Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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Di amicizie, partenze e visite guidate

[giovedì, 31 agosto 2006, ore 15:23] [tra le orecchie del lupo, impressioni lupesche, un lavoro da lupi]

La notizia è ufficiale. La prima persona (francese) con cui mi ero reso conto di poter instaurare una bella amicizia se ne va. Dalla società e dalla zona. Mi dispiace molto, perchè è una ragazza intelligente, simpatica e valida nel suo lavoro. E perchè sa usare un computer, per cui non incideva minimamente sul mio carico di lavoro quotidiano. Anche Lei ci stava facendo amicizia anche se temporaneamente solo via posta elettronica. Erano d’accordo per insegnarsi la propria lingua a vicenda. Beh, questo potranno continuare a farlo e stiamo già progettando di vederci ogni tanto, anche perchè i suoi genitori rimarranno a vivere a Nizza, che non è poi cosi’ lontana. Chissà, potrebbe essere finalmente la buona scusa per visitrarla...

In effetti, me ne rendo conto soltanto ora, nonostante andare in posti nuovi sia per me uno dei più grandi divertimenti, se so che c’è qualcuno che puo’ farmi da cicerone tendo ad aspettare di organizzare una “visita guidata”, almeno per la prima volta. Forse dipende dal fatto che mi rendo conto di quanto la prima impressione di un luogo possa condizionare il rapporto che con questo posto si avrà in seguito, per cui sapere che c’è qualcuno che già lo conosce e che mi puo’ fare da filtro mi fa pensare che non rischio di farmi un’idea sbagliata.

Ecco, per esempio, so che quando Lei ed io andremo a trovare Nathalie a Nizza o a Nimes ci divertiremo e so anche che per questo mi farà piacere tornarci anche se non per incontrare lei.

Se non fosse che in ‘st’ azienda di pazzi rimangono soltanto i più rincoglioniti e lecchini potrei essere semplicemente felice per Nathalie, per il fatto che se ne va da un posto in cui era trattata male per anare a fare il lavoro per cui ha studiato, e guadagnare qualcosa in più di quello che prende adesso. Nella situazione attuale invece mi rendo conto che la lista delle persone con cui poter fare quattro chiacchiere senza essere soffocato di vaccate o senza rischiare che le mie parole vengano stravolte per inchiappettarmi si accorcia pericolosamente...


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Terapiloctomia applicata

[mercoledì, 30 agosto 2006, ore 16:15] [topten]

Tutti (o quasi) sanno cos'è una commissione statale, cioè un gruppo di "esperti" che viene pagato (gettone di presenza, bonus per le trasferte eccetera) dallo stato per esprimere il proprio parere (spesso nammeno vincolante) sui più svariati argomenti di utilità pubblica (?!). Bene, qui di seguito, tuta per voi, la classifica delle dieci commissioni statali più assurde:

01-Commissione per la lotta a morbillo e rosolia

02-Commissione per la minimizzazione dei rischi derivati da alcuni vegetali

03-Commissione per l’incremento della sicurezza nelle cave di pietra ornamentale

04-Comitato interprofessionale sementi

05-Commissione per l’uniformazione della segnaletica stradale

06-Commissione per la verifica dei possibili danni provocati dai campi da calcio in erba sintetica

07-Commissione per la creazione di un elenco degli aracnidi altamente pericolosi per l’uomo

08-Comitato interministeriale per l’antartide

09-Commissione per la prevenzione del gozzo endemico

10-Commissione per l’approfondimento delle questioni relative al divieto di affissione non autorizzata di cartelli pubblicitari

 

 

Ah, per la cronaca, non mi sono inventato nulla, quelle riportate nella classifica sono tutte commissioni statali REALI, e non della Repubblica di Bananas, ma della Repubblica Italiana, nate (e cresciute) negli ultimi anni (fonte: La Stampa di oggi 30/08/06). Per fortuna di tutte le commissioni statali italiane 73 sono state dichiarate inutili e saranno soppresse facendo risparmiare allo stato 43 milioni di Euro, almeno secondo il ministro per l’attuazione del programma di governo (sic!)...


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Riflessione semiseria, parte seconda

[martedì, 29 agosto 2006, ore 16:55] [impressioni lupesche]

Qualche giorno fa mi sono lanciato in una disquisizione su tutte quelle cosa dal valore assoluto minimo ma che arrivano ad avere quotazioni esagerate perchè rappresentano degli status symbol.

