Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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Abnuntio vobis gaudium magnum!!!

[venerdì, 31 marzo 2006, ore 09:56] [luna piena, lupi on the road]

Ovvero dopo due anni, mille telefonate fatte casualmente in momenti in cui erano tutti in riunione, o malati, o usciti un'attimo, o rapiti dagli alieni; centinaia di e-mail trattate come spam e infine un ricorso alla magistratura; dicevo, dopo due anni sono finalmente venuto in possesso dei quasi 6000 (seimila) euro che la mia ex azienda si è sempre rifiutata di pagarmi in corrispettivo di liquidazione, ferie non godute e rimborso spese relativo agli ultimi due mesi di trasferte. Ieri ero a Milano, al Palazzo di Giustizia per la prima (e l'ultima) udienza relativa alla causa "Lupo Vs P". Ci sono andato molto volentieri perchè qualche giorno fa il mio avvocato mi aveva annunciato l'intenzione della ditta di "conciliare" e senza nemmeno fare storie per la cifra (per forza, era tutto documentato e da loro stessi sottoscritto...). C' è stato anche il momento della tragicommedia, dovuto al fatto che il loro avvocato si è presentato senza le necessarie deleghe, quindi la parte in causa è stata dichiarata contumace con il guidice che, povera donna, non credeva possibile un'ignoranza simile dal proprio lavoro e ha rischiato l'ictus, mentre io di fronte allo spettro di un rinvio rischiavo di svenire mentre tentvo di non burlarmi apertamente dell'avvocato della P.

Fortunatamente, "non sussistendo più, al momento dell'udienza, i motivi del contendere" (avevo già l'assegno nel portafoglio) si è potuto risolvere tutto tramite una dichiarazione del mio avvicato ed un verbale di conciliazione (o qualcosa del genere, non ricordo bene perchè ero concentrato sull' assegno nella mia tasca posteriore destra) "volante" e siamo potuti andare tutti a casa.

A me, pero', nonostante la soddisfazione di essere arrivato in fondo a questa piccola odissea economica personale, un piccolo rimpianto rimane: non aver potuto vedere con i miei occhi il Signor P. firmare gli assegni per me e per le mie spese legali e soprattutto non aver avuto l'occasione di dirgli cio' che penso di lui e dei suoi più stretti collaboratori (tutti gli altri ex colleghi invece mi stanno molto simpatici e mi mancano anche un po')...

Non importa, mi consolero' comprandomi quel bellissimo lettore Mp3 che voglio da tanto tempo...

Ciao a tutti, e mi racccomando: in gamba!

M.


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Un giorno normale - parte seconda

[mercoledì, 29 marzo 2006, ore 13:16] []

Il giovane Manovale si alzo’ il colletto della vecchia giacca e si strinse nelle spalle. Non era freddo, ma quando l’acqua gli incontrava la pelle gli causava qualche brivido, dovuto anche al fatto che cascava letteralmente dal sonno. La giornata si prospettava faticosa e disagevole. Il lavoro che lo aspettava al cantiere era lungo ed in ritardo rispetto alla tabella di marcia, ed il bus era tremendamente in ritardo. Per di più trovare un posto a sedere sarebbe stata un’impresa epica (anche se il Manovale la defini’, nei suoi pensieri, con altri ben più coloriti termini) e l’idea di stare in piedi a farsi sballottare da ogni frenata e curva del percorso fino al capolinea non lo allettava per nulla. Oggi non avrebbe ceduto il posto (sempre che ne avesse trovato uno) a nessuno, nè donne incinte nè anziani, anche se si sarebbe sicuramente attirato gli sguardi di disapprovazione di tutti gli altri passeggeri. In fondo era vero che i suoi vent’anni gli davano una resistenza maggiore ma era anche vero che quando la sera tornava a casa sporco e stremato nessuno si degnava di notare la sua condizione ed offrirsi di cedergli il posto a sedere.

A risollevargli un po’ il morale venne il ricordo del fatto che l’indomani, sabato, sarebbe uscito con gli amici e sarebbe andato in quel nuovo locale che gli avevano detto fosse sempre stracolmo di belle ragazze (anche qui le parole ch il Manovale penso’ erano di tutt’altro stampo Chissà che non ci potesse scappare un’avventura, si disse mentre lottava per salire per primo sull’autobus già quasi pieno.

L’Autista...


