Ululare alla Luna

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Qualcosa sul Lupo

"Trovo difficile definirmi. Sono arrivato alla mia età senza aver mai voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione, nè a quella dei cacciatori nè a quella per la protezione degli animali. Non perchè non stia naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli omacci col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perchè qualunque organizzazoine mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perchè ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all'uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. Per istinto mi sono sempre tenuto lontano dal potere e non ho mai corteggiato chi lo aveva... ...Con queste lettere non cerco di convincere nessuno. Voglio solo far sentire una voce, dire un'altra parte di verità, aprire un dibattito... ...Allora io dico: fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa e salviamoci. Nessun altro può farlo per noi. Da "Lettere contro la guerra" Tiziano Terzani

Amo

Lei, la mia lupacchiotta, il cibo piccante, osservare le persone, leggere in bagno, ascoltare buona musica, leggere (in generale), ridere di me, pensare, ridere in generale, mangiare bene e con calma, scoprire cose nuove, fare sport

Odio

Le idee preconfezionate, l'anice, il perbenismo, l'abuso di "k", gli estremi e gli estremismi, gli ombrelli, la mancanza di dialogo, chi urla per non far notare che non ha nulla da dire, odiare

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L'altra canzone

[giovedì, 30 settembre 2004, ore 17:35] [quasi originale]

Yod dance real slow / You wreck it down / You walk away, then you / turn aroun / What did that old blonde / gal say? / That is the part... / You throw away

I want that beggars eyes / a winning horse / a tidy Mexican divorce / St. Mary's prayers / Houdini's hands / and a barman who always / understands

Will you loose the flowers / hold on the vase / Will you wipe all those teardrops / away from your face / I can't help thinking / as I close the door / I have done all this / many times before

The bone must go / The wish can stay / The kiss don't know / What the lips will say / Forget I've hurt you / Put stones in your bed / and remember to never / mind instead

Well all of your letters / Burned up in the fire / Time is just memory / mixed with desire / That's not the road it is / Only the map... I say / gone just like matches / from a closed down cabaret

In a Portugese Saloon / a fly is circling around / the room / You'll soon forget the tune that you play / For that is the part / You throw away / oh that is the part / You throw away

(Tom Waits, The part you Throw Away)


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Invisible Blues

[giovedì, 30 settembre 2004, ore 17:09] [quasi originale]

E' questo il blues delle cose che non si vedono

del tarlo nel legno, del topo in cantina

del pesce solitario nell'acqua torbida

dell'assassino nascosto in un uomo perbene.

E' questo il blues delle cose che non si vedono

della mia fatica nel tuo vestito di cotone

del ragno nei tuoi bei capelli biondi

della pallottola che vola verso il cuore.

E' questo il blues delle cose che non si vedono

dell'uccello che canta nella chioma dell'albero

delle parole con cui ti sto pensando

del dolore di questa folla in strada.

E' questo il blues delle cose che non si vedono

del verme nel ceppo, della bacca nel gin

dei martelletti dentro al pianoforte

dei morti che ridono in fondo al cimitero.

E' questo il blues delle cose che non si vedono

del teschio bianco sotto la pelle nera

del teschio bianco sotto la pelle bianca

delle parole che ti dissi, mentre si faceva buio.

