Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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Ipse dixit: Parola di Pirata

[lunedì, 31 luglio 2006, ore 17:49] [lupi on the road]

Pirati in trasferta : Vocabolario e definizioni

Tana dei Lupi:Zona dimensionale, al confine con la Francia, che ha fatto passare al Pirata Metallico un fine settimana spettacolare(e gli ha fatto tornare l’appetito).
Lupi: Due persone fantastiche che Jolly Roger ringrazia su questo blog.
Bloggers: Esseri umani simpatici per iscritto, ma fenomenali se conosciuti di persona, un abbraccio anche a loro è cosa assolutamente dovuta.
Ventimiglia (e dintorni): Zona (a)dimensionale, al confine con la Francia, dove il mare, Sanremo, il confine, le montagne, il cielo e la terra sono esattamente dalla parte OPPOSTA di dove indica Jolly Roger.
Jolly Roger: l’unico Pirata Metallico che riesce a tornare dalla passeggiata, arrivare sulla strada a 20 metri da dove ha parcheggiato l’auto e incamminarsi, cercandola, nella direzione opposta a dove essa si trova, facendo inutilmente 1 chilometro a piedi.
Viaggio di andata: 250 chilometri  di autostrada sui quali si possono trovare tutte le più
grosse e impedite teste di cXXXXXo che abbiano mai preso la patente.
Fuga
: L’unico modo per NON risolvere i problemi.
Viaggio di ritorno: 250 chilometri fatti a palla di cannone in poco più di 2 ore.
Galeone: Mezzo di trasporto di marca Alfa Romeo che, grazie alla rottura del condizionatore, permette di cucinare meravigliose braciole sul cruscotto e sui sedili, a qualsiasi ora del giorno.
Iron Maiden
:  La colonna sonora di un viaggio di 250 chilometri.
Bestemmia: Vocabolo (o serie di vocaboli) tipici di chi fa la coda in autostrada, senza condizionatore, insieme a migliaia di pirla che magari ce l’hanno.
Orecchie da cocker: Posizione aerodinamica dei padiglioni auricolari dei francesi da qualche settimana a oggi: patologia parecchio diffusa sul confine Italia-Francia.
Leo
: Splendido esemplare di felino di taglia media con un accentuato feticismo per i piedi.
Locale notturno: Luogo di perversione popolato da pivelli di ogni tipo.
8: Il numero di ore di sonno necessarie in 2 notti per svegliarsi sicuramente con le idee chiare di ciò che si vuol fare.


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Host & Guest

[lunedì, 31 luglio 2006, ore 14:17] [lupi on the road]

Oggi il mio post è ospitato da un amico, QUI.

Se tutto va come dovrebbe domani ricambiero' il favore, completando un esperimento teso a non dimostrare nulla se non che tra veri amici si hanno molte cose in comune, spesso anche i pensieri.

In realtà avrei altro da scrivere, soprattutto in riferimento al fine settimana. Se trovero' il tempo e le parole prometto di farlo prima di domani, quando ricordi e sensazioni sarebbero ancora più difficili da tradurre in parole.

Nel frattempo, grazie Pirata per la sollecitudine e l'ospitalità (e la compagnia negli ultimi due giorni e mezzo)!

Ciao a tutti, take care of you

M.


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Ricetta per una latitanza

[venerdì, 28 luglio 2006, ore 16:18] [un lavoro da lupi]

Prima "Server error 550" o quello che era

Poi tre computer aperti contemporaneamente sulla scrivania

Poi l'alimentatore di uno e la scheda video dell'altra

Un po' di rarefazione dell'ispirazione

Mente proiettata al week-end q.b.

Mescolare bene ed infornare a 37° all'ombra

Servire ben cotto (me).


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Gambadilegno, avanti avanti...

