Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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I c@$$i della vita

[mercoledì, 31 maggio 2006, ore 14:23] [awooo]

Era quasi pronto. Non era un'opera d'arte ma era carino, ironico ed un tantino "nervoso". L'avevo buttato giù in meno di cinque minuti, di getto in piena catarsi creativa pre/pranzo, lo stavo rileggendo e l'ho perso. Il mio post sull'odio atavico che provo per chi scrive facendo uso scriteriato di "K" ed abbreviazioni se n'è andato, sparito, perso per sempre. Anche la riflessione sul fatto che stiamo arrivando piano piano (ma poi neanche tanto piano, a pensarci...) ad un'interpretazione "fonetica" dell'italiano scritto si è persa a causa dell'improvviso riavvio del mio fido Pc (porcaccia di quella maiala porca puzzolente e di facili costumi!) a causa di uno sbalzo di corrente... Ora, la maggioranza di voi (due su tre) penserà di non essersi persa nulla, anzi, pero' vi assicuro che a me girano non poco le scatole...

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La rabbia e il portafoglio

[martedì, 30 maggio 2006, ore 12:35] [awooo, impressioni lupesche]

Prima di tutto mi scuso per la caoticità e la lunghezza di questo post, pero' non posso che scriverlo, ora e cosi’.
Ho letto, sia su Vergogna che su Repubblica, alcuni stralci di un’intervista in cui Oriana Fallaci si lancia nuovamente contro i musulmani, e fin qui in fondo siamo nella norma, del resto la demonizzazione della diversità è sempre stata una pratica redditizia e la signora Fallaci ha da tempo dimostrato di essere uno dei più entusiasti muli che tiraano questo carretto. Voglio dire, ormai dalla Fallaci mi aspetto frasi come (cito testualmente il sito Vergogna):”Il livello di tolleranza è stato superato quindici o vent'anni fa, quando la sinistra ha lasciato che i musulmani arrivassero sulle nostre coste a migliaia. Io non accetto la falsa definizione del cosiddetto Islam moderato. Non credo che esista un Islam buono e uno cattivo. C'è solo l'Islam e l'Islam è il Corano e il Corano dice quel che dice. Qualunque sia la sua versione.” Oppure “l'arte di invasione e di sottomissione è l'unica arte nella quale i figli di Allah hanno eccelso sempre.”. Per carità, m’incazzo ancora ed ancora mi viene ancora voglia di controbattere rispondendo, per esempio, che sarei curioso di sapere se la dolce vecchina si sia mai data la pena di leggere il Corano e se quindi parli con cognizione di causa o semplicemente per sentito dire, oppure mi piacerebbe ricordare a Sua Saggezza e Compostezza Fallaci che anche i figli di Cristo, nella storia (antica e recente) non hanno scherzato affatto in tema di invasione e sottomissione. Confesso pero’ con un pizzico di vergogna che ad ogni esternazione di Madame Pacifismo la mia indignazione si attenua un pochettino, sia per il (bruttissimo) fatto che a lungo andare ci si abitua a tutto, compreso ascoltare una donna nei suoi deliri di odio, intolleranza e chiusura mentale sia perchè ho imparato, con gli anni, a non farmi marcire il fegato ogni volta che sento qualcuno esprimere concetti totalmente estranei alla mia concezione di umanità. Quello che mi ha fatto accapponare la pelle è stato constatare che non esiste limite al peggio. Oltre alle solite sparate xenofobe e piene di preconcetti nei confronti dell’islam infatti Nostra Signora della Tolleranza questa volta è riuscita a superare sè stessa. Riporto ancora da Vergogna:”Non mi piacciono i messicani. Se qualcuno mi puntasse la pistola contro e mi dicesse “peggio i musulmani o i messicani?”, avrei un momento di esitazione. Poi sceglierei i musulmani, perché mi hanno rotto le palle» «Nello stesso modo in cui i musulmani vorrebbero trasformare tutti in musulmani, gli omosessuali vorrebbero che tutti fossimo omosessuali”. Ora, pare che la presa di posizione nei confronti dei messicani derivi dal “modo orribile in cui venne trattata dalla polizia messicana del 1968“, sul ragionamento (?!) che ha portato alla seconda affermazione non ho trovato fonti attendibili.
A questo punto, nel mio piccolo, vorrei dire qualcosa alla signora Fallaci: d’accordo, ha scelto di cavalcare l’onda della paura per il diverso, l’alieno, l’estraneo; è una scelta che se non posso giustificare posso capire, soprattutto dopo che negli ultimi cinque anni le ha consentito di vendere vagonate di copie di tre libri (di cui due pubblicati nello stesso anno) e quindi di fare un sacco di soldi, contando anche le ospitate in televisione, le interviste sui giornali eccetera. Quello che non capisco, in tutta sincerità, sono le persone che prendono per buoni i deliri di una donna che ha fatto dell’odio il suo unico argomento di discussione e lo giustifica e suffraga con preconcetti triti e senza alcun fondamento razionale. Ho amici gay, ho amici musulmani ed ho conosciuto anche pparecchi centro e sudamericani tra cui messicani e sono in grado di dire per esperienza personale che si tratta di persone esattamente come me, soggette alla possibilità di essere colte o ignoranti, simpatiche o antipatiche, disponibili o scontrose secondo il carattere, la cultura, l’umore esattamente come me. Aggiungo inoltre che nessuno di loro ha mai cercato di farmi diventare musulmano, latinoamericano o gay, al contrario dei civilissimi testimoni di Geova che mi hanno suonato alla porta domenica scorsa.
Il problema è che finchè si continuerà a costruire le proprie opinioni su concetti di seconda mano senza verificare se siano giustificati o totalmente campati per aria, finchè ci si permetterà di considerarsi depositari della Verità e della Civiltà assolute (ricordo che siamo noi che mandiamo i palloni in India perchè siano cuciti dai bambini, per esempio), finchè si prenderanno in considerazione i popoli e le categorie anzichè le persone, finchè si ascolteranno i vescovi, i rabbini e gli imam con il cervello spento, non ci potrà essere pacifica convivenza nè tantomeno rispetto a questo mondo.
So che è difficile e faticoso pensare con la propria testa, so che per conoscere un’altra persona è necessario mettersi in discussione correndo il pericolo di accorgersi che non si ha poi cosi’ ragione, so che è più comodo spegnere il cervello e lasciare che la televisione e le persone come la Dolce Oriana ce lo riempiano di idee preconfezionate, precotte e predigerite, so che la curiosità comporta qualche sacrificio (ORRORE!) come imparare una lingua diversa dalla nostra, leggere qualche libro, alzare il culo dalla sdraio in spiaggia ed uscire dal villaggio turistico per vedere come veramente si vive in un paese diverso dal proprio, magari rischiando di impolverarsi, soffrire il caldo o fare la figura degli stupidi perchè non si capisce quello che ci viene detto. Conosco queste sensazioni, queste paure, le ho provate anch’io ma ho scelto di viverle e di correrle per il semplice motivo che credo che la conoscenza degli altri, lo scambio di culture, tradizioni ed idee porti solo (e sottolineo solo) conseguenze positive.
 