Questa è un canzone senza musica scritta da Stefano Benni in "Elianto", un bellissimo libro che mi ha fatto pensare e ridere molto, come tutto ciò che Benni scrive, del resto. Questa canzone, soprattutto, mi ha fatto riflettere su tutto ciò che non ci diamo la pena di vedere, per pigrizia o per convenienza, ogni giorno. So che è impossibile rendersi conto di tutto, qualcosa deve per forza sfuggire alla nostra attenzione, ma ho notato che (almeno personalmente) ho la tendenza a stabilire una scala dei valori anche per quanto riguarda le percezioni e ad attenermi ad essa come se fosse immutabile. In realtà, e questa canzone insieme ad un'altra, questa volta reale (intendo dire completa di musica) di Tom Waits, me l'ha fatto comprendere, non esistono cose importanti e cose da niente, perlomeno non in modo assoluto. In questo momento posso fare più caso alle cifre del mio estratto conto, magari tra dieci minuti alzando gli occhi al cielo vedrò una nuvola così bella che quel "meno" davanti a tutte le cifre su quel maledetto pezzetto di carta non avrà più importanza. In fondo, chi ha voglia di essere preoccupato quando il cielo sembra una mano di lacca indaco data su un soffitto altissimo? Se devo essere sincero non so nemmeno io dove mi sta portando questo mio corso di pensieri, forse al proposito di cercare di godere anche delle piccole cose, di sorridere per una bella giornata anche se è lavorativa, di ascoltare fino in fondo una canzone anche se ho già parcheggiato l'auto e spento il motore, di fermarmi a giocare con un gatto, un bambino, anche se rischio di arrivare in ritardo.

Da qualche parte una volta ho letto che il tempo non scorre sempre alla stessa velocità ma accelera o rallenta secondo la nostra percezione. Ok, un secondo è quantificabile scientificamente, ma per me, come credo per tutti gli esseri umani, gli ultimi dieci secondi di una partita sono sempre più lunghi, se si sta vincendo, di quanto non siano se si perde ed è proprio lì che sta la differenza. "Quando ti diverti il tempo vola". In tutta sincerità sopporto molto poco le frasi fatte ma questa dice una cosa molto vera. Affrontere le giornate a mente leggera e attrezzati di un po' di voglia di stupirsi e di sorridere le rende molto più veloci da vivere ma altrettanto più ricche di avvenimenti e immensamente più godibili. In fondo, 'sta vita ce la dobbiamo vivere ormai che siamo qui, no? Allora, perchè non cercare di passarcela meglio che si può? Molte persone mi rimproverano di non essere mai molto puntuale. I miei "dieci minuti accademici" me li prendo più o meno sempre. Beh, è vero, lo confesso, sono un ritardatario cronico ma non lo faccio per mancanza di rispetto verso gli altri, quanto per avere una possibilità in più di raccontare a chi sto per incontrare qualcosa di curioso, di divertente che ho visto o mi è capitato durante il tragitto.

Ciao a tutti, e trattatevi bene.

M.


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Le belle famiglie

[mercoledì, 29 settembre 2004, ore 11:42] [quasi originale]

Luigi I

Luigi II

Luigi III

Luigi IV

Luigi V

Luigi VI

Luigi VII

Luigi VIII

Luigi IX

Luigi X (detto l'Attaccabrighe)

Luigi XI

Luigi XII

Luigi XIII

Luigi XIV

Luigi XV

Luigi XVI

Luigi XVIII

e poi più nessuno, più niente...

Ma che gente è mai questa

che non ce l'ha fatta

a contare fino a venti?

(J. Prevèrt)


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De comunicatio vol.2

[mercoledì, 29 settembre 2004, ore 11:20] [tra le orecchie del lupo]

Non c’è niente da fare. Io il telefono lo odio.

 

Ieri sera ero al telefono con Lei, che in questo momento vive a duecento e più chilometri di distanza. Entrambi soffriamo a causa di quella fetta d’Italia che ci separa e ad entrambi pesa indicibilmente dormire senza la presenza dell’altro accanto. In quel momento non avrei voluto parlare con nessun altra persona al mondo per nessuna ragione, ma non riuscivo a farglielo capire, tant’è che Lei, più sensibile e forse in quel momento più vulnerabile, me l’ha fatto notare e (giustamente), si è presa male.

