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Categorieamarcordawooo banana republic domande giochicateneaffini impressioni lupesche libri luna piena lupi in pantofole lupi on the road lupo sound manuale del piccolo sistemista news of the world ottimismo e fastidio quasi originale sciem trek senza parole soul landscapes topten tra le orecchie del lupo un lavoro da lupi vita Qualcosa sul Lupo"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano TerzaniAmoLei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sportOdioLe idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiareCommentiVecchioHidalgo in Alive 'n' kickin'FrancoG in Alive 'n' kickin' elleeci in Alive 'n' kickin' utente anonimo in Alive 'n' kickin' Aliseys in Alive 'n' kickin' Archiviooggiluglio 2008 aprile 2008 marzo 2008 febbraio 2008 gennaio 2008 dicembre 2007 novembre 2007 ottobre 2007 settembre 2007 agosto 2007 luglio 2007 giugno 2007 maggio 2007 aprile 2007 marzo 2007 febbraio 2007 gennaio 2007 dicembre 2006 novembre 2006 ottobre 2006 settembre 2006 agosto 2006 luglio 2006 giugno 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 novembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 Aggiungimi ai favoritiaggiungimi nei favoriti di splinderaggiungimi ai tuoi favoriti LinksAliseysAmmazzare la portinaia Amnesty International Avevo tempo da investire Beppe Grillo ChiaraParanoica Chinaski CryBoy Demon Kiss El Giramundo elleeci Ephrem Esercizio di buona follia Il Fantasma Il Pirata Metallico Il tempio di Theleme indymedia La Fabbrica Operante La Profe La strega metropolitana le fou jumeau LogorRomins Lupacchiotto MultiDario My Music Radio Capital Shelidon Squitto Stefano Benni Tessy The Gusty Bus Voglio Scendere Wikipedia Zanocom Contatore*loading* refreshCreditslayout: Lylaimages: Il Gemello Pazzo |
SIlver wishes[lunedì, 29 gennaio 2007, ore 10:25] [vita, lupi on the road] Non sono molte le persone che considero miti assoluti: in questo momento, per esempio, me ne vengono in mente solo quattro. Tom Waits nella musica, Stefano Benni per quanto riguarda la letteratura italiana (e non solo), Magic Johnson nello sport (e nella categoria speciale « sorrisi ed allegria ») ed infine, nel fumetto, Guido Silvestri in arte Silver. Tutta questa premessa per dire che venerdi' sera alle cinque al comune di Vallecrosia c'era, nell'ambito di una mostra di tavole originali e a raggio più ampio perchè per "Sanremo in fiore" (tema "il grande fumetto") il carro di Vallecrosia rappresentava Lupo Alberto e Mosè, un incontro tra Silver ed i lettori al termine del quale, come d'usanza e per la gioia di grandi e piccini, l’autore avrebbe eseguito e regalato qualche disegno fatto sul momento. Ovviamente la lia voglia di possedere un disegno autografo di Silver faceva provincia, per cui mi ero ripromesso di non perdere l’occasione per nulla al mondo. Avevo programmato tutto: sarei uscito dall’ufficio alle cinque, come tutti i venerdi’, avrei preso il treno dieci minuti dopo e sarei arrivato all’incontro verso le cinque e quaranta, in tempo per seguirne le ultime battute e mettermi in fila per avere il mio tanto sognato disegno originale. Come la Legge di Murphy insegna, pero’, non tutto è andato come programmato. Sono riuscito ad uscira dal lavoro solo alle cinque e mezza, il treno delle sei meno un quarto aveva dieci minuti di ritardo, sono arrivato trafelatissimo e sotto la pioggia battente alla sala polivalente del comune di Vallecrosia soltanto alle sei e quarantacinque, senza speranza di trovarci ancora Silver intento a disegnare lupi eccetera. Siccome tentar non nuoce (quasi mai) sono entrato ugualmente pensando che alla brutta avrei tentato il furto con destrezza di una delle tavole, ed ho visto che a quanto pare l’incontro era terminato da qualche minuto e che la fila di persone che volevano un disegno era ancora abbastanza nutrita. “Fu a quel punto che il nostro eroe, con sprezzo del prepotente desiderio di visitare la