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Un Giorno Normale - prima parte

[martedì, 28 marzo 2006, ore 16:37] []

Il Pensionato, come ogni mattina, alle sei e mezzo si ritrovo’ con gli occhi aperti senza essersi reso conto di essere passato dal sonno alla veglia. Ritrovo’ subito gli occhiali ed il libro sul comodino e riprese a leggere da dove il sonno lo aveva fatto interrompere meno di sei ore prima, ansioso di arrivare a scoprire come terminava il capitolo. Dopo una mezz’ora, mentre si alzava con scricchiolante fatica dal letto gli balenarono davanti agli occhi alcune immagini rapidissime, eco di un sogno complicato e struggente (di questo era certo) che pero’ per quanti sforzi facesse, o forse proprio a causa di essi, non riusciva a richiamare alla memoria.

Vestaglia, ciabatte, orologio. La sua divisa quotidiana era completa. Ormai usciva di casa soltanto una o due volte la settimana, per fare la spesa e per qualche commissione straordinaria ed evitava, negli altri giorni, la pena inutile di vestirsi. L’artrite gli rendeva difficile muoversi ed al mattino i primi passi, fino al bagno e poi ai fornelli ed alla caffettiera, erano i più difficili. Arrivato in cucina si preparo’ il caffè e nell’attesa di sentire (l’udito, almeno quello era ancora baldanzoso) il familiare gorgoglio della fedele moka che, penso’, da vent’anni gli dava il buon giorno ogni mattina, si mise ad osservare dalla finestra le persone stipate sotto la pensilina alla fermata dell’autobus, nel vano tentativo di ripararsi dalla pioggia battente.

Il Manovale...


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Ethica

[lunedì, 27 marzo 2006, ore 13:23] [tra le orecchie del lupo]

Il Corso di Matrimonio Cattolico è finito, le sei serate alla fine sono trascorse in fretta anche se in due occasioni (nonostante l’argomento etico/religioso/filosofico che rimane uno dei miei preferiti) i relatori hanno messo a dura prova, con monologhi esageratamente catechistici ed autocompiaciuti, la mia capacità di rimanere attento e soprattutto vigile. In conclusione, e lo dico da cattolico formale (sono persino cresimato) ma semi/agnostico sostanziale, queste “lezioni” mi hanno convinto di una cosa: se si escludono alcune (in verità parecchie) forzature nelle limitazioni di scelta di origine prettamente dogmatica (soprattutto in ambito sessuale e riproduttivo), la condotta morale del buon cattolico equivale a quella del buon laico. I principi fondamentali del comportamento sociale (e privato), infatti sono gli stessi, sia che li si consideri dettati da un’entità superiore sia dal buon senso e dall’empatia.

In effetti, a pensarci, l’empatia è una caratteristica fondamentale per la buona riuscita di una (ogni) vita sociale e sentimentale; se ciascuno di noi prima di compiere o meno un’azione che andrebbe a coinvolgere più o meno direttamente qualcun’altro provasse a mettersi per un’attimo nei panni della controparte, a pensare a quali ripercussioni e reazioni il proprio modus operandi causerebbe, credo che in generale verrebbero perpetrati meno torti di quelli a cui, giornalmente, ci tocca assistere.

Giusto per fare qualche esempio inutile ma d’impatto, i serial killer dei manuali (e dei romanzi), che sono il prototipo dell’essere abbietto capace di qualunque cosa nei confronti di chiunque, sono totalmente privi della capacità di identificarsi con le proprie vittime (e non solo) o anche soltanto di considerarle diversamente da oggetti e strumenti; i terroristi suicidi arrivano a dare un nuovo significato alla mancanza di empatia, considerando addirittura sè stessi come strumenti, perdendo cosi’ ogni possibile rispetto per la propria (e come “logica” conseguenza per l’altrui) vita.

Gente come il Nano di Arcore, infine, considera chiunque non sia lui stesso come un numero, una voce di bilancio, un oggetto da fare proprio e da conquistare, non importa come, per perseguire il proprio scopo, che a me sembra di riconoscere nel desiderio di diventare Padrone Assoluto della nazione, idea peraltro inflazionata sia nel tempo che nello spazio, basti pensare a tutti i monarchi e dittatori che si sono susseguiti nella storia e a tutti quelli che ancora calcano “il palcoscenico internazionale” in tutto il mondo (e intendo proprio tutto...).

 

Insomma: pericoloso, antipatico, insincero, supponente e nemmeno originale...