Oggi e a singhiozzo per qualche giorno, se me lo permettete (ovvero se non vi addormanterete duante la lettura), voglio affrontare un altro aspetto della questione, ovvero le comodità inutili, cioè tutte quelle la cui assenza o moderata presenza renderebbe la nostra vita uguale se non migliore. Comincero’ da uno degli esempi più controversi della mia teoria: il cellulare. Chi si ricorda quando il cellulare era di esclusivo appannaggio di rappresentanti, uomini d’affari e gentaglia del genere? Io si’, e ci ripenso con un pizzico di nostalgia.

Per carità, non nego che si tratti di un aggeggio comodo ed utile, in determinate circostanze, che ha contribuito a salvare delle vite e a risolvere situazioni intricate, pero’ rimango dell’idea che il 90% dei telefoni cellulari d’Italia e di conseganza un’identica percentuale delle telefonate che da essi vengono fatte sia inutile.

Il problema è che oggi come oggi sembra che nessuno possa vivere senza cellulare; tutti si comportano come se stessero aspettando la chiamata che annuncia l’assegnazione del Nobel, o l’avvento del nuovo Messia. Gente che gira con sei cellulari, ognuno con scheda di un operatore diverso, altri che in galleria hanno attacchi di panico perchè non prendono, altri ancora che lasciano il piccolo rompicoglioni accaso anche mentre mangiano, dormono, fanno l’amore. E se suona rispondono. Non mi poi dilunghero’ sulle chamate e sui mille messaggi che si scambiano i ragazzini, anche perchè sono dell’idea che il primo cellulare dovrebbe essere dato in dotazione nel momento in cui il giovine inizia a lavorare o va a studiare in un’altra città, non un minuto prima.

Conosco persone che sono capaci di chiamare casa dieci minuti dopo averla lasciata per dire vaccate che non hanno senso. Ho assistito personalmente a conversazioni di questo tipo:”Cara, sono io. Ho dimenticato a casa l’agenda. No, non torno a prenderla, non faccio in tempo. No, non portarmela, ho tutto su pc in ufficio. No, non mi serve che tu mi legga gli appuntamenti di oggi, tanto ho solo l’avvocato alle quattro”. E ALLORA PERCHE’ C@$$O MI CHIAMI, PEZZO D’IDIOTA!!!!!!!!!!!!!

Confesso che la risposta di lei non l’ho sentita, ma immagino si trattasse di qualcosa del genere.

Infine, sinceramente: a cosa serve un cellulare che fa le foto? O meglio, a cosa serve fare delle foto con un cellulare che ha un’ottica schifosa ed una risoluzione da Mr Magoo? Peggio ancora, a chi serve un videofonino? Chi perderebbe tempo soldi e vista per guardare un film su uno schermo da un pollice a un euro ogni tre minuti?

Credetemi, ci ho pensato un sacco ma proprio non riesco a fare nessuna ipotesi. L’unica cosa che mi passa per la testa mentre ragiono su queste cose è un’enorme scritta lampeggiante al neon che dice che UN CELLULARE DEVE SERVIRE A TELEFONARE E A SCAMBIARSI SMS.

 

E basta.

Integrazione: per un quadro più preciso di quanto le onde elettromagnetiche dei telefonini mettano a repentaglio l'integrità dei cervelli umani, date un'occhiata QUI


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Niente fumo, siamo inglesi

[lunedì, 28 agosto 2006, ore 14:44] [impressioni lupesche]

A quanto pare i cartoni animati di Tom e Jerry e di Braccio di Ferro sono diseducativi.

Era ora, penserà qualcuno di voi, che ci si accorgesse che guardare un gatto ed un topo che si rincorrono, picchiano, sparano, infilzano, bombardano, aggrediscono, investono, catapultano, congelano, cuociono, legano, sputano, bistrattano, irridono, sputtanano, tradiscono si corra il rischio di considerare certi comportamenti come nortmali e non come da evitare perchè poco consono alla civile convivenza con il resto dell’umanità. I più coscianziosi si scaglieranno anche contro Braccio di Ferro perchè ha il vizio di risolvere ogni tipo di controversia con Bluto a suon di cazzotti e perchè Olivia con la sua magrezza propone un modello di donna anoressica...

Ebbene no. I cartoni animati in questione sono stati censurati (perchè di censura si tratta) perchè i protagonisti (AAAARGHHHH!!!) fumano!