Ciao a tutti, abbiate cura di voi (e delle vostre idee)
M.

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Pastor Tim

[lunedì, 29 maggio 2006, ore 12:52] [impressioni lupesche]

Ditemi, vi prego che non sono il solo ad odiare i popup. Per favore, rassicuratemi sul fatto che anche a voi l’idea di venire aggrediti da una o più schermate pubblicitarie a tradimento ogni volta che aprite una pagina web irrita almeno un po’. Qui in francia le chiamano “schermate intempestive”, dimostrando un talento per l’eufemismo secondo soltanto a quello dei mal sopportati inglesi. Per carità, credo che in uno o due casi su un milione possano anche essere utili, segnalando qualche servizio o sito che non si conosceva, pero’ finchè non m’imbattero’ in almeno uno dei suddetti due casi continuero’ a considerarli semplicemente un colpo di minipimer nelle mutande. Diciamolo, chi di noi non ha smadonnato vedendo apparire l’ennesimo popup di Ebay? A parte che non ho una lira da spendere, nè su internet nè dal vivo, potrei farci un pensierino se avessi qualcosa da vendere ma anche in quel caso il sito è talmente famoso che non c’è bisogno di ammorbarmi con cinquanta finestrelle-gremiln al giorno. Vagolando un po’ per la rete poi si possono trovare popup che pubblicizzano qualsiasi cosa: dalle compagnie telefoniche (soprattutto in Italia) ai negozi di elettronica, dai network per la compravendita di auto usate agli immancabili siti porno (o quasi), dai database con milioni di ricette da tutto il mondo alle nuove offerte per chi vuole aprire un conto in banca (magari!). Se volete ricevere via e-mail un’immagine al giorno, non importa di quale tenore, cliccate qua.

