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Categorieamarcordawooo banana republic domande giochicateneaffini impressioni lupesche libri luna piena lupi in pantofole lupi on the road lupo sound manuale del piccolo sistemista news of the world ottimismo e fastidio quasi originale sciem trek senza parole soul landscapes topten tra le orecchie del lupo un lavoro da lupi vita Qualcosa sul Lupo"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano TerzaniAmoLei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sportOdioLe idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiareCommentiVecchioHidalgo in Alive 'n' kickin'FrancoG in Alive 'n' kickin' elleeci in Alive 'n' kickin' utente anonimo in Alive 'n' kickin' Aliseys in Alive 'n' kickin' Archiviooggiluglio 2008 aprile 2008 marzo 2008 febbraio 2008 gennaio 2008 dicembre 2007 novembre 2007 ottobre 2007 settembre 2007 agosto 2007 luglio 2007 giugno 2007 maggio 2007 aprile 2007 marzo 2007 febbraio 2007 gennaio 2007 dicembre 2006 novembre 2006 ottobre 2006 settembre 2006 agosto 2006 luglio 2006 giugno 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 novembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 Aggiungimi ai favoritiaggiungimi nei favoriti di splinderaggiungimi ai tuoi favoriti LinksAliseysAmmazzare la portinaia Amnesty International Avevo tempo da investire Beppe Grillo ChiaraParanoica Chinaski CryBoy Demon Kiss El Giramundo elleeci Ephrem Esercizio di buona follia Il Fantasma Il Pirata Metallico Il tempio di Theleme indymedia La Fabbrica Operante La Profe La strega metropolitana le fou jumeau LogorRomins Lupacchiotto MultiDario My Music Radio Capital Shelidon Squitto Stefano Benni Tessy The Gusty Bus Voglio Scendere Wikipedia Zanocom Contatore*loading* refreshCreditslayout: Lylaimages: Il Gemello Pazzo |
Epica[martedì, 28 febbraio 2006, ore 14:46] [tra le orecchie del lupo] Il Cavaliere Bianco, avvolto nel suo mantello di lana candida bordata d’ermellino, si sistemo’ l’elmo e si avvio’ verso il suo padiglione. Era da poco spuntato il sole e la nebbia notturna stava cominciando a dissolversi. In quell’atmosfera sembrave un enorme fantasma corazzato o un angelo vendicatore. Nei pressi del suo padiglione incontro’ un Uomo d’Arme. La differenza di aspetto tra i due era abissale; tanto la placca frontale del cavaliere era candida, lucida e luccicante al sole nascente tanto quella dell’Uomo d’Arme, che vestiva del color della terra, era opaca, brunita dal sangue e dal sudore ed ammaccata. Normalmente il Cavaliiere Bianco non avrebbe rivolto la parola ad un personaggio di cosi’ basso rango, ma il giorno prima si erano ritrovati fianco a fianco nella mischia e, il nobile ricordava bene, l’uomo si era battuto con ardore paragonabile al suo. Il Mercenario lo saluto’ con deferenza anche se un testimone imparziale avrebbe notato una sfumatura ironica nella sua voce. “Hai combattuto bene ieri, soldato.” Le parole del Cavaliere Bianco cadevano da molto in alto. “Sto considerando la possibilità di proporti l’onore di entrare a far parte della mia guardia personale”. Un sorriso come una crepa increspo’ il viso dell’Uomo d’Arme: “Perdona la mia schiettezza mio signore, ma tutto dipende dalla paga”. Il Cavaliere Bianco era sconcertato ed offeso: “Ma come ti permetti! Ti sto offrendo di entrare al mio servizio e osi rispondermi che il nocciolo della questione sono i denari? La mia è una delle famiglie più antiche ed influenti del regno ed io personalmente in quanto primogenito posseggo o possiedero’ terre, castelli e villaggi! Se tu mi avessi giurato fedeltà, un giorno avrei poturo proporti per l’investitura a Cavaliere! Non ho mai ricevuto un affronto simile senza lavarlo con il sangue! Spera di morire con onore nel prossimo assalto perchè se questa sera sarai ancora vivo pensero’ io a staccarti la testa del collo!” L’Uomo d’Arme non parve particolarmente impressionato dalle minacce del Cavaliere Bianco ma conoscendo la fama del nobile di essere tanto facile ad infiammarsi quanto veloce a smaltire la rabbia, rispose in tono sussiegoso: “Mio signore, non avertene a male per le mie parole, non ho nulla contro la tua nobile e potente