Pare che infatti, senza soffermarci troppo sulla celeberrima pipa di Braccio di Ferro, che in alcuni episodi di Tom e Jerry le due bestiole fumino quando una sigaretta, quando un sigaro e diano l’impressione che gli piaccia! Addirittura in un episodio Tom, per far colpo su una micia (in ogni senso) si rolla con compiacimento una sigaretta con una mano (cosa che io non riesco a fare nonostante sia dotato di pollice opponibile, per cui capisco che lui se la tiri)!

Ora, lo so anch'io che il fumo fa mele e bisogna cercare di evitare che i ragazzini comincino, ma pensiamo un secondo al fatto che sia io che tutti i miei amici e conoscenti siamo cresciuti guardando (e ridendo di) Tom e Jerry e nessuno di noi (o quasi) è diventato un violento mentalmente disturbato, per cui personalmente non credo che l’influenza di questo tipo di cartone animato sia cosi’ determinante nell’abbassare la soglia di sensibilità alla violenza dei giovini virgulti al contrario dei TG morbosi, di molti telefilm e in campo di violenza psicologica di TUTTI i reality...

Ma veramente credono che i ragazzini abbiano iniziato a fumare perchè lo facevano Tom e Jerry?

A nessuno è venuto in mente che forse, per esempio, io ho iniziato a fumare perchè mio padre si spippava trentacinque MS blu al giorno e lo trovavo normale,  che a quindici anni volevo provare a sentirmi più grande e (vana speranza) più figo? Che ha fatto più vittime (sè stesso compreso) il Cow Boy della Marlboro dell’Orlando Furioso? Per quanto mi ricordo, quando da piccolo guardavo certi cartoni animati l’ultima cosa che notavo era se i protagonisti avevano o no la sigaretta. Forse crescendo, durante la pubertà, tendevo ad identificare il tabagista con il “duro” o il “figo” della situazione, ma in ogni caso stiamo già parlando di telefilm e non più di cartoni animati.

Quello che mi spaventa più di tutto è ormai da qualche anno l’opinione pubblica tende a scagliarsi contro situazioni (per avere un altro esempio basta cliccare qui) che se costituiscono un pericolo per la società (e non è detto) possono essere annoverate tra i rischi minori mentre trascura di indignarsi per cose (vedi l’enorme quantità di violenza gratuita e “giusta” alla quale siamo quotidianamente sottoposti, vedi la morbosità e la faziosità dell’informazione, vedi la virtuale abolizione del concetto di privacy, vedi la crescende disalfabetizzazione, vedi il fiorire di preconcetti e chiusura mentale...) che hanno un peso ben maggiore nell’economia della società...

 

...ma in fondo cosa ne so io, sono solo un lupo e nemmeno laureato...


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Ignorance

[venerdì, 25 agosto 2006, ore 11:35] [quasi originale, impressioni lupesche]

Ignoranza. Piccola, meschina ignoranza.

Ignoranza della legge, della propria lingua, delle più basilari regole della buona educazione, dei fatti del mondo, della storia. E a rafforzare la dose, la supponenza. La convinzione che in ogni caso, per quanto profondo sia l’abisso di chiusura mentale, di menefreghismo e (tanto per cambiare) di ignoranza in cui si è sprofondati, ci si possa considerare più degni di altri, migliori di chi nemmeno si conosce.

Ieri sull’autobus affollato una vecchia carampana si è messa a lamentrsi perchè due ragazzi di colore si erano seduti (ORRORE!) nei due sedili in prima fila. Uno di questi ragazzi, incazzatissimo ma senza insultarla, le ha fatto notare che essendo in possesso di un regolare biglietto era in diritto di sedersi ovunque avesse voluto perchè apartheid e leggi razziali non esistono più e nemmeno le divisioni “bianchi davanti e neri dietro”. Alla fine, anzichè insultarla come avrei in tutta sincerità fatto io, si è limitato a darle dell’ignorante e cattiva.