[giovedì, 27 luglio 2006, ore 16:27] [lupi on the road]

Ieri sera a Sanremo c'è stato il concerto (gratuito, in Piazza Colombo) di Francesco De Gregori. Orario previsto per l'inizio 21.15. esco dal lavoro ed arrivo a casa verso le sette e mezza, butto giù una cena veloce (grande Lei!), mi rinfresco (inutilmente) e saltiamo in macchina. Trovato con il colito colpo di "coda" un parcheggio non troppo distante dalla piazza Lei ed io c'incamminiamo e fendendo la caldazza più assoluta arriviamo al cospetto del palco con una mezz'ora d'anticipo sull'ora X. In piazza c'è gente, ma entrambi conveniamo che ce ne aspettavami di più. Verso le nove e venti, dopo una mezz'oretta di canzoni di Bob Dylan arrangiate reggae, si inizia a fare sul serio. Un De Gregori irriconoscibile (niente barba, niente cappello e capelli grigi) sale sul palco e la serata comincia. Mi giro e mi accorgo che la piazza e parte delle strade circostanti si sono riempite fino all’inverosimile. Ora tutto è come me l’aspettavo. Il concerto dura un paio d’ore in cui De Gregori spazia dalle canzoni dell’ultimo album (la maggior parte delle quali non conosco) alle vecchie glorie del suo repertorio, spesso in versione riarrangiata o dall’intro modificata allo scopo di cogliere impreparato il pubblico. Lei ed io siamo appoggiata alle transenne di fronte al palco, anche se un po’ decentrati e riusciamo a goderci al massimo lo spettacolo anche visivamente, nonostante un paio di fotografi con zoom simili a bazooka, piazzati dietro di noi, siano indecisi tra abbattermi e salire sul mio cadavere per avere un angolo di scatto migliore, fotografarmi la schiena o utilizzare la mia spalla come cavalletto improvvisato. Tutti cantano almeno una canzone, sia che abbiano quindici anni (e ce n’erano!) sia che ne abbiano cinquanta (questa frase veniva meglio in inglese!) e durante i bis De Gregori tenta persino di far cantare al pubblico il coro di Buffalo Bill. Forse a causa del fatto che non si tratta di una delle sue canzoni più conosciute in assoluto, forse perchè la temperatura africana ha tolto energia a tutti (Ciccio, noi non avevami il ventilatore puntato addosso come te...) ma riusciamo persino a sentirci apostrofare con un “Poi dicono che non faccio cantare la gente. Certo che se quando ci provo i risultati sono questi...”

In ogni caso le due ore di concerto sono passate in fretta e molto bene, nonostante io abbia faticato alla fine a trattenere Lei che voleva picchiare tutta la band, imbestialita dal fatto che di tutte le canzoni che F. D. G. poteva decidere di escludere dalla serata abbia deciso di non suonare proprio “La Donna Cannone”.

In ogni caso, se escludiamo quest’ultimo boccone amaro (tutti l’aspettavano almeno come ultimo bis) ed il fatto che tre ore in piedi hanno messo a dura prova il mio ginocchio sinistro, è stata una splendida serata, per la compagnia e per la musica.

Questo nostro essere diventati liguri e frontalieri comincia a dare i suoi buoni frutti anche in campo "seate"...


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Kaneda ha creato un mostro

[mercoledì, 26 luglio 2006, ore 12:34] [tra le orecchie del lupo]

Il commento di MisterKaneda alla mia ultima top ten mi ha fatto pensare un po’ e siccome ormai mi sono abituato a rompere i coglioni a tutti voi con i parti della mia (de)mente, ciucciatevi anche questo post idiotanonsensedeliranteintimoriflessivodeprimente.

 

La battuta di Kaneda si riferiva al fatto che potrei pubblicare tutte le mie varie “Dieci cose” in un libro (a proposito, Kan, il riferimento alla carta riciclata nascondeva una critica ad una mia presunta mancanza di originalita? L ). Gli ho risposto che in effetti, nella remota possibilità che un editore pazzo mi proponesse la pubblicazione non mi tirerei indietro, anche se, rimango convinto che la possibilità che un tale evento si verifichi è più o meno uguale a quella che domani le dieci donne più belle del mondo (ognuno pensi alle “sue” chè altrimenti me ne esco con un altra top ten) rilascino un’intervista congiunta pregandomi di non sposarmi e minacciando il suicidio in caso disattenda la loro richiesta.