toilette, si mise in fila ed attese una mezz’ora il proprio turno, ingannando il tempo con l’opera di catechizzazione lupesca nei confronti di un signore completamente a digiuno di nozioni relative al più intelligente fumetto italiano e che era capitato li’ per caso.” Mentre aspettavo mi sono reso conto che, sebbene in teoria ne possa avere i motivi considerato il successo della sua opera, Silver non si è assolutamente montato la testa ed è una perona allegra, disponibile e portata per la battuta di spirito e per il contatto umano. Arrivato il moi turno il dialogo si è svolto più o meno cosi’: L: “Buongiorno, non vorrei approfittarmi troppo della sua disponibilità ma vorrei chiederle qualcosa da appendere nella cameretta del bimbo che deve nascermi ad agosto…” S: “Ah, complimenti! Maschio o femmina? “ L: “Ancora non sappiamo, ma pensiamo a lui come ad un maschio...” S: “D’accordo. Hai già deciso il nome?” L: “No, ma nella dedica puo’ scrivere “Lupacchiotto”, sarebbe perfetto ugualmente” S: “Ok! (disegna in pochi secondi il lupo che vedete qui sotto) Va bene cosi’?” L: “Esattamente quello che avevo in mente, grazie mille!” S: “Di nulla, e auguri!” Il problema, a quel punto, era fare il chilometro scarso che mi separava da casa con il foglio in mano senza farlo rovinare dalla pioggia (non possiedo ombrelli...). Ho risolto infilandolo sotto al maglione e camminando come un cospiratore con l’ulcera, con una mano appogiata allo stomaco fino a casa. Ora il disegno (pennarellone su foglio A4) fa bella mostra di sè in una cornice a giorno sul muro della sala della tana, in attesa di essere appeso nella stanza del lupacchiotto...
[venerdì, 26 gennaio 2007, ore 14:33] [] Oggi potrei incontrare il signor Guido Silvestri. Domani vi racconto (forse). Picche[giovedì, 25 gennaio 2007, ore 12:43] [vita, un lavoro da lupi] Niente da fare, pare sia destino che in questi giorni io non riesca a scrivere, e non solo quel famigerato raccontino che vi stavo propinando a puntate, ma praticamente qualunque cosa. Prima sei pc da preparare in tre giorni, poi il trasloco degli uffici (più che altro un rimpasto nei locali di sempre, ma comunque un disastro immane!), poi la febbre, poi non sta bene Lei, ora nel nostro magnifico ed enorme (circa sei metri quadrati) ufficio sembra siano scoppiate due bombe (ci sono pc vecchi, cavi, monitor, sacchetti di materiale OVUNQUE!) ed anzichè riordinare devo recuperare i due giorni di lavoro persi... Brevemente, per gli apprensivi ed i curiosi, qualche notizia ANS(i)A: L'inverno è arrivato anche al Principato Palafitta: la temperatura è crollata a quattro gradi (di giorno, di notte non so perchè dormo). Pare che io non sia più abituato ai climi meno che caldi. Fino a due anni fa, a Tortona, con quatro gradi sarei andato a giocare a pallone, ora bestemmio contro l'aria gelida. Quando ci sono escursioni termiche cosi' repentine ed accentuate di solito passo un paio di settimane a tossire come un asino (che per un lupo non è male), ed in questa occasione non me la sono sentita di andare contro le tradizioni. Ieri sera ho scordato il panino messo a scongelare durante la notte in un luogo non chiuso a chiave e sprangato e questa mattina Leopoldo (Gato Lopez Guerrero y LADRON, appunto) me l'ha fatto trovare mezzo mangiato. Siccome quella pagnotta era l'ultima presente in casa, per pranzo mi comprero' un costosissimo panino alla rosticceria dietro l'angolo ("A Roca", che in dialetto monegasco, molto simile al ligure, significa, molto originalmente "La Rocca"). Non so se vendere il gatto per pagarmi il pranzo o se ammortizzarlo utilizzandolo come pranzo domani. Dicono che i gatti sappiano di coniglio, ma a me il coniglio non fa impazzire... Ultimamente latitano anche le idee per le Top Ten. Dite che devo cominciare a mandare identikit della mia ispirazione a "Chi l'ha visto?" Ieri al telegiornale hanno detto che Mediaset ha fatto causa alla Lega Calcio perchè il valore dei diritti TV del