Certa gente passa la vita a guardare il TG4 e a leggere Tex Willer (contro cui non ho nulla a meno che non sia l’unica lettura) o Novella 2000 (che disprezzo comunque) e poi crede di sapere come va iol mondo e si aggira per la propria città piena di certezze e di pregiudizi che non si dà nemmeno lontantmente la pena di verificare. L’altro giorno alla fermata, scambiando due parole con una signora anziana mi sono incazzato sentendole esprimere il desiderio che sull’autobus non ci fossero “tutti quei negri” ad affollarlo e ad “appestare l’aria”. Le ho risposto che sono convinto che anche loro preferirebbero starsene a casa loro senza bisogno di venire in Italia ad abitare in venti in quindici metri quadri, a rischiare di non rivedere più i propri cari e a sciropparsi ogni santo giorno cinquanta chilometri di spiaggia a piedi nella speranza di vendere sufficienti cianfrusaglie da ricavarci (tolta la parte da consegnare al “gestore” di questa loro vita da estranei) abbastanza da mantenere sè stessi e la loro famiglia a casa.

Sembra che la notoriamente labile memoria storica degli italiani non gli consenta di focalizzare il fatto che per un secolo (o quasi) sono stati i nostri connazionali a spargersi per tutto il mondo e a comportarsi più o meno come gli immigrati che abbiamo qui ora, mettendo i piedi organizzazioni criminali (e di quale portata!), rifiutandosi di adeguarsi alle tradizioni ed agli usi locali eccetera.

Io sono stato (e in un certo senso sono ancora) un “espatriato” ed un immigrato, anche se per mia fortuna ho la pelle bianca (che aiuta molto) e non soffrendo la miseria a casa mia mi sono sempre mosso in modo da avere già un’occupazione nel posto dove andavo, pero’ capisco cosa vuol dire essere uno straniero che cerca di farsi la sua vita disturbando il meno possibile e venire guardato comunque come un invasore o un ospite inopportuno e forse è proprio per questo che ieri, sul bus, facevo il tifo per il ragazzo di colore... e forse è anche per questo che adoro questa canzone.

 

I don't drink coffee I take tea my dear
I like my toast done on the side
And you can hear it in my accent when I talk
I'm an Englishman in New York

See me walking down Fifth Avenue
A walking cane here at my side
I take it everywhere I walk
I'm an Englishman in New York

I'm an alien
I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York

If "manners make the man" as someone said
Then he's the hero of the day
It takes a man to suffer ignorance and smile
Be yourself no matter what they say

I'm an alien
I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York

Modesty, propriety can lead to notoriety
You could end up as the only one
Gentleness, sobriety are rare in this society
At night a candle's brighter than the sun


Takes more than combat gear to make a man
Takes more than license for a gun
Confront your enemies, avoid them when you can
A gentleman will walk but never run

If "manners make the man" as someone said
Then he's the hero of the day
It takes a man to suffer ignorance and smile
Be yourself no matter what they say

I'm an alien
I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York


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Riflessione semiseria

[mercoledì, 23 agosto 2006, ore 14:26] [impressioni lupesche]

Da qualche giorno, leggendo “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” (Robert M. Pirsig) mi sono ritrovato a pensare alla Qualità. Qualità negli oggetti, qualità della vita, qualità nelle opere dell’ingegno umano. Riportare la conclusione dell’autore relativa alla riflessione su cosa sia la qualità vorrebbe dire copiare qui almeno tre capitoli di libro e sinceramente non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello, quindi mi limitero’ a qualche riflessione personale. Pensa che ti ripensa infatti, mi sono ritrovato a considerare perchè alcuni oggetti siano considerati “preziosi” ed altri no. Qualche esempio:

I diamanti. Qualcuno penserà che sono preziosi perchè sono rari e perchè sono belli. D’accordo, sono belli (anche se meno di un sorriso della persona giusta) e sono rari, ma che utilità hanno, se escludiamo qualla di confessare ad una donna che ti arrendi e “ti lasci sposare” (Nota per Lei: non prendertela, sto scherzando!)? Voglio dire, oltre ad essere ornamenti per anelli di fidanzamento, corone reali e collier da vecchia riccona rinsecchita, qual è l’utilità che fa si’ che i diamanti acquistino tutto il valore che hanno? Nessuna. D’accordo, sono utilizzati nell’industria (come abrasivi) e tagliano il vetro... WOW!