Sono perfettamente conscio del fatto che il telefono inibisce la mie capacità di esternare le emozioni, il problema è che per quanto ci provi non riesco a superare questa situazione. Quando sono al telefono mi blocco, il mio tono di voce diventa automaticamente più formale, le parole che dico rimangono fredde, senza che un soffio della mia anima regali loro un po’ di vita. Probabilmente tutto dipende dal mio essere molto “fisico” nelle dimostrazioni d’affetto (un’amica una volta mi ha detto che è perchè sono del Toro), che consistono principalmente in baci, carezze, abbracci e similaria, forse è il fatto di non poter guardare negli occhi l’altra persona, fatto sta che questa sera per colpa di questo mio limite una persona che adoro si è, nell’ordine, arrabbiata e rattristata, ed era l’ultima cosa che volevo.

 

Mi viene in mente il monologo di Elwood Blues all’inizio del concerto alla sala grande del Palace Hotel, quando lui dice: “And no matter who you are and what you do to live and survive, there are still some things that make us all the same. You, me, them, everybody, everibody needs somebody to love. And when you meet that special somebody, hold ‘em, kiss ‘em, squeeze ‘em, simplify your love.” (Non importa chi sei e cosa fai per vivere o sopravvivere, ci sono cose che ci rendono tutti uguali. Tu, io, loro, tutti, tutti abbiamo bisogno di qualcuno da amare. E quando trovi quel qualcuno speciale, tienilo stretto, bacialo, coccolalo, dimostra il tuo amore).

 

So che non ci riuscirò sempre come e quanto vorrei, ma ci proverò, promesso.

Abbiate cura di voi, ciao.

 

M.


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[martedì, 28 settembre 2004, ore 20:37] []

Pare che oggi io sia destinato a sorridere. No, per carità, non ho nulla in contrario, anzi... il fatto è che ho appena appreso che mi hermano Multi (il gemello pazzo) che lavora all'estero, ha avuto proprio dal mio blog la notizia della liberazione delle due ragazze italiane in Iraq. Che c'è da ridere? Beh, mi fa piacere il fatto di aver portato ad un fratello lontano una buona notizia, soprattutto perchè (me l'ha detto lui, non sto millantando) tutto ciò gli ha raddrizzato una giornata altrimenti farcita di pessimo "mood". Bene, d'ora in poi non m'importa se queste righe vengono lette o meno, la loro funzione l'hanno già assolta. "Se riuscirò a portare il sorriso e la speranza anche ad una sola persona, allora non avrò vissuto invano". Non mi ricordo chi l'ha detto, ma non importa.

A tu servicio siempre, mi hermano! Hasta pronto!

E voi, trattatevi bene!

M.


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Jokerman

[martedì, 28 settembre 2004, ore 18:06] [tra le orecchie del lupo]

Il joker cammina verso casa, soddisfatto. Anche stasera ha fatto sorridere il suo pubblico, lo ha fatto distrarre da pensieri foschi e preoccupazioni. Anche stasera ha regalato un paio d'ore di serenità a qualcuno.

Ora il joker si può concentrare su se stesso e automaticamente gli si presentano in mente quegli occhi che lo guardavano e sorridevano. Pensa a quelle labbra che guardavano soltanto lui, a quel sorriso che gli accarezzava l'anima. Rivede se stesso, durante lo spettacolo, mentre cerca tra gli sguardi del pubblico fino ad individuare il suo. Non è stato difficile, è bastato individuare il punto dove gli si appoggiava addosso, era il più caldo di tutto il corpo. Lo aggancia, lo risale fino agli occhi di lei. Ora è lei il suo pubblico, non c'è nessun'altro, le voci sono lontane, le risate appena muovono l'aria.

Il joker sorride, accenna un passo di danza, saluta la luna e va a dormire.


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Per Lei

[martedì, 28 settembre 2004, ore 17:33] [tra le orecchie del lupo]

Lame di luce, piume che svolazzano, foglie autunnali che danzano nel vento.

Senza di te, per la mia pelle, tutto è affilato come un rasoio.