campionato, dopo le retrocessioni successive al casino dell'anno scorso, hanno perso di valore. Sarebbe come se qualcuno comprasse un quadro "di Botticelli" pagandolo milioni e poi facesse causa alla Finanza perchè ha arrestato il falsario e ha annunciato che il quadro in questione è un falso... Finalmente è uscito l'album delle figurine dei "Vip" assistiti da Lele Mora: faccendieri, mezze battone, calciatori fighetti, gente che sta in Tv senza saper fare un cazzo, pregiudicati e squaletti (o squaloni) della "finanza che conta". Non vedo l'ora di completarlo per spedirlo ad una signora che conosco, ad Haiti. Pare che non sappia più dove piantare i suoi (temibilissimi) spilloni... Ciao, abbiate cura di voi M. Ebbene no...[lunedì, 22 gennaio 2007, ore 12:29] [lupi in pantofole] ...non sono morto. Oddio, dopo due giorni (giovedì e venerdì) a scamallare avanti e indietro scrivanie, armadi, pile di pratiche e computer quale unico (o quasi) maschio adulto nel pieno possesso delle proprie facoltà fisiche dell'ufficio, dopo una giornata (domenica) passata con trentotto e mezzo di febbre causa colpo di freddo, tosse "asinina" ed attacchi di vomito non mi sento esattamente in forma, lo confesso, pero' sono ancora vivo... Dai, che piuù tardi torno e se la maledizione del racconto incompiuto non colpisce ancora termino quella storia (anche se non ve ne può fregar di meno) e poi torno a postare le solite vaccate. Ciao, a dopo! Cinque cose poco note sul Lupo[martedì, 16 gennaio 2007, ore 13:00] [giochicateneaffini] Approfitto dell’invito di Cryboy per concedervi una pausa dal famigerato “racconto senza titolo”. Credetemi, nemmeno io mi aspettavo che diventasse cosi’ lungo! Comunque, eccovi spiattellate cinque cose che non sapete di me (almeno che non tutti voi sanno...) 1-Non so cantare, non so suonare nessuno strumento, non so assolutamente ballare. Il mio rapporto con la musica si ferma all’ascolto. Per contro sono un ottimo ascoltatore, anche se quando un pezzo m’intriga e m’interessa mi concentro e non canto nè mi muovo molto, il che porta spesso le persone (soprattutto chi suona, credo) a supporre che io mi stia rompendo i coglioni. 2-Adoro i formaggi (si’, proprio come Steve Urkel di Otto sotto un tetto!), con rarissime e sporadiche eccezioni. Mangio un pezzo di formaggio praticamente ogni giorno appena arrivo a casa dal lavoro, anche se alla cena mancano solo dieci minuti. Vado letteralmente pazzo per la Fontina, per il Puzzone, per la mozzarella di bufala (rientra nella categoria formaggi, no?), per il Grana morbido (poco stagionato, non fuso) e soprattutto per il Montebore con la confettura di mirtilli. Ovviamente questo non significa che non mangerei praticamente qualunque altro tipo di prodotto caseario. 3-La natura mi ha dotato di un’eccellente memoria a medio/lungo termine ma il mio continuo essere impegnato in mille pensieri/ragionamenti diversi fa si’ che spessissimo mi scordi delle piccole cose quotidiane. Per esempio, ricordo ancora la prima poesia che imparai a memoria alle elementari (“Casina bianca” – C’è una casina bianca / e la radio che canta / la mamma e il suo bambino / la gabbia e il canarino / e la sera nell’orto, bordato di stupore / un pesco tutto in fiore) ma almeno sette volte su dieci mi scordo dopo trenta secondi dove ho parcheggiato la macchina, o di portare fuori la spazzatura. 4-Sono un pacifista tranquillo e portato per il dialogo e la comprensione, ma le rarissime volte in cui ho degli scatti d’ira divento qualcosa di veramente spaventoso (almeno a detta di chi mi ha visto veramente fuori dai gangheri) e violento e mi vengono “gli occhi da matto” (cit.). Per fortuna sono ormai anni che non perdo le staffe in maniera significativa. 