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Spaventose prese di coscienza

[venerdì, 24 marzo 2006, ore 12:42] [domande, lupi on the road]

Ieri sera, al Corso di Matrimonio Cattolico, il relatore di turno, un parroco, ha posto la domanda: "Qual'è la formula dell'assoluzione dopo la confessione?" Non riuscendo a sopportare il frastuono che fa il silenzio imbarazzato di quattordici coppie, dopo trenta secondi il vostro Lupo ha alzato la zampina e ha risposto "Io ti assolvo".

A quel punto ha realizzato, con un brivido, che se in mezzo a tutti quei buoni cattolici in procinto di sposarsi ha dovuto rispondere lui, dubbioso e critico semi-agnostico che non si confessa dal giorno precedente alla cresima (fatta almeno quindici anni fa), la situazione è drammatica...


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Desiderio, désir, desire, deseo, wunsch, desejo

[venerdì, 24 marzo 2006, ore 12:14] [tra le orecchie del lupo, impressioni lupesche]

Più ci penso e più me ne convinco: se un Genio della Lampada, un Leprechaun alla fine di un arcobaleno, Q di Star Trek o comunque un qualsiasi essere dotato di adeguati poteri mi proponesse di esprimere un desiderio per me (un desiderio in assoluto magari lo utilizzerei in maniera diversa), chiederei di parlare tutte le lingue del mondo.

Qualcuno penserà che è un desiderio un po’ del c@$$o ma chi mi conosce sa che non ci sono molte cose che potrebbero rendermi più felice. Sono, fondamentalmente, una di quelle persone che, come si dice dalle mie parti “dove le metti stanno”, mi sento a casa (o comunque “I feel comfortable”) in qualunque luogo e come logica conseguenza mi piacerebbe sentirmi a casa con qualunque persona. Una delle cose che sopporto meno, essendo una persona che dà grande importanza al dialogo ed alle parole, è l’impossibilità di esprimermi e di comprendere gli altri. Già ora, in Francia, mi rendo conto che parlo come una specie di ritardato e che devo chiedere alle persone di ripetersi troppo spesso. Non che (almeno qui in ditta) non siano tutti molto disponibili ad aiutarmi con questa mia difficoltà, anzi. Il problema è che è proprio a me che non va giù... Sogno da troppo tempo la possibilità di rivolgermi a ciascuno nella sua lingua e di comprendere al volo cio' che mi viene detto, indipendentemente da chi lo dice. In fondo, cosa c'è di piu' bello di sentirsi rivolgere la parola nel proprio idiome mentre ci si trova all'estero, magari spaesati, magari in difficoltà? forse soltanto la soddisfazione di poter utilizzare l'idioma del luogo in cui ci si trova per comprendere appieno, senza barriere o difficoltà di traduzione, come funziona in quel luogo, come la gente vive e pensa...

...mi sa che è ora di svegliarsi... torno al lavoro ed al mio francesa da ritardato (ma in netto miglioramento!)


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Parola d'ordine!

[giovedì, 23 marzo 2006, ore 09:21] [manuale del piccolo sistemista]

Ma perchè se per un mese e mezzo, una volta a settimana, si manda un'e-mail a tutti gli utenti dicendo che la password per accedere al software fondamentale per il lavoro in azienda deve essere cambiata entro una determinata data, spiegando anche che è indispensabile perchè poi con l'aggiornamento tutte le passwords costituite da meno di sei caratteri non consentiranno di accedere, questa mattina (the Day After) sono già venuti in tre a cercarci per dire che "non so cosa succeda, non riesco ad accedere al software..."? Per la cronaca, una ha ammesso candidamente di essersi dimenticata, l'altro ha inserito una password di cinque caratteri e l'ultima (per ora) ha cambiato la password per accedere a Windows...

Inutile, bisogna rendersene conto, il lavoro dell'informatico ha un sacco di aspetti in comune con quello dal maestro d'asilo...


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Back in school

[mercoledì, 22 marzo 2006, ore 14:38] [impressioni lupesche]