famiglia nè contro di te, la mia affermazione è stata dettata soltanto dal bisogno. Ho una famiglia numerosa alle spalle e come sai devo provvedere da solo all’equipaggiamento, di conseguenza la mia preoccupazione, prima dell’onore e della nobiltà della causa è e deve essere quella economica”. Il Cavaliere Bianco, che era famoso per credere profondamente nella famiglia sembro’ sorpreso nel sentir parlare in questo modo un soldato di professione, avvezzo com’era a venire in contatto con uomini d’arme che pensavano al mondo soltanto in termini di vino, bordelli e saccheggi. “Forse hai ragione Uomo d’Arme, forse sono stato precipitoso nell’interpretare le tue parole, ma se è veramente cosi’, dimmi: com’è possibile che tu sia cio’ che sei e soprattutto che tu combatta da volontario in questa guerra per l’onore del nostro Re?” Il soldato rivolse lo sguardo a terra, forse per imbarazzo, forse per non mostrare l’espressione di compatimento che rischiava di trapelargli sul viso ad una simile domanda: “Mio signore, sono un soldato perchè non so fare altro. La mia è sempre stata una famiglia di contadini ma gli ultimi anni di guerre, tasse e razzie non ci hanno permesso di sopravvivere con quel poco che riuscivamo a ricavare dalla terra, cosi’, essendo forte e veloce di membra, ho deciso di prendere le armi. Quanto all’ardore che mi hai visto dimostrare in battaglia, altro non era se non il desiderio di rimanere vivo per vedere un altro giorno. La vostra nobiltà ha tolto a me e a tutti quelli come me il sostentamento, la libertà e la pace ed ho dovuto fare di necessità virtù, diventando un ingranaggio della macchina che affama la mia stessa famiglia, nel disperato tentativo di provvedere al loro sostentamento”. L’Uomo d’Arme pero’ tenne l’ultima frase per sè. Si limito’ a rivolgere all’immacolato Cavaliere Bianco un marziale saluto e ad andarsene per prepararsi ad un’altra battaglia. Acquario a rotelle[lunedì, 27 febbraio 2006, ore 15:36] [tra le orecchie del lupo, impressioni lupesche]
Un ragazzo con i capelli lunghi, le mani in tasca e lo sguardo rivolto a terra. Un anziano con il cappello, completo grigio e pelle trasparente. Una ragazzina con lo zainetto scolastico rigonfio e decorato da decine di pupazzi e scritte. Una vecchia dai capelli azzurrati, con un cappotto spigato e la borsa della spesa a rotelle. Un piccolo muratore ricoperto di polvere, con scarponi enormi e barba di tre giorni. Un senegalese altissimo con un borsone pieno di cd e magliette ed un sorriso abbagliante. Una donna alta ed altera, avvolta nella vita strappata a decine di animali ed isolata dalla vita dei propri simili. Due ragazzini pieni di gel, facce da padroni e tanta paura dentro. L’ubriaco, completo stazzonato e testa appoggiata al finestrino. Una giovane donna in un angolo, viso nascosto dai capelli e sguardo lontano. Un paio d’impiegati, camicie chiare e pensieri foschi.
Ed io, che mi chiedo che pesce rappresento. Curling (io lo conoscevo già)[venerdì, 24 febbraio 2006, ore 14:40] [tra le orecchie del lupo] Titoli di alcuni giornali di questi giorni: "Il curling appassiona l'Italia"; "Meglio di una soap" (eccheccevo', dico io...). Addirittura in un articolo di Repubblica veniva riportata, quotata, la seguante affermazione carpita, se ricordo bene, in Piazza Bologna o alla stazione Tiburtina:"Nun poi capi', me sto appassiona' ar cherli!". Bene, che sia chiaro a tutti please! Io almeno tre anni fa avevo già passato varie serate a seguire su Eurosport gli Europei ed i Mondiali di Curling! E con passione e partecipazione! Certo, il fatto che tutto sia accaduto perchè ero solo, in anonime camere d'albergo sperdute per lo stivale e senz'altro da fare che non girarmi una (o più) bombe, aprire una birra e spiaccicarmi sul letto davanti alla TV in orari vampireschi qualcosa dovrebbe indicare, ma le conclusioni le lascio a voi. Senza infamia e sanza lode[venerdì, 24 febbraio 2006, ore 12:09] [awooo] Beh? Niente commenti? Nemmeno un vaffa? Un saluto, il segno tangibile del vostro passaggio? Sono cosi' noioso? Non vale, cominciavo ad abituarmi bene... ;-) Di odissee e teletrasporti (ode al Viaggiatore)[giovedì, 23 febbraio 2006, ore 