5-Questa non la sa veramente nessuno: in realtà, nel profondo del mio essere, sono un solitario. Il tradizionale invito (ovviamente non vincolante, come da mia tradizione personale) a continuare la catena va a Jolly Roger, ai ragazzi di TheGustyBus (almeno uno), a Chiara (ti piacciono ancora certe cose?), a Demon Kiss (se piacciono ancora a Chiara...) e se ne ha il tempo, trasloco permettendo, a Zanocom. Parte terza[lunedì, 15 gennaio 2007, ore 13:15] [tra le orecchie del lupo] “Ma in fondo, cosa sto a pensarci a fare, è tutto finito. Quando ha mollato Carlo s’è messa con quel tipo che aveva conosciuto su Internet e nel giro di un anno l’ha sposato e ci ha fatto una bambina. Cretino io che speravo, anzi, ero sicuro che sarebbe venuta da me!” Erano mesi che Diego non si dava del cretino in quel modo; c’era voluto il riaffiorare di quella storia per farlo tornare a parlare da solo, e non era sicuramente un bel segno. Si alzo’, ando’ a pagare e si mise alla ricerca di Marco. Forse sarebbe arrivato qualcun’ altro e sarebbero riusciti a mettere in piedi una partita a calcetto. Il calcetto lo rilassava e lo distraeva da sempre, molto più di quanto non sarebbe stato possibile per mezzo della meditazione, dello yoga o della musica new age, per cui dopo un paio di partite Diego era felice, sudato e soprattutto si era totalmente dimenticato di Alessandra e del suo mezzo invito. Due giorni dopo, mentre a casa si godeva finalmente un libro in italiano, gli arrivo’ un messaggio di Alessandra sul cellulare. Era composto da una sola parola:”Emozioni?” Diego si alzo’ dal divano e ando’ alla finestra. Doveva dirle chiaramente “Nessuna” e prendersi cosi’ una piccola e meschina rivincita oppure sarebbe stato cortese e si sarebbe inventato una risposta evasiva ma innocua? Guardo’ per un paio di minuti il proprio gatto rincorrere una lucertola in giardino, le orecchie abbassate, gli occhi che non mollavano la preda nemmeno per un secondo. “E sia, ai tempi lei ha giocato con me, ora è il mio turno di divertirmi un po’!” Torno’ al divano, prese il telefono e scrisse “Nulla che si possa esprimere in un sms... tu?” La risposta arrivo’ prima di quanto lui si aspettasse. Ai tempi erano diventati rapidissimi a scrivere sms proprio grazie alla grande pratica che avevano fatto utilizzando quel mezzo per tenersi in contatto a qualunque ora del giorno e della notte, ma lui era fuori allenamento e aveva dato per scontato che per lei fosse lo stesso. “Già, come se l’unico con cui si scambiava messaggini fossi stato tu!” La sua vocina interiore, come al solito, aveva centrato il problema nel modo più crudo possibile. Questa volta pero’ non era riuscita, come spesso accadeva, a fargli male anzi, sorrise al pensiero di quanto era stato pirla in quel periodo della sua vita. Ancora con il sorriso sulle labbra lesse l’sms. Quasi gli cadde il telefono di mano. Non poteva essere vero, era acora convinta di poterlo gestire, di poterlo manipolare. Il messaggio diceva:”Molte, ma anch’io non riesco ad esprimerle col T9. Perchè non passi da casa mia stasera? Sara ed io siamo sole a casa, possiamo parlare un po’...” “Aspetta – si disse – calmati e ragiona: perchè una persona che sa che avresti fatto follie per lei (e per quanto ne sai lo crede ancora) dovrebbe invitarti a casa sua dopo cena specificando che suo marito è via per lavoro?” La prima risposta che gli venne in mene era troppo cinica per prenderla subito in considerazione, per cui si mise d’impegno a cercarne delle altre. “Potrebbe semplicemente voler riallacciare una vecchia amicizia, potrebbe voler chiarire cio’ che è successo dopo che si è mollata con Carlo, potrebbe aer bisogno di un favore...” L’ipotesi che pero’ gli rimbombava più violentemente in testa riguardava pero’ il fatto che si sentisse sola e che credesse di poter fare di lui un bel passatempo per quando il marito fosse via. Era inutile raccontarsi favole, c’erano molte più possibilità che le cose stessero cosi’ piuttosto che in qualunque altro modo. Per Alessandra lui era ancora il Diego ingenuo, idealista ed influenzabile che lei aveva conosciuto, per cui era logico che stando in casa con una bambina a cui badare e con il marito spesso in