Gli abiti “di marca”. Calma, prima che mi aggrediate con le obiezioni che le polo Lacoste sono di cotone migliore e che la camice Ralph Lauren hano colori più vivi delle loro controparti “plebee”, faccio una precisazione. So benissimo che certe marche (non tutte) si avvalgono di tessuti migliori e presentano meno vizi dovuti ad una lavorazione approssimativa. Quello che mi chiedo è se queste due caratteristiche giustifichino l’enorme ed imbarazzante differenza di prezzo che c’è tra i prodotti di moda e quelli che di moda non sono più o non sono mai stati. Per capirci, ai tempi in cui giocavo a basket cercavo modelli di scarpe che mi garantissero ottimo sostegno alle caviglie, la migliore aderenza  possibile e abbondante ammortizzazione al momento di ricadere dai salti, il tutto con il minor peso possibile. Ovvio e normale quindi che finissi per comprare modelli molto tecnici e tecnologici (per quanto i tempi consentissero) e dal prezzo elevato. Se pero’ devo comprare una maglietta, perchè pagarne una trenta euro solo perchè c’è disegnato un margheritone o c’è scritto “de puta madre” quando per una t-shirt normale il prezzo massimo è dieci euro??

Insomma, per capirci: se parliamo di prodotti che presentano soluzioni tecnologiche innovative e/o costose da realizzare o di prodotti del genio umano come quadri, sculture e simili, posso capire che il prezzo da pagare per possederli sia elevato, altrimenti mi dispiace ma non ci casco.

Per fornirvi un quadro più dettagliato di come la penso, ecco un breve elenco di cose a cui secondo me è attribuito un valore che trascende ogni possibile rapporto con il reale:

 

- Gioielli

- Abiti di moda

- Calciatori

- Borsette

- Appartamenti in località di villeggiatura

- Scarpe di moda

- Magliette “di marca”

- Personaggi televisivi

 

Quanto alla qualità della vita, ovvero a tutto cio’ che non ha valore materiale ma che noi consideriamo molto importante per vivere bene, se ne riparlerà. Per oggi mi sono dilungato a sufficienza.


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Dubbi semantici

[mercoledì, 23 agosto 2006, ore 10:20] [domande]

...ma una "porta allarmata" è stata spaventata da qualcosa? E se si', da cosa? Dobbiamo allarmarci anche noi?


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Ok, lo ammetto...

[martedì, 22 agosto 2006, ore 09:02] [tra le orecchie del lupo, luna piena]

...quello di ieri non è un post. Non c'è nulla di mio, non c'è un commento, una spiegazione del perchè quella canzone mi piaccia cosi' tanto, non mi sono nemmeno dato la pena di evidenziare in qualche modo i versi che preferisco. Personalmente, poi, confesso di odiare i copia incolla  brutali come quello. Il fatto pero' è che ieri Splinder si è rifiutato per quasi tutta la mattinata di riconoscere la mia login e in seconda battuta di farmi postare. Mi ha restituito l'operatività solo verso le quattro e mezza del pomeriggio, cioè circa dieci minuti dopo che anche la mia ultima debole idea per un post si era volatilizzata, anche dopo che le parole che avevo pensato per ringraziare gli Amici (la maiuscola è voluta e giustificata) per lo splendido fine settimana erano sbiadite fino a diventare un'ombra talmente sfocata da essere impubblicabile, e non perchè io tenga particolarmente al livello letterario di questo blog, quanto per il fatto che certe cose (i ringraziamenti e le parole d'affetto soprattutto) si fanno bene o non si fanno.

Bene, so che non ve ne importava nulla del copia incolla nè tantomeno delle ragioni per cui ad esso mi sono limitato, ma mi sentivo in dovere di fornire una piccola spiegazione.

Comunque, GRAZIE alla sorella perduta di Lei, a Murodigomma, Jolly, Ricciolo e al Gemello Pazzo per i tre splendidi giorni passati a fare tutto e a non fare nulla. Vi vogliamo bene!

Leave your lights on

M.


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Put your lights on

[lunedì, 21 agosto 2006, ore 16:22] [quasi originale]

Hey now, all you sinners
Put your lights on
Put your lights on

Hey now, all you lovers
Put your lights on
Put your lights on

Hey now, all you killers
Put your lights on
Put your lights on

Hey now, all you children
Leave your lights on
You better leave your lights on
'Cause there's a monster
Livin' under my bed
Whisperin' in my ear
And there's an angel
With her hand on my head
She say I got nothing to fear
There's darkness
Livin' deep in my soul
Still got a purpose to serve
So let your light shine
Deep into my hole

'n God don't let me loose my nerves
Don't let me loose my nerves

Hey now, hey now, hey now, hey now
U-oho, hey now
Hey now, hey now, hey now, hey now

Hey now, all you sinners
Put your lights on
Put your lights on

Hey now, all you children
Leave your lights on
You better leave your lights on
'Cause there's a monster
Livin' under my bed
Whisperin' in my ear
And there's an angel
With her hand on my head
She say I got nothing to fear

She say
la ilaha il allah
you gonna shine like star
la ilaha il allah
you gonna shine like star

Let me fade away...