12:27] [tra le orecchie del lupo, lupi on the road, impressioni lupesche] Più rileggo la poesia che sta qui sotto (certo, riferita a ben altro tipo di "viaggio" rispetto a quello di cui sto per parlare) più ripenso al fatto che già qualche anno fa, in tempi non sospetti, avevo perorato in più di una discussione la mia totale avversione per il concetto di teletrasporto. Il mio oppositore nel dibattito cercava di convincermi facendo presente che con il mezzo di trasporto istantaneo a disposizione non sarebbe più stato un problema visitare qualunque luogo in qualunque momento, con grande vantaggio per tutti coloro a cui piace viaggiare. Io rispondevo sempre che un mezzo simile avrebbe facilitato la vita ai viaggiatori coatti (rappresentanti e trasfertisti vari) ed ai turisti, ma non ai veri viaggiatori. Un viaggiatore serio, di quelli con la "V" maiuscola, già sopporta male i trasferimenti in aereo, figuriamoci una cosa come la dislocazione istantanea. Per un Viaggiatore la vera meta non è la destinazione ma l'accumulo di esperienze, sensazioni, immagini suoni ed odori che deriva dal viaggio. Certo, raggiungere il luogo ove si desidera andare è importante, ma se lungo la strada si incappa in qualcosa che vale la pena di una sosta, perchè non farlo? D'accordo, si ruberà parte del tempo destinato alla permanenza nella destinazione primaria ma in questo modo, al ritorno, si avranno nel cuore due (tre, mille) luoghi e non più uno solo. Il Viaggiatore, rispetto al turista (categoria che personalmente, senza offesa, mi irrita non poco) ha più calma, più capacità di scoprire ed integrarsi con la realtà che lo corconda e soprattutto non ha la smania di andare nei classici luoghi da cartolina, siano essi piazze, vie, monumenti o picchi, laghi e spiaggie. Il Viaggiatore è quello che passa la sua giornata dietro a Notre-dame de Paris, e perchè gli archi posteriori sono stupendi e perchè li' nessuno gli chiede se vuole farsi fare un ritratto (o se "vuole essere cosi' gentile da farci una foto") e lui è tranquillo e libero di scegliere se ammirare l'imponente architettura che lo sovrasta o il dolce dondolio delle barche e dei bateau-mouche sulla Senna sotto di lui. Raramente il Viaggiatore ha con sè una macchina fotografica (mai una videocamera) e quand'anche ne fosse fornito lo si puo' distinguere dai turisti seguendo la direzione in cui è puntato il suo obbiettivo; più spesso il Viaggiatore si aggira munito di un taccuino o un blocco da disegno, consapevole del fatto che tramite questi mezzi, più che l'immagine dei luoghi, viene fissata su carta la gamma di sensazioni che quest luoghi ci hanno saputo donare. Il turista medio si aggira per i luoghi che visita (soprattutto se si tratta di paesi esteri) con un misto di arroganza e circospezione: si sente forte del fatto che in quanto turista deve essere bene accetto ma teme di finire, per distrazione in qualche luogo non turistico dove poter passare dei guai. Il Viaggiatore cerca le zone non turistiche confondendosi con gli autoctoni, spinto dal desiderio di entrare a far parte, anche solo per un tempo limitato, della vita del luogo in cui si trova. Il turista è quello che si lamenta sempre e comunque della cucina (rigorosamente internazionale) dell'albergo/ristorante, il Viaggiatore assaggia i piatti locali e cerca di far tesoro dei nuovi sapori che questi gli regalano. Il turista segue la guida come i pulcini seguivano Konrad, nemmeno si sogna di guardarsi attorno e di comunicare con un local; il Viaggiatore non torna da un luogo finchè non ha imparato significato e pronuncia di un numero di parole nella lingua locale proporzionale al proprio talento linguistico. Forse è meglio che smetta qui, portei andare avanti per ore ma non voglio tediarvi troppo. Ciao a tutti, buon Viaggio M. Itaca[mercoledì, 22 febbraio 2006, ore 15:00] [quasi originale] Quando ti metterai in viaggio per Itaca Devi augurarti che la strada sia lunga. Sempre devi avere in mente Itaca - E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Κωνσταντίνος Π. Καβάφης Copio ed incollo da QUESTO blog ... e corrro a scoprire chi sia Kostantinos P. Kavafis. Ciao, riguardatevi. M. [martedì, 21 febbraio 2006, ore 15:50] [senza parole, soul landscapes]