Qualche giorno fa pero’ mi sono imbattuto, mentre recuperavo l’immagine del gatto ubriacone, nel più bello di tutti: stanchi delle solite barzellette a sfondo sessuale? Desiderosi di spiritualità e stanchi della mancanza di moralità che imperversa sul web? Ecco per tutti voi il magnifico popup di Pastor Tim!

Il servizio base Vi offre ogni giorno una barzelletta pulita (approvata da Pastor tim), tre citazioni pulite e, udite udite, tre sermoni ORIGINALI ogni settimana!

Per chi non ne avesse ancora abbastanza, pregasi notare in basso la possibilità di iscriversi ai servizi correlati:

"Pearly Gates" - barzellette pulite e teologicamente scorrette (?!?!)

"Shaker" - devozioni ORIGINALI di Pastor Tim

"Ask Juan" - Assistenza sui computer (ovviamente senza bestemmie)

Garanzia di assoluta pulizia e correttezza, il fatto che tutta la famiglia e molti membri della sua chiesa siano iscritti al servizio (poi magari sono quelli che sparano ai medici abortisti, pero' le barzellette sono candide come gigli!).

Ite, post est.

Per una nuova spiritualità sul Web


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Come scrivere bene

[lunedì, 29 maggio 2006, ore 10:56] [quasi originale, topten]

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è "fine".
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: "Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu".
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s'intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15.
Sii sempre più o meno specifico.
16.
La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l'espressione italiana adatta non ricorrere mai all'espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono "cantare": sono come un cigno che deraglia.
23. C'è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe - o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento - affinchè il tuo discorso non contribuisca a quell'inquinamento dell'informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un'articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l'autore del 5 maggio.
31. All'inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntigliosamente l'ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l'effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonchè deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva - ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica - eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.

Tratto, probabilmente con qualche variazione, da:
Umberto Eco - La bustina di Minerva - Bompiani, 1997


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Lacio Drom

[giovedì, 25 maggio 2006, ore 17:03] [lupi on the road]

...che come tutti i fan dei Litfiba sanno, significa Buon Viaggio. Ecco, io ieri ho fatto tutto tranne che un buon viaggio (Montecarlo - Ventimiglia TRE ORE!!!!!!!!) ma ora posso approfittare delle peculiari festività del Principato Palafitta e passare qualche giorno con gli amici. Indovinate che versi mi vengono in mente?

"Ti porterò nei posti dove c'è del buon vino
festa festa, fino a mattina..."



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User's manual

[mercoledì, 24 maggio 2006, ore 12:39] [impressioni lupesche]

Questo post di Squitto mi ha fatto pensare a quante volte ho sentito dire la frase “credevo fossi (fosse) diverso/a”. Non necessariamente in situazioni di rapporto sentimentale ma anche tra amici, colleghi, compagni di squadra, di scuola, vicini di casa. Spesso infatti si crede di conoscere una persona salvo venire poi sorpresi dalla improvvisa scoperta di un aspetto del carattere dell’altro, di un’abitudine, di un’idiosincrasia che ci irrita e ci disturba, a volte in modo marginale e superabile, altre volte con una violenza e perniciosità tali da rovinare completamente un rapporto, di qualunque genere esso sia. Ovviamente non sto parlando di scoprire che il proprio partner è uno psicopatico, un pervertito o un criminale, ma di cose a livello assoluto molto meno importanti, che pero’ in una dinamica interpersonale assumono proporzioni ben diverse. Per fare qualche esempio è orribile scoprire:

-Che il vicino di casa ha la tendenza ad organizzare feste infrasettimanali che si protraggono fino a tarda notte (oltretutto senza invitarvi)

-Che la persona con cui si è appena andati a convivere russa come un taglialegna con la sinusite

-Che il vicino di banco/scrivania ha l’abitudine di dedicarsi ad esplorazioni speleologiche all’interno della propria cavità nasale e che sovente preleva campioni geologici che poi appiccica sotto la sedia