(...non so voi, ma io domani compro “Variety”. L’idea di sposarmi sapendo di lasciare decine di splendide donne affrante mi stuzzica...)

In ogni caso, anche dopo il suicidio di massa delle musse (battuta per ligurofoni), che sarebbe uno dei lanci pubblicitari più “rumorosi” della storia per un libro, ho deciso che la mia faccia non apparirebbe in alcun modo in copertina e non perchè io la ritenga raccapricciante quanto piuttosto perchè vorrei che si comprasse il libro per cio’ che dico e non per  il potere ammaliante del mio sguardo magnetico. E poi, l’idea di dovermi mascherare per girare per strada senza subire assalti da torme di fans in delirio non mi ha mai attirato.

 

Ok, seriamente ora, perchè ho pensato davvero a ‘sta storia del libro... sarà che tra Pulsatilla e compagnia scrivente ormai si parla solo di blogger che scrivono e di scrittori che bloggano, sarà che il succitato commento di Kaneda è stato la molla scatenante di tutta una serie di pensieri sommersi che sono venuti a galla come Moby Dick con il mio ego aggrovigliato nelle cime dai ramponi sulla schiena, sarà...

Sarà che, in tutta sincerità, coltivo da sempre il sogno di potermi definire scrittore senza sentire echeggiare in lontananza una pernacchia, ma in effetti sono in pieno sconvolgimento gastro-intellettuale al pensiero di poter vedere un giorno, sullo scaffale di una libreria, un libro sapendo che è il frutto dei miei sforzi e dei miei deliri. Non m’interessa che sopra che ci sia il mio nome o uno pseudonimo, non m’interessa che in terza o quarta di copertina ci sia la mia foto (Anzi! Non so perchè ma questa eventualità mi spaventa!), non m’intreressa nemmeno che tutti quelli che mi conoscono (orrenda formla da saluti radiotelevisivi) sappiano che ce l’ho fatta.

Certo, a chi legge una sparata del genere potrebbe far pensare che sarei disposto a tutto pur di essere pubblicato; in effetti non è esattamente cosi’. Una o due remore le ho anch’io.

Non accetterei mai, per esempio, “calorosi consigli” sulle mie opinioni (ebbene si’, sono un “duro e puro”, lo confesso!) nè tantomeno mi piacerebbe essere costretto a diventare la marionetta principale in un carosello pubblicitario martellante e circense (“Venite a vedere il freak!”). Potendo scegliere, poi, preferirei pubblicare una storia piutosto che una rielaborazione ed una riorganizzazzione di vecchi post presi dal blog, anche se più ci penso e più mi convinco che:

a-l’insieme dei post di questo blog altro non è se non la mia storia personale

b-l’importante è entrare “nel giro”, poi ci si puo’ permettere di scegliere

c-per pubblicare una storia è necessario averla (ed intendo completa!)

Insomma, d’accordo che per realizzare un sogno qualche compromesso bisogna accettarlo, pero’ a tutto c’è un limite.

 

Ora potete prendermi in giro.


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Presa di coscienza ecologica(istica?)

[martedì, 25 luglio 2006, ore 14:42] [topten]

Non prendiamoci in giro, il mondo non sta bene. L’animale uomo ha un tale impatto ambientale da rendere incerta la sopravvivenza dell’ecosistema Terra. Bisogna fare qualcosa per correre ai ripari, come hanno tentato di fare quelli che hanno aderito al progetto “World Jump Day” (il fatto che non abbiano pensato che saltando in punti diversi del globo il pur microscopico effetto prodotto si sarebbe annullato per la compensazione delle forze applicate nulla toglie alla nobiltà dell’intento). A questo proposito ecco la lista dei miei “Dieci modi per salvare il pianeta

 

01-Evocare, non importa come, lo spirito di Gea per fargli minacciare l’umanità. Chissà che con una buona dose di strizza...

02-Attendere che guerre e malattie completino l’opera di sterminio della razza umana e se è il caso, accelerare (ulteriormente) il processo. Questa mi sa che è la linea in corso al momento...