photo by HowlingWolf My terminal[martedì, 21 febbraio 2006, ore 14:10] [lupi on the road, impressioni lupesche] L'altro giorno, sul blog di Viktor, rileggevo il monologo di Tom Hanks in The Terminal e mi sono reso conto che in effetti ho conosciuto un Viktor Navorsky, anche se un po' più prosaico di quello del film... Era Gennaio del 2001 e tornavo a casa dopo cinque mesi passati in Spagna a fare l'animatore turistico. Arrivai all'aeroporto di Malaga alle sette di mattina di pessimo umore perchè la sera prima alla mia festa di "despedida" avevo (ovviamente) esagerato con gli screwdrivers e il fatto di afer dormito soltanto tre ore quella notte me lo rammentava troppo spesso. Come se non bastasse, non essendoci turisti nella mia struttura in quel periodo mi ero fatto il transfer (circa 200 km, da Estepona) su una macchina a noleggio, partendo alle cinque e mezza perchè temevo di perdermi o perdere tempo alla riconsegna del mezzo. Insomma, il Lupo che le porte automatiche del terminal partenze rivelarono aprendosi come un sipario assomigliava ad un profugo: zuppo di pioggia (nessun servizio navetta dal parcheggio al terminal, almeno non a quell'ora), con una borsa enorme sulle spalle e due altrettanto ingombranti sotto gli occhi. Dopo aver rivolto uno sguardo cattivo ed iniettato di sangue intorno, mi avviai verso una serie di seggiole un po' discoste dalle altre con l'intenzione di schiacciare un pisolino di mezz'ora (ovviamente avevo guidato come un pazzo per non fare tardi ed ero in anticipo folle...). Giusto il tempo di allungare le gambe sul borsone (procedimento comodo e vagamente antifurto) e a due o tre sedie da me si piazzo' un signore sulla cinquantina, appena emerso dalla toilette poco distante. Il sonno non arrivava cosi' mi misi ad osservarlo fingendo discrezione: a prima vista sembrava un po' un senzatetto ma lo sguardo era quello di una persona che soffriva ad andare in giro cosi' stazzonato com'era. Sembrava infatti che indossasse gli stessi vestiti da parecchi giorni e che ci avesse dormito dentro. Ad un certo punto si giro' e mi fece un cenno di saluto, tornando poi ad addocchiare il giornale che aveva in grembo, anche quello dall'aria vissuta. Non ricordo come successe né chi dei due fu a cominciare, fatto sta che cominciammo a chiacchierare; fu cosi' che venni a sapere che si trattava di un americano appassionato di golf (la Costa del Sol è rinomata per il golf invernale) che cinque giorni prima stava per prendere il volo che l'avrebbe riportato a Seattle quando si accorse che gli avevano rubato il portafogli con dentro documenti, soldi, carte di credito e tralveller's cheque. Mi racconto' che aveva speso gli ultimi spiccioli che aveva per una telefonata all'ambasciata americana per denunciare l'accaduto e che i funzionari gli avevano detto che si sarebbero attivati per fargli riavere il passaporto quanto prima. Nel frattempo pero' non aveva un posto dove stare (gli alberghi chiedono soldi e documenti) e anche il tentativo di farsi spedire del contante via Western Union era fallito (per ritirare serve un documento). Insomma, da quattro giorni viveva nel terminal, lavandosi nei bagni pubblici, dormendo sulle file di sedie delle sale d'aspetto e campando della solidarietà degli addetti ai lavori (dai baristi agli addetti al check-in) che ormai conosceva. Mi ricordo che la mia condizione di assonnato con emicrania mi parse d'un tratto fortunata, cosi' lo invitai a fare colazione. Ordino', nonostante le mie ripetute sollecitazioni, soltanto un cappuccio e due croissant (apprezzai molto il fatto che combattesse la fame con la dignità) ed ebbe anche la freddezza di non fare commenti quando il barista mi consegno' un toast ed una birra. Rimanemmo a parlare di noi e del mondo ancora per un po' e quando dovetti andare ad imbarcarmi gli lasciai tutte le pesetas spicciole che avevo (riuscii a fargliele accettare solo assicurandogli che non sarei mai riuscito a cambiarle una volta in patria) e la copia di Timeline (M. Crichton) in lingua originale che avevo nello zaino (ed avevo già letto due volte), per passare un po' il tempo. Ci salutammo e, ma forse fu soltanto un'errata impressione da post-sbronza, lo vidi commosso. Arrivato a casa trovai in una tasca esterna dello zaino un foglietto con il suo indirizzo, il numero di telefono e l'invito a passare qualche giorno negli Stati Uniti come suo ospite, quando avessi voluto. Non sono andato a vedere (a dire il vero non so nemmeno se è già uscita) la riduzione cinematografica di Timeline, ma ogni volta che guardo la copertina dell'edizione italiana che ho comprato in seguito mi viene in mente lui... Ciao a tutti, take care of yourselves M; Te ne regalerei un campo vero...[lunedì, 20 febbraio 2006, ore 13:28] []