-Che l’Altro (qualunque ruolo ricopra) considera accettabile arrivare con quaranta minuti di ritardo a qualunque appuntamento

-Che il proprio confidente non ha segreti con il mondo. Nemmeno i vostri

-Che una persona altrimenti pacata e accomodante, una volta alla guida di un’automobile (o peggio di una motocicletta) si comporta come il protagonista di Fast and Furious

-Cha la persona con la quale da anni ci si scambia strette di mano e pacche sulle spalle ha l’abitudine di non lavarsi le mani dopo aver fatto pipi’ (o peggio le lava durante!)

-Che il proprio interlocutore, ritenuto persona ragionevole, in uno specifico campo dello scibile dimostra l’apertura mentale di un certo signore tedesco e bassino, passato negli anni dalla camicia grigia alla tonaca bianca.

Tralascio volutamente gli esempi più classici ma allo stesso tempo meno determinanti come lo spremere il tubetto di dentifricio dal centro, lasciare la tavoletta del water sollevata, alzarsi la notte per prepararsi uno spuntino o avere una sfrenata passione per qualche orrendo programma televisivo (le donna leggano “partite di calcio”, gli uomini “telenovelas”). Sono ovviamente anch’essi motivi di disturbo, non lo nego, ma sono convinto che si tratti di cose di importanza ed incidenza realmente minima, più che altro prese a pretesto per scatenare crisi giustificate da ben altri problemi di convivenza/frequentazione.

In effetti (anche secondo Squitto, vedasi post summenzionato) una soluzione ci sarebbe: basterebbe che ognuno di noi, abbandonata per un attimo l’illusione di essere perfetto (o talmente pieno di fascino da mettere i propri difetti in secondo piano), compilasse un breve manuale in cui specifica tutte le avvertenze e modalità d’uso al fine di mettere in chiaro, fin dall’inizio, su che basi deve fondarsi il mondo per mettercisi in rapporto. Mi immagino già la gente andare in giro con libricini intitolati “Pinco Pallino, manuale per l’utente”, al cui interno si trovano regole come “Posso essere dispinibilissimo in termini di tempo e manodopera ma non chiedermi mai un soldo”, oppure, più professionale “Complimenti per la scelta! Vi ricordiamo che il prodotto non è configurato per l’uso della lavatrice. Utilizzare il prodotto Pico Pallino per far funzionare una lavatrice potrebbe causare gravi danni alla vostra biancheria. La casa costruttrice declina quindi ogni responsabilità a proposito di eventuali danni derivanti da un uso improprio del prodotto”.

Ora che ci penso pero’ c’è un problema:

 

...voi avete mai letto un manuale d’uso nella vostra vita?


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Week-end lungo (in tutti i sensi): resoconto frammentario

[martedì, 23 maggio 2006, ore 11:01] [lupi on the road]

Venerdi’, sabato, domenica e lunedi’: in totale 1300km in auto, un’ora e mezza d’aereo, quattordici ore di matrimonio (Auguri alla di Lei Sorella!), due chili di mozzarella di bufala, una Pizza (si’, proprio con la P maiuscola).

Sul volo per Capodichino, accanto a me, due bresciani diretti a qualche specie di raduno aziendal/motivazionale. Per fortuna mi sono addormentato subito dopo il decollo e mi sono svegliato, come al solito, appena prima dell’atterraggio, perchè prima del pisolino di prassi (che sia la cintura di sicurezza che mi fa contatto con i centri del sonno?) il discorso tra Brescia 1 e Brescia 2 verteva sui soldi mentre quando mi sono svegliato si era spostato sul denaro.

Bello ritrovare amici dopo mesi di lontananza, rassicurante scoprire che il mondo è ancora ottimamente fornito di persone piacevoli che non conosco ma che prima o poi avro’ occasione d’incontrare.

Prove tecniche di matrimonio (il mio) al matrimonio di mia cognata: superato il momento di panico (“devi leggere la preghiera dei fedeli” sussurrato tre secondi prima che tutti mi cercassero con lo sguardo perchè era giunto il momento) ho scoperto che all’occorrenza so assumere il tono pastorale nonostante il muso divenuto rosso semaforo. Ovviamente non ricordo una parola di quello che ho detto ed ovviamente avrei scuoiato sia la sposa che lo sposo per ripagarli dello scherzo. Positivo scoprire che nonostante la mia animaccia nera il fatto che io possa salire su un altare consacrato e prendere parte attiva in una liturgia non fa crollare le chiese.