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una bella giornata

[martedì, 28 settembre 2004, ore 17:12] []

Pare che oggi sia proprio una gran giornata. Dopo la scoperta che il mo fratellino preferito ha deciso di farmi compagnia con un suo blog (lefoujomeau.splinder.com), ora vengo a sapere che le due Simone prigioniere in Iraq sono state liberate. Non so ancora nulla sullo stato di salute delle due ragazze, nè quando potranno tornare (se lo vorranno fare) in Italia, ma il solo fatto di non saperle più in pericolo di vita è già più che sufficiente. Devo sinceramente confessare di aver vissuto in modo più o meno normale il periodo della loro reclusione, non mi sono unito a nessuna manifestazione nè ho espresso in alcun modo pubblicamente il mio orrore per la sorte che stavano vivendo, ma ogni giorno mi capitava di pensare a quanto stupida e tragica sia una situazione in cui due ragazze che partono dalle loro case per impegnarsi totalmente a favore di persone che nemmeno conoscono possono venire rapite e (grazie a Dio non questa volta) uccise. Voglio dire, è già abbastanza stupido che ci siano persone che si ammazzano tra di loro, ma in un'ottica distorta come è quella umana, lo posso capire, del resto purtroppo la soluzione pacifica dei problemi pare non sia parte del DNA umano, ma arrivare a rapire e tenere segregato in un clima di angoscia e anticipazione della propria morte qualcuno che passava le sue giornate tentando di aiutare il popolo dei suoi seqestratori è qualcosa che trovo inconcepibile. Beh, meno male che almeno questa volta è andata bene, almeno questa volta l'umanità (intesa stato mentale) ha prevalso sull'idiozia.

Bentornate Ragazze!


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riunione di famiglia

[martedì, 28 settembre 2004, ore 13:15] []

Oggi sono proprio felice. Un commento all'ultima postata mi ha reso partecipe del fatto che "mi hermano querido" ha aperto un suo blog. Sono felice perchè so che il buon Multi ha un sacco di cose da dire e sa come dirle, perchè così, visto che viviamo lontani so che potremo in qualche modo portare avanti discorsi che "non ci stanno" nelle nostre brevi riunioni, infine perchè... beh, perchè mio fratello è mio fratello.

Che mi ha impressionato del suo blog è stato il fatto che alla terza postata aveva già dato un quadro chiaro e intelligente di sè stesso e aveva già iniziato ad allargare il respiro di ciò che andava scrivendo da un piano strettamente personale ad argomenti veri, seri ed importanti.

Grazie per avermi affiancato anche in questa avventura hermano, e soprattutto grazie per avermi ricordato che "no man is an isle" come diceva John Donne.

Ciao a tutti, abbiate cura di voi

M.


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De Comunicatio

[lunedì, 27 settembre 2004, ore 18:44] []

Oggi un amico mi ha girato un e-mail con il dizionario ragionato uomo-italiano e donna-italiano. Carina, effettivamente fa ridere, ma fa anche pensare, almeno un pochino. Praticamente tutte la frasi riportate un "maschilese" vengono tradotte con connotazioni sessuali, mentre la maggioranza di quelle in "femminese" necessitano di frasi cervellotiche per essere tradotte.

Ma è poi così vero che maschi e femmine parlano due lingue diverse?

Secondo me soltanto quando non hanno più (o non hanno mai avuto) un obiettivo in comune. Voglio dire, sono un uomo fondamentalmente comune e ho avuto (grazie a Dio) anch'io le mie possibilità di avere rapporti con alcune ragazze. Sorvolando sulle volte in cui erano straniere (parlare utilizzando una lingua diversa dalla propria fa sì che si stia molto più attenti al significato di quello che si dice e rende tutto paradossalmente più chiaro), ho avuto esperienze splendide e disastrose e ho notato che se esisteva a livello più profondo e basilare un modo simile di approcciare la vita allora anche capirsi diventava più facile. Mi spiego: che si tratti di amore, simpatia, amicizia o collaborazione lavorativa, il sistema più sicuro per capire e farsi capire da una donna (parlo ovviamente da uomo), è trovare un terreno comune su cui si vuole procedere. Se io sto con una ragazza di cui non m'importa granchè e lei cerca di introdurre discorsi attinenti a progetti comuni, è ovvio che io non capirò o peggio fraintenderò ciò che dice, perchè quella particolare chiave di lettura nemmeno mi si affaccia alla mente. Se ho un'amica e spero che questa nostra amicizia evolva in un rapporto di coppia, lancerò tutta una teoria di segnali che lei ovviamente non potrà interpretare correttamente, perchè "no, non è possibile, non lui, non lo farebbe mai!". Ovviamente i due esempi non cambiano invertendo i ruoli e questo è un gran bene, perchè sono convinto che trovarsi in entrambe le situazioni, in entrambi i ruoli sia molto importante per arrivare alla cara vecchia solita conclusione, di cui poi però ci si dimentica così spesso:

parliamo ragazzi, parliamo tanto! Di cazzate, di cose serie, della ricetta del polpettone, dei massimi sistemi, non importa, basta confrontarsi con gli altri per aprire la propria testa e permettere ad un sacco di cose nuove di entrarci dentro!

Bene, ho fatto il filosofo anche troppo a lungo, chiedo scusa per la mia (mal riuscita) interpretazione del maestro di vita e saluto.

Ciao a tutti, take care of yourselves

M.


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Pordenone, qualche mese fa...

[giovedì, 23 settembre 2004, ore 14:49] [luna piena, lupi on the road]

Una serata storta. Per usare un eufemismo.

Stavo rimuginando su quanto mi mancasse avere una ragazza al fianco, di quanto abbia bisogno di dare e ricevere affetto, comprensione, complicità. Camminavo con la faccia torva per il centro di Pordenone, immerso in tutta questa serie di pensieri quando sono stato attirato dalle note di due ragazzi che suonavano all'esterno di un bar. Mi sono fermato ad ascoltarli perrchè erano bravi, simpatici e dimostravano un gusto musicale molto simile al mio. La mia testa continuava asd essere ingombra di pensieri poco positivi ma la cosa non mi pesava più e in un paio di momenti mi sono trovato a canticchiare e sorridere come tutte le altre persone che erano lì. Ecco a cosa serve la musica, quella suonata con l'anima, a far volare l'anima di chi ascolta in alto, con le note, verso il cielo.

Take care

M.


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Follia?

[giovedì, 23 settembre 2004, ore 13:10] [tra le orecchie del lupo]

Spesso vengo chiamato matto. A volte si tratta di amici che lo fanno con il sorriso sulle labbra, altre volte di persone che intendono la parola un po' più seriamente. Non dico che la cosa mi dia tutto questo fastidio, anche perchè penso che un pizzico di follia sia assolutamente indispensabile per vivere a questo mondo senza diventare matti veri, e poi so di essere, come dire, poco convenzionale in molte manifestazioni del mio carattere. In effetti, a pensarci, bene, mi è sempre piaciuto essere "il matto della compagnia", sia perchè mi consentiva di spiegarmi il mio essere "ai margini" (vedi blog precedente), sia perchè, come gli indiani d'america, considero i matti (o almeno alcuni di essi) permeati da una forza superiore, capaci di dare alla realtà interpretazioni che i "sani" nemmeno si sognano.