Il corso prematrimoniale procede bene, tutto sommato. Mi aspettavo qualcosa di più apostolico in tutta sincerità, di più catechistico. In realtà l'altra sera presiedeva la seduta una coppia con figli, sposata da quindici anni. Due persone simpatiche e senza grandi velleità di saggezza ma che hanno saputo proporre alcuni spunti di dialogo e riflessione interessanti. Anche il frate (categoria, quella dei frati, che mi ispira molta più simpatia rispetto a preti e suore) ieri sera è riuscito a non pontificare e a rendersi utile in modo leggero. Insomma, per ora sta andando tutto ben ed il mio (e soprattutto Suo) timore, ovvero quello di essere indottrinato per ore sul cattolicesimo applicato al matrimonio e di non saper resistere e rispondere in modo caustico, si sta rivelando infondato. D'accordo, in un paio di occasioni mi sono dovuto autocensurare, come quando il frate ha fatto notare che i figli vanno accettati per quello che sono senza imporgli la nostra volontà e a me è venuta voglia di chiedergli: "Anche se sono gay?", pero' si è trattato di casi sufficientemente isolati e quindi perfettamentre gestibili. Certo, un po' mi sento un infiltrato, un agente sotto copertura, spesso mi chiedo come reagirebbero i relatori e le altre coppie se venissero a conoscenza del mio profondo scetticismo nei confronti della religione...

Pero', che dire, per Lei il matrimonio in chiesa è cosi' importante che ne è venuta voglia anche a me e poi non me la sentirei di imporle il mio semi agnosticismo...

Ciao a tutti, abbiate cura di voi, con o senza Entità Superiori!

M.


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...questo connotato non mi è nuovo...

[martedì, 21 marzo 2006, ore 12:31] [lupi on the road, awooo]

A quanto pare sono il prodotto di un collage fatto con varie parti di personaggi famosi.

Quando sono tornato, abbronzato capellone e biondo, dalla Grecia il buon Fabione sosteneva che mi si sarebbe potuto scambiare, da lontano, per Joey Tempest, il cantante degli Europe (se la memoria non m’inganna).

Nello stesso periodo non potevo evitare di radermi perchè a quanto pare con la barbetta sembravo Gesù Cristo (in croce pero’, con la faccia di chi è ad un passo dalla fine).

Anni fa a Pesaro mi è stato detto che assomiglio un po’ a Walter Magnifico (“inbellopercarità” si è affrettata ad aggiungere la signora che me lo ha detto), che per chi non lo ricorda è stato una colonna del basket pesarese ed italiano per parecchi anni.

Più o meno nello stesso periodo un collega (ora soltanto amico) milanese ha cominciato a chiamarmi Lucignolo perchè, sostiene, assomiglio a Massimo Ceccherini, soprattutto quando, parole sue “fai qualche faccia strana”.

Ultimamente alcuni amici torinesi di Lei, sentendomi parlare, si sono resi conto che cadenza, accento e tono di voce ricordano (pare anche prepotentemente) il comico Alberto Patrucco, quello che a Zelig sosteneva che “sono tempi bastardi”.

Lei stessa, quando portavo gli occhiali, mi prendeva in giro dicendo che somigliavo a Nobita, il bambino amico di Doraemon.

Ieri sera, alla fine del primo incontro del corso pre matrimoniale (attendiamo un secondo che gli amici che sono svenuti si riprendano) una coppia appena conosciuta ha rispolverato il tema della mia affinità con Ceccherini...

Ora, a me Ceccherini è parecchio sipatico ma porcaccia la miseria maiala porca, non venitemi a dire che è un uomo attraente perchè gli occhi ce li ho anch’io...

Ho deciso, lancio un sondaggio tra quelli che mi conoscono dal vivo, come testimonianza per coloro che la mia faccia non l’hanno mai vista e/o non la vedranno mai: SOMIGLIO DAVVERO COSI’ TANTO A CECCHERINI? E se no, a chi assomiglio?

 

In attesa di risposte vado a fare un giro su My Heritage...


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Potrei ma non voglio

[lunedì, 20 marzo 2006, ore 17:19] [tra le orecchie del lupo]

Potrei scrivere dello spettacolo che Lei ed io abbiamo visto sabato sera (Andrea "Zuzzurro" Brambilla in "Il mio cane, Stupido" di John Fante).

Potrei scrivere del mal di schiena degli ultimi giorni e di quanto io odi essere acciaccato.

Potrei scrivere di tutta una serie di castronerie che hanno preso, dalla bocca del Clown di Arcore, la via dell'aire e di quanto mi abbiano fatto ribbrezzo.

Potrei buttar giù un post intimista, un po' oscuro e un po' solare, e farvi chiedere per ore (va beh, dai, qualche minuto...) "Ma che c@$$o voleva dire?"

Potrei tessere le lodi di un calciatore che per la prima volta in assoluto, in Italia, ha ammesso di aver toccato con mani la tentazione di fare gol, ma che poi ha capito che non c'è onore nell'imbroglio...

...potrei, si', credo proprio che potrei...