BUON COMPLEANNO DONNA DELLA MIA VITA!!!!!! Gli amici si vedono nel momento del trasloco
Grandi Opere: da sinistra: il Lupo, il Pirata Metallico, il Gemello Pazzo e Ricciolo Questa è la quinta versione di questo post. Nelle precedenti stesure non sono mai riuscito ad andare oltre le dieci frasi. Non ero convinto e non riuscivo a capire perchè finchè non ho avuto l’illuminazione. Semplicemente cercavo di fare la cosa sbagliata. Mi ostinavo a cercare di raccontare le facce che avevamo tutti sabato mattina, quanto Ricciolo sia stato bravo a far stare tutto (ed era veramente tanto) sul camion, l’odissea di vento e pioggia in autostrada, la televisione troppo grande per essere portata in ascensore, l’atmosfera di festa, il moi dispiacere nell’apprendere che i due « marinai » sarebbero tornati a casa la sera stessa… Impossibile. Sbagliato. Giusto invece che scriva di quanto sia bello e rassicurante sapere che si hanno amici come loro (non dimentichiamoci del Gemello Pazzo, sarebbe fargli un torto troppo grande !) su cui contare, persone che non si tirano indietro quando c’è da dare una mano, che sanno far passare un’opera di camallaggio (trasporto a braccia di oggetti pesanti) come una festa, un’occasione per stare insieme e divertirsi. Perchè in effetti ci siamo divertiti parecchio. Il viaggio, il trasporto degli scatoloni su per le scale, il pranzo (specialità campane gentilmente fornite dalla mamma di Lei)ed il cazzeggio pomeridiano (solo dopo aver montato l’unico mobile in nostro possesso e soprattutto il moi bimbo, lo stereo) sono sequenze che rimaranno archiviate nella mia memoria nel cassetto delle « giornate splendide ». Grazie ragazzi, vi devo molto e vi prometto che ogni volta che vi verrà voglia di mare avrete a disposizione una Tana, per tutto il tempo che vorrete.
Tana Mobile[venerdì, 17 febbraio 2006, ore 15:09] [lupi on the road, lupi in pantofole] Questo week-end sarà investito nel trasloco della Tana del Lupo, con la collaborazione (preziosissima) del Pirata Metallico, di Ricciolo (che ci mette anche il mezzo, il sant'uomo!) e del caro Gemello Pazzo (si', è ancora in pista anche se non scrive...) Supervisore dei lavori: Lei senza la quale organizzazione finirebbe tutto a tarallucci e birra... Ci si vede lunedi', tanto so già che avro' qualcosa da raccontarvi, se non a proposito dei lavori, in merito alla festicciola di fine lavori in programma per domani sera... Ciao a tutti, buon week-end, abbiate cura di voi! M. Langue d'OC e langue d'OIL (Orrende Intimità Liberate)[venerdì, 17 febbraio 2006, ore 15:01] [lupi on the road, awooo] In fondo è vero, non c’è nulla di meglio, dopo una giornata passata a lavorare all’estero (per quanto possa essere vicino a casa), parlando una lingua che non è la propria e che non si padroneggia ancora a sufficienza, che tornare a sentire la propria favella natia (so che ci va l’accento, ma non ce l’ho sulla tastiera!) intonata da chi ci circonda. Quasi sempre. Qualche sera fa, sul treno che mi riportava in patria, mi sono ritrovato circondato da quattro signore anziane che hanno tenuto per tutto il viaggio un simposio sulla menopausa, descrivendo nel dettaglio ogni sintomo ed ogni conseguenza fisica e psicologica che questa condizione comporta. Credetemi, non sono il tipo che s’imbarazza facilmente ma questa conversazione è stata tenuta ad un volume tale da essere sentita da tutta la carrozza e con una tale disinvoltura da farmi desiderare di essere altrove. Voglio dire, se voglio sapere tutto (e sottolineo TUTTO) sulla menopausa guardo Medicina 33 o me la faccio venire... Ratti informatici[venerdì, 17 febbraio 2006, ore 08:54] [manuale del piccolo sistemista] Non è facile spiegare ad una persona di circa venticinque anni (un anziano puo' appellarsi al fatto che non è roba della sua generazione) che se il mouse non funziona bene è perchè due tappetini sovrapposti (o un tappetino con sotto un corpo estraneo al piano della scrivania) formano un gradino che la pallina del suddetto mouse non riesce a gestire... Oddio, il difficile non è spiegarglielo, è farlo senza riderle in faccia... Ho fatto cose...