viaggio di lavoro lei cercasse di rimettere insieme il maggior numero possibile di pezzi della vecchia corte di spasimanti che aveva un tempo. Ando’ in cucina, prese una birra dal frigorifero e si giro’ una canna nel tentativo di calmare la mareggiata di pensieri che gli si agitavano in testa. Era incazzato, nervoso, eccitato. Lo faceva ringhiare di rabbia il fatto che Ale tentasse nuovamente di giocare con lui, come se non fosse bastata l’esperienza precedente per farlo crescere e per insegnargli a non farsi più manipolare da nessuno. Lo faceva incazzare la scarsa considerazione che lei aveva di lui, il fatto che lo considerasse immensamente stupido se credeva che in tutto quel tempo lui non avesse ragionato su quella storia assurda e non fosse giunto alla conclusione che una come lei era meglio perderla che trovarla. Lo eccitava l’idea di giocare il secondo tempo di quella partita con una consapevolezza ed un’attitudine nuove, per renderle finalmente il piacere di essere usata, per vedere cosa avrebbe provato una volta che fosse stato a letto con lei e si fosse permesso il lusso di rivestirsi dicendole “Sai, credo non valga la pena di vederci più”. Infine lo innervosiva la paura di rimanere di nuovo invischiato con lei, di cadere nuovamete nella sua rete. Aspiro’ una lunga boccata di fumo, diede un sorso di birra e prese in mano il telefono. No, non si sarebbe più lasciato influenzare, le avrebbe dato corda quanto sarebbe bastato per farsela e poi l’avrebbe dimenticata, portando a termine la sua vendetta nel modo più soddisfacente possibile. Parte seconda[venerdì, 12 gennaio 2007, ore 09:00] [tra le orecchie del lupo] “Allora – disse Ale, con aria complice – cos’hai fatto tutto questo tempo? Non mi hai mandato nemmeno un messaggio, ti sei dimenticato subito di me, eh? A sentire le voci del bar sembra che tu abbia fatto mezzo giro del mondo... scommetto che avevi una donna in ogni porto, come i marinai!” Diego la conosceva molto bene, eppure questa sua capacità di scherzare e fingere di non sapere che era soprattutto per causa sua se era partito lo stupirono, lasciandolo senza parole. S’incanto’ a guardare un signore anziano, vestito di tutto punto, che passava in bicicletta di fronte al bar, sorridendo, con una molletta da bucato a tenere lontano l’orlo dei pantaloni dalla catena. Quel vecchietto cosi’ in forma lo fece sorridere, cosi’ che lei prese quell’espressione come una conferma alla propria domanda e si concesse una risata che probabilmente nelle sue intenzioni doveva essere complice, ma che a Diego sembro’ dichiaratamente un espediente per troncare un discorso che non andava nemmeno iniziato. La voce di Alessandra che ordinava due gazzose lo risveglio’ dal torpore del quale peraltro lei nemmeno si era accorta, forse proprio grazie a quella sua attitudine tanto odiosa di non considerre come particolarmente degno di nota nulla che non la coinvolgesse direttamente. Rimasero al bancone a bere le gazzose e a parlare di nulla come due persone chiuse in un ascensore che si conoscono di vista e non sopportano il silenzio, poi lei guardo’ con ostentazione l’orologio e disse con voce troppo allegra per essere sincera: “Uh, è tardissimo, devo scappare, Sara ha un appuntamento dal pediatra! – e subito dopo aggiunse, in tono casuale – Hai ancora lo stesso numero di cellulare? Teniamoci in contatto, cosi’ magari una sera di queste puoi venirci a trovare e raccontarci qualche avventura in terra straniera.” Detto questo si volto’, diede una rimboccata al lenzuolino della bambina e si dileguo’ nell’aria tersa di settembre. Rimasto solo, Diego scordo’ completamente la gazzosa, ordino’ una birra e si sedette ad uno degli scalcinati tavolini all’esterno. Accese una sigaretta e si mise a pensare al quella frase che lei aveva detto a proposito delle avventure, delle donne in ogni porto. In realtà era vero che aveva avuto alcune avventure, ed era altrettanto vero che l’aveva dimenticata, anche se c’era