03-Convincere Galeazzi, tutti i lottatori di Sumo e tutte le nazionali di Rugby a saltare contemporaneamente su un unico punto della crosta terrestre. Se non spostano l’asse di rotazione almeno fanno un buco passante ed energia e calore li prendiamo direttamente dal centro della terra.

04-Utilizzare fonti di energia rinnovabili, controllare le nascite, instaurare un’economia equa e solidale... no, questo è quel sogno da cui mi sono svegliato tutto sudato l’altra notte.

05-Eleggere Beppe Grillo Presidente del Mondo. Magari non serve, ma almeno ci si diverte!

06-Clonare la terra (il difficle sta nel trovarle le cellule staminali).

07-Costruire un satellite-ombrello per tappare il buco nell’ozono e combattere il surriscaldamento dell’atmosfera.

08-Consentire l’uso e la vendita di auto esclusivamente a “propulsione Flinstones”.

09-Conferire il dirotto di voto agli animali (o almeno farlo credere ai vari governanti). Questa, lo confesso, è un po’ debole... noi infatti votiamo ed il risultato è davanti agli occhi di tutti.

10-Salvare con nome e riavviare l’(eco)sistema.


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La fine del mondo è vicina! (i segnali sono chiari)

[lunedì, 24 luglio 2006, ore 15:28] [lupi on the road, impressioni lupesche]

Ci sono persone che conosco da secoli, o almeno questa è la sensazione che ho quando penso a tutte le cose che abbiamo fatto e tutti i momenti che abbiamo passato insieme. Questi Amici, perchè soltanto dei veri amici avrebbero potuto sopportare la mia presenza (e le mie assenze) tanto a lungo, sono coloro che hanno visto di me i lati più positivi ed i più negativi: c’erano quando sono stato leale e quando ho pensato prima al mio tornaconto, mi hanno accompagnato a casa ubriaco e mi hanno visto accompagnare a casa ubriachi, hanno sopportato le mie battute oscene e riso di gusto a quelle che mi uscivano particolarmente bene, mi hanno sostenuto quando ero depresso e si sono lasciati rinfrancare quando è stato il loro turno di essere giù, si sono impegnati in paradossali gare di vaccate ed in discorsi seri e profondissimi, il tutto ad ore talmente notturne da diventare quasi diurne. Questi amici, oltre ad occupare un posto privilegiato ed insostituibile nella mia concezione di vita, sono per me figure immutabili, forse proprio in ragione del fatto che gli automatismi tra noi sono talmente radicati da farmi pensare che ad un dato stimolo da partte loro possa corrispondere un solo tipo di reazione.

Immaginate quindi il mio stupore quando mi capita di rendermi conto che anche loro cambiano, crescono, modificano nel tempo l’approccio alle situazioni della vita, anche quelle che fino a qualche tempo fa non gli avrebbero “lasciato scampo”.

So che l’errore è mio e sta tutto nel credere di poter conoscere in modo definitivo una persona, che in quanto tale è in continua (ed incostante) evoluzione mano a mano che prosegue il suo cammino nella vita; so che io stesso sono cambiato, da quando conosco la maggior parte dei miei Amici, tanto ed in tal modo che io stesso, dieci anni fa, non avrei potuto credere possibile, pero’ vi giuro che vedere Ricciolo (solo per fare un esempio e solo perchè si tratta della dimostrazione più recente) guidare con tutta la calma del mondo e non reagire nemmeno con un’accelerata dopo quella che fino a qualche tempo fa sarebbe stata una provocazione impossibile da tollerare (un chilometro a leccargli il paraurti posteriore ed un sorpasso con sgasata intenzionale) è stata una splendida ed enorme sorpresa.

Ciao a tutti, abbiate cura di voi (e delle vostre amicizie)

M.