Everlast, 2000



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Un "caso alieno"

[venerdì, 18 agosto 2006, ore 10:08] [sciem trek]

Diario del capitano, data astrale 10.32.455.50.5655.156198.8554584164644881654845,5.

Lasciato il sistema coglionare dei pianeti Francretino e Inglesiota (vedi nota relativa), ci siamo inoltrati più in profondità nel quadrante del Mare della Mente Assente senza pero’ trovare altre forme di vita “intelligenti”. Questa mattina (oddio, credo... qua nello spazio non è facile capirlo) pero’ abbiamo captato, con i nostri sensibilissimi sensori Moroelettrica (sento tutto da quassu’, Moroelettrica è laggiù!), un messaggio che una volta decodificato si è rivelato una richiesta d’aiuto. Tutt ala nave si è subito attivata ed ho deciso di inviare su una navicella di appoggio una squadra composta dal tenente esploratore Spacc’ A Ualler’, dal responsabile della sicurezza, il potentissimo abitante del pianeta KlinTufelGon Signor Vorfe e dal medico di bordo, il dottor Kildere. QUI allego il rapporto che la squadra ha fatto al ritorno e come al solito lo riassumo per chi non avesse dimestichezza con la lingua ufficiale della Federazione dei mondi Deficenti.

Il messaggio di aiuto proveniva da un asteroide coloniale in orbita intorno al pianeta Tedescoglione e più precisamente da una famiglia di coloni che rischia di essere espulsa dalla comunità (ed inviata a perdersi nello spazio in una mini navicella di salvataggio insonorizzata) a causa dell’abiitudine dei suoi componenti di “combattere il demonio” con canti e preghiere notturni il cui volume supera abbondantemente il livello di decibel consentiti, visto che si sente in ogni angolo dell’asteroide. Il capo di questa piccola comunità di eroici combattenti fa sapere che non vuole disturnbare gli altri coloni ma che il volume deve essere altissimo per essere efficace. Il tenente Spacc’ A Ualler’, da buon Vesuviano è dunque giunto alla logiva conclusione che il demonio debba essere sordo come una campana.

In tutta sincerità non so come comportarmi con la famiglia cacciata. Ho pensato ad accoglierla sulla nosrtra nave, la NonHaRiprais’, ma poi (dopo una breve discussione con il Signor Vorfe ed in seguito, in infermeria con il dottor Kilfdere, mentre mi curava l’occhio pesto) mi è venuto in mente che nello spazio profondo sembra sempre notte ed ho deciso quindi di valutare attentamente la cosa prima di interferire col corso di eventi che riguardano una comunità a cui non appartengo. Seguiranno aggiornamenti.

 

Fine del’annotazione

Capitano Crick

Nave stellare NonHaRiprais’


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Il pericolo è il mio mestiere

[giovedì, 17 agosto 2006, ore 11:29] [topten]

Allora, secondo questa ricerca i tre lavori più pericolosi da fare in America sono il pescatore, il boscaiolo ed il pilota d’aereo. Nulla di strano direte voi. In effetti, se ci si pensa, sono tre lavori che comportano una percentuale di rischio abbastanza elevata, sia quantitativamente (per numero di infortuni) sia qualitativamente (per gravità).

A questo punto mi è venuto in mente che nessuno ha stilato la classifica de

 I 10 lavori più pericolosi d’Italia:

 

01- Il venditore porta a porta: tra cani e pazzi, chissà chi ti trovi davanti...

02- Il muratore: strano, con tutte le misure di sicurezza che ci sono!

03- Lo spacciatore di fumo: vista la caccia alle streghe che c’è in corso...

04- L’impiegato alle poste: a forza di code prima o poi qualcuno impazzisce e fa una strage.

05- Il piccolo imprenditore/negoziante: tra pizzi, tasse, crisi economica eccetera il rischio di suicidio è altissimo!

06- Il giardiniere: magari non ancora, ma aspettate che la natura si ribelli...

07- L’arbitro: se sei onesto le prendi, se sei venduto le prendi e poi ti radiano.

08- Il lavoratore interinale: a forza di mettersi a 90° per assecondare la flessibilità c’è da spezzarsi in due.