Guidare mi piace ancora, anche per ottocento km filati; la sensazione della strada che scorra sotto di me e del paeseggio che sfila fuori dal finestrino mi ripaga ancora dello sforzo di restare costretto dietro un volante per più di sei ore. Se il paesaggio in questione poi è quello costiero laziale/toscano (scusa Squi, abbiamo pensato di passare a trovarvi ma eravamo di fretta!) dipinto da una splendida giornata di sole, avanza anche qualche spicciolo.

Nuovamente solo a casa, questa volta senza nemmeno il gatto a riempire parzialmente il vuoto lasciato da Lei. Se non altro il tempo, nella lotta per non far sprofondare la casa allo stato di un magazzino di stallatico e per cucinare, passa abbastanza in fretta. Lei mi manca comunque.

I film di kung fu (soprattutto quelli di serie “B” o “C” degli anni settanta) sono la consolazione del maschio insonne e spesso anche la cura per la suddetta insonnia. In realtà conosco molti maschi insonni che preferiscono i filmetti erotici (meglio se degli anni ottanta), ma personalmente, con tutto il rispetto per Renzo Montagnani che mi ha sempre fatto ridere come un matto e per Lino Banfi che è bello ricordare in veste diversa da quella di Nonno Libero, li trovo un tantino stucchevoli nel loro essere pruriginosi ma non troppo.

Link: stento ancora a credere al fatto che nel format originale spagnolo di “un medico in bottiglia” il nonno fosse un nostalgico franchista. Mantenendo l’impostazione originale qui in Italia il signor Libero si sarebbe chiamato Romano e sarebbe stato interpretato da Bracardi.


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Wolfy strikes back

[martedì, 23 maggio 2006, ore 09:18] [lupi on the road]

Eccomi, appena appena un po' provato ma di ritorno. Grazie a tutti per i saluti e gli auguri! Butto giù un'altra aspirina e sono da voi...


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A bientot

[giovedì, 18 maggio 2006, ore 17:46] [lupi on the road]

I miei sforzi per non pensarci in continuazione sono serviti, sono riuscito ad arrivare alla fine di questa giornata senza pensare "Non passa più". Domani mattina saro' su un aereo che mi porterà da Lei dopo più di una settimana di contatti esclusivamente telefonici (e chi mi conosce sa quanto io odi il telefono!). Erano anni che non avevo più tutta 'sta voglia di saltare su un aereo...

Vi lascio con qualcosa su cui pensare durante la mia assenza (mentre festeggierete e organizzerete macumbe e umbande per far si' che io non torni più a scrivere...):

Chi conosce gli altri è saggio, chi conosce sè stesso è illuminato.

Lao Tse

Noi ci si rivede (rilegge?) lunedi' o martedi'. Fate i bravi ma non troppo ma soprattutto

Abbiate cura di voi

M.


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Fly me to the moon

[mercoledì, 17 maggio 2006, ore 13:40] [tra le orecchie del lupo, luna piena]

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.
Il romantico guarda la luna e sospira.
Il razionale guarda la luna e si chiede quanto sia lo
ntana.
Il l’irascibile guarda lo stolto
e s'incazza.
Il mistico guarda il dito e dice «Sta indicando la luna».
Il filosofo guarda il dito, poi la luna e si chiede se in realtà il dito non stia indicando qualcosa nascosto dietro la luna.
L’igienista guarda il dito e pensa “Chissà quanto sporco sotto a quell’unghia”.
Il maniaco guarda la luna e pensa ad una vecchia canzone di Zucchero.
Il ladro non guarda nè il dito nè la luna e si fotte i portafogli di tutti.
Il politico guarda la luna e pensa “Se glie la prometto mi rieleggono di sicuro!”.
Il bambino sulla luna c’è già stato.
Lo strabico guarda la spalla del saggio (credo).
Il paranoico non alza lo sguardo perchè è tutto uno scherzo (appena mi distraggo mi tirano un gavettone, o mi danno uno schiaffo, o...).
Il cieco è sicuro di non sbagliare.
L’indeciso sembra stia seguendo una partita di ping pong tra il dito e la luna.
Lo psicologo guarda il dito e pensa “Chiaro simbolo fallico”.
Berlusconi passa, vede il saggio con il pugno alzato e gli urla “Comunista!”.
Il lupo guarda la luna ed inizia a cantare.
 