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Fantascienza e fantapolitica

[venerdì, 21 luglio 2006, ore 10:31] [tra le orecchie del lupo, impressioni lupesche]

Facciamo uno sforzo d’immaginazione. Tra dieci, venti, cento anni, un regime totalitario e militare nasce in Inghilterra. Questo regime innesca una spirale di violenza e comincia a perseguitare per ragioni razziali il popolo italiano. Viene avviato un programma di pulizia etnica, gli italiani vengono rastrellati ovunque si trovino e deportati in campi di concentramento nei quali, prima di morire in enormi camere a gas o di stenti, vengono ridotti a perdere quasi completamente dignità, speranza ed umanità. Nel tentativo di sfuggire a morte certa migliaia di italiani si imbarcano su navi di ogni tipo e cercano rifugio in altre nazioni, sperando di venire protetti dalla caccia spietata degli inglesi, trovando pero’ un muro di rifiuti che di fatto li consegna nelle mani dei propri carnefici.

Siccome l’Inghilterra ha anche mire espansionistiche e cerca di conquistare il mondo, scoppia una guerra lunga, sanguinosa e crudele. Milioni di militari e civili muoiono o rimangono feriti nel corso di cinque anni di battaglie, poi un giorno il quartier generale dei paesi alleati contro l’invasore albionico scatena un’offensiva smisurata proprio in Italia, attirando la maggior parte delle forze nemiche nello stivale, e gli sgancia sopra un ordigno sperimentale di potenza tale da annientarle garantendo la fine della guerra e la disfatta dell’impero albionico. Purtroppo pero’ come effetto collaterale, l’ordigno distrugge completamente il novanta per cento del territorio italiano.

Per risarcire il popolo italiano della persecuzione e della scomparsa del proprio paese, il consiglio dei capi di stato dei paesi vincitori, riunitosi a Omaha, decide di ricreare lo stato italiano (distrutto dall’Emilia in giù) attribuendogli territori di superficie pari a quelli perduti in una zona che comprende parti delle regioni della Costa Azzurra, delle Alpi francesi, della Svizzera, il Tirolo, la zona di Salisburgo e la Slovenia, adducendo la giustificazione che al tempo dell’Impero Romano le zone suddette appartenevano all’Italia ed agli Italiani. Gli abitanti delle zone riassegnate vengono sgomberati e in quei luoghi si installano “coloni” italiani.

Fine

 

A questo punto, alcune domande:

 

Cosa fareste se foste nei panni di un abitante di una delle zone “riassegnate”? V’incazzereste? Tentereste con ogni mezzo di opporvi a quella che a tutti gli effetti è un’invasione istituzionalizzata? Oppure lascereste le vostre case e i vostri luoghi senza troppi problemi?

 

In quanto Italiani, vi sentireste giustificati a chiedere un risarcimento dalla comunità internazionale dopo tutto quello che il vostro popolo ha passato?

 

Ma soprattutto, sinceramente, credete che viste le premesse e l’evoluzione della situazione (forza, che ormai sapete di cosa parlo...) sia possibile giungere ad una soluzione pacifica?

 

Detto questo non mi voglio pronunciare sulla offensiva israeliana in Libano, nè sul muro di recente costruzione, nè sui terroristi suicidi (non meritano l’appellativo di Kamikaze), soprattutto perchè non vorrei sembrasse che sostengo una o l’altra parte. La mia convinzione invece è che tutta questa orrenda e sanguinosa situazione derivi da una serie di errori fatti, nel tempo, da TUTTI coloro che hanno avuto un ruolo nel definirla e soprattutto dalla tradizionale via umana di affrontare le diatribe: il muro contro muro che storicamente non ha mai portato nulla di buono.


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Io non correvo. Volavo basso!

[giovedì, 20 luglio 2006, ore 11:38] [topten]

Ovvero, le dieci frasi più assurde per spiazzare il vigile/pulotto/caramba quando ti si avvicina al finestrino

 

01-Mi si è incastrato il pedale dell’acceleratore, i freni erano rotti, il freno a mano mi è rimasto (appunto) in mano, non riuscivo a togliere la marcia, il terremoto, l’inondazione, le cavallette, NON è COLPA MIA!!!!!!!!