09- L’operaio: dopo cinque anni di tasse che diminuiscono ed andandosene si portano via pezzi sempre più grossi del tuo stipendio, di cassa integrazione, di lavoro traballante (eh, i cinesi...), di mutuo per la casa e di tasse indirette che aumentano nel silenzio generale, è un miracolo che ce ne siano ancora.

10- L’insegnante: non siamo ancora arrivati ai metal detector alle porte degli istituti ma l’idea non è da buttare...

 

...ma soprattutto da sempre manca uno studio su

I 10 lavori meno pericolosi d’Italia:

 

01- Il vigile: a meno che il cornetto che state sbocconcellando al bar non vi vada di traverso uccidendovi...

02- Il pilota d’aereo: certo, staccarsi da terra su un aereo è pericoloso, ma con tutti gli scioperi che fanno, chi li ha mai visti volare?

03- Il mafioso: protetto, nascosto, celato. E se proprio una famiglia nemica vuole farti la pella basta farsi arrestare e pentirsi per essere di nuovo protetti, nascosti e celati...

04- Il politico: devo anche dire perchè?

05- L’imprenditore in bancarotta: male che vada (sempre che non ti acchiappino gli azionisti) passi tre o quattro giorni in cella con qualcuno la cui conoscenza puo' tornarti utile più avanti!

06- Il pescatore: tra fermo biologico e mancanza di soldi per il gasolio, sono tutti sul molo con la canna da pesca in mano, e li’ è difficile affogare (anche pescare qualcosa pero’...)

07- Lo spacciatore di coca: se hai i clienti giusti non rischi nemmeno la galera.

08- La pornostar: sempre che non ti vada di traverso una patatina!

09- La teleimbonitrice: per quanto vada male starai sempre meglio di un operaio interinale (e non solo).

10- L’impiegazto ministeriale: lavoro sicuro, orario molto flessibile, buona paga, paraculaggi vari, magari ogni tanto una mazzetta... e chi li ammazza quelli?


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Circolo culturale multietnico "Arrosticino"

[mercoledì, 16 agosto 2006, ore 11:59] [tra le orecchie del lupo]

Lunedi’ sera, al compleanno di una di Lei amica, mentre sgranocchiavamo ottimi arrosticini (per gli abruzzesi, “rostelle” per i liguri, piccoli spiedini di carne di castrato per tutti gli altri) ricoperti di Tzatziki, mi sono trovato a discutere con uno scultore/biologo/futuro psicologo/guida per escursioni/educatore eccetera (che casualmente era anche il padrone di casa). L’argomento era una sua opera che Lei ed io avevamo visto esposta a Bordighera qualche giorno prima ed il suo valore simbolico.

Tutto questo preambolo per dire che:

Lunedi’ ho passato una serata splendida, mangiando ottimamente e discorrendo amabilmente di un sacco di argomenti interessanti, passando insomma una serata stimolante sotto parecchi punti di vista.

Non sopporto critici e commentatori in genere quando davanti ad un’opera d’ingegno se ne escono sputando sentenze come “qui l’autore voleva dire...” o “questa parte simboleggia...” a meno che non mi forniscano un documento autografo dell’autore che riveli esattamente i vari simbolismi che si nascondono dietro ad un’opera.

Personalmente conosco poco la scultura e di conseguenza non mi permetto di pronunciarmi in materia, ma questa riflessione mi è venuta soprattutto a proposito della poesia. In ogni antologia scolastica, infatti, per ogni poesia riportata c’è almeno una pagina in cui il curatore si diletta a fornire interpretazioni di cio’ che ha (ed abbiamo) letto, indulgendo spesso nel farle cadre dall’alto come verità assolute. Bene, vogliamo accorgerci che spesso nemmeno l’autore ha idea di quale possa essere il “significato nascosto” di cio’ che scrive? Vogliamo pensare che magari quello che leggiamo è effettivamente quallo che il poeta voleva dirci, senza secondi significati? Vogliamo ricordarci che salvo rare eccezioni lo scopo dell’opera d’arte è quallo di trasmettere emozioni e non messaggi, morali o ideologie?

E se poi l’autore ha utilizzato un lemma piuttosto che un altro o ha costruito una frase in modo non diretto, potrebbe anche essere soltanto perchè gli suonava meglio cosi’, o perchè era ubriaco, o per giocare, chissà...