La luna guarda giù e vede una ventina di puntini che si agitano, e nemmeno immagina che lo facciano per lei.
 

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Dream On

[martedì, 16 maggio 2006, ore 12:57] [tra le orecchie del lupo, lupi in pantofole]

Chi non ha mai avuto un incubo? Chi non si è mai svegliato sudato ed ansimante nel mezzo della notte convinto di essere stato rincorso da cose o persone orribili fino all'orlo di un precipizio?
Beh, io.
Qualche sera fa parlando con Lei il discorso è finito sugli incubi e mi sono reso conto che non ho memoria di aver avuto un solo incubo nell’arco dei trentuno anni che ho vissuto. Non che io non abbia paure o fobie, non che mi siano mancati i periodi di stress, non che io sia un cultore delle cene leggere, anzi. Il trucco è che da secoli ho perso totalmente la capacità di ricordarmi, al risveglio, qualcosa di più di qualche flash relativo alla mia attività onirica, sia essa spaventosa o piacevole. Sogni semplici, sogni seriali ed in sequenza, ricorrenti, incubi, non c’è nulla da fare. Per anni sono stato addirittura convinto di non sognare per niente. Ovvio che non essendo io mentalmente disturbato (?) sogno come tutti gli altri, salvo poi svuotare la ram durante il passaggio da standby ad acceso. Dopo anni e dopo la sperimentazione di varie ed originali tecniche (mutuate da giocatori di lotto dotati di cari estinti) riesco al massimo a trattenere per qualche secondo alcune fugaci immagini, fumose parole o ingannevoli sensazioni; insomma, brandelli di situazioni oniriche che per il resto della giornata mi attraversano la mente con grande rapidità nei momenti più impensati, eludendo ogni mio sforzo di trattenerle e sfuggendomi come fumo di sigaretta tra le dita di una mano.
Sinceramente non so se il vantaggio di evitare gli incubi compensi appieno la perdita dei sogni. Anche nella vita, vale la pena di rinunciare ai propri sogni a causa del timore di vederli trasformarsi in qualcosa di diverso? L’esempio più lampante di questo tipo di ragionamento sono le persone che dopo un rapporto di coppia finito male cercano di convincersi a non volerne altri per evitare ulteriori disastri. Quelli che evitano a tutti i costi di riporre la propria fiducia in qualcuno per il terrore di essere traditi, salvo poi lamentarsi perchè “gli uomini/le donne sono tutti/e uguali”. Certo, se non ci si dà la pena di cercare le differenze che ci sono sempre tra una persona e le altre non ci si smentirà mai, ma non ci si accorgerà nemmeno, limitati da paraocchi autoimposti, del momento in cui si incontrerà qualcuno di speciale, qualcuno che potrebbe rendere la nostra vita molto migliore, e tutto per il terrore di renderla (forse) un po’ peggiore.
Rinunciare a migliorare la propria vita significa accettare tutto cio’ che in essa non funziona come dovremmo ed è perfettamente accettabile, come scelta, a patto che chi la fa sia consapevole che poi non ha diritto di lamentarsi se non sa più sognare.
Ciao a tutti, e sogni d’oro
M.

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Mujer Lejana

[lunedì, 15 maggio 2006, ore 16:45] [quasi originale]

 

Esta mujer cabe en mis manos.
Questa donna sta nelle mie mani.
Es blanca y rubia, y en mis manos la llevaria
E’ bianca e rossa e le porterei nelle mie mani
como a una cesta de magnolias.
come una cesta di magnolie.
Esta mujer cabe en mis ojos.
Questa donna sta nei miei occhi.
La envuelven mis miradas.
La circondano i miei sguardi.
Mis miradas que nada ven cuando la envuelven.
I miei sguardi che nulla vedono quando la circondano.
Esta mujer cabe en mis deseos.
Questa donna sta nei miei desideri.
Desnuda està bajo la anelante llamarada
Nuda sta, sotto la anelante fiammata
de mi vida y la quema mi deseo como una brasa.
della mia vita e la brucia il mio desiderio come una brace.
Pero, mujer lejana,
Pero’, donna lontana
mis manos, mis ojos y mis deseos
le mie mani, i miei occhi e i miei desideri
te guardan entera su caricia porque
ti serbano tutta la loro carezza perchè
solo tù, mujer lejana, solo tu cabes en mi corazon.
solo tu, donna lontana, solo tu stai  nel mio cuore.
 

