sinistra

-il (non scordero’ mai queste parole) distacco parcellare del malleolo peroneale, che altro non è se non il distacco parziale di un legamento dall’osso della caviglia e che non consiglio a nessuno, visto il male che fa (ed il conseguente periodo di immobilità che comporta)

-la deviazione del setto nasale (che sarebbe il meno)

Insomma, c’è stato un periodo della mia vita in cui quando entravo al pronto soccorso dell’ospedale di Tortona chiamavo tutti per nome.

Quando ho smesso di giocare a basket ho smesso anche di procurarmi infortuni ortopedici finchè non ho cominciato a giocare a calcetto in porta e (a parte una sfortunatissima frattura al quarto metatarso del piede destro) ho ricominciato a tornare a casa smerigliato a causa del potere abrasivo dell’erba sintetica dei campi.

Tutto questo excursus per arrivare alla conclusione che a quanto pare la mia vita sportiva ha avuto un andamento circolare, almeno per quanto riguarda la gravità dei problemi ad essa legati.

 

...almeno spero, visto che stasera c’è la prima partita di un torneo di calcetto...


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Pretofili

[venerdì, 01 giugno 2007, ore 11:32] [awooo, news of the world, impressioni lupesche]

Non me ne voglia Vauro se ho preso a prestito la battuta finale di una delle sue vignette per farne il titolo di questo post, ma ci stava troppo bene.

 

Ebbene si’, anch’io, ieri sera, ho voluto vedere il famigerato servizio della BBC sulla chiesa cattolica ed i preti pedofili. Non sono riuscito, un po’ per (confesso) pigrizia, un po’ per sfortuna, a fare in tempo a vederle la versione originale su internet, per cui mi devo fidare delle parole di Santoro quando dice che il filmato non è stato “edulcorato” o “smussato” in alcun modo se non nella (cito) “correzione di una frase infelice in cui si indicava come redattore della regila Crimen Solicitationis Josef Ratzinger”. Chi ha avuto modo di vedere entrambe le versioni mi rassicuri o mi tolga le fette di salame dagli occhi, grazie.

Venendo al dunque: nonostante la campagna screditatoria rivolta nei giorni scorsi dalla quasi totalità dei nostri sempre cosi’ imparziali esponenti politici e di qualche mezzo d’informazione, ho trovato il servizio serio, documentato e poco propenso a imporre un punto di vista particolare. Le considerazioni ed i commenti che venivano fatti al suo interno erano pochi e circostanziati, le interviste agghiaccianti nella loro durezza e rivelatorie come nel caso del procuratore di Phoenix per esempio, che dichiarava, bollettini alla mano, che le stesse massime autorità della chiesa si erano persino rifiutate di ricevere una sua lettera in cui richiedeva all’istituzione che (non dimentichiamolo) basa la sua forza su una persunta supremazia ed infallibilità morale, di ordinare ai propri preti di sottoporsi al giudizio del tribunale americano per i crimini a loro iscritti.

In generale comunque, se si esclude qualche passaggio leggermente azzardato, nel senso che non era supportato da prove immediatamente visibili, per tutta la durata del servizio non sono stati mostrati altro che fatti concreti e verificabili.

 

Quello che mi ha fatto innervosire parecchio è stato il fatto che i due sacerdoti presenti in trasmissione sono riusciti, con l’abilità dialettica tipica della categoria, a mettere in piedi un castello di dichiarazioni per cui la chiesa, intesa come istituzione:

-è vittima essa stessa dei preti pedofili in quanto ne riporta un danno d’immagine e sta operando al meglio per difendere i bambini di tutto il mondo dalle insidie dei preti pedofili.

 

Bene, quello che segue è un sunto della mia opinione personale, in cui esprimo considerazioni che rappresentano il frutto delle mie riflessioni sull’argomento e che, se non ricordo male, ho pieno diritto di esprimere “con ogni mezzo”, secondo la costituzione dello stato in cui vivo.

Fatta questa premessa, penso che senza offesa per un’istituzione che seppure personalmente non sopporto è millenaria ed ha dimostrato, nel corso dei secoli, di quale pasta sia fatta e quali utilità e scopo abbia nella società (se leggete ironia in questa frase, non è colpa mia, siete voi ad essere particolarmente ricettivi...), a mio avviso paragonare il danno fisico e soprattutto psicologico che un bambino subisce in situazioni del genere a quello d’immagine che la chiesa subisce, mi sembra una blasfemia terribile.Per la cronaca, se la chiesa non volesse rischiare che il mondo la creda un club di maniaci avrebbe sottomano una soluzione semplicissima: riconoscere che nell’enorme numero di religiosi che la compongono si nascondono dei criminali e dei pedofili, e dare tutta la propria disponibilità per estirpare il problema alla radice, trovando e facendo perseguire dalla legge i colpevoli.

Al contrario, dal servizio della BBC (e da precedenti inchieste, una per tutte quella delle Iene di qualche tempo fa, che aveva mandato persona da alcuni parroci a denunciare molestie ai figli ottenendo in risposta il consiglio a mantenere il segreto) la realtà che se ne evince è che la priorità per la chiesa è quella di evitere lo scandalo ad ogni costo e di reagire semplicemente trasferendo i parroci colpevoli di questi atti orrendi in altre parrocchie dove non sono conosciuti per le bestie che sono.

Entrambi i prelati presenti nella trasmissione di Santoro poi, si sono detti scandalizzati dall’accostamento dell’atteggiamento della chiesa a quello dei vertici mafiosi, che a detta loro è un bieco tentativo di criminalizzare un’istituzione senza colpe.

Sarà, pero’ in effetti quando si coprono i propri affiliati negando documenti che possono essere utili ad un’indagine su di essi, a volte ospitandoli presso la propria sede e aiutandoli a combattere le richieste d’estradizione fatte dai tribunali che su di loro hanno aperto un’inchiesta, ed arrivando spesso anche a negare l’evidenza di fatti appurati e certi, se non si rischia di venire paragonati alla mafia si rischia di passare per logge massoniche, e in tutta sincerità, personamente, non vedo grandi differenze tra la mafia e, per esempio, la P2.

 

Bene, questo post ha ormai la dimensione di un libercolo, per cui evito di andare oltre, riservandomi di continuare il discorso con voi, se avrete voglia di farmi sapere le vostre opinioni nei commenti.


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