Il problema è che soprattutto negli ultimi anni se qualcosa non è certo non è degno di essere preso in considerazione; se qualcosa non è perfettamente inquadrabile e classificabile non esiste, viene ignorata. Se poi la “materia di studio”, fosse anche una persona, si rivelassse troppo vasta o profonda per essere compresa appieno, allora basta prenderne in considerazione soltanto una parte (quella che fa più comodo) ed ignorare il resto...

 

...l’importante è non avere dubbi. Troppa fatica, i dubbi.


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Una domenica dorsale

[lunedì, 14 agosto 2006, ore 10:51] [quasi originale, awooo]

(Concato, Howlingwolf) - Ulula Howlingwolf

Domenica ti portero’ giù in spiaggia

Vedrai sarà più dolce

Dirsi ti amo

Faremo una nuotata

Giochiamo col pallone

Fingiamo anche di essere in vacanza

Sapessi amore mio quanto mi spiace

Mi son svegliato tutto

Accartocciato

Volevo sonnecchiare

Mi sono risvegliato

A causa di un dolore localizzato...

 

Che domenica Dorsale

Proprio domenica, perchè?

Ogni tanto mangio un Aulin

Lo confondo con un Tic Tac

Com’è brutto il mal di schiena

E com’è forte il dolore

 

Che sofferenza

Strisciare giù dal letto

Sentirsi come un vecchio tutto rotto

Non riesco a completare

I minimi movimenti

Che strano non ho più voglia di nuotare

 

Amore mio che male spaventoso

Dev’essere ‘sta postura innaturale

È strano parlare d’amore

Tra un “Cristo!” e una scrocchiata

E dirti “Mi dispiace, è proprio bloccata”

 

Che domenica Dorsale

Proprio domenica, perchè?

Ogni tanto mangio un Aulin

Lo confondo con un Falqui

Com’è brutto il mal di schiena

E com’è forte il dolore

 

Che domenica Dorsale

Proprio domenica, perchè?

Ogni tanto mangio un Aulin

Lo confondo con una gomma 

Com’è brutto il mal di schiena

E com’è forte il dolore


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Blowin' in the net

[venerdì, 11 agosto 2006, ore 15:29] [topten]

...ma siete davvero tutti cosi’ sicuri delle cose?

No, perchè io di certezze non è che ne abbia poi molte...

Mi sento persino un po’ pirla, unico ad avere più domande che risposte e soprattutto più dubbi che certezze. Forse (eccola qua la parola magica) pero’ se ne condivido qualcuno con Voi possiamo, tra tutti, risolverne almeno una parte. Insomma, eccovi i miei dieci dubbi più profondi:

 

01-Ma l’Uomo, è buono o cattivo? (ovvero: “Ma l’uomo è lupo o lapa? O zazzera di capa?”)

02-Ma sono tutti i politici ad essere carogne o tutte le carogne ad essere in politica? (occhio perchè c’è differenza!)

03-Meglio l’uovo oggi o la gallina domani? O le spinacine a mezzanotte?

04-Ma se “Dio t’assista” è un augurio, perchè “Madonna t’ramviera” è una bestemmia?

05-How many times must the cannon balls fly before they're forever banned?

06-Ma le chiese (non le costruzioni, le istituzioni) ci sono o ci fanno? O credono di esserci? O credono di farci?

07-Se il petrolio costa 70$ al barile (166 litri) e l’acqua minerale 60 centesimi ogni litro (circa 100$ al barile) perchè l’America non bombarda Fiuggi? Ma soprattutto perchè ci lamentiamo del prezzo del petrolio e non di quello dell’acqua?

08-Meglio un bel lavoro rilassante ad uno stipendio ragionevole o un lavoro stressante e faticoso ad un ottimo stipendio? Ma soprattutto, dove sono ‘sti lavori?

09-Meglio essere ricchi e stronzi o poveri e simpatici? (dubbio inutile: io sono povero e stronzo...)

10-Perchè per ottenere un prestito da una banca bisogna dimostrare di non averne bisogno o di avere già debiti per almeno dieci miliardi?

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Questo l'ho fatto io (estate, tempo di cruciverba)

[venerdì, 11 agosto 2006, ore 09:38] [giochicateneaffini]

Se vi va, cliccate col tasto destro e salvate l'immagine, poi la stampate e vi cimentate. Premetto che è il primo che faccio (e magari anche l'ultimo), non giudicatemi troppo duramente.


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