Il confine tra genio e follia del resto è sempre stato molto labile e difficile da individuare: come dicono i Modena City Ramblers in una loro canzone, "Il matto parla con lo sguardo perso, sogna forte e vede lontano". Quello che non riesco a mandare giù è il fatto che spesso le persone si sentono in diritto di giudicare i propri simili, spesso senza nemmeno essere in possesso degli elementi necessari per farsi un'opinione. Quante volte vi è capitato (a me un sacco) di conoscere di fama una persona e poi, approfondendo la conoscenza, di rendervi conto del fatto che la fama è totalmente ingiustificata? Voglio dire, a me danno del matto e la cosa non mi dà grossi problemi, ma altri si sentono etichettare in modo molto più pesante e completamente campato in aria, e questa etichetta gli rimane addosso per anni a volte senza che ci sia la possibilità di modificarla. Nell'ultima ditta per cui ho lavorato, per esempio, ero considerato un piantagrane e un inaffidabile. Questo soltanto perchè quando vedo qualcosa che non mi sembra giusto mi impegno per cambiarla e perchè tendo a non riuscire a completare nessun tipo di discorso senza infilarci in mezzo un battuta. Poco importava, all'atto pratico, che svolgessi il mio lavoro bene e in fretta, che i clienti fossero soddisfatti dei miei interventi e addirittura molti richiedessero specificatamente di me, il mio ex capo, ogni venerdì aveva comunque qualche tipo di richiamo da farmi, di solito relativo a cose indipendenti dalla mia volontà e dalla mia professionalità.

A questo proposito, mi sono imposto una linea di comportamento: prima di farmi un'idea su una persona, voglio conoscerla e anche dopo averla conosciuta non mi permetto di esprimere giudizi, visto che non ho nè l'autorità nè il desiderio di farlo. Posso essere d'accordo o meno con idee e comportamenti altrui, ma non mi permetterò mai di ergermi a giudice di nessuno. Dite che ci riuscirò? Beh, intanto ci provo.

Ciao, abbiate cura di voi.

M.


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[mercoledì, 22 settembre 2004, ore 20:44] [tra le orecchie del lupo]

Se il primo blog (o è il primo post e per blog s'intende l'insieme?) era di presentazione, questo è per ringraziare Samuele che mi ha fatto conoscere questo sito, che ha impiegato circa un secondo ad intrigarmi e a farmi venire voglia di scriverci sopra. Lui posta qua con il nome di flyfreedream e devo dire che quello che ho letto di suo mi è piaciuto parecchio. Per la cronaca, fino a poco tempo fa facevo il suo stesso lavoro e uno dei suoi pezzi a questo proposito sembra estratto dalla mia testa. A proposito, questa è una cosa che ho scritto qualche tempo fa proprio mentre ero in viaggio per lavoro:

Ora so perchè sento così forte in me questa voglia di viaggiare, di fuggire. Fin da quando ero bambino mi sono reso conto di essere diverso dalla maggioranza dei miei coetanei, negli interessi, nel modo di esprimermi, nei valori, negli stessi processi mentali. Questo "fattore di diversità" che per la cronaca non ha nessuna connotazione relativa alla mia sessualità, mi ha sempre portato, a volte a ragione altre solo per autosuggestione, a sentirmi costantemente ai margini; a scuola, nelle compagnie, con i compagni di squadra, insomma, nei rapporti sociali. Ovvia e logica conseguenza di questo modo di sentirmi è stata quella di non avere mai (o quasi) provato la sensazione di essere "a casa" quindi, in conclusione, ecco spiegato da dove viene la mia passione per i viaggi, la mioa curiosità nei confronti di altri popoli, altri luoghi, altre culture. Sono alla ricerca dei miei simili.

Nota: due simili li ho, e sono "mi hermano" e "scplentita scplentente", infatti è un po' che la mia voglia di fuggire si è attenuata. Diciamo che sono meno solo nella mia ricerca dell'abbazia di Telem...

Alla prossima, abbiate cura di voi!

M.


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[mercoledì, 22 settembre 2004, ore 20:15] []

Ciao a tutti (sempre che qualcuno abbia tempo e voglia di venire qua a leggermi), e benvenuti nella mia piccola fantasia di scrittore/filosofo.

In queste pagine ho intenzione di riversare pensieri, riflessioni e impressioni vecchie e nuove, per dare modo a chi ne avrà voglia, di dare un'occhiata "dietro alla foto" (che peraltro non c'è).

Spero di riuscire a regalare a qualcuno un sorriso, un pensiero, una risata, magari anche una lacrimuccia, chissà...

Ci vediamo al prossimo blog, abbiate cura di voi!

M.


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