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The ring - parte seconda

[mercoledì, 15 marzo 2006, ore 14:28] [impressioni lupesche]

E va bene, lo confesso, li ho visti anch'io. anche la TV della Tana era sintonizzata, come pare metà degli apparecchi italiani, sull'arena dove si affrontavano il Nano Ridicolo ed il Carlino Triste. Non so, non posso e non vogilio entrare nel merito del "chi ha vinto" in primo luogo perchè non m'interessa (ho già deciso da un po' a chi dare il mio piccolo sostegno), in secondo perchè è un po' come in un'incontro di boxe finito ai punti: ci sarà sempre chi dirà che uno ha picchiato di più ma l'altro lo ha fatto meglio e chi sosterrà che il fatto di essere buoni incassatori andrebbe premiato. Il piccolo commento che voglio fare riguarda qualcosa di più prossimo alla mia sensibilità di lupo, ovvero il linguaggio del corpo: quello che mi domando infatti è quanta fiducia si possa accordare ad un relatore che passa un'ora e mezza a parlare evitando di guardare in camera se non per rivogerle sorrisi accattivanti (nelle intenzioni) ed inquietanti (nella pratica) mentre dice (e lo ha detto sistematicamente ogni volta che ne ha avuto la possibilità) che le parole del suo avversario "sono il contrario della realtà" (come se lui vivesse con la mano nella bocca della verità). Mi chiedo che fiducia si possa accordare ad una persona che mentre parla, oltre a guardare ovunque tranne gli occhi dell'interlocutore (in questo caso l'occhio elettronico), continua a scarabocchiare su un foglio, tracciando quadrati e scrivendo le cifre che cita senza soluzione di continuità, come a renderle reali. Cifre che a me personalmente hanno dato l'impressione di essere un ottimo modo per evitare di esprimere troppi concetti, un'arma segreta (ma neanche tanto) usata allo scopo di saturare la mente dell'ascoltatore impedendogli di focalizzare sui fatti e sulle idee.

Non ho nessuna remora a dire che ritengo Prodi una persona intelligente e capace, limitata soltanto dal fatto che "non buca il video" come si diceva una volta, ed ammetto che questo mi renda fazioso, ma in ogni caso se ho davanti due persone che chiedono di poter decidere per me per cinque anni, decido per quella che ha il coraggio di dire quello che pensa senza denunciare nervosismo ed inquietudine, e soprattutto guardandomi in faccia, anche se mi prospetta qualche sacrificio in più.

E in ogni caso, ad una persona che dopo essere apparsa in ogni possibile programma televisivo, con qualsiasi pretesto ed a qualunque orario, tra l'altro costantemente (o quasi... Grazie Lucia!) libero di dire cio' che desiderava per tutto il tempo che voleva, riesce ad affermare che non ha potuto illustrare il suo programma di governo perchè limitato da una legge ingiusta come la Par Condicio, come faccio a credere?

Ciao a tutti, e speriamo bene...

M.


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Friends Will be Friends

[lunedì, 13 marzo 2006, ore 10:06] [luna piena, lupi on the road]

Questo fine settimana ho imparato (o ho avuto la conferma di) una cosa molto importante: gli amici, quelli veri, se ne fregano se non si vedono per un po’ e non c’è modo migliore per accorgersi di quanto siano importanti di andare ad abitare a qualche centinaio di chilometri di distanza. Non ci sono unità di misura di distanza e di tempo che tengano, quando passi qualche ora con i tuoi amici è sempre una festa. 

 

...e quando per un malinteso (e una bella parte di colpa) va a monte una cena con un amico è sempre una mezza tragedia (scusa Dott. Idraulico!!!)...


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La matematica non è un'opinione, è una maledizione

[venerdì, 10 marzo 2006, ore 13:09] [awooo, manuale del piccolo sistemista]

Problema: dati dieci utenti, ognuno con il suo account, i suoi dati personali e lavorativi precipui e dato un ufficio con sette computers in rete. Considerato che ogni computer è dotato (ovviamente) di una sola tastiera, un solo monitor ed un solo mouse, che le scrivanie sono sette e che le prese di rete sono ugualmente sette:

Come c@$$o facciamo il Gemello Pazzo ed io a permettere a tutti di lavorare contemporaneamente???