voluto qualche mese. Subito dopo la partenza aveva lottato come un lupo nel tentativo di non pensare a lei, a quando gli aveva fatto capire che con Carlo, il suo fidanzato di allora, non era felice, che cercava il coraggio di lasciarlo. Per qualche settimana l’aveva anche lasciato, ed era stata svelta a fare in modo di avere l’occasione per rimanere sola con Diego, il quale nelle occasioni precedenti si era sempre rifiutato di raccogliere gli inequivocabili segnali che lei gli inviava ma che quella volta non aveva esitato a baciarla a lungo, senza pero’ spingersi oltre. Quante volte si era dato dello stupido per aver detto quelle parole! “No Ale, non voglio fare l’amore con te mentre ancora non sai se in realtà vuoi me o lui, se verrà il momento sarà quando tu sarai veramente ed ufficialmente libera. Carlo non mi è mai piaciuto molto, ma lo conosco e lo rispetto e non voglio fargli le corna”. Già, il tipico discorso del cretino con più onore che cervello. Era sicuro che nella situazione opposta Carlo non si sarebbe fatto tanti scrupoli, ma proprio perchè loro due erano diversi, per quanto desiderasse Ale non poteva sopportare l’idea di diventare “l’amante”. Parte prima[giovedì, 11 gennaio 2007, ore 13:02] [tra le orecchie del lupo] La incontro’ per caso, al bar che era stato dei genitori di lei. Da quando dopo due anni di nomadismo volontario era tornato a casa quel bar aveva ripreso per lui ancora più prepotentemente l’antica funzione di rifugio e ritrovo con gli amici più cari, quelli che non si offendono se uno parte all’improvviso e per ventotto mesi scompare, segnalando la propria permanenza in vita con sporadiche e-mail ed ancora più rare cartoline . Quel pomeriggio, soltanto un paio di settimane dopo il suo ritorno, Diego era per l’appunto intento a riprendere le fila dell’assiduità con uno dei suoi amici più vicini, uno dei pochi che conoscevano tutte le reali ragioni per cui aveva deciso di partire. Proprio per questo, ancora prima che Alessandra superasse completamente la soglia del locale, Marco si eclisso’ con una scusa dimostrando a Diego che in quei due anni la sua discrezione era, se possibile, aumentata. In realtà Diego non era entusiasta di ritrovarsi faccia a faccia con Ale senza aver avuto il tempo di prepararsi e senza qualcun’altro accanto a fare da filtro e da distrazione nel caso le cose avessero preso una piega imbarazzante. Purtroppo persino Pasquale, il barista più impiccione e inopportuno della Terra non era nei paraggi. Diego l’aveva visto andare in cucina a preparare uno dei suoi panini straunti per uno dei rarissilmi clienti del pomeriggio. Decise che era troppo tardi per squagliarsela, e poi sapeva che tornando in quella cittadina cosi' piccola avrebbe rischiato di incontrarla, per cui sfodero’ la sua migliore espressione piacevolmente sorpresa e si volto’. In quel momento Alessandra stava spingendo nella sua direzione la carrozzina in cui stava La guardo’ bene mentre la salutava, l’annuso’ discretamente mentre le dava i rituali baci sulle guance. Due anni, il matrimonio ed una figlia non avevano cambiato il suo aspetto e nemmeno quel profumo di muschio bianco che da sempre le aleggiava intorno. Lui piuttosto si sentiva diverso rispetto ad allora. “Ciao! Quando sei tornato? Potevi farti sentire! Lei è Sara, non l’hai mai vista, vero?” Mentre si chinava sulla carrozzina per fare alla bambina i versacci di rito Diego si sorprese nel rendersi conto di non provare nulla. Non rimpianto nè sollievo al pensiero che se un paio di anni prima le cose fossero andate diversamente quella avrebbe potuto essere sua figlia, non emozione nel riedere la donna a cui per più di un anno aveva dedicato la maggior parte delle proprie energie mentali, rischiando anche di buttere all’aria amicizie, salute e soprattutto il proprio senso dell’onore. “Sono vuoto – penso’ – tutto quello che provavo per lei è rimasto qui a decomporsi per tutto questo tempo ed ora non fa più parte di me”.