02-Devo correre all’ospedale perchè mia moglie sta partorendo ventisei gemelli, mio fratello crede di essere il padre ed ha tentato il suicidio, ho picchiato il postino (il vero padre) e devo vedere come sta, mia sorella oggi diventa un uomo perchè vuole fare dei figli con mia moglie...

03-Non stavo correndo, stavo scappando! La Banda Bassotti m’insegue!

04-Dai, sbrigati a cambiarmi quelle gomme o perdo tutto il vantaggio su Hakkinen!

05-Non ero io a guidare, ero posseduto dallo spirito di Nuvolari! Un’esperienza terribile!

06-Ma non rompermi le palle, alla Play vado molto più forte e non mi dice niente nessuno!

07-Ebbene si’, lo confesso, correvo ma solo per far si’ che mi fermassi e ci conoscessimo: TI AMO!!!

08-Ah, il limite è indicato in chilometri? Non in miglia?

09-Agente, in realtà sono della Cia, sto inseguendo il callista di Bin Laden. Io vado, lei chiami questo numero, dica “La vecchia pizzica” e riattacchi. Subito!

10-Sono amico di Berlusconi, se mi fai la multa gli faccio alzare i limiti in tutta Italia, brutto vigile mangiabambini comunista coglione comunista indegno comunista juventino. L’ho detto comunista?

 

Tre considerazioni:

Ebbene si’, in questi giorni ho la vena “top ten”. Devo essere in astinenza da Letterman.

In effetti l’ultima frase (per fortuna) ora è più difficile da utilizzare...

La frase del titolo è verissima, l'ha detta un tizio che conoscevo ai carabinieri. Lui pero' la mlulta l'ha presa.


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Babbo Natale non esiste

[mercoledì, 19 luglio 2006, ore 11:19] [topten]

Ovvero, le dieci (in ordine sparso) vaccate più ridicole a cui abbiano mai cercato di farmi credere:

 

01-La legge è uguale per tutti (no comment)

02-Ci sono guerre giuste (purtroppo ci sono state guerre inevitabili, ma tra inevitabile e giusto ce ne passa...)

03-Il basket è uno sport senza contatto fisico (il mio naso, trifratturato, sostiene il contrario ed io tendo a credergli)

04-Le carote fanno bene alla vista (cosi’ come la medicina omeopatica fa passare la leucemia)

05-Nelle donne bellezza ed intelligenza si compensano (non è facile per un uomo ammetterlo ma non è ASSOLUTAMENTE cosi’)

06-Il mondo è dei buoni (BUM!)

07-Per i professori le simpatie personali non contano (infatti io ho preso sempre ottimi voti in Italiano scritto tranne l’anno con la prof. D. L. perchè affetto da temporanea dislessia)

08-Le canne portano inevitabilmente alla coca o all’eroina (secondo il processo per cui le pippe portano inevitabilmente a diventare maniaci sessuali)

09-Le dimensioni non contano (ma si’, prendiamoci in giro!)

10-La televisione è educativa (oddio, c’è qualche programma educativo, il fatto è che nessuno lo guarda!)

Come per ogni mia "classifica", accetto correzioni, suggerimenti ed ampliamenti...

Grazie, abbiate cura di voi

M.


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D-fence!

[martedì, 18 luglio 2006, ore 10:53] [vita, tra le orecchie del lupo, lupi on the road]

Non c’è nulla da fare: sono nato difensore e tale rimarro’ ad libitum.

Ci sono persone caratterialmente votate all’attacco ed altre, come me, che giocano quasi esclusivamente di rimessa.