Pablo Neruda

traduzione artigianale: il Lupo


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Oggi mi sento cosi'

[venerdì, 12 maggio 2006, ore 16:28] [senza parole]

Grazie a Lei per la splendida foto!

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Disclaimer

[venerdì, 12 maggio 2006, ore 09:50] [tra le orecchie del lupo, topten]

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto:

 

- Non viene aggiornato con regolarità (oddio...)

- Non riporta notizie ma esclusivamente il punto di vista dell’autore (i giornali invece...)

- Libero e Il Foglio sono testate giornalistiche (sic!)

- Non ci guadagno una lira (avete visto gli stipendi dei direttori di giornali l’altra settimana a Report?)

- Assomiglia ad un giornale quanto ad un ornitorinco

- Nessuno mi impone alcun tipo di punto di vista o di “taglio” da dare ai pezzi (a parte la decenza, ma non spesso)

- Non ci sono foto di donne seminude (quelle le tengo per me)

- Non c’è l’angolo dell’oroscopo (ma se volete lo possiamo mettere, pero’ lo faccio a caso, tanto è uguale)

- Ogni tanto si parla (ORRORE!) di libri

- Mi guardo bene dall’essere un giornalista (bugia, mi sarebbe piaciuto essere un giornalista indipendente, ed è per questo che faccio l'informatico)

- Non ci sono inserti di nessun tipo

- Non prende milioni di Euro di sovvenzioni statali (ancora grazie Report)

- Si parla poco o nulla di “grande sport”

- Non ci sono foto di morti o politici (o politici morti) in prima pagina

- Nessun personaggio famoso tiene qui una rubrica

- Non scrivo che d’estate fa caldo (si raccomanda di non uscire al sole col cappotto) e d’inverno fa freddo (sconsigliamo di guidare sotto le tormente di neve con le gomme lisce e la trazione posteriore)

- Non scrivo pezzi allarmati e catastrofici che si concludono affermando che l’intenzione è di non creare facili allarmismi

- Non perseguito vedove, madri che hanno perso i figli ed in generale persone distrutte per chiedere loro “cosa si prova in questi momenti"

Ciao, abbiate cura di voi

M.


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Pagellino

[giovedì, 11 maggio 2006, ore 12:00] [lupi on the road, topten]

Il mio primo quadrimestre da italiano lavoratore in Francia sta per finire ed è tempo di bilanci. Cosa ho imparato dei Francesi in questi quattro mesi? Premetto che sono considerazioni generalizzate fatte per individuare la tendenza ma che ogni persona costituisce un caso a parte.

- In galleria non accendono i fari

- Sono molto più simili a noi di quanto mi aspettassi, se si riesce a sbatterli giù dal piedistallo

- Mangiano più schifezze (e più puzzolenti) di noi

- Sanno essere molto simpatici o insopportabili, ma niente vie di mezzo

- Conoscono meno le lingue straniere di noi italiani (!)

- Credono che il pane sia sporcorepellente

- Considerano il fatto di respirare in bagno del tutto secondario, di conseguenza tendono a piazzare le toilettes negli angoli più ciechi e reconditi degli stabili

- Parlano, più che ascoltare

- Le donne riescono a tirarsela più delle italiane (!)

- Non stanno a guardare quando il governo fa qualcosa che non gli ppiace, ma scendono in piazza a protestare. Davvero.

- Si vestono come i pazzi

- Sono molto più formali di noi

 

Ovvio e normale che queste mie opinioni ed impressioni sono destinate a mutare mano a mano che la mia conoscenza del popolo Francese in generale e dei Francesi nel particolare aumenterà, e comunque devo ammettere di trovarmi, tra loro, meglio di auanto mi sarei aspettato.

‘sta cosa un po’ mi preoccupa.


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