De absentia[mercoledì, 10 gennaio 2007, ore 12:31] [impressioni lupesche, un lavoro da lupi] Lo so, sono latitante da un sacco di tempo e quando passo è per lasciare post brevissimi (quando non esclusivamente fotografici) e poco altro. Credetemi, anche a me piacerebbe avere più cura del mio piccolo angoletto di web, venire a leggervi con maggiore frequenza e lasciarvi qualche commento in più, ma ultimamente propirio non ne ho A mia parziale difesa devo dire che sto lavorando ad un racconto che prende spunto da un episodio accadutomi anni fa (per addentrarsi quasi subito nel campo della fantasia), che presto vedrete pubblicato in anteprima mondiale proprio qua nella tana del lupo. Curioso è anche il fatto che siccome vista la scarsità di tempo a disposizione da investire nella scrittura, io sia tornato alle origini, scrivendo a mano sul Moleskine o su fogli volanti recuperati qua e là. Devo confessare che se dopo un po’ le mie non più abituate dita si lamentano un tantino, pare che la mia musa apprezzi. Il racconto sta infatti prendendo forma in fretta e (credo) bene. Ok, ora scappo, mi sono dilungato ben oltre il tempo in teoria a mia disposizione. Ciao a tutti, take care of you all! M. Giorni di tuono[martedì, 09 gennaio 2007, ore 16:59] [] E' da stamattina che sono cosi'
ora come ora mi sento cosi'
Per fortuna tra poco vado a casa, e sarà cosi'
Ciao, abbiate cura di voi M. Maremma Lurida![domenica, 07 gennaio 2007, ore 19:42] [awooo] Ma straporcaccia la maialissima porca! Quest'anno abbiamo deciso di comprare un biglietto della lotteria e per tentare ancora di più la fortuna abbiamo scelto di comprarlo in un autogrill dalle parti di Grosseto mentre andavamo in direzione Vesuvio... Bene, a Tortona e Castelnuovo Scrivia, a Ventimiglia e a Sanremo hanno vinto dai venti ai cinquantamila Euri, maledetti loro!!!! Con me la lotteria ha CHIUSO!!!!!!!!!! Associazioni d'idee[venerdì, 05 gennaio 2007, ore 13:58] [impressioni lupesche] Il nostro Presidente (quello vero, della Repubblica, non quello del Milan) nel messaggio di fine anno ha, tra le altre cose, condannato la politica "urlata". Grande risonanza (come del resto è d'obbligo per il doscirso di fine anno) e pioggia di commenti a proposito di un'affermazione che (almeno in teoria) dovrebbe far pensare la nostra classe politica, convincendola che in Parlamento fronteggiarsi a suon di urla, slogan e risse verbali non è di alcuna utilità. In realtà temo che nessuno (o quasi) di loro abbia in questi giorni mai neppure pensato alla possibilità di civilizzare il dialogo politico; troppo alto sarebbe il rischio di far capire a chi ascolta che senza urlacci, insulti, frasi fatte e pregiudizi, non avrebbero nulla da dire... In ogni caso la domanda che mi sono posto non riguarda le probabilità che il consiglio di Napolitano ha di essere messo in pratica bensi' il dubbio che il nostro Presidente ascolti Daniele Silvestri... Abnuntio vobis gaudium magnum!!![mercoledì, 03 gennaio 2007, ore 14:28] [vita, luna piena] ...se c'è un modo migliore per iniziare un anno, portatemi le prove... Lei ed io aspettiamo un lupacchiotto (o una lupacchiotta)!!! (per commenti, impressioni e riflessioni, beh, credo proprio che dovrete aspettare che mi passi la "sbronza"...) A presto, fate i bravi M. |