Già da bambino, quando si giocava a pallone in cortile, trovavo fisiologicamente la mia posizione ideale nel punto più lontano dalla porta, anche se il punto in questione era sotto ad un nido di rondini e di conseguenza soggetto a “bombardamenti”; non a caso infatti era identificato con il nome di “retrovie di merda”. Crescendo un po’ (di età, quanto ai centimetri ero cresciuto parecchio) ho scoperto che preferivo il basket al calcio e nei miei dieci anni di attività sono stato sempre un ottimo difensore, recuperatore di palloni, stoppatore e rimbalzista, senza pero’ mai andare oltre i dieci/dodici punti a partita, in parte per la tendenza dei miei esterni a giocare poco la palla sotto canestro, in parte per il fatto che era più facile vedermi portare un blocco ad un compagno piuttosto che prenderne uno e smarcarmi. Quando ho smesso di giocare a pallacanestro (a dire il vero un anno prima di smettere) mi sono dato al calcio a cinque entrando in una squadretta di amici con cui disputavamo tornei, anche di discreta levatura (per gli standard della zona e del livello dilettantistico dello sport) ed ovviamente mi sono scelto il ruolo più affascinante e disgraziato di tutti, quello del portiere. Più lontano di cosi’, dalla porta avversaria non potevo mettermi. Il fatto che in “carriera” abbia anche realizzato un gol (un rinvio diabolico e clamorosamente casuale che si è infilato sotto l’incrocio del mio collega con una palombella dalla parabola impossibile) è pero’ meno importante, per il mio ego, dei due premi come miglior portiere ricevuti in due anni consecutivi ad un torneo che si svolgeva sull’asfalto della piazza di un paese (doloroso ma meraviglioso).

In effetti non c’è nulla da fare, la mia attitudine difensivista è evidente in qualsiasi situazione sportiva (e non):

A calcio balilla gioco in porta (anche perchè con un attaccante come il Gemello come socio sarei pazzo a fare altrimenti);

A scacchi perdo sempre perchè anzichè conquistare spazio sulla scacchiera passo il tempo a rintuzzare gli attacchi altrui (infatti prendo sempre i neri);

A pallavolo/beach volley mi diverto molto di più ad andare a scavare i palloni da terra piuttosto che non a schiacciarli in faccia agli avversari (anche se all’occorrenza mi riesce bene);

A tennis, nonostante riflessi e lunghe leve mi urlino “vai a rete” rimango a fondocampo a sparare pallate all’avversario;

Persino le quattro volte che ho fatto a cazzotti ho aspettato che l’altro mi colpisse (o tentasse di farlo) per poi volargli addosso...


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Di cassandre ed epicurei

[lunedì, 17 luglio 2006, ore 14:27] [vita, domande, impressioni lupesche]

Sabato sera mi sono ritrovato impegolato in un discorso serio con mia zia. Mia zia ha quanche anno in meno di mia madre (non molti a dire il vero) e rappresenta metà dei parenti con cui sono ancora (saltuariamente) in contatto ed un sesto dei miei parenti in assoluto. In tutta sincerità fare discorsi seri con mia zia non mi attira in modo particolare, soprattutto perchè lei è fervente cattolica, catechista e leggermente destrorsa, il chè non ci lascia molti punti in comune durante una discussione.

Nonostante questa esaltante serie di premesse, in condizioni normali, quindi di chiacchiere leggere, andiamo d’accordo e ci troviamo vicendevolmente simpatici, e questo è il motivo principale per cui siamo ancora in ottimi rapporti.

L’altra sera, dopo le classiche facezie da cena estiva annaffiata da vino e limoncello, il discorso si è spostato sulle preoccupazioni e sulle paranoie che generalmente le donne si fanno, al contrario degli uomini, in qualunque situazione.

La sua tesi era che le donne sono più serie e responsabili degli uomini e quindi normalmente più propense a considerare fattori preoccupanti improbabili o lontani nel tempo, mentre gli uomini affrontano esclusivamente i problemi immediati e si fanno di conseguenza cogliere impreparati. La mia risposta è stata che sarebbe veramente molto bello se le donne si limitassero a prendere in considerazione i possibili (memo: possibili) problemi con un pizzico d’anticipo ma che purtroppo almeno la maggior parte delle donne che ho conosciuto tende ad andare cosi’ in là da crearsi motivi di paranoia anche quando le possibilità che effettivamente si presentino sono nulle. La mia filosofia, che credo rispecchi quella predominante all’interno del genere maschile, prevede che se per un paio di giorni ci si gode il fatto che tutto stia inspiegabilmente andando bene, senza intoppi e senza nuvoloni neri all’orizzonte, essere scaraventati all’inferno non sia nè automatico nè strettamente consequenziale.