Un posto da Supervisore Eccelso agli Affari Informatici (e assistente di David Copperfield) al solutore (più che abile, oserei dire arruolato). Un posto da Primo Psicologo e Diplomatico del Regno a chi fosse in grado di ricondurre il genitore di un'idea tanto folle alla ragione senza incazzarsi o colpirlo con oggetti contundenti (non vale neanche infilargli il toner della fotocopiatrice a 180° Celsius nei pantaloni, ci ho già pensato io e non è ammesso).

Bene, potete cominciare, i compiti si consegnano lunedi' mattina.

Prof. M.


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If...

[giovedì, 09 marzo 2006, ore 15:32] [vita, tra le orecchie del lupo, topten]

Se riuscirai a comprare una baguette senza bestemmiare perchè te la servono “incartata” da un francobollo...

Se non t’incazzerai quando gli utenti ti chiamano per un problema per poi negare l’evidenza e cioè che sono loro stessi ad averlo causato...

Se sarai capace di fingere di non sentire le signore accanto a te sul treno che si raccontano le rispettive esperienze sessuali senili...

Se saprai accogliere con un sorriso il ciccione che ti schiaccia contro la parete dell’autobus affollato solo perchè deve stare vicino al suo amico seduto (almeno parlassero...)...

Se prenderai la mezz’ora di ritardo del treno come “un’occasione per riflettere” e non come una “persecuzione di quella straporca maiala maledetta della sfiga che non mi abbandona mai, buttana la miseria buttana, proprio oggi che volevo fare in fretta, gli venisse un po’ di bene alle ferrovie, ai capostazione e anche alle rotaie!”

Se ascolterai le lusinghe di chi da te vuole soltanto un favore senza illuderti di essere degno di lusinga...

Se ascolterai le critiche spietate di chi ti vuole male senza per questo dubitare delle tue qualità...

Se la sera saprai rilassarti e lasciare fuori tutti i motivi di stress che si accumulano durante una giornata...

Se la perdita di tre ore di lavoro per una ragione stupidissima ed indipendente da te non ti porteranno istantaneamente ad un’ulcera...

Se quella riga sulla macchina rimarrà una riga su un pezzo di lamiera e non prenderà le dimensioni di una dichiarazione di guerra del mondo nei tuoi confronti...

Se il fatto che incroci il tuo capo soltanto quando per una ragione o per l’altra il tuo vestito sembra masticato da un cane ti suggerisce soltanto le parole “che curiosa serie di combinazioni”...

Se riuscirai a fare tutto questo, figlio mio...

 

 

 

 

Dritto a San Patrignano, FILARE!!!! 

 ...non se ne puo’ più di tutti ‘sti drogati...

 

 


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The Ring

[giovedì, 09 marzo 2006, ore 12:28] [awooo, impressioni lupesche]

Oggi sembra che il famoso incontro Prodi – Berlusconi si farà.

Domani probabilmente scopriremo che non si farà, e dopodomani ci diranno di nuovo che si farà. 

 

...ma non potevano farlo organizzare da Don King? Almeno saremmo stati sicuri che si sarebbe fatto, dove, quando e avremmo saputo anche in anticipo chi avrebbe vinto...

  

Scherzi a parte, in fondo a noi poveri popolani, cosa importa di vedere Puffo Vanitoso e Don Mortadella che si scannano in TV? Sappiamo già come andrà a finire... uno si gonfierà come un pavone millantando chissà quali risultati eccelsi ottenuti dalla nazione grazie a lui mentre l’altro illustrerà tutte le difficoltà, le incertezze e le acque torbide ed agitate che il paese sta attraversando. Il primo allora si metterà ridere e ad alzare la voce ed accuserà l’altro di essere comunista, bugiardo, infido, antidemocratico, pessimista, pazzo, maleducato e di avere l’alito cattivo. L’altro ribatterà con qualche uscita ironica, qualche frase bofonchiata e un paio di sorrisi di condiscendenza salvo poi perdere le staffe anch’egli e lasciarsi trascinare in modalità “processo di Biscardi”. Il moderatore tenterà (o fingerà di tentare) di riportare un po’ di ordine ma lascerà trasparire che una rissa verbale gli conviene di più perchè alza gli ascolti.

Alla fine, l’indomani, entrambi diranno ai giornalisti di avere umiliato l’avversario con i loro argomenti e con la loro competenza e si scorderanno di dire che l’unica ad essere stata sconfitta nello scontro sarà stata la dignità degli spettatori che saranno stati nuovamente presi in giro da un teatrino tanto inutile nella sostanza quanto deprimente nella forma. 

 

...se faranno mai questo dibattito, tornate a dirmi se sbagliavo...


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