[mercoledì, 15 febbraio 2006, ore 12:39] [vita, lupi on the road] Copio da Cryboy, modifico e posto. In verde le cose fatte, in giallo quelle impossibili, in azzurro le cose non fatte
1.Ho offerto da bere a tutti in un bar 40.Sono stato su un roller coaster
Timori[martedì, 14 febbraio 2006, ore 17:54] [tra le orecchie del lupo, awooo] Un cavo. Un bastardo di cavo patch come ne ho fatti altri nella mia vita, anche se per dire la verità non molti. Lo recuperiamo da un angolo sperduto dell’ufficio, notiamo che è intaccato e scegliamo di accorciarlo di una decina di centimetri da entrambi i lati e rifare i plug. Fin qui tutto bene : taglio via i due plug vecchi, spello il cavo, poi i fili e comincio a riordinarli per infilarli in due pluggini nuovi di zecca e crimparlo. A parte che questa fase non mi è mai riuscita con grande facilità per via della sproporzione tra le mie mani e i fili da mezzo millimetro di diametro da manipolare, ultimamente ho anche qualche difficoltà in più dovuta alla presbiopia che mi è rimasta come strascico dopo l’intervento agli occhi. In ogni caso, impiegando un po’ di tempo e di cautela più del solito, riesco a far entrare gli otto minifili nei due plug rispettando l’ordine necessario a far si’ che il cavo funzioni, prendo il tester apposito e controllo. « Nessun collegamento ». Va beh, devono essere entrati male. Ora smonto, alliscio, rimonto e controllo. “Corto circuito tra I fili 3 e 4” Porca vacca, rifacciamo. “Nessun collegamento”. Ancora. “Corto circuito tra 5 e 6” Ho cominciato a sentirmi come un dislessico davanti a “Sapientino”. Mano a mano che il tester mi dava responsi negativi (e sempre diversi) la mia calma svaniva, il cavo diventava più corto e i fili venivano tirati sempre più dritti e regolari. Ci ho passato ore senza venirne a capo e mentre lottavo contro l’inadeguatezza dei miei ditoni e dei miei occhi in rapporto ad un compito del genere ho cominciato (ahimè) a farmi passare in testa altri film, molto più pericolosi. A volte mi basta un cazzosissimo cavo patch che non collabora per farmi tornare alla ribalta la vecchia considerazione di me, quella che credevo di avere abbandonato, quella che mi bisbiglia incessantemente all’orecchio che non sono in grado di svolgere nemmeno il compito più semplice senza combinare qualche cazzata, che quelli che credono in me farebbero prima a destinare la loro fiducia altrove perchè sono destinati ad essere delusi, che in un modo o nell’altro la mia stessa esistenza è inesorabilmente votata alla reiterazione del fallimento. Credevo di aver superato il periodo della mia vita in cui ero soggetto a crisi di autocommiserazione di questa portata, invece pare che nonostante si siano rarefatte parecchio non ne sia ancora uscito completamente. Forse è a causa della paura di deludere mi hermano, che si è preso la responsabilità di propormi per questo lavoro, forse è soltanto lo stress di trovarmi faccia a faccia con una delle sfide più grosse che abbia mai accettato (lavoro nuovo da imparare e capire, nuova città in cui vivere e nuova lingua da imparare da zero), forse è soltanto una paturnia passeggera, fatto sta che ‘sto cavo, lo giuro, me lo mangerei senza nemmeno tagliarlo a pezzi. Per ora il suddetto cavo giace abbandonato in un angolo dell’ufficio e personalmente evito anche solo di guardarlo. Ah, prima che qualcuno animato sicuramente da buoni sentimenti si faccia venire idee strane, il tester l’ho provato con un cavo nuovo e funziona benissimo. In compenso dopo avere scritto queste righe mi sento meglio… Potere terapeutico dell'autoanalisi! Take care you all, ciao! M. |