Attenzione: il concetto che segue è espresso in termini generali per motivazioni sintattiche e di leggibilità. Si legga tenendo presente che la premessa indispensabile è che parlo della media delle persone che ho conosciuto.

Le donne generalmente non riescono a comprendere il fatto che ci si possa tenere pronti ad affrontare i problemi senza vaticinarli e/o inventarseli quando anche la lettura delle interiora del pesce da pulire per il pranzo non li evidenzia. Gli uomini, secondo me più pragmatici, tendono a cercare di godersi il buono delle situazioni il più a lungo possibile senza rovinarsele facendosi troppe domande su cosa di brutto potrebbe succedere in seguito.

 

Chissà, magari prima di morire scopriro’ se una delle due filisofie è migliore delle altre.

Ciao a tutti, abbiate cura di voi e dei vostri momenti piacevoli.

M.


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Sorrow

[venerdì, 14 luglio 2006, ore 15:03] [awooo]

Parole.

Sono bravo con le parole.

In generale è vero, me la cavo con le parole, con i discorsi, con le battute e con le cose serie. So dar loro il giusto significato, so metterle al posto giusto, so giocarci e so utilizzarle per fare cio’ che devo.

 

Oggi no.

Oggi ho fatto una telefonata per far sapere alla mia sorellina che il suo dolore era il mio, che anche se ora sono distante domani saro' al suo fianco, che se ha voglia di parlare, piangere, abbracciare o prendere a schiaffi qualcuno, io ci sono e ci saro’ sempre, per lei.

 

Non ci sono riuscito.

Sono stato in silenzio ad ascoltarla mentre in lacrime e con la voce spezzata dal dolore mi raccontava della notte più brutta e dolorosa della sua vita, del vuoto enorme che chi se n’è andato lascia in lei, della allucinante consapevolezza che la sua mamma non tornerà mai più.

In silenzio, senza saper dire nulla che non fosse il suo nome.

 

Nessuno dica più che ci so fare con le parole.

Oggi sono inutile.


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[venerdì, 14 luglio 2006, ore 11:39] [awooo]


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Sesso con Mike Bongiorno (titolo per le ricerche di Google)

[giovedì, 13 luglio 2006, ore 15:44] [awooo, impressioni lupesche]

Secondo QUESTO articolo, e (che secondo me è molto più grave) secondo la Cassazione, una ragazza che ha acconsentito ad avere un rapporto sessuale non puo’ più cambiare idea, o perlomeno non ha più il diritto se ci ripensa di considerarsi stuprata se lui non si ferma e consuma il rapporto.

Va bene che i giudici della Cassazione devono avere una certa età e di conseguenza sono cresciuti con i quiz di Mike Bongiorno (Eh, no, signorina, la prima risposta è quella che vale!), pero’ rimango dell’idea che una sentenza del genere sia una vaccata da esposizione mondiale.

Persino per quanto riguarda le vendite degli oggetti più banali, quando non si ha la possibilità di “conoscerli” prima di pagare, esiste il diritto di recesso, nai modi e nei trempi previsti dalla legge. Perchè allora i nostri venerabili giudici non hanno riconosciuto alla ragazzina (sedici anni al tempo del fatto) il diritto di rendersi conto che cio’ che aveva “comprato” non le piaceva, e di conseguenza di rifiutarlo?

Il ragazzo poi dichiara di “non aver percepito il disagio che la ragazza avrebbe successivamente manifestato".

D’accordo che intorno ai diciotto anni gli ormoni sono grandi come chiuaua e aggressivi come dobermann, d’accordo che quando il sangue pompa troppo forte il rombo nelle orecchie è cosi’ forte da attutire ogni altro suono, pero’ se una persona (alla quale in teoria si dovrebbe voler bene) si mette ad urlare “NO!” e si divincola, beh, il messaggio dovrebbe essere chiaro...

Ciao a tutti, abbiate cura di voi (